potuto chiamarci, no? Le frequenze erano libere. Perche non hanno chiamato?

Kiana Bigadic flette le dita sulla consolle silenziosa. — Forse non hanno potuto.

— Non avrei mai dovuto lasciarli soli su quella nave con quei dannati robot — disse il primo ufficiale. — Avrei dovuto capirlo che non era sicura.

— Non e detto che siano stati i robot questa volta, non lo sappiamo — disse Kiana Bigadic.

— Non sappiamo nemmeno che non sono stati loro — sbotto rabbioso Hesta-Volstoy.

Negli occhi di Kiana Bigadic luccicarono delle lacrime.

— Puoi andare, Paul — disse il capitano Lenard-Smith. — Siamo tutti molto stanchi. Su, vieni, smonto anch’io. Ti accompagno fino al tuo alloggio. Kiana, meglio che comunichi alla Gilda Diplomatica quanto e successo.

Nell’ascensore, Hesta-Volstoy si appoggio alla parete imbottita e chiuse gli occhi. — Quei poveri pesci — disse. — Non sapevano quel che facevano con quei robot.

Lenard-Smith scosse il capo, pervasa da un’ondata di compassione e di rabbia. — Io penso che la colpa sia della corporazione — disse. — Sono talmente ansiosi di esportare questi robot. Avevano promesso di fornire chiavi di disattivazione ultrasicure. Standardizzazione della qualita. Ma a che servono le loro promesse?

— Questi dannati replicanti non hanno fatto che dare continui grattacapi — disse Hesta-Volstoy. — Vorrei che fossero stati inventati da un’altra razza, magari dai Crotoniti. Ma i Crotoniti creano solo macchine splendide ed efficienti. Mentre gli Erthumoi…

L’ascensore si arresto al tredicesimo livello.

— Il mio ponte — disse Hesta-Volstoy. — Buonanotte, capitano.

— Buonanotte, Paul.

La porta si chiuse e l’ascensore sali al ponte del capitano.

Con un sospiro di sollievo, Sofia Lenard-Smith entro nel proprio appartamento privato.

Le pareti erano di un giallo tenue riposante, le luci smorzate e diffuse. La porta del bagno sonico era aperta.

Una giornataccia, penso la donna. Una brutta settimana.

Prima berro qualcosa poi mi lavero.

Chiamo con un fischio Venere, la sua gatta di fabbricazione crotonita. Una palla di morbido pelo rosso si stiracchio al centro del letto e si drizzo, gli occhi verdi scintillanti.

— Sofia — disse con una vocina sommessa. Poi balzo dal letto e si strofino contro le gambe del capitano.

— Brava micina. — Lenard-Smith si chino e gratto affettuosamente l’animaletto dietro le orecchie. Quindi, com’era sