si porto accanto con un unico balzo.

— Jan! Tesoro! Mi senti? Stai bene? — Nessuna risposta. Hugh comincio a controllare se ci fossero delle lesioni per quel che consentiva la mole della tuta di lei. Vide che respirava, e la piastra monitor diagnostica dell’indumento, appena sotto la gola, gli confermo che il cuore batteva, gli disse anche quale terapia fosse in atto. A quanto pareva, c’era una frattura ossea. Un accurato controllo indico che quasi certamente non si trattava di un arto, e Hugh preoccupato per il cranio e la spina dorsale si auguro che fosse solo una costola.

In ogni caso, la frattura si sarebbe saldata in un quarto d’ora a meno che lui non annullasse l’intervento curativo della tuta. Non sembrava che ci fosse motivo di farlo; a quanto poteva vedere, non era necessaria alcuna regolazione, e anche se ci fossero state delle vertebre lese il midollo spinale sicuramente sarebbe stato piu protetto se l’osso circostante si fosse saldato del tutto prima che Janice venisse spostata o cercasse di muoversi. Hugh non sapeva se fosse priva di sensi per la terapia o per l’urto; poteva solo aspettare, spostando lo sguardo dalla faccia della moglie alla piastra monitor e viceversa, finche lei non fosse rinvenuta o la terapia non fosse terminata. Fu interrotto prima che accadesse una delle due cose.

— E ferita gravemente? — Rekchellet si poso sul ghiaccio, attaccando il blocco recuperato all’imbracatura e lasciando le ali spiegate alcuni secondi per disperdere il calore corporeo. La maggioranza degli esseri umani avrebbe dato per scontato che fosse solo preoccupato per la missione; i Crotoniti non erano certo famosi per sentimenti quali l’amicizia e la compassione. Hugh, tuttavia, aveva acquisito gran parte della tendenza innata della moglie ad apprezzare le persone indipendentemente dalla loro forma, e prese la domanda alla lettera.

— Troppo presto per dirlo. Avete bisogno di me?

— Non credo. Non so se si sia ancora spezzato qualche ormeggio, ma se si e spezzato pare che Venz li abbia fissati alla slitta, adesso. — La bufera era terminata; antenna e veicolo erano di nuovo visibili. — Se lo avessimo fatto subito, probabilmente i cavi non si sarebbero mai rotti, dato che il trasporto non si e abbassato con la velocita del terreno.

— Perche e rimasto indietro. Ci siamo ancorati al ghiaccio per avere maggiore stabilita, il che e stato un errore. Arrivano ancora dei segnali?

— Penso di si… se sono segnali. Venz ha messo in funzione l’analizzatore dopo avere assicurato l’antenna. Non gli ho parlato; ho cercato questo blocco. — Rekchellet aveva sganciato nuovamente l’attrezzatura da disegno e stava registrando Janice e i dati della sua tuta. — Hai ragione — aggiunse. — Avremmo dovuto portare l’apparecchiatura per fare dei duplicati.

— L’avio avrebbe dovuto trasportarla, e poi noi avremmo…

Rekchellet ignoro l’interruzione di Hugh. — Sono stato in ansia per qualche minuto, finche non ho trovato questo. — Fini lo schizzo, aggancio il blocco all’imbracatura e medito brevemente. — Penso ancora che i segnali sembrino linguaggio habra, ma giungono dal basso, e non riesco a credere che un volatile assennato possa essere sott’acqua.

— O all’interno di un ice… aspetta! — Hugh aveva visto che sua moglie si era mossa. Un attimo dopo, Janice fece una smorfia e apri gli occhi. Guardo per alcuni istanti Hugh e il Crotonita, attendendo evidentemente che il cervello le si snebbiasse; poi sorrise, un sorriso piuttosto amaro, e parlo.

— Mi fa male il torace. Se sei stato tu, ti ho gia detto di andarci piano. Quanto tempo sono rimasta svenuta? Vedo che e nevicato ancora…

Hugh non si era accorto del cambiamento del vento e nemmeno della bufera di neve, finora.

— Non sono stato io — le assicuro. — Un’onda ti ha sbattuto contro la slitta. Frattura ossea, stando al monitor diagnostico. Sono contento che sia solo una costola… se e una costola. Riesci a muovere le braccia e le gambe? Come va la testa? — Lei mosse adagio tutti gli arti, tranquillizzando Hugh circa le condizioni della spina dorsale. — Bene. Stai ferma finche non si e saldata la frattura. Non ci vorra molto; sei rimasta priva di sensi per parecchi minuti. Rek pensa che stiamo ancora captando i segnali.

Quella notizia, volutamente, servi a distrarre Janice, facendole dimenticare la sofferenza. — Continuo a non capire — disse pensierosa. — La direzione e cambiata, ma i segnali provengono sempre dal basso. Nessun cambiamento pare avere un legame con il mutamento delle condizioni atmosferiche. La linea attraversa almeno una decina di chilometri di iceberg, forse il doppio, dato che non conosciamo la forma dell’iceberg sotto la linea di galleggiamento. Poi presumibilmente raggiunge l’oceano, e non si sa per quanto prosegua. Dato che sembra che la sorgente si stia muovendo non puo trattarsi di qualcuno sepolto nel ghiaccio… e nessuno degli Habra che ho conosciuto aveva una voce radio abbastanza forte da attraversare piu di un paio di chilometri del tipo di suolo che esiste qui.

