— Signor Taverner — disse a bruciapelo, — com’e riuscito a far sparire dalle banche dati dell’intero pianeta documenti, tessere, microfilm, persino dossier completi? Ho tentato di immaginare come abbia potuto fare, ma alla fine mi sono dovuto arrendere. — Si concentro con lo sguardo sul viso, bello ma ormai sulla via dell’invecchiamento, del Sei, e aspetto.
16
“Cosa posso dirgli?” si chiese Jason Taverner, mentre sedeva in silenzio davanti al generale di polizia. “Raccontargli esattamente tutto quello che e successo, per filo e per segno? Non mi crederebbe, perche in realta quasi quasi non ci credo nemmeno io.
“Ma forse un Sette potrebbe…” Solo Dio sapeva cosa poteva fare. “Cerchero di dargli” decise “una spiegazione plausibile.”
Ma quando fece per rispondere, qualcosa gli fermo le parole sulla punta della lingua. “
— Il fatto che lei sia un Sei — disse Buckman, dopo un attimo di silenzio — mi porta a considerare la situazione sotto una luce diversa. Lei sta lavorando con altri Sei, vero? — Tenne gli occhi puntati su Jason, che trovo questo fatto sgradevole e sconcertante. — Secondo me — continuo Buckman, — ci troviamo di fronte alla prima prova concreta del fatto che i Sei stanno…
— No — disse Jason.
— No? — Buckman continuo a fissarlo. — Lei non e in combutta con altri Sei in questa faccenda?
— Conosco un solo altro Sei — disse Jason. — Heather Hart. E lei mi considera un “aborto di fan”. — Pronuncio quelle parole con il piu amaro dei toni di voce.
Buckman trovo il dato interessante. Non sapeva che la celebre cantante Heather Hart fosse un Sei. Ma, ripensandoci, era piu che ragionevole. Comunque, nel corso della sua intera carriera non si era mai trovato di fronte a un Sei femmina; i suoi contatti con i Sei erano tutt’altro che frequenti.
— Se la signorina Hart e un Sei — disse, — forse dovremmo chiedere anche a lei di presentarsi qui per un colloquio. — Un eufemismo classico della polizia che gli usci con estrema facilita dalle labbra.
— Faccia pure — disse Jason. — La metta pure sotto torchio. — Il suo tono era diventato furibondo. — L’arresti. La sbatta in un campo di lavori forzati.
“Voi Sei” si disse Buckman “siete davvero poco leali gli uni con gli altri.” L’aveva gia scoperto, ma era un fatto che non mancava mai di sorprenderlo. Un gruppo d’elite, creato da vecchi circoli aristocratici per ristabilire e far rispettare la moralita nel mondo, si era praticamente volatilizzato, ridotto a nulla, perche i suoi membri non si sopportavano tra loro. Rise tra se; lascio che in volto trapelasse quel sorriso.
— Si sta divertendo? — chiese Jason. — Non mi crede?
— Non ha importanza. — Buckman prese da un cassetto della scrivania una scatola di sigari Cuesta Rey e uso il suo coltellino per tagliarne la punta a uno. Il coltellino d’acciaio serviva a quell’unico scopo.
Jason Taverner lo scrutava affascinato.
— Un sigaro? — Buckman tese la scatola a Jason.
— Non ho mai fumato un buon sigaro. Se si fosse sparsa la voce che io… — Jason si interruppe.
— Se si fosse sparsa la voce? — Le orecchie di Buckman si drizzarono. — Cioe se la voce fosse arrivata a chi? Alla polizia?
Jason non apri bocca. Ma aveva stretto il pugno, e il suo respiro si era fatto affannoso.
— Esistono dei gruppi sociali all’interno dei quali lei e molto conosciuto? — chiese Buckman. — Per esempio, gli intellettuali chiusi nei campi di lavori forzati? Sa, quelli che fanno circolare manoscritti ciclostilati.
— No.
— Negli ambienti musicali, allora? Jason rispose a denti stretti: — Non piu.
— Lei ha mai inciso dischi?
— Non qui.
Buckman continuo a fissarlo senza batter ciglio, una tecnica che aveva perfezionato in lunghi anni. — Allora dove? — chiese, con una voce appena al di sopra della soglia dell’udibile. Un effetto deliberato, voluto: un tono che cullava, che interferiva con la capacita di capire appieno il significato delle parole.
Ma Jason Taverner lo lascio cadere nel nulla, non rispose. “Maledetti bastardi di Sei!” penso Buckman, rabbioso soprattutto con se stesso. “
Premette un pulsante del citofono interno. — Fai portare qui la signorina Katharine Nelson — ordino a Herb Maime. — Un’informatrice della polizia che vive nel distretto di Watts, l’ex zona dei neri. Ho bisogno di parlare con lei.
— Mezz’ora.
— Grazie.
Jason Taverner chiese: — Perche mettere in mezzo anche lei?
— Ha falsificato i suoi documenti.
— Di me sa soltanto quello che le ho fatto scrivere sulle tessere.
— Ed erano dati falsi?
Dopo una pausa, Jason scosse la testa.
— Allora lei esiste.
— Non… qui.
— Dove?
— Non lo so.
— Mi spieghi com’e riuscito a cancellare quei dati da tutte le banche.
— Non l’ho mai fatto.
A quella risposta, Buckman si senti afferrare da un’intuizione grandiosa, che lo strinse con artigli d’acciaio. — Lei non ha tolto informazioni dalle banche dati. Ha cercato di inserirle.
Finalmente, Jason Taverner annui.
— Okay. — Buckman sentiva ardere dentro la fiamma della scoperta; gli si stava svelando nel fulgore della comprensione. — Pero dev’esserci una ragione, se i suoi dati non sono mai esistiti. Perche? Lo sa?
— Si. — Jason Taverner abbasso gli occhi sulla scrivania. Il suo viso si era trasformato in uno specchio deformante. — Io non esisto.
— Pero, una volta esisteva.
— Si. — Taverner annui a malincuore, con il dolore che gli affiorava nella voce.
— Dove?
— Non lo so!
“Si torna sempre allo stesso punto” penso Buckman. “ ‘Non lo so.’ Be’, forse non lo sa sul serio. Pero si e spostato da Los Angeles a Las Vegas; e andato a letto con quella tizia magra e rugosa che i pol di Las Vegas hanno caricato sul trabifurgone con lui. Forse potrei ricavare qualcosa da lei.” Ma l’intuito gli diceva di no.
— Ha cenato? — chiese.
— Si.
— Pero mi terra compagnia. Faccio portare qualcosa per tutti e due. — Attivo di nuovo il citofono interno. — Peggy, e cosi tardi… Ordina due pasti a quel nuovo locale in fondo alla strada. Non quello dove andavamo prima. Quello nuovo, con l’insegna del cane con la testa da ragazza. Barfy.
— Si, signor Buckman — rispose Peggy, e chiuse la comunicazione.
— Perche non la chiamano generale? — chiese Jason Taverner.
— Quando lo fanno — rispose Buckman, — ho l’impressione che avrei dovuto scrivere un libro su come invadere la Francia senza trovarmi coinvolto in una guerra su due fronti.
