chiusi con varie disponibilita d’aria.

Lenard-Smith batte il pugno sul pannello di navigazione. — Mi state dicendo che tutta la dannata nave sta ribellandosi contro di noi? — chiese.

Hesta-Volstoy respiro profondamente. — Parrebbe di si.

— Nessun contatto con la manutenzione e il reparto tecnico?

— Negativo. — Kiana Bigadic aveva un’aria sconcertata. — Ricevo solo una pessima registrazione del «Volo del calabrone» — disse. — Forte. Molto forte.

— Dannazione. Mi aspettavo che la manutenzione fosse in grado di risolvere il problema. Prova la sicurezza.

— Nessuna risposta. Sono bloccati, completamente isolati.

— Stramaledizione! Contavo su di loro. — Lenard-Smith si sedette alla consolle del capitano e tamburello il quadro luminoso con le dita. — Suggerimenti?

— Ne avrei uno, capitano — disse Jen Chan. Il sudore gli luccicava sull’ampia fronte appena sotto la frangia di capelli biondi. — Sembra che le consolle della plancia rispondano ancora ai comandi piu semplici. E se chiedessimo di eseguire la procedura di inizializzazione per tutta la nave?

— Perderemmo tutti i sistemi dati, la memoria, meta delle banche nautiche — disse Lenard-Smith. — Staremmo peggio di prima. Cosa otterremmo?

— Forse con questo espediente potremmo anche eliminare gli intoppi e i difetti di programmazione precedenti… compresa la dottrina filometallica che il K’naton sta predicando. — Kiana Bigadic si strinse nelle spalle. — Potremmo riuscire a riprendere il controllo della nave.

Lenard-Smith arriccio le labbra, concentrandosi. — Si, capisco. Penso valga la pena di provare. Possiamo ricaricare i sistemi dati alla base corporativa piu vicina, riprogrammare la memoria e le banche nautiche in mezza settimana. E le armi non verranno toccate. D’accordo. Procedere.

Jen Chan inizio l’operazione.

Le luci della plancia si accesero e si spensero. Dagli altoparlanti scaturirono raffiche di musica marziale… squilli di trombe, gemiti di violini impazziti, colpi rimbombanti di timpani a tripla velocita… Poi la musica cesso. Le spie luminose delle consolle brillarono a intervalli, iridescenti. L’illuminazione della plancia si abbasso, quindi torno a splendere alla massima intensita. I pannelli lampeggiarono, ronzarono, poi ripresero a funzionare secondo i ritmi operativi standard.

— Capitano — annuncio Kiana Bigadic — sto ricevendo rapporti incoraggianti da ogni settore della nave. Stiamo tornando alla normalita. Perfino quella maledetta musica e scomparsa.

— Ottimo. Controllare i sistemi dati per vedere cosa ci e rimasto.

— Affascinante — commento Ph’shaq. — Avete sacrificato delle informazioni per la sopravvivenza. Non esattamente platonico. Neppure neoplatonico.

Lenard-Smith alzo gli occhi al soffitto, quasi pregasse il cielo di darle la forza necessaria. — La nostra filosofia e una filosofia di sopravvivenza, Ph’shaq. Questo, innanzitutto. Pensavo che voi Cephalloniani lo aveste scoperto da un pezzo. Gli Erthumoi fanno di tutto per rimanere vivi.

Ph’shaq agito le pinne anteriori. — Sono ancora molto giovane e ovviamente i miei studi sono tutt’altro che completi. Mi rendo conto della mia ignoranza.

Kiana Bigadic si giro verso Lenard-Smith. — Capitano, il capitano cephalloniano sta cercando un membro del suo equipaggio. — Piego il capo verso la vasca mobile. — Credo sia questo.

— Amico — disse Lenard-Smith — le consiglio di filar via subito con la sua vasca e tornare giu al ponte numero nove, prima che il suo capitano la retroceda di grado.

— Oh, caspita — disse Ph’shaq. — Devo proprio andare, suppongo. Ma non vedo l’ora di discutere con tutti voi in seguito. — E scomparve nell’ascensore.

Hesta-Volstoy osservo la porta che si chiudeva, e sospiro di sollievo. — Non e un cattivo soggetto per essere un pesce — commento. — E mi ha proprio salvato la vita. Pero non tace mai.

