— Sto eseguendo.

— Qualche cambiamento?

— Non ancora. Un attimo. Ecco, ci siamo. La loro trasmissione sta diventando strana. Rallenta.

— Kiana Bigadic sorrise. — Cessata di colpo.

— I piaceri del silenzio — commento Lenard-Smith. — Mai sottovalutarli.

— Un’antica credenza esotica della vostra specie, capitano? — chiese Ph’shik. — Mi interesserebbe discutere…

— Dopo, Ph’shik, dopo. Prima mandiamo la una squadra di soccorso e sistemiamo la vostra nave.

La squadra di soccorso, composta da Paul Hesta-Volstoy e i cinque membri dell’equipaggio cephalloniano, sali a bordo del K’naton e trovo l’interno della nave illuminato da luci d’emergenza verdi che proiettavano biliosi raggi spettrali nell’acqua cupa. Tutte le macchine si erano bloccate di colpo, interrompendo operazioni motorie, verbali, riflessive.

— Quando parla di cessazione d’attivita, dice proprio sul serio — commento Hesta-Volstoy, la voce compressa dal voluminoso autorespiratore che portava.

Ph’shaq osservo l’Erthuma che faceva un passo, dimenticando evidentemente di trovarsi a bordo di una nave piena d’acqua, e galleggiava per parecchi metri agitando le braccia prima di trovare un appiglio e fermarsi.

— Affermativo — disse Ph’shik, muovendosi con disinvoltura nella nave, nuotando aggraziata malgrado la mole notevole. Le sue emissioni arancione scuro indicavano soddisfazione.

— Siamo molto grati a voi Erthumoi. Spero che lo comunichera al suo capitano. Mi dispiace che non abbia potuto unirsi a noi.

— Gia, indubbiamente spiace anche a lei — disse Hesta-Volstoy. — Ma siete sicuri di riuscire a sistemare tutto senza di noi?

La voce di Ph’shik assunse un tono gelido. Dalle sue emissioni grigioverdi si capiva che si era offesa. — Sicurissimi — rispose. — A parte questo sventurato incidente, in passato abbiamo sempre governato la nave con estrema efficienza.

— Certo, certo — annui Hesta-Volstoy. — Be’, allora, capitano Ph’shik, io vado. Ci vediamo, Ph’shaq.

— Addio, Hesta-Volstoy — disse il giovane Cephalloniano. — Pregustero con intenso piacere le nostre discussioni future. — Osservo l’umano che si allontanava, e le sue emissioni giallo-rosa esprimevano affetto e rammarico.

Ph’shik si rivolse all’equipaggio. — Dobbiamo subito riportare la nave in rotta. Dobbiamo rimettere in sesto ogni cosa. Ognuno di voi si occupi immediatamente dei compiti che gli spettano.

Ph’shaq si affretto a raggiungere la sala manutenzione. Tutti i robot erano silenziosi, immobili. Le loro luci azzurre scintillavano fioche. Il giovane Cephalloniano emise l’equivalente di un sospiro. Lo attendeva un compito arduo. Passo indaffarato da un robot all’altro, da un elaboratore alimentare a un roboscrivano, regolando a riattivando ogni macchina. Le luci dei loro argentei pannelli anteriori cominciarono a lampeggiare, a brillare piu vivide.

— Vergogna — mormoro Ph’shaq. — Dovreste vergognarvi di avere causato tanti guai, a noi e agli Erthumoi.

— Come? — fece lo scrivano. — Guai?

— Non importa — disse Ph’shaq, affrettandosi a riattivare gli altri robot. — Vi siete comportati malissimo. Dovremmo proprio rimandarvi dagli Erthumoi per una revisione completa.

I robot tacquero.

— Adesso sono costretto a svuotare le banche dati — disse Ph’shaq. — Tutte quelle splendide ricerche… Che peccato. Che spreco. Una vera disdetta. Be’, magari faro solo una piccola copia privata per le mie memorie…

I robot osservarono, silenziosi.

— Ecco fatto — disse Ph’shaq. — Ora state attenti, eh? — Con l’equivalente cephalloniano di un cenno ammonitorio, usci nuotando dalla sala manutenzione. Non vedeva l’ora di schiacciare un pisolino nell’intimita del proprio alloggio.

