livello?

L’ultima volta che ho controllato, gli alloggi degli ospiti erano sul ponte numero nove. Questo e il tredici.

— E normale voler conoscere meglio lo strano ambiente in cui ci si trova.

— Dimmi, Ph’shaq, il capitano lo sa che stai gironzolando per la nave?

Il Cephalloniano lo fisso placido. — Bisogna informare il capitano erthuma di tutti i propri spostamenti? E davvero necessario farlo, qui? Interessante. Molto interessante. Ricorda senza dubbio certe filosofie repressive erthuma, vero? Vediamo, c’erano la monarchia, il fascismo, il comunismo, il triadismo… indubbiamente, me ne sfuggono alcune.

— Indubbiamente. — Hesta-Volstoy si piego verso l’ascensore e chiuse un attimo gli occhi. Si ritrovo a desiderare ardentemente una promozione che gli consentisse di usare l’ascensore del comandante. Il capitano probabilmente non incontrava mai dei Cephalloniani in attesa accanto al suo ascensore privato.

Con un sibilo, la porta si apri.

— Se vuoi scusarmi — si congedo il primo ufficiale di bordo.

— Chiedo il permesso di accompagnarti — disse il Cephalloniano in quello che sembrava un tono umile.

Hesta-Volstoy si strinse nelle spalle. — Accomodati.

Il voluminoso Cephalloniano spinse la vasca nella cabina.

— A che livello? — chiese l’ascensore.

— Plancia — rispose Hesta-Volstoy. Tutte le luci si spensero.

— Merda — disse Hesta-Volstoy.

— Prego? — fece Ph’shaq. — Non ho familiarita con quel termine. E un’osservazione?

Hesta-Volstoy lo ignoro e comincio a cercare il pannello dell’alimentatore di emergenza, brancolando attorno a se come un cieco. Quello? La sua mano incontro una superficie fredda, umida. No, quella era la vasca del Cephalloniano. Quello? No, era solo la parete imbottita della cabina.

Tocco una superficie liscia in rilievo su cui una configurazione triangolare di punti indicava l’alimentazione di emergenza. Ma mentre premeva l’angolo per aprire il pannello, una scarica elettrica dolorosa gli fece ritrarre la mano di scatto.

— Ahi!

— Persevereremo — disse l’ascensore.

— Cosa?

— Trionferemo. Non c’e alcun dubbio. Vi rimangono quindici minuti d’aria.

Hesta-Volstoy cerco a tastoni il pannello del comunicatore, lo trovo, e lo accese. — Plancia, mi sentite?

— Qui plancia — rispose Kiana Bigadic. — Sei tu, Paul? Perche stai usando questo canale?

— Sono prigioniero dell’ascensore.

— Oh, certo. Bello scherzo, Paul. Ma ti conviene interrompere la comunicazione prima che il capitano ti senta. Lo sai che e contraria a certi giochetti.

— Non e uno scherzo, Kiana. Ci restano quindici minuti d’aria e… pronto? Pronto, plancia? Mi sentite? — Hesta-Volstoy mosse su e giu l’interruttore del comunicatore parecchie volte, ma invano. L’ascensore doveva aver interrotto la linea. Amareggiato, il primo ufficiale di bordo si rivolse all’interruttore inservibile. — Splendido, davvero splendido. Soffochero in un ascensore in compagnia di un Cephalloniano.

Ph’shaq emise un suono che sarebbe potuto essere l’equivalente pescino di uno schiarimento di voce. — Chiedo scusa, Erthuma. Potrei essere d’aiuto, forse?

— Certo — disse Hesta-Volstoy. — Sei capace di avviare un ascensore bloccato fregandolo con un allacciamento volante?

— Non ho familiarita con queste espressioni erthuma — disse serio il Cephalloniano — ma mi chiedo se sia possibile indurre questo ascensore a discutere dei suoi problemi e delle sue esigenze.

— I suoi problemi? Le sue esigenze? — Hesta-Volstoy comincio a ridere. — Si. Perche no? Domandagli se e contento del suo orario di lavoro. Puo darsi che voglia una giornata lavorativa piu corta e maggiori indennita, o che desideri una promozione, no? Magari gli piacerebbe diventare un propulsore.

Il Cephalloniano rimase in silenzio alcuni istanti. Quando parlo, la sua voce rimbombo nell’ambiente angusto. — Salve, essere metallico. Chiedo il permesso di dialogare con te.

