creature oceaniche non scoppiano, a meno che non abbiano vesciche natatorie o vengano portate verso la superficie molto velocemente. Gli Habra devono aver creato un fluido che adoperano per impregnare completamente il loro corpo, comprese le cavita normalmente usate per lo scambio d’ossigeno, e per riempire lo spazio tra il corpo e lo scafandro. Dopo di che, la pressione diventa un fattore irrilevante.

— Ma esistono altri pericoli — osservo suo marito. — Per esempio, la narcosi da azoto, no?

— Non so. Dobbiamo aver risolto anche questo problema, se i tuoi ricordi sono esatti. E forse questa gente non e soggetta alla narcosi da azoto; in fin dei conti, tollerano benissimo un po’ di cianuro di idrogeno nell’aria, come i Crotoniti.

— Certo — borbotto Rekchellet sottovoce. — Non siamo terricoli, nemmeno noi.

Janice ignoro l’interruzione. — Lo ione cianuro, l’ossido di carbonio e l’azoto molecolare hanno strutture elettroniche identiche. L’unica differenza e la polarita. Un organismo in grado di tollerare il cianuro non dovrebbe avere problemi con l’azoto.

— Sono semplici congetture, le tue — fece notare suo marito.

— Certo che sono congetture. Non c’e stato tempo per controllare in qualche banca dati, ma mettero subito in funzione la trasmittente. Abbiamo appena saputo tutte queste cose da… come dobbiamo chiamarti? — Janice cerco di assumere un atteggiamento eloquente perche l’Habra capisse che si stava rivolgendo a lui. L’indigeno parve comprendere.

— Io sono… — il resto erano scariche statiche irriproducibili.

— Mi spiace — disse Janice col massimo garbo possibile. — Questo simbolo non e traducibile in suoni che noi possiamo emettere. Una struttura acustica semplice come «William» sarebbe abbastanza chiara?

— Sembra «volatile arretrato», ma posso accettare. Mi rendo conto della difficolta. Se «William» va bene, saro William.

— «Bill» sarebbe ancor piu facile e rapido.

— «Bill» non significa nulla, ma posso ricordarlo e produrlo.

— Grazie, Bill. Sai perche siamo qui… noi quattro?

— Pensavo steste studiando le correnti e compiendo forse altre analisi del nostro oceano e dell’atmosfera, proprio come noi. Avevo immaginato in precedenza che ci fossero probabilmente altri vostri compagni impegnati in studi simili sotto la superficie. Invece, se ho ben capito, non avete ancora iniziato.

— Noi camminatori, no… e nemmeno i Crotoniti, secondo me. Normalmente svolgeremmo un lavoro del genere con l’aiuto di macchine che noi chiamiamo robot, che dovrebbero essere di tipo molto speciale. Per ora non abbiamo nessun robot su questo pianeta… Venz? Rek? E voi?

— Noi non usiamo simili macchine. Preferiamo svolgere di persona il nostro lavoro. — Il tono di Rekchellet trasmesso da! traduttore basto a rammentare a Hugh e a sua moglie che la maggioranza dei viaggiatori astrali non umani diffidava dell’intelligenza artificiale. La donna insistette, comunque; era un comportamento poco accorto, ma Janice voleva che Bill imparasse qualcosa riguardo i Crotoniti… qualcosa che sicuramente i Crotoniti non avevano detto agli indigeni.

— Pero non avete compiuto nessuna esplorazione subacquea qui, vero?

— Ne qui ne in nessun altro luogo. Noi voliamo.

— Certo. E non si puo volare sott’acqua.

A questo punto, Bill li interruppe. — Si puo, invece. Noi lo facciamo. E cosi che ci si sposta, fuori dai sottomarini. E cosi che ho evitato di essere schiacciato dalla montagna di ghiaccio su cui mi trovavo, quando e salita e si e scontrata con la vostra.

— Voi volate sott’acqua? — sbotto Venzeer.

— Noi lo chiamiamo nuotare — disse Hugh frettolosamente. — Immagino che gli Habra usino le loro ali, pero. — Si penti della seconda frase ancor prima di averla terminata, e maledisse tra se la propria franchezza innata. I Crotoniti non replicarono subito, ma si guardarono meditabondi. Ci furono parecchi secondi di silenzio in cui i pensieri di ognuno dei cinque sarebbero stati di grande interesse per tutti gli altri.

L’immaginazione di Venzeer stava trastullandosi con la rivelazione dell’Habra: si poteva volare la sotto. Forse non era poi cosi brutto, in fin dei conti; forse si poteva scendere, vivere esperienze comuni, provare addirittura un nuovo tipo di volo, e arrivare a conoscere meglio gli indigeni… capire perche sembrassero tanto indifferenti alla possibilita di lasciare il loro mondo e volare tra le stelle. I loro antenati dovevano averlo fatto; quella razza non si era evoluta su Habranha. Non solo non c’era concatenazione — il continente anulare non aveva fauna terrestre, per non parlare di creature volanti — ma quegli alati non usavano nemmeno l’azotidrato nella loro biochimica, pur essendo elettrici quanto le piante e le creature marine sotto molti aspetti. Neppure le piante che coltivavano a scopo alimentare usavano l’azotidrato. Quindi dovevano essere coloni. Forse erano addirittura… no, sarebbe stato pretendere troppo.

