Abbiamo pensato che avresti gradito fare un po’ di colazione.

— Oh, si — disse Sandy con entusiasmo. Fuori dal finestrino vi era il sole. Le nubi erano tutte sotto di loro, e il calore del sole che filtrava attraverso i vetri gli procurava una piacevole sensazione. Si alzo in piedi e si stiracchio. — Penso che anch’io gradirei “aggiornarmi sulle ultime notizie” — aggiunse.

Boyle sorrise. Era un bell’uomo, penso Sandy. Gli riusciva difficile credere che avesse 62 anni, ma cosi gli aveva detto Marguery. I suoi capelli erano chiari e piuttosto folti, e sul suo volto non vi era traccia di rughe. Forse il suo volto era un po’ troppo spigoloso, penso Sandy volendo trovargli un difetto, e a dir la verita sorrideva molto piu di quanto non fosse necessario. Tuttavia, sembrava una persona amichevole e ben disposta nei confronti degli altri. — La maggior parte delle notizie di oggi riguardano proprio te, lo sai? — disse Boyle. — L’unica altra notizia interessante e quella di un rientro. Un vecchio satellite di quelli grandi sta per uscire dall’orbita, ed esiste la possibilita che piombi su qualche regione abitata. Comunque sia, non possiamo sapere dove si abbattera, almeno non per un paio di giorni ancora.

— E una cosa che succede spesso? — domando Sandy, interessato.

— Abbastanza spesso — rispose Boyle, spegnendo il televisore. Non sembrava gradire troppo quell’argomento particolare, cosi Sandy cambio soggetto.

— Non sapevo che vi fossero delle telecamere nella stanza, ieri. Quando mi avete fatto tutte quelle domande sulla mia vita, intendo.

Boyle gli rivolse un’occhiata indagatrice. — Spero che non ti dispiaccia… C’e un tale interesse da parte della gente nei tuoi confronti…

— Soprattutto da parte di voi sbirri — osservo Sandy.

Boyle ci mise un attimo a rispondere, ma alla fine lo fece con tono piuttosto rilassato. — Si, sono un poliziotto, piu o meno. Il mio mestiere consiste nel proteggere la societa.

— Come Kojak?

Boyle sgrano gli occhi, poi si produsse in un ampio sorriso. — Continuo a dimenticarmi che avete visto un sacco di vecchi telefilm — disse. — Comunque si, proprio come Kojak. Come qualsiasi buon poliziotto. Ho bisogno di informazioni, e il miglior modo per ottenerle e chiederle a qualcuno che sta all’interno.

— All’interno di cosa? — domando Sandy. Boyle scrollo le spalle. — Non so molto a proposito dei poliziotti — continuo Sandy. — Ottenete ancora le vostre informazioni attraverso il metodo del… come si chiamava? Il “terzo grado”?

— Io non ho mai fatto una cosa del genere! — ribatte subito Boyle con tono secco. — Non ne ho mai avuto bisogno. Devo ammettere che so di alcune occasioni in cui certi poliziotti hanno fatto uso di questo metodo, ma del resto penso che si tratti di una cosa abbastanza naturale. Perche, gli hakh’hli non fanno mai cose del genere?

— Mai — rispose Sandy con tono convinto. — Non ho mai sentito parlare di nessun tipo di pratica nella quale si infligga a qualcuno del dolore fisico in maniera volontaria, per nessun motivo.

— Nemmeno minacce?

— Minacce di dolore? No! O magari stai parlando di una minaccia di morte? Ma non credo che funzionerebbe, comunque — spiego. — Gli hakh’hli non temono la morte come la temete voi… cioe, noi.

— Gia, e quello che hai detto tu stesso al tenente Darp — ammise Boyle. — Quindi… be’, supponiamo che un hakh’hli impazzisca. Che divenga completamente antisociale. In quel caso, be’, non esisterebbe un modo per, diciamo, costringerlo a dire una cosa che non ha intenzione di dire?

— Non credo proprio. Non con la minaccia o la tortura, almeno.

A quel punto Boyle sembro perdere interesse nell’argomento. — Mi domando che cosa stia trattenendo ancora la nostra colazione — disse. Poi sorrise nuovamente. — Allora non sapevate che vi stavamo riprendendo?

Sandy scrollo le spalle. — Se e per questo — disse — quando siamo atterrati non sapevamo nemmeno se avevate ancora la televisione o meno. Quando gli hakh’hli arrivarono per la prima volta in questa parte della galassia, anni fa, ricevevano un sacco di trasmissioni. Radio, televisione, un sacco di cose. Questa volta pero non hanno captato nulla, tanto che siamo arrivati a pensare che aveste smesso di trasmettere.