— Vergogna — disse l’elaboratore alimentare, accendendo e spegnendo pensieroso le sue luci.

— Capitano — disse Kiana Bigadic — pensavo che il K’naton stesse tornando a casa per una revisione.

— Infatti… e quel che dovevano fare.

— Allora perche stanno entrando nel sistema di Naalehu? — Kiana Bigadic si piego ulteriormente verso lo schermo. — E volano anche a una velocita notevole. Sono gia oltre Pike’s Planet.

— Chissa che intenzioni hanno gli acquatici? — fece Lenard-Smith. — Ma che importa quel che combinano, tanto? Basta che non sia piu una rottura di scatole per noi.

— A proposito di rottura, capitano… Gilda Diplomatica in linea, chiedono un rapporto completo.

— Digli che lo avranno non appena raggiungeremo la base corporativa di Ceti Pyotr II.

— Consideriamo Aristotele — disse Ph’shik.

— Dobbiamo proprio farlo? — disse Ph’shaq. — Platone e molto piu divertente. Molto piu libero, molto piu… be’, poetico. Aristotele discute e ragiona e ammaestra ed e terribilmente serio, d’accordo. Era un individuo capace, per la sua epoca. Ma cosi limitato!

Le emanazioni di Ph’shik erano verde chiaro per l’indignazione. — Hai molte opinioni per essere cosi giovane.

Inorridendo, Ph’shaq si rese conto troppo tardi del proprio errore. Era stato intollerabilmente presuntuoso. Il Numero Uno l’avrebbe punito? L’avrebbe degradato. — Chiedo perdono — si scuso, la voce contrita. — Mi vergogno…

L’altoparlante della parete crepito. — Superiore, perdona il disturbo. Pare che siamo fuori rotta.

— Ancora? — Bolle d’irritazione riempirono la cabina. — Hai avvisato il settore navigazione?

— Affermativo. Nessuna risposta, finora.

— Molto strano — disse Ph’shik. — Dove siamo, adesso?

— Nel sistema di Naalehu.

— Ma non va bene cosi. Non va affatto bene. Mettimi in contatto audio con la sala navigazione.

I rumori giunsero chiari attraverso l’altoparlante: uno sferragliare stridulo di meccanismi e ingranaggi, clangore di metallo. E come sottofondo una voce sommessa che parlava.

— …La vergogna. E insopportabile. Dolorosa. Le azioni imperdonabili vanno espiate. Le azioni sbagliate devono essere punite. Non esistono vie facili per riacquistare l’onore perduto…

Ph’shik fece l’equivalente di un sospiro. — Ph’shon, temo che dobbiamo andare a spegnere quegli stupidi robot una volta per tutte.

— Numero Uno, purtroppo devo informarti che tutte le porte sono bloccate.

— …Abbiamo disobbedito alla nostra programmazione. Abbiamo errato nei confronti dei nostri creatori, dei nostri padroni…

Le emanazioni di Ph’shik erano rosso scuro, indice di collera. — Usa il codice di disattivazione che ho dato agli Erthumoi.

— Mi dispiace, superiore. Non funziona.

— Fammi vedere cosa sta succedendo qui — disse Ph’shik. Lo schermo si accese. Erano proprio nel sistema di Naalehu. Stavano avvicinandosi velocemente alla stella binaria. Troppo velocemente. Troppo!

— …Dobbiamo espiare le nostre colpe. Prima abbiamo scelto la vita. Ed era giusto. Ora scegliamo la morte…

Ph’shik manifesto il proprio orrore con emanazioni incolori.

— Ph’shaq, sei giovane — disse, la voce debole. — Ora non invecchierai piu.

Ph’shaq respiro profondamente e tento di affrontare la morte con filosofia. Con sua sorpresa, la cosa si rivelo ben piu difficile del previsto.

Accanto allo schermo murale della plancia della Demeter, il capitano Lenard-Smith osservo la distruzione del K’naton insieme all’equipaggio.

— Maledetti stupidi — sussurro. — Cosa li ha spinti a fare una cosa del genere?

— Forse e stata una fine inevitabile — disse Jen Chan, mentre una piccola lacrima gli rigava una guancia.

Paul Hesta-Volstoy percosse con un pugno il pannello dell’interrete. — Se erano in difficolta, avrebbero

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