sistemare questa faccenda in fretta, chissa, forse ci guadagneremo un premio speciale.

— Una grande nave, di tipo erthuma.

— Evitare.

— Sembra all’inseguimento.

— Sottrarsi. Cambiare rotta.

La consolle dell’interrete mando sprazzi di luce color lavanda, verde e arancione, proiettando un’aurora in miniatura sul volto di Kiana Bigadic. La donna si chino sulla consolle, muovendo frenetica le mani, le labbra arricciate in una smorfia truce mentre passava da una chiamata all’altra. — Maledetti robot — disse sottovoce.

Il capitano Lenard-Smith si giro e le lancio un’occhiata. — Qual e il problema?

Kiana Bigadic sussulto. L’aurora svani, sostituita da un rossore intenso. — La nave ribelle. Sta sobillando i replicanti di tutti i mondi di tipo E che incrocia. Sono subissata di messaggi… Crotoniti che sbraitano, Samiani che strillano, perfino i Locriani sono meno calmi del solito. E tutti chiedono l’intervento della nave corporativa piu vicina.

— E la nave piu vicina e la Demeter, naturalmente. — Lenard-Smith riflette un attimo. — Non rispondere. Non e un problema nostro. Ritrasmetti le chiamate al quartier generale della corporazione.

— Ma alcune sono chiamate d’emergenza.

— Certo, certo — fece il capitano. — Ma molto probabilmente chi chiama ha i mezzi per domare gli agitatori replicanti, se necessario. Diavolo, scommetto che molti di quei robot si sono solo drizzati sulle zampe posteriori — o che so io — si sono rifiutati di obbedire e si sono disattivati. Non credo ci troviamo di fronte a un’insurrezione. Ci sono stati episodi di violenza?

— No. Non ancora.

Il capitano annui. — Come pensavo. Troppo comodo… tutti vogliono che andiamo a liberarli della sporcizia che hanno in casa. Be’, non siamo una chiatta dell’immondizia. Seguire il K’naton.

— Lo sto facendo. Rilevamento difficile. Sta scomparendo. Sta scomparendo. Sparito dallo schermo. — Kiana Bigadic alzo lo sguardo. — Li abbiamo persi.

— Maledizione. — Lenard-Smith respiro profondamente.

— Puo darsi che i Cephalloniani abbiano qualche suggerimento utile per noi — disse Hesta-Vol-stoy.

Lenard-Smith si volto verso di lui. — Puo darsi. Vuoi chiederglielo?

Il capitano e il primo ufficiale di bordo si scambiarono occhiate riluttanti.

— E lei l’ufficiale diplomatico di massimo grado — disse Paul Hesta— Volstoy.

— Tu hai una miglior comprensione delle sottigliezze cephalloniane.

— Il capitano e lei. Potrebbero offendersi se venissero contattati da un ufficiale di minor grado.

Lenard-Smith lo fisso in cagnesco per un istante. — Hai ragione, maledizione. D’accordo. Andro io.

Ph’shik fece il segno di saluto interstellare quando il capitano Lenard— Smith entro nella stiva. La Cephalloniana si giro lentamente nella vasca. Era un ambiente angusto, ma lei aveva un atteggiamento di filosofica serenita a quel riguardo. Meglio stringersi un po’ che sopportare il gelo dello spazio.

— Capitano. Siamo estremamente grati.

L’umana fece uno strano gesto agitando la mano. — E stato un piacere, capitano. — La sua pronuncia era glottale e aspra. — «Capitano», vero?

— Puo andare, si. E possiamo parlare in erthuma se per lei e piu facile.

Il capitano annui. — Benissimo. Grazie.

— Sono io che la ringrazio — disse Ph’shik. — E le porgo le mie piu sentite scuse.

— Perche si scusa?

— Temo siamo noi i responsabili della situazione imbarazzante in cui ci troviamo tutti.

— Responsabili, in che senso?

— Nella nostra smania di discutere di filosofia siamo stati forse un po’ troppo zelanti e abbiamo chiesto che tutti i replicanti fossero dotati di capacita di ragionamento analoghe.

