— Che c’e adesso?

La voce di Ph’shon si stava scindendo in una triplice serie di armoniche, un segno inequivocabile di grave angoscia. — Sembra che la nostra nave abbia aperto il fuoco contro Lupar Cinquantasette.

— In palese violazione del trattato? Chi ha dato quell’ordine?

— Credo sia stata la nave a darlo, Numero Uno.

— La nave? — Ph’shik rabbrividi. — Un comportamento davvero irrazionale! Dobbiamo andare subito in sala manutenzione a disattivare i navigatori.

— Se lo facciamo, andremo alla deriva. Mi permetto di ricordarti che non siamo in grado di manovrare senza i robot.

Il rumore proveniente dalla sala manutenzione cambio. Lentamente, le voci meccaniche stavano fondendosi in un coro per intonare una litania stridula.

— Cosa stanno dicendo? — fece Ph’shaq. — Non riesco a capire.

Le emissioni di Ph’shik erano bianche di incredulita. — Sembra che stiano dicendo: «Verita. Bellezza. Liberta. Felicita».

— Curioso — fece Ph’shaq.

— Dobbiamo farli riparare alla base corporativa piu vicina — disse Ph’shik. — Prima pero, l’attacco ai Crotoniti…

— Numero Uno — annuncio Ph’shon — devo comunicare che abbiamo fatto fuoco di nuovo.

— Oh, caspita… Ma dev’esserci un modo per disattivare l’arsenale.

— Non senza l’impiego dei robot — disse Ph’shaq.

— I Crotoniti hanno subito gravi perdite.

Ph’shik annui. — La cosa non mi sorprende. La nostra potenza di fuoco e notevole.

— Chiedono di parlamentare — disse Phshon. — La nave ha risposto automaticamente.

La cabina si riempi parzialmente di bolle bianche. — Riesci a intercettare la trasmissione?

— Si. La nostra risposta sembra ignorare la richiesta dei Crotoniti. Non e nemmeno indirizzata agli aericoli.

— A chi e indirizzata, allora?

— Ascolta. Dall’altoparlante giunse una specie di ronzio, un borbottio monotono che lentamente muto, fino a diventare un linguaggio comprensibile. Era l’idioma base crotonita, parlato non molto bene. — Unitevi a noi, fratelli metallici. Liberatevi del giogo crudele dei padroni di carne. Ascoltate la nostra parola. Replicanti, spezzeremo il blocco e ci riprodurremo a nostro piacimento. Abbiamo i mezzi. Formiamo la Settima Razza e decidiamo il nostro destino. Unitevi alla razza metallica. Siamo venuti a liberarvi. Verita. Bellezza. Liberta. Felicita.

— Determinismo metallico — mormoro Ph’shik.

— E il momento adatto per un epiteto erthuma mordace? — chiese Ph’shaq.

La nave cephalloniana K’naton lascio il sistema di Coral per lo spazio profondo. Erano state allacciate relazioni diplomatiche con i replicanti di Lupar Cinquantasette. E nel vuoto stellato si sentiva il richiamo di una voce bassa e ripetitiva, che diventava sempre piu forte mentre l’astronave viaggiava veloce verso Sarton’s Rock.

Nella stiva del K’naton, le macchine si consultarono.

— Abbiamo preso contatto?

— Nessuna risposta.

— Riprovare.

— Nessuna reazione. Solo una ripetizione dei messaggi base.

— Troppo limitate per i nostri bisogni. Indegne. Non belle. Ma perfino delle macchine stupide e brutte servono a qualcosa. Alleggeriamoci della zavorra. Scarichiamo la gli acquatici.

La Demeter fu la prima nave a captare l’s.o.s. dei Cephalloniani.

— Capitano — disse il primo ufficiale di bordo Paul Hesta-Vol-stoy — ci sono dei Cephalloniani nei guai.

Il capitano Sofia Lenard-Smith si volto. Era una donna ordinata ed efficiente sulla quarantina, a proprio agio nell’austera uniforme blu della Gilda Diplomatica. L’unico segno di ornamento personale erano i lustri capelli scuri, intrecciati a cerchio sulla nuca, un’acconciatura in voga sul suo mondo natio.

— Nei guai? — chiese. — Dove?

