Poi fu quasi coperta dall’acqua ancora una volta e venne trascinata piu vicino agli osservatori; e quando riemerse, anche gli Erthumoi non ebbero piu alcun dubbio, soprattutto dal momento che la bufera di neve si era spostata di fronte al sole.

Molti particolari erano tuttora nascosti, ma non dall’acqua. Si trattava indiscutibilmente di un indigeno habra che indossava una specie di corazza o scafandro ed era attaccato mediante una corda a un contenitore cilindrico. Perfino le ali erano protette, pur essendo libere di aprirsi e muoversi. Mentre gli esploratori guardavano, l’essere si contorse, si drizzo, e comincio a strisciare per sottrarsi ai frangenti in arrivo. Hugh e Janice — non tanto allibiti per quell’apparizione, ormai, quanto divertiti dalla probabile reazione dei Crotoniti dinanzi a un volatile subacqueo — si precipitarono ad aiutarlo, e alcuni istanti dopo l’indigeno era al sicuro, fuori dalla portata dell’oceano. Si udi una serie complessa di suoni, poi la voce di Venzeer filtrata dal traduttore.

— Sei… sei il benvenuto. Ma cosa ci fa un volatile sott’acqua?

Era esattamente quello che Hugh e sua moglie avrebbero chiesto se fossero stati in grado di parlare la lingua indigena e di trovare una formulazione inoffensiva per i Crotoniti. Erano ansiosi di sentire la risposta, ma udirono solo il borbottio incomprensibile dell’emissione radio habra trasformata in suono.

Forse i Crotoniti avrebbero tradotto, naturalmente. Le macchine erano predisposte per consentire la comunicazione nell’idioma nativo degli Erthumoi, il falgita, e nella lingua del pianeta crotonita da cui provenivano i volatili, pianeta di cui ne Hugh ne Janice conoscevano il nome. Una situazione potenzialmente scomoda e difficile, si resero conto d’un tratto gli umani. I Crotoniti erano su Habranha da molto piu tempo di qualsiasi gruppo erthuma, e molti di loro erano in grado di capire e di parlare con gli indigeni senza traduzione. Era necessaria soltanto la conversione delle onde radio in suono normale e viceversa. Quasi sicuramente, penso mesto Hugh, non esisteva ancora nessun sistema di traduzione tra l’habra e una qualsiasi lingua erthuma. I terricoli avevano appena scoperto quel luogo; i Crotoniti lo conoscevano da almeno parecchi decenni, e forse da parecchie generazioni — fonti diverse davano risposte diverse a tale domanda.

Lui e Janice avrebbero dovuto cercare di capire quel che potevano interpretando la parte crotonita della conversazione, augurandosi di riuscire a rimanere abbastanza vicino da afferrare tutto.

«Borbottio incomprensibile…» L’indigeno, presumibilmente.

La risposta di Venzeer: «Scariche statiche…»

Hugh si diede un calcio metaforico. La macchina non traduceva nemmeno la lingua usata dai Crotoniti con gli indigeni. Naturale. Hugh guardo la moglie, le sopracciglia inarcate visibili attraverso il tessuto trasparente della tuta. Lei alzo le spalle, un gesto quasi impercettibile. Janice non avrebbe voluto essere subdola comunque, riflette il marito. Chiedi e ti sara dato.

— Rek, potresti dirci cosa sta succedendo? O il tuo traduttore non potrebbe operare dalla lingua locale alla vostra e poi dalla vostra al falgita, perche noi possiamo seguire? Un indigeno vivo sott’acqua e una sorpresa anche per me… non me lo sarei mai aspettato. — Sostanzialmente vero… e un’osservazione accorta, inoltre.

I Crotoniti si scambiarono una breve occhiata. Entrambi gli Erthumoi erano abbastanza sicuri di sapere cosa stessero pensando; fu Hugh a indovinare, a conti fatti. Ne ebbe quasi la certezza quando gli altri esitarono prima di rispondere; se quella traduzione non fosse stata fattibile lo avrebbero detto subito. Probabilmente stavano domandandosi se fosse o no una buona idea permettere ai loro compagni terricoli di seguire tutta la conversazione con l’indigeno.

Uno di loro si rese conto dopo un attimo che esitando si erano traditi. Venzeer, forse; almeno, fu lui a rispondere.

— Ohhh… si. Si puo fare, credo. Abbiamo una scheda linguistica come supporto di consultazione, anche se tutti e due conosciamo bene questa lingua. Possiamo inserirla in uno dei nostri apparecchi, e non dovrebbero esserci problemi… basta rimanere a portata d’orecchio. — Comincio ad azionare un congegno attaccato a una cinghia dell’imbracatura.

— Perche questo tipo e tutto solo, lontanissimo dall’anello, e si trovava sott’acqua, inoltre? Uno dei loro sommergibili minerari ha avuto un incidente? Io credevo non potessero estrarre minerali cosi vicino a Latoscuro. — Hugh venne subito a quelli che considerava i punti chiave.

