— Allora lei e un semplice “signore”.
— Esatto.
— E loro glielo permettono?
— Per me — disse Buckman, — non esistono “loro”. A parte i cinque marescialli di polizia sparsi qua e la per il mondo, e anche loro si fanno chiamare “signore”. — “E quanto sarebbero felici di farmi retrocedere di grado ancora di piu” penso. “Per tutto quello che ho fatto.”
— Pero c’e il direttore.
— Il direttore non mi ha mai visto. Non mi vedra mai. Non vedra nemmeno lei, signor Taverner. Anche se, in realta, nessuno puo vederla perche, come lei stesso ha osservato, lei non esiste.
Una agente di polizia in uniforme grigia entro in ufficio, reggendo un vassoio. — Quello che lei ordina di solito a quest’ora — disse, depositandolo sulla scrivania di Buckman. — Panini caldi con prosciutto e panini caldi con salsiccia.
— Lei cosa preferisce? — chiese Buckman a Jason Taverner.
— La salsiccia e ben cotta? — Jason Taverner si protese in avanti a sbirciare. — Mi pare di si. Prendo quella.
— Sono dieci dollari e una moneta d’oro da cinque — disse la pol. — Chi paga?
Buckman si frugo in tasca e tiro fuori la banconota e la moneta. — Grazie. — L’agente usci. — Lei ha figli? — chiese Buckman a Taverner.
— No.
— Io ne ho uno. Adesso le mostro una sua foto tridimensionale che ho appena ricevuto. — Il generale Buckman si chino verso i cassetti ed estrasse un palpitante quadrato di colori tridimensionali ma immobili. Jason prese la fotografia, la alzo secondo l’angolatura giusta di luce e vide il ritratto statico di un bambino in calzoni corti e maglione, a piedi nudi. Stava correndo su un campo col filo di un aquilone in una mano. Come il generale, aveva corti capelli chiari e una mascella forte, imponente. Gia a quell’eta.
— Bello — disse Jason. Restitui la fotografia.
Buckman continuo: — Non e mai riuscito a far volare l’aquilone. Forse e troppo giovane. O ha troppa paura. Il nostro ragazzo e pieno di ansieta. Penso che sia perche vede cosi poco me e sua madre. Sta in una scuola in Florida e noi siamo qui, e non e una bella cosa. Lei ha detto di non avere figli?
— Non che io sappia.
— Non che lei sappia? — Buckman inarco un sopracciglio. — Il che significa che non ha mai indagato sulla questione? Non ha mai cercato di scoprirlo? Fosse anche solo per via della legge, lo deve sapere: se lei e il padre, e tenuto a provvedere al mantenimento dei figli, che sia sposato oppure no.
Jason annui.
— Be’ — disse il generale Buckman, risistemando la foto in un cassetto, — ognuno fa a modo suo. Ma rifletta su quello che ha escluso dalla sua vita. Non ha mai amato un bambino? Colpisce dritto al cuore, nella parte piu intima di una persona, dove e cosi facile morire.
— Non lo sapevo.
— Oh, si. Mia moglie dice che si puo dimenticare qualsiasi amore, tranne quello per i bambini. Scorre a senso unico, non torna mai indietro. E se qualcosa si frappone tra noi e un bambino, per esempio la morte o una terribile calamita come un divorzio, non si riesce mai a riprendersi.
— Oh, be’, allora… — Jason gesticolo con la forchetta su cui era infilzata la salsiccia. — Allora sarebbe meglio non provare quel tipo d’amore.
— Non sono d’accordo — rispose Buckman. — Bisognerebbe sempre amare, e soprattutto un bambino, perche e questo l’amore piu forte.
— Capisco — disse Jason.
— No, lei non capisce. I Sei non capiscono. Non vale la pena discuterne. — Sposto un fascio di carte sulla scrivania, accigliato, perplesso e irritato. Ma poco per volta si calmo, riacquisto la sua consueta freddezza. Pero non riusciva a comprendere l’atteggiamento di Jason Taverner. Per lui, suo figlio era la cosa piu importante; oltre, ovviamente, all’amore per la madre del bambino. Erano quelli i cardini della sua vita.
Per un po’ mangiarono in silenzio. All’improvviso, non c’era piu un ponte che li collegasse.