— Sono tecnici abili — fece notare Rekchellet. — Potrebbero usare degli amplificatori. Li usano, infatti. A loro non piace farlo, ovvio, dal momento che parlano e sentono direttamente via radio e i segnali amplificati sono dannosi per loro, pero la capacita non gli manca. — Gli Erthumoi lo sapevano, come tutti gli alieni su Habranha che volevano usare la radio e non potevano a causa di quella particolarita degli indigeni. Hugh e Janice la consideravano una caratteristica piu comprensibile della preferenza crotonita per le registrazioni grafiche schematiche — i disegni — rispetto alle fotografie, ma c’erano cose piu importanti a cui pensare, adesso.

— Che parole indigene avete riconosciuto nella trasmissione? Qualche discorso vero e proprio? — chiese lentamente Hugh.

— No. Solo una parola. «Qui. Qui. Qui.» Seguita a volte, mai preceduta, da modulazioni diverse che non siamo riusciti a riconoscere.

Gli Erthumoi si guardarono. — Potrebbe essere una trasmittente automatica su una sonda oceanografica — disse Hugh dopo un po’. Sua moglie annui.

— Quadra. Quadra anche con la tua idea che un volatile assennato non andrebbe mai sott’acqua. — Janice sorrise a Rekcheilet. — E con la vostra incapacita di interessarli ai viaggi interstellari. — Alzo il riscaldamento della tuta; il vento tutt’a un tratto era diventato piu freddo, anche se l’aria era ancora limpida. — Il loro oceano rappresenta una sfida interessante quanto lo spazio, e d’importanza piu immediata per loro.

Il Crotonita parve entusiasta della prima parte del commento di Janice e sembrava sul punto di convenire, poi pero sentendo la seconda parte assunse un’espressione pensierosa.

— Immagino di si — disse. Agito le ali inquieto e lancio uno sguardo verso l’antenna a un centinaio di metri, dove il compagno era ancora occupato. Entrambi gli esseri umani sapevano che i Crotoniti erano di pareri discordi sulla questione di convincere gli indigeni di Habranha a unirsi alle sei comunita di viaggiatori stellari conosciute, la settima era ancora di competenza degli archeologi. Alcuni, come Venzeer, volevano un’altra specie alata per compensare l’influenza dei terricoli e degli acquatici nel campo della diplomazia e del commercio interstellare. Altri sembravano preferire lo splendore solitario di essere l’unica razza astrale volante, o forse temevano di dover competere con dei rivali per il possesso di mondi adatti alle intelligenze alate. Moglie e marito si scambiarono una breve occhiata, poi cambiarono argomento.

— Pensi che potrebbero costruire qualcosa in grado di resistere alle pressioni oceaniche, dunque, vero? — chiese Hugh. — E logico che vogliano informazioni dettagliate sul comportamento delle correnti. La deriva dei continenti e un elemento tutt’altro che trascurabile qui, con il continente fatto di ghiaccio, centinaia di chilometri di profondita oceanica, e circolazione termica da Latosole a Latoscuro. — Ne lui ne la moglie conoscevano bene Habranha, dato che erano su quel mondo da appena qualche settimana. Avevano visto il continente anulare di ghiaccio galleggiante arrivando dallo spazio, e capivano grosso modo come stesse continuamente sciogliendosi sul lato esposto al sole per essere ricostruito sull’altro lato dagli iceberg provenienti dall’emisfero buio. Al pari degli altri stranieri, e degli indigeni stessi, non sapevano di preciso come mai un pianeta del genere potesse avere condizioni atmosferiche cosi complesse e variabili, anche se tutti ritenevano che c’entrasse in qualche modo la complicata circolazione oceanica. Venzeer e Rekchellet, come altri Crotoniti, avevano cercato di scoprire qualcosa di nuovo e di utile su Habranha per migliorare la propria immagine presso gli indigeni.

— Certo che possono. — Il traduttore espresse in modo abbastanza chiaro lo sbuffo di disprezzo del Crotonita. — Estraggono fango silicatico dal fondo, a cinquecento chilometri di profondita, per le loro coltivazioni; per rendere fertile il ghiaccio, bisogna irrigarlo con dei minerali. La tecnologia per costruire una trasmittente automatica massiccia, che non dovrebbe nemmeno resistere alla pressione, e elementare. Le informazioni sulle correnti sono importanti per loro, ed evidentemente non potevano esplorare gli abissi di persona. Non siamo molto lontani da quello che chiamano l’Oceano Solido, che copre tutto Latoscuro e parte dell’emisfero illuminato in superficie. Gli indigeni dicono che pare ci siano anche dei ghiacciai che da la si estendono per centinaia di chilometri sul fango del fondo oceanico. Dovremmo esserci sopra, se hanno ragione. Non potrebbero estrarre nulla in questa zona anche se fosse abbastanza vicino all’anello orizzontalmente. Quindi trovo sensata la vostra ipotesi

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