Boyle assunse un’espressione pensierosa. — In un certo senso, e stato proprio cosi — disse. — Con tutta quella robaccia in orbita, i satelliti per le comunicazioni risultano praticamente inutilizzabili. Di conseguenza, usiamo quasi esclusivamente le microonde o i cavi a fibre ottiche. Persino le emittenti locali usano antenne direzionali, cosi non sprecano energia trasmettendo verso l’alto.

— Non e che lo state facendo per non divulgare informazioni all’esterno?

Boyle assunse un’espressione realmente sorpresa. — Certo che no! — rispose. — Come puoi pensare una cosa del genere? In fondo, come potevamo sapere che gli hakh’hli erano la fuori ad ascoltare? — Scosse il capo.

— No, e solo che abbiamo realmente fatto un gran pasticcio lassu, e il problema non e solo di carattere fisico. Figurati che alcuni di quei vecchi satelliti sono ancora altamente radioattivi. Gli effetti delle Guerre Stellari ci faranno compagnia ancora per un bel po’ di tempo… Anche se devo ammettere che al momento e stato un gran bello spettacolo di fuochi d’artificio.

Sandy drizzo le orecchie. — Vuoi dire che tu hai visto la guerra?

— Certo che l’ho vista. Avevo 12 anni. Naturalmente, non ho visto nulla personalmente con i miei occhi, soprattutto perche mi trovavo a Cleveland, nell’Ohio, e inoltre era pieno giorno. La Guerra Stellare vera e propria e iniziata alle due di pomeriggio ora di Cleveland, e al tramonto era gia bell’e che finita. In ogni caso, abbiamo avuto tutti quanti la possibilita di vederla alla televisione, e ti assicuro che si trattava di uno spettacolo incredibile, con tutti quei fuochi d’artificio nello spazio.

— Si concesse una pausa, abbassando lo sguardo verso Sandy. — I tuoi genitori non ti hanno raccontato niente in proposito?

— Come avrebbero potuto? — domando Sandy con tono risentito. — Sono morti prima che li potessi conoscere. In verita non li ho mai nemmeno visti in faccia, a parte la fotografia di mia madre.

— Ah si? Posso vedere questa fotografia? — Boyle studio con attenzione il piccolo rettangolo di carta offertogli da Sandy. Non disse nulla per qualche secondo, poi scandi le sue parole con grande cura. — Certo che era proprio una bellissima donna — disse. — Ti spiace se faccio una copia di questa fotografia?

— Perche? — domando Sandy con genuino stupore.

— Credo che il pubblico sarebbe felicissimo di sapere che aspetto ha — disse Boyle mentre si infilava la fotografia in tasca. — Hai mai visto la loro nave?

— La nave dei miei genitori, intendi? Non esattamente. Anche in questo caso, ho visto solo immagini registrate.

Boyle annui con enfasi, come se gli fosse appena venuta in mente un’idea. — Senti un po’, Sandy. Se io ti mostrassi le fotografie di tutte le astronavi che si trovavano nello spazio a quell’epoca, credi che saresti in grado di riconoscere quella dei tuoi genitori?

— Credo di si. Potrei provarci, almeno.

— Nessuno potrebbe chiederti di piu — disse Boyle con tono soddisfatto. — Ah, ecco il tenente Darp con la nostra colazione!

Marguery fece il suo ingresso nel salone seguita da un cameriere che spingeva un carrello con la colazione. Mentre salutava i presenti, il cameriere tiro fuori una serie di piatti coperti e apparecchio il tavolo per tre.

L’interesse di Sandy venne subito monopolizzato dai profumi delle cibarie, anche se non pote fare a meno di notare il magnifico aspetto di Marguery. Le lunghe trecce ramate della donna sembravano brillare di luce propria, e l’abito che indossava era completamente diverso da quello della sera precedente. Portava una gonna dello stesso colore dei capelli che le arrivava quasi fino alle ginocchia, una giacca di pelle bianca sfrangiata e calze di un azzurro luminoso che le arrivavano fino a meta coscia terminando in una banda di quadratini rossi, bianchi e azzurri. Sandy si rese conto con un certo disappunto che anche Boyle indossava abiti diversi rispetto a quelli della sera precedente, e a quel punto gli venne spontaneo domandarsi se non stesse commettendo un errore nell’indossare sempre gli stessi abiti tutti i giorni.

Ma adesso era il momento di consumare la “colazione”, e Sandy dedico tutta la sua attenzione a questo compito specifico. I “pancake” erano ottimi, soprattutto se ricoperti con il dolcissimo e denso “sciroppo d’acero”. Anche il piattino di “macedonia di frutta” non era affatto male. Dapprincipio Sandy vi si dedico con estrema cautela, dando piccoli morsi a ogni pezzetto, ma poi i sapori e la consistenza dell’”arancia”, del “pompelmo” e del “melone” lo conquistarono completamente. Dopo un po’ apparve anche Polly, e a quel punto inizio il consueto

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