— Tutti i robot dotati di facolta ragionative?

Ph’shik fece il segno affermativo.

L’umana la fisso. — Ma pensavo fosse proibito dare ai replicanti qualcosa di piu di una rudimentale intelligenza meccanica.

— Abbiamo pagato un prezzo maggiore per avere quella caratteristica speciale.

Il capitano erthuma emise uno strano suono che Ph’shik non riusci a identificare. Assomigliava al latrato di un mammifero acquatico.

— Capisco — disse il capitano Lenard-Smith. — Forse questo spiega il comportamento anomalo dei robot. Siamo partiti all’inseguimento, subito dopo aver soccorso voi. Sfortunatamente, sembra che abbiamo perso le tracce della nave.

La vasca di Ph’shik si riempi a meta di bolle blu, indice di pensosita.

— Avete provato a rilevare le emissioni ioniche?

— Si. Nessun segno. Pensa che possano aver spento i convertitori?

— Ne dubito. Perderebbero la gravita. Ma puo darsi che abbiano escogitato qualche espediente per mascherare l’emissione del motore.

— Lo temevamo.

Si senti un colpo sordo. Le luci tremolarono e Ph’shik sussulto nella vasca.

— Capitano — disse una voce erthuma profonda dall’altoparlante della parete — una nave da guerra crotonita ha aperto il fuoco contro di noi.

Lenard-Smith si volto di scatto. — Cosa? Lo sanno che esiste un trattato…

— Dicono che ci stavano tenendo d’occhio. Ci hanno visto recuperare i Cephalloniani ed esigono la loro immediata estradizione su Lupar Cinquantasette.

— Una situazione difficile, impegnativa — commento Ph’shik. — Ma spesso da situazioni del genere derivano grandi soluzioni.

Il capitano erthuma fece per parlare, si trattenne, corrugo la fronte. Poi si avvio di gran carriera alla porta.

— Voglia scusarmi.

Ph’shik osservo l’umana che usciva. Sembrava contrariata. Molto probabilmente a causa dell’attacco crotonita. Interessante. Ph’shik decise di analizzare in che modo si sarebbe ripercosso sulle altre quattro razze un lungo periodo di ostilita tra Crotoniti ed Erthumoi.

Lenard-Smith raggiunse a grandi passi la plancia, furiosa. — Ci sono danni? — chiese.

Hesta-Volstoy si giro a guardarla. — Uno stabilizzatore fuori uso, ma stiamo compensando.

Il capitano annui e si avvicino alla consolle dell’interrete. — Kiana, manda un messaggio alla Gilda, informali della situazione. E digli che non intendo cedere. Se quegli uccellacci vogliono la rissa, li arrostisco nella loro nave.

— Sissignora. — Kiana Bigadic esito. — L’intero messaggio, parola per parola?

Lenard-Smith sorrise sardonica. — Usa un briciolo di discrezione, Kiana. Sei pagata per questo. — Si rivolse quindi a Hesta-Volstoy. — Paul, come stiamo ad arsenale?

— Dotazione al completo. Come potenza di fuoco, li battiamo dieci a uno.

— Bene. Allora diamo subito ai Crotoniti questa bella notizia.

Un secondo colpo scosse la Demeter.

— Dannazione a loro — impreco Lenard-Smith. — Mi sto stancando di cercare di essere diplomatica. Paul, mettigli fuori uso l’iperpropulsione.

— E rischioso. Potrei provocare una reazione e far saltare tutta la nave.

Lo sguardo di Lenard-Smith era gelido. — Fallo. Non ho tempo da perdere con quegli uccelli.

— Il capitano e lei. — Hesta-Volstoy regolo le coordinate, le controllo, annui. — Pronto.

— Spara quando vuoi. Silenzio in plancia.

— Fuoco! — Hesta-Volstoy osservo bene lo schermo. — Bersaglio centrato in pieno. — Alzo il capo, la fronte imperlata di sudore. — Nave crotonita neutralizzata. Nessuna vittima.

— Ottimo tiro. — Il capitano annui, l’espressione truce e soddisfatta. — Cosi la loro bagnarola e sistemata.

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