— In questo palazzo c’e una tavola calda — disse alla fine Buckman, bevendo un bicchiere di pseudo Tang. — Ma serve cibi avvelenati. Tutto il personale deve avere parenti nei campi di lavori forzati. Si vendicano su di noi. — Rise. Jason Taverner non lo imito. — Signor Taverner… — Buckman si passo il tovagliolo sulla bocca. — La lascio andare. Non la trattengo.
Jason lo fisso. — Perche?
— Perche lei non ha fatto niente.
Jason disse con voce roca: — Procurarsi documenti d’identita falsi e reato.
— La mia autorita mi permette di far annullare tutte le imputazioni che voglio — disse Buckman. — Ritengo che lei sia stato costretto a procurarsi dei documenti falsi a causa di una situazione nella quale e venuto a trovarsi, una situazione di cui rifiuta di parlarmi ma che io sono riuscito a intuire.
Dopo una pausa, Jason disse: — Grazie.
— Pero — prosegui Buckman — sara tenuto sotto sorveglianza elettronica ovunque vada. Non sara mai solo, fatta eccezione per i pensieri nella sua mente, e forse nemmeno per quelli. Prima o poi, tutti coloro che raggiungera o incontrera o vedra saranno portati qui per essere interrogati… come stiamo per fare adesso con la Nelson. — Si protese verso Jason Taverner, sillabando con lentezza ogni singola parola, in modo che Taverner ascoltasse attentamente. — Ritengo che lei non abbia sottratto alcun dato da nessuna banca, pubblica o privata. Ritengo che lei stesso non capisca quale sia con esattezza la sua situazione attuale. Pero… — Lascio salire in modo molto chiaro il tono della voce. — Prima o poi la capira, e, quando accadra, noi vogliamo esserne informati. Quindi saremo sempre con lei. Le pare corretto?
Jason Taverner si alzo. — Tutti voi Sette pensate in questo modo?
— Quale modo?
— Siete capaci di prendere decisioni estreme e vitali all’istante come fa lei? Il suo modo di fare domande e ascoltare… Dio, come ascolta…! Per poi arrivare a una decisione definitiva.
Buckman, in tutta sincerita, rispose: — Non lo so, perche non ho praticamente contatti con gli altri Sette.
— Grazie. — Jason tese la mano. Buckman gliela strinse. — Grazie per la cena. — Adesso sembrava calmo. Padrone di se. E molto, molto sollevato. — Esco di qui ed e finita? Come arrivo alla strada?
— Dovremo trattenerla fino a domattina — rispose Buckman. — E la prassi. Non rilasciamo mai i sospetti durante la notte. Col buio, in strada succede di tutto. Le daremo una brandina e una stanza. Dovra dormire vestito… E domattina alle otto la faro scortare da Peggy all’ingresso principale dell’accademia. — Attivo il citofono interno. — Peg, per ora porta il signor Taverner nell’area detentiva. Alle otto in punto di domattina riaccompagnalo fuori. Chiaro?
— Si, signor Buckman.
Il generale Buckman apri le mani a ventaglio e sorrise. — Questo e tutto. Non c’e altro.
17
— Signor Taverner, — stava dicendo Peggy, in tono insistente — venga con me. Si vesta e mi raggiunga nell’ufficio esterno. L’aspetto li. Passi per la porta azzurra e bianca.
Tenendosi in disparte, il generale Buckman ascolto la voce della ragazza, gradevole e fresca. A lui sembrava bellissima, e probabilmente doveva sembrarlo anche a Taverner.
— Un’altra cosa. — Buckman fermo Taverner, insonnolito, con gli abiti spiegazzati, mentre si avviava verso la porta azzurra e bianca. — Non potro rinnovare il suo pass se qualcun altro dei miei colleghi opporra un veto. Lo capisce? Quel che deve fare e richiederci, seguendo l’esatta procedura legale, una serie completa di documenti. Il che significhera sottoporsi a un interrogatorio intensivo, ma… — Batte la mano sul braccio di Taverner. — Un Sei ce la puo fare.
— Okay. — Jason Taverner lascio l’ufficio e chiuse alle proprie spalle la porta azzurra e bianca.