Il pensiero di volare negli abissi, pero… Quella avrebbe potuto essere un’esperienza vera e nuova… ma ci sarebbe stato cosi buio. Impossibile vedere in lontananza, spaziare con lo sguardo… solo acqua torbida e scura tutt’intorno. Avrebbero volato, certo; lo aveva detto l’indigeno. Pero niente nubi, niente stelle, soltanto l’udito e il tatto per tenersi in contatto con l’universo. Gli indigeni erano volatili e sapevano meglio di qualsiasi terricolo cosa significasse vedere, ma non ne avrebbero sentito tanto la mancanza dovendovi rinunciare. Avevano quel vantaggio habra… erano in grado di captare i campi e gli impulsi elettrici, oltre a vedere e sentire… E potevano volare sott’acqua, schiacciati da pressioni mostruose. Scoprire come facessero — scoprire la formula del loro liquido d’immersione — non sarebbe servito granche ai Crotoniti. Probabilmente, sarebbe bastato chiedere, e quelle creature semplici avrebbero fornito tutte le informazioni necessarie… No, non erano creature tanto semplici, erano volatili… pero, trattandosi di informazioni di scarsa utilita per i Crotoniti, perche avrebbero dovuto pretendere qualcosa in cambio per divulgarle? Ma… quant’era diversa la struttura biochimica crotonita da quella habra, comunque? E se il liquido non avesse funzionato, non era possibile trovare materiali capaci di reggere la pressione? A che servivano, se no, i tecnoricercatori? L’idea di uno scafandro, di una corazza, era qualcosa di perfettamente naturale per i terricoli, ovvio; mentre nessun volatile avrebbe pensato di gravarsi di un peso del genere solo a scopo protettivo. Ma il peso sarebbe stato un fattore insignificante sott’acqua; quella era fisica elementare. Dunque, bisognava avviare un’indagine estesa, consultare, richiedere dati. Dovevano esserci moltissime informazioni attinenti.

Le riflessioni di Rekchellet seguivano un filo diverso… Questi esseri hanno un campo che a noi manca. Hanno un mondo piu grande da esplorare, che nessun altro ha mai avuto. Non solo superficie e atmosfera, ma pure un sesto del raggio sotto la superficie. Un terzo del volume planetario, in cui vivono delle cose e accadono delle cose. Perche dovrebbe interessargli lo spazio? Siano dei filosofi che mirano alla conoscenza fine a se stessa, o siano dei pragmatici che cercano di sopravvivere, hanno un mondo di materiale per le loro speculazioni e le loro opere concrete. Bastera suggerirgli qualche nuovo settore d’attivita, e non dovremo preoccuparci di loro in nessun altro punto della galassia per parecchi secoli. Anche se fossero la Settima Razza, adesso non viaggiano piu tra le stelle, sono cambiati. Naturalmente, dovremo conoscere il loro mondo, il loro universo, abbastanza a fondo da meritare il loro rispetto. Dovremo interessarci dei loro problemi, non interessarli ai nostri.

Ma come faremo a scendere laggiu? Gli indigeni sono diversi da noi, anche chimicamente. Per loro l’azotidrato e velenoso. Come faremo a creare qualcosa di simile al loro liquido d’immersione in breve tempo? Ci vorra una vita, forse di piu. Nemmeno i cervelli artificiali degli Erthumoi riusciranno…

Rekchellet interruppe deciso quella successione di pensieri… Eppure, volare negli abissi doveva essere divertente. Nuove cose da vedere e da disegnare. Senza dubbio si potevano collegare a qualche macchina gli occhi artificiali erthumiani per esaminare le cose la sotto, ma com’era possibile estrarre gli elementi essenziali dopo, da un’immagine indiretta? Ci sarebbero stati troppi particolari estranei e irrilevanti.

Janice fondamentalmente non si preoccupava per gli atteggiamenti dei Crotoniti; li dava per scontati, spesso sbagliando, ma si riusciva a farglielo capire di rado. Bill, comunque, era interessante. Era coraggioso; a prescindere dalla perfezione della tecnologia subacquea habra, aveva rischiato la vita. Semplice curiosita, forse… o forse senso del dovere. Poco importava. Janice comprendeva e apprezzava entrambe le cose. Sentiva il richiamo degli oceani profondi di Habranha, un ambiente completamente nuovo. Con strani organismi, correnti ancor piu complesse di quelle aeree, e tempeste provocate dal distacco di iceberg e dal calore assorbito o emesso quando il ghiaccio cambiava fase a seconda della profondita e iceberg giganteschi si polverizzavano o mutavano densita piu lentamente e quindi salivano o affondavano… Il breve racconto di Bill avrebbe stimolato l’immaginazione di qualsiasi chimico. Dovevano esserci nubi e piogge di limo raschiato dal nucleo di Habranha dal ghiacciaio di Latoscuro nel suo eterno strisciare sul fondo dell’oceano verso il sole, limo presente nel ghiaccio e liberato a

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