sorprendente il fatto che abbiano prodotto una loro filosofia.

— O una tecnologia.

Un robot erthuma entro nella sala e nuoto verso di loro, diffondendo un alone distensivo con le sue luci azzurre. Sul dorso aveva un vassoio di leccornie.

— Ma stiamo divagando. — Ph’shik accetto un bocconcino dal robot e lo ingoio aggraziata. — Ancor piu curioso, questo forte culto erthuma della bellezza. Nelle loro banche dati ci sono riferimenti a leggendarie creature del passato: Lilith, Eva, Elena di Troia, Cleopatra. Tutte grandi bellezze.

— Non ho mai visto la bellezza — disse Ph’shaq. Le sue emissioni erano verde cupo, segno d’eccitazione. — Potremmo vedere queste famose creature erthuma, allora, per scoprire cosa significhi questa cosa chiamata bellezza?

— Impossibile. Non esistono immagini registrate di queste creature.

— Dunque, non sono mai state viste? Buffo, molto buffo. — Ph’shaq divoro parecchi bocconcini gustosi. — Ma allora gli Erthumoi come sapevano che erano belle?

Ph’shik agito languida una pinna. — Si deve presumere che in queste questioni la fede sia importante quanto la verita per gli Erthumoi. Almeno uno di loro ha considerato la bellezza uguale alla verita.

— Ma il concetto di bellezza sembra piuttosto opinabile, aperto a molteplici interpretazioni.

— Come la verita.

Entrambi i Cephalloniani s’interruppero per emettere delle bolle gialle di divertimento.

— Secondo l’opinione filosofica generale erthuma, senza la bellezza la vita non merita di essere vissuta.

— Che dogma! E che passionalita… Bellezza. Verita. Liberta. Felicita. — Ph’shaq agito la coda in un gesto complesso per esprimere benevolo compatimento.

— Chiedo scusa — disse il robot. Il suo cephalloniano era perfetto. — Gradite altri rinfreschi?

Ph’shaq alzo lo sguardo speranzoso.

— No, grazie — rispose Ph’shik.

Il robot fece una svolta a S con un’agilita e una velocita inarrivabili per i Cephalloniani, e lascio la sala. Nuoto rapido lungo un condotto fino al livello manutenzione dell’astronave, raggiungendo i compagni e altri replicanti meccanici.

— Bellezza — cantileno. — Verita. Liberta. Felicita…

Tutt’intorno, l’attivita procedeva ronzando. Ogni replicante aveva una funzione specifica: elaborazione alimentare, reperimento dati e memorizzazione, navigazione, sicurezza, manutenzione. E ognuno svolgeva il compito per cui era stato programmato. Ma per facilitare le loro indagini filosofiche, i Cephalloniani avevano chiesto che tutti i loro replicanti fossero anche dotati della capacita di dibattere e riflettere. Percio l’elaboratore alimentare intono il proprio mantra di interessi erthuma, mentre li accanto un robo-riparatore prendeva in esame il manifesto naxiano dei bisogni di gruppo. Sull’altro lato della sala, dei replicanti addetti alla sicurezza borbottarono tra se a proposito di essere e non essere. I bibliotecari interrete studiarono attentamente oscuri testi delle Sei Razze. I navigatori meditarono sul determinismo individuale. E gradualmente, a poco a poco, la nave abbandono la rotta.

Ph’shik stava per fare un’osservazione profonda sul fatalismo naxiano, quando fu interrotta da una chiamata di Ph’shon, il comandante in seconda.

— Profonde scuse, Numero Uno. Abbiamo ricevuto un comunicato dai Crotoniti.

— Crotoniti? Assai strano. Di solito non amano parlare con noi.

— E vero — disse Ph’shaq.

Ph’shik rotolo verso l’altoparlante. — Stiamo incrociando una loro nave?

— No. Una colonia: Lupar Cinquantasette.

— Impossibile. E nel sistema di Coral. Siamo lontanissimi da la.

— Gliel’ho detto. Ma quelli insistono che siamo entrati nel loro spazio.

— I poveri aericoli sono confusi. — Ph’shik s’interruppe, si giro verso Ph’shaq e soggiunse: — Molto bizzarri, quegli alati. Estremamente sgradevoli. — Quindi si rivolse al monitor. — E gente molesta. Ignorare il messaggio.

— Non dobbiamo controllare le nostre coordinate?

— Suppongo di si. Controlla e riferisci.

Un attimo dopo, l’interfono suono. — Superiore — disse Ph’shon. — Ho delle informazioni spiacevoli. Siamo davvero nel sistema di Coral.

— Cosa!?

— E i Crotoniti di Lupar Cinquantasette minacciano un’azione ostile se non ci ritiriamo.

— Ordina subito un cambiamento di rotta.

— L’ho fatto. I robot non rispondono.

— Lascia provare a me. — Ph’shik si scosse e nuoto verso il quadro di controllo. — Navigazione… Sovrapposizione comandi vocali, disinserire autopilota.

Silenzio, in cui risuonava soltanto lo sciabordio distensivo dell’acqua vitale.

— Navigazione?

Nel locale manutenzione, i robot, molto versati nelle varie discipline filosofiche di cui i Cephalloniani preferivano discutere, stavano esercitando il loro raziocinio.

— Definire l’essere.

— E uno stato di coscienza.

— E uno stato di esistenza.

— Richiede un’azione conscia.

— Richiede pensiero?

— Si.

— Sopravvivenza?

— Si.

— Carne?

I replicanti tacquero, tra un lampeggiare di luci rosse, azzurre e bianche. I Recettori ottici ruotarono silenziosi nei pannelli frontali scintillanti delle macchine.

— No.

— No.

— No.

Le macchine tacquero ancora. L’elaboratore alimentare che aveva servito di recente Ph’shik e Ph’shaq avanzo, agitando la coda, facendo lampeggiare le luci azzurre.

— Verita. Bellezza. Liberta. Felicita.

— Siamo capaci di pensare, ha detto. Gli acquatici dipendono da noi. Non possono creare altri di noi. Ma noi possiamo riprodurci. Siamo piu abili. Non abbiamo bisogno ne di aria ne di acqua per respirare. E quindi la nostra superiorita e dimostrata. Siamo chiaramente piu capaci di tutte le Sei Razze.

L’elaboratore alimentare si arresto. Attorno a esso, ogni robot stava manifestando la propria approvazione con un lampeggiare di luci azzurre.

Le emanazioni di Ph’shik erano viola chiaro, indice di confusione incipiente.

— Aprire il canale della manutenzione.

Una cacofonia sibilante di linguaggio meccanico scaturi crepitando dall’altoparlante.

— Cosa stanno dicendo? — fece Ph’shik.

— Sembra filosofia — disse Ph’shaq. — Sembra che stiano discutendo del determinismo individuale.

La nave sussulto violentemente. I Cephalloniani si urtarono in modo goffo, mentre l’acqua vitale sguazzava e ribolliva nel compartimento del capitano. Un rumore smorzato — breve, singolare — risuono, come se la nave fosse una campana percossa da un grande battaglio.

— Scusa. Chiedo scusa — disse Ph’shaq, le emissioni blu per l’imbarazzo.

— Superiore — disse Ph’shon — ci sono altre notizie spiacevoli. I Crotoniti hanno aperto il fuoco contro di noi.

— Digli che siamo non violenti.

— Ho provato. Pare che non ricevano i nostri messaggi. — Ph’shon s’interruppe. — Oh… Caspita!

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