— Non lo so. Noi eravamo convinti che le loro apparecchiature minerarie fossero automatiche o telecomandate. I sottomarini che abbiamo visto sono strutture aperte, specie di centine… non sembrano costruiti per resistere alla pressione sul fondo.

L’uomo annui. — Io non ne ho visti, ma qui non ci sono praticamente metalli e la pressione sul fondo e di circa diecimila atmosfere… mi riferisco alle mie unita di misura, nel caso il traduttore non l’abbia precisato. Delle macchine automatiche che non debbano proteggere un equipaggio dalla pressione sembrerebbero la soluzione ovvia. Questo tipo, pero, era sott’acqua. Spero sia disposto a dirci perche.

— Lo spero anch’io — fece prontamente Venzeer. — Cerchiamo di scoprirlo. Pare che non ci sia nessuno dei suoi compagni nelle vicinanze. Forse… — Non riusci a terminare la frase. Rekchellet stava gia rivolgendosi di nuovo all’indigeno, e questa volta gli Erthumoi poterono seguire la conversazione.

— Il tuo sottomarino ha avuto un incidente? — Discretamente esplicito per un Crotonita, penso Hugh. La risposta arrivo in modo piuttosto frammentario; due traduzioni consecutive comportavano per forza delle pause e degli indugi, a causa delle strutture linguistiche differenti. Perfino una sola traduzione di solito aveva un andamento un po’ irregolare.

— Non avevamo nessun sottomarino. Non e stato esattamente un incidente. Pett e io ci stavamo spostando su un iceberg in profondita, tracciando una carta delle correnti, e l’iceberg e salito verso la linea di variazione di pressione profonda-media piu rapidamente del previsto. La superficie si e spaccata invece di polverizzarsi, e un frammento ha ucciso Pett, temo; non l’ho piu vista ne sentita. Quel che e rimasto dell’iceberg era molto meno denso. Non so se per il cambiamento di fase o la perdita di fango o entrambe le cose. Comunque, e salito velocemente, e io mi sono fatto trasportare. Per poco non sono rimasto schiacciato quando ha colpito il fondo di quest’altro iceberg. Si e sgretolato, e non c’era un solo frammento abbastanza grande che valesse la pena di seguire, cosi sono salito per fare rapporto.

— E come? C’e qualcuno della tua gente nelle vicinanze?

— Improbabile. Mi togliero semplicemente la corazza, mangero tutte le provviste che potro — l’indigeno indico il contenitore affusolato che aveva trainato sulla sponda — e volero fino all’anello. Basta che arrivi la… in che punto, non ha importanza.

— Lascerai qui la tua corazza?

— Il Crotonita non cerco di nascondere la propria meraviglia, o forse sperava che il traduttore non la trasmettesse. Per Hugh e Janice era una manifestazione emotiva evidente, ma non avrebbero saputo dire se l’indigeno l’avesse percepita.

— Certamente. Non potrei mai volare con la corazza, e rimpiazzarla non e difficile. Se andate in quella direzione, verso l’interno, potreste portarla lontano dall’acqua. Sara piu probabile che la trovino e possano utilizzarla, se qualcun altro dovesse averne bisogno.

— D’accordo. — Questa volta dalla voce di Rekchellet non traspari alcuna emozione. — Possiamo sicuramente trasportarla col nostro veicolo.

— Bene. Meglio che mi muova. Prima comunichero i dati sulla corrente, piu i nostri calcoli saranno precisi. — L’indigeno, non mostrando ne il minimo stupore ne la minima curiosita per gli alieni, si tolse l’indumento protettivo. Se gli osservatori erthuma avessero conosciuto quel particolare del loro mondo ancestrale, di fronte a quella scena avrebbero pensato a una libellula che stesse emergendo dalla forma di pupa, anche se il corpo dell’Habra era molto piu flessibile e aveva tre paia di ali anziche due. La testa era abbastanza grande da far presumere la presenza dell’intelligenza, pur sembrando piuttosto piccola sul corpo di quattro metri. Gli altri quattro arti erano molto piu grossi, per le dimensioni della creatura, di quelli di qualsiasi insetto terrestre. Terminavano in polsi nodosi che potevano fungere da piedi — piedi poco adatti a un’andatura spedita sul ghiaccio, pero — ed erano dotati di una mezza dozzina di appendici flessibili retrattili per il maneggio. Una volta fuori dalla corazza, la creatura si avvicino all’involucro oblungo, apri un’estremita, e inseri una proboscide in qualche contenitore invisibile all’interno. Per parecchi minuti rimase immobile, presumibilmente mangiando o bevendo. Poi le ali si rassodarono e si tesero, irrigidite dal fluido pompato nelle loro vene. Infine l’Habra si giro verso i quattro alieni, sempre senza mostrare la minima sorpresa.

— C’e parecchio liquido d’immersione qui, e anche del cibo… potrebbero essere utili a qualcuno… non a voi, naturalmente. Se non vi dispiace prendere anche questa roba e lasciarla piu all’interno, potrebbe servire a qualcuno lontano da casa. Grazie. — Le ali cominciarono ad agitarsi lentamente, con un movimento un poco

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