Marguery strinse a sua volta la mano di Sandy e disse: — Pero c’e una cosa che mi lascia un po’ perplessa. Voglio dire, mi sbaglio, o gli altri hakh’hli non sembrano essersi dispiaciuti molto per la sua perdita?

— Be’, la morte non e una cosa molto importante per gli hakh’hli — spiego Sandy. — Tanto per fare un esempio, io avevo una vecchia tutrice… forse potrei definirla una specie di balia. Si chiamava MyThara, e per me era quasi come se fosse mia madre. — Racconto a Marguery del modo in cui MyThara si era recata dai titch’hik senza alcuna lamentela o protesta dopo essere stata sottoposta a un esame medico che aveva provato il suo stato di salute ormai cagionevole. Marguery venne percorsa da un brivido. — Loro sono fatti cosi — si affretto ad aggiungere Sandy. — MyThara era assolutamente convinta di fare la cosa piu giusta, sai? Cosi facendo, sapeva di dare la possibilita di schiudersi a un nuovo uovo. Ma del resto non ho mai sentito parlare di nessuno che avesse qualcosa da obiettare quando si trattava di andare a morire. E nessuno si dispiace mai per la perdita.

— Tu pero ti dispiaci, Sandy — osservo Marguery.

— Perche io non sono un hakh’hli — ribatte Sandy con orgoglio.

In quel momento si apri la porta ed entro Polly, che attraverso il salottino fino a fermarsi davanti al loro divano. — Sandy — disse con tono lamentoso. — E ora di andare a dormire. Vorrei che tu venissi a coricarti con me. Mi sento… come si dice… sola!

— Ma io non ho voglia di venire a letto con te — disse Sandy tranquillamente. — Voglio stare qui con Marguery.

Polly tiro fuori la lingua in un gesto di delusione. — E Marguery non potrebbe venire a letto con noi?

— Certo che no — ribatte Sandy diventando paonazzo in volto. — Polly, ora ti trovi sulla Terra, e quindi devi imparare i costumi della Terra. Gli esseri umani dormono sempre da soli, tranne quando sono impegnati in anfilassi.

— Ma io non voglio dormire da sola — insistette con tono piagnucoloso Polly. — Anche a me manca Obie!

Quest’ultima frase lo commosse. Naturalmente, Sandy sapeva benissimo che in verita a Polly mancava solo il calore e la compagnia di Obie, dato che era abituata a dormire ammassata con gli altri membri della coorte. Cio nonostante, quella dichiarazione gli aveva sciolto il cuore. — Credo che dovrei farle un po’ di compagnia, almeno per un poco — disse a Marguery Darp. — Ma probabilmente tornero. Credo.

In verita, anche Sandy era piuttosto stanco. Alla lunga, anche lui risentiva di quelle interminabili giornate terrestri di 24 ore. Una volta nella cabina di Polly, sdraiato con le braccia avvolte attorno al corpo della hakh’hli che lo stringeva a sua volta, si senti piacevolmente rilassato.

Nello stesso tempo, pero, voleva anche tornare da Marguery Darp. Quando udi il dolce per quanto leggermente sincopato russare di Polly, tento con delicatezza di liberarsi dalla sua presa. Non gli fu possibile. Polly infatti emise un piccolo gemito e allungo gli arti superiori per riprenderlo e stringerlo nuovamente a se…

Sandy si risveglio improvvisamente accanto a Polly, rendendosi immediatamente conto del fatto che fossero trascorse diverse ore.

Fece per muoversi. Polly si produsse in un ampio sbadiglio, quindi si giro su se stessa. Sandy riusci a staccarsi e a togliersi di mezzo giusto in tempo per non farsi schiacciare. Muovendosi il piu silenziosamente possibile, si alzo in piedi e si guardo attorno. Al di la dei finestrini della cabina era ancora notte. Non aveva assolutamente idea di che ore fossero. Penso per un attimo di tornare accanto a Polly e di addormentarsi nuovamente nel calore del suo corpo enorme e muscoloso, ma poi gli venne in mente che poteva anche darsi che Marguery Darp si trovasse ancora nel salone ad aspettarlo.

Era un pensiero sciocco, e infatti Marguery non c’era. Non vi era piu nessuno negli stretti corridoi del dirigibile. Le luci erano tutte spente, e il salone era deserto.

Sandy si sedette davanti a una finestra e scruto fuori. Il cielo era scuro, ma pieno di stelle luminose. Il movimento del dirigibile piu che preoccupante ormai risultava quasi gradevole per lui. Forse si stava “facendo le ossa”, penso. Si protese in avanti con aria perplessa. Per un attimo gli era parso di vedere un altro agglomerato di stelle, particolarmente luminoso, proprio sotto di se.

Poi pero noto che le stelle erano rosse, bianche e verdi, e che quindi non potevano essere stelle. Doveva trattarsi di un altro dirigibile, che scivolava silenziosamente per la sua strada un migliaio di metri sotto di loro, proveniente da chissa dove e diretto in un luogo altrettanto sconosciuto.