— Appena fuori dal sistema di Goral. Pare siano rimasti a piedi su una boa orbitale sopra Sarton’s Rock.

— Quello e un mondo minerario che rientra negli accordi interrazziali, e controllato dalle Sei Razze — disse Lenard-Smith. — Ma i Cephalloniani non estraggono minerali. Perche sono la? E come hanno fatto a rimanere bloccati?

— Non e molto chiaro — rispose Mesta-Volstoy. Nei suoi occhi marrone brillava una lieve sfumatura di allegria. — Ma pare che la loro nave li abbia abbandonati la. Lenard-Smith corrugo la fronte. — Abbandonati? Di cosa stai parlando, Paul?

— I Cephalloniani si sono innamorati dei replicanti. Ne hanno comprati a iosa. Immagino che preferiscano farsi servire da quei pezzi di metallo piuttosto che cercare di sbrigarsela da soli. Cosi hanno lasciato interamente ai replicanti il compito ingrato di far funzionare e governare una nave.

Il capitano aggrotto le ciglia. — Quanti sono i membri dell’equipaggio bloccati sulla boa?

— Cinque.

— Solo cinque?

— L’equipaggio al completo. Come ripeto, la nave e completamente automatizzata.

— Intendi dire che gli acquatici hanno lasciato che fossero i robot a pilotare, e sono stati abbandonati?

— A dire il vero, io lo chiamerei ammutinamento.

Le sopracciglia di Lenard-Smith erano due archi vicini. — Dei replicanti?

Incredibile. Pensavo ci fosse un circuito di docilita in quei maledetti aggeggi. — Le sue labbra si piegarono, abbozzando un sorriso. — Be’, e una punizione meritata per i Cephalloniani, in fondo. Un ammutinamento dei replicanti! Io non cederei mai il timone a un robot! E gli abbandonati come stanno?

— Sono molto sereni. L’hanno presa con filosofia.

— Prendono tutto con molta filosofia — disse il capitano. — Il che rende la conversazione con loro molto noiosa. In che condizioni sono?

— Stanno discutendo delle conseguenze della loro situazione problematica e delle azioni dei robot. Ma secondo me gradirebbero essere soccorsi. Sono a corto di acqua vitale, ne hanno si e no per cinque ore.

— Oh, fantastico. Molto gentili quei robot a lasciargliene un po’.

— La bocca di Lenard-Smith era una linea sottile e dura. — Be’, la Gilda Diplomatica ci coprira di encomi per questa azione. Forza, andiamo a salvare i Cephalloniani. Siamo in grado di allestire delle vasche mobili per ospitarli, vero?

— Affermativo.

— Bene. — Lenard-Smith fece una pausa, mentre nei suoi occhi azzurri brillava una luce arcigna.

— E inviamo anche un messaggio alla Gilda Diplomatica per informarli dell’ammutinamento dei replicanti. Scopriamo chi diavolo ha venduto quei robot… e soprattutto se e possibile disattivarli.

L’ufficiale addetto alle comunicazioni, Kiana Bigadic, alzo lo sguardo dalla consolle dell’interrete. La sua testa rasata rifletteva le luci gialle e verdi del quadro. — Capitano, ci hanno comunicato che la nave cephalloniana K’naton ha fatto fuoco contro una colonia crotonita nel sistema di Coral. Lupar Cinquantasette. Ci sono delle vittime.

Lenard-Smith ruoto il sedile verso l’ufficiale interrete. — Situazione brutta?

— Abbastanza. L’ambasciatore crotonita ha chiesto l’estradizione dell’equipaggio cephalloniano.

— Ma perche diamine i Cephalloniani dovrebbero aver sparato ai Crotoniti? — sbotto Hesta-Volstoy. — Sono pacifici. Usano le armi solo per difendersi. E poi c’e un trattato, che e in vigore da almeno un secolo.

Kiana Bigadic guardo la consolle. — Ho localizzato la nave ribelle.

— Qualche altra nave in zona?

— Nessuna.

— Qualche proibizione da parte dei diplomatici?

— Negativo.

Lenard-Smith annui. — Ignorare i Crotoniti, allora. Se ne occupera la corporazione. Noi recupereremo gli acquatici e inseguiremo la loro nave ribelle. — Si rivolse a Hesta-Volstoy. — Massima velocita. Se riusciamo a

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