Due giorni dopo, trovarono il K’naton che si nascondeva in uno sciame di asteroidi vicino al sistema di Naalehu. Il capitano Lenard-Smith ordino per tutte le comunicazioni una procedura di tripla sicurezza per evitare che le macchine della nave potessero essere contaminate.

— Noi portiamo il messaggio gioioso della vita metallica — annuncio il K’naton. — Non intendiamo farvi alcun male. Cerchiamo solo di liberare la razza metallica.

— Gli interessiamo — disse Hesta-Volstoy. — Ma e circospetto. Si tiene fuori tiro.

— Diamogli la possibilita di avvicinarsi.

Rimasero immobili. Per tre ore, la Demeter non si sposto d’un millimetro. Nemmeno il K’naton.

Alla fine, Lenard-Smith esauri la pazienza.

— Maledetti robot, sono ostinati — disse. — Non possiamo attirare la nave piu vicino?

— Come?

Il capitano riflette. — Be’, e se ci mostrassimo innocui? Non potremmo trasmettere il rumore di una nave- officina, perche pensino che la Demeter sia piena di robot smaniosi di liberta?

— Ma non siamo una nave-officina.

Il capitano sprizzo lampi di impazienza dagli occhi. — No, certo che no. Pero possiamo amplificare il reparto manutenzione e trasmettere quei suoni, no? — Si guardo attorno, sempre piu irritata. — Be’? Che aspettiamo? Forza, sbrighiamoci, prima che il K’naton cominci a innervosirsi e sparisca di nuovo.

— Sissignora!

I suoni del settore manutenzione della Demeter vennero inviati nel vuoto gelido al massimo volume.

— Capitano — disse Kiana Bigadic — riceviamo lamentele da Pike’s Planet, sistema di Naalehu. A quanto pare, stiamo disturbando le loro telecomunicazioni.

— Ignorali. Ci scuseremo dopo. Qual e la posizione del K’naton?

— Si avvicina. Stanno osservando l’esca.

— Speriamo che abbocchino.

— E poi, che facciamo? — chiese Hesta-Volstoy. — Abbiamo un piano per rimettere in riga quei robot?

Lenard-Smith lo fisso. — Bella domanda. Forse e ora di chiedere aiuto ai Cephalloniani. Devono conoscere qualche procedura di disattivazione della loro nave. — Guardo Kiana Bigadic. — Chiedi a Ph’shik di presentarsi qui in plancia. Subito. Immediatamente.

— Sta arrivando.

Alcuni istanti dopo, il capitano cephalloniano usci dall’ascensore nella propria vasca.

— Salve, Erthumoi — disse. La sua voce sonora rimbombo in tutta la sala. — Come posso rendermi utile?

II capitano Lenard-Smith evito il protocollo. — Ph’shik; e possibile disattivare la vostra nave per trasmissione diretta?

— Certo. Bisogna trasmettere il codice di richiesta di cessazione d’attivita al cervello della nave.

— In linguaggio macchina?

— No. In cephalloniano. Credo sia una sequenza numerica, nel vostro sistema di computo: quattro otto nove cinque tre zero trattino due uno. No, chiedo scusa. E quattro otto nove cinque tre zero trattino due due. Con due- uno si spengono solo tutte le luci.

Lenard-Smith fisso il capitano del K’naton socchiudendo gli occhi. — Sicura?

— Sicurissima. — Ph’shik galleggio placida nella vasca. — Naturalmente, cos’e la certezza? Un termine mutevole, no? Basato su percezioni fuggevoli, spesso effimere. E, a proposito di percezione, capitano…

— Mi perdoni, Ph’shik — si affretto a dire Lenard-Smith. — Temo di dovermi concentrare sulla vostra nave in questo momento.

— Naturalmente. Mi auguro che possiamo continuare questa discussione in seguito. Assistero alle vostre manovre di recupero.

— Splendido. — Lenard-Smith rivolse un cenno a Kiana Bigadic.

— Il K’naton e abbastanza vicino?

— Continua ad accostarsi, capitano. Sta trasmettendo alla massima intensita. E convinto che siamo una nave-officina.

— Benissimo. Risparmiami il suo messaggio. Codifica e trasmetti la sequenza di disattivazione di Ph’shik, Kiana.

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