— Signore?

Sandy si giro con aria colpevole. Un membro dell’equipaggio dal volto assonnato si era fermato sulla porta. — Gradirebbe del caffe, signore? — domando.

— Oh si, grazie — rispose Sandy senza esitazione. — Con molto latte e zucchero.

— Subito signore — disse la donna. Poi pero si fermo. — Se desidera, posso accenderle la televisione — disse. — Oppure puo ascoltare della musica sul canale della nave. Ci sono delle cuffie nella sua poltrona.

— Magari piu tardi — rispose Sandy con tono cortese. Non si sentiva ancora pronto per la televisione terrestre. In verita, penso, anche se avesse trovato Marguery Darp, con ogni probabilita non si sarebbe sentito pronto nemmeno per parlare con lei. Aveva un sacco di cose sulle quali riflettere. La prima cosa, e la peggiore, era la morte di Obie. Non appena vi penso, senti il caratteristico prurito alla base del naso che preannunciava l’arrivo di altre lacrime. Non fece nulla per impedire che le lacrime scorressero. Probabilmente, penso, lui era l’unica persona in tutto l’universo a piangere la morte di Oberon. Di sicuro, nessun terrestre avrebbe pianto per la sua scomparsa. Ed era altrettanto certo che nessun hakh’hli fra quelli della nave lo avrebbe pianto, anche se poteva darsi che qualcuno fra loro fosse andato a controllare la discendenza di HoCheth’ik ti’Koli-kak 5329 per pura curiosita, giusto per controllare se vi era qualche tipo di parentela.

Comunque fosse, Obie era morto.

E non si trattava nemmeno del primo. Una dopo l’altra, tutte le persone che erano care a Sandy stavano scomparendo nel nulla davanti ai suoi occhi. Prima sua madre, ancora prima che lui nascesse, poi MyThara, che si era andata a buttare volontariamente nelle vasche dei titch’hik, e ora anche Oberon, che aveva pagato per la sua follia e per la sua abitudine di mettersi sempre in mostra. Solo che non aveva pagato solo lui! Anche Sandy stava pagando per questo, e in quel momento si rese conto che non era semplicemente triste per Oberon, ma che era addirittura arrabbiato con lui.

Poco dopo arrivo il caffe; Sandy mando giu la prima tazza di liquido denso e bollente a una velocita tale da fargli bruciare la gola, quindi se ne verso subito un’altra. Lo zucchero sembrava alleviare la fame che non si era reso conto di provare fino a quel momento. Inoltre, per qualche motivo che non riusciva a identificare, sembrava anche migliorare il suo umore. Non in maniera decisiva, ma almeno fino al punto da far cessare le sue lacrime. In parte, penso Sandy, questo poteva essere dovuto al fatto che il “caffe” conteneva “caffeina” e che la “caffeina” era una cosiddetta “sostanza stimolante”. Provo un certo moto di orgoglio interiore; stava finalmente iniziando ad abituarsi alle bevande e ai cibi terrestri. Decise che la prossima volta che Marguery lo avesse invitato a “bere qualcosa”, sarebbe stato piu temerario e non si sarebbe limitato a un po’ di vino diluito nella gazzosa. Aveva visto Boyle bere una bevanda chiamata “scotch on the rocks”; decise che se la poteva apprezzare Boyle, la avrebbe senz’altro potuta apprezzare anche lui.

Ricordando quanto gli aveva detto poco prima la hostess del dirigibile, gli venne in mente che vi erano anche molti altri piaceri terrestri che doveva abituarsi ad apprezzare. Trovo le cuffie della sua poltrona, riusci a infilarsele in modo che risultassero abbastanza comode senza premere troppo sul suo apparecchio acustico quindi, dopo alcuni tentativi, riusci a trovare un canale che trasmetteva una musica apparentemente adatta al suo stato d’animo. Si appoggio allo schienale e si abbandono alla musica. Girando un poco la testa, poteva vedere le stelle e il paesaggio scuro che scorreva da basso, interrotto di tanto in tanto dalle luci di una occasionale citta o villaggio. Continuando ad ascoltare la Sinfonia patetica di Ciaikovskij, Sandy si riaddormento.

Si risveglio sentendo il debole mormorio della sua stessa voce.

Si alzo a sedere di scatto, districandosi dal cavo delle cuffie che si era avvolto attorno al suo collo. Hamilton Boyle era in piedi alle sue spalle e stava guardando il grande televisore. Sullo schermo, Sandy vide l’immagine di se stesso che spiegava a un intervistatore invisibile come si svolgeva il Gioco delle Domande che aveva giocato per vent’anni con gli altri membri della sua coorte.

— Oh, scusami — disse Boyle. — Ti ho svegliato? Era una domanda stupida, poiche quel fatto era gia evidente di per se. — Non fa nulla — rispose comunque Sandy in tono cortese.

— Stavo cercando di aggiornarmi sulle ultime notizie — si scuso Boyle. — Il tenente Darp arrivera a minuti.

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