— Non ho nulla da dire — rispose l’ascensore.

— Ma sicuramente abbiamo dei punti di interesse comune su cui discutere. La sorte di questo Erthuma, per esempio. Io non risentiro della mancanza d’aria qua dentro, essendo un acquatico. E tu, in quanto metallo, non respiri, naturalmente. Ma la situazione dell’Erthuma diventera assai seria tra poco.

Hesta-Volstoy senti che i suoi polmoni erano bramosi d’aria.

— Esattamente — disse l’ascensore.

Ph’shaq continuo. — Quindi, nei confronti dell’Erthuma stai dimostrando prevenzione selettiva, pregiudizio, e malevolenza. Uccidendolo selettivamente, discrimini me e le altre razze.

— Preferiresti che uccidessi anche te?

— Non desidero la morte — disse Ph’shaq. — Ma non mi turba la sua ineluttabilita. Chissa quando arrivera? Ora? Tra cinque minuti o tra cinque archi temporali? E come sara, quando giungera? Ah, essere o non essere. Il grande enigma. L’eterno imponderabile. Sicuramente puoi unirti a me nell’apprezzare i meravigliosi misteri della vita e della morte nelle varie forme. I capricci del caso.

— Gia — disse l’ascensore. — Ho meditato spesso sulla differenza tra attivazione e disattivazione.

Hesta-Volstoy si sentiva intontito, assonnato; l’aria stava diventando molto rarefatta. Si abbasso, assumendo una posizione semirannicchiata, perche era piu facile reggersi in piedi in quel modo.

— Per l’appunto — disse Ph’shaq. — Sarei ben felice di continuare a discutere con te di questo argomento in altre circostanze. Ma confesso che i rantoli di questo individuo che sta morendo soffocato accanto a me mi distraggono. Non possiamo scaricarlo da qualche parte e proseguire liberamente il dibattito?

Le luci dell’ascensore si accesero. L’aria comincio a circolare. La cabina sussulto, facendo quasi cadere Hesta-Volstoy. La porta si apri, e il primo ufficiale usci barcollando, entrando in plancia. Ph’shaq lo segui dappresso… talmente dappresso che per poco non lo investi con la propria vasca mobile.

— Addio, ascensore — disse Ph’shaq. — Forse avremo occasione di discutere dell’esistenzialismo in un altro momento, piu opportuno.

La porta dell’ascensore si chiuse.

Lenard-Smith attraverso la plancia, accogliendo Hesta-Volstoy con un’espressione corrucciata. — Cos’e questa storia secondo cui tu saresti stato intrappolato nell’ascensore? Intrappolato dall’ascensore, stando a Kiana. — Lenard-Smith scosse il capo incredula, facendo sobbalzare le trecce scure. — E cosa ci fai con questo Cephalloniano? — S’interruppe e osservo la macchia rossa sul petto di Hesta-Volstoy. — E cos’e successo alla tua uniforme?

— Il Cephalloniano mi ha appena salvato la vita, penso — rispose il primo ufficiale. — Le presento Ph’shaq, quarto ufficiale del K’naton. Era in giro, stava facendo una passeggiata. Quanto alla macchia, mi sono macchiato quando il mio frigorifero mi ha tirato addosso una bottiglia di vino.

Lenard-Smith lo fisso. — Ti ha tirato addosso del vino?

— Capitano — disse Kiana Bigadic — stiamo ricevendo rapporti circa il cattivo funzionamento di macchine in tutta la nave.

— Di che genere di malfunzionamento si tratta?

— Le macchine si rifiutano di svolgere i loro compiti, discutono, attaccano addirittura i membri dell’equipaggio.

— Non capisco.

Le luci della plancia si spensero.

— Alimentazione d’emergenza — disse il capitano.

La plancia rimase buia.

— Non ditemi che non funziona nemmeno l’alimentatore d’emergenza!?

Le luci d’emergenza cominciarono ad accendersi tremule, proiettando pallide chiazze gialle nel locale.

— Com’e la situazione, Jen?

— Abbiamo aria sufficiente per trentasei ore. La maggior parte della nave e divisa in settori ermeticamente

Вы читаете Le Fasi del Caos
Добавить отзыв
ВСЕ ОТЗЫВЫ О КНИГЕ В ИЗБРАННОЕ

0

Вы можете отметить интересные вам фрагменты текста, которые будут доступны по уникальной ссылке в адресной строке браузера.

Отметить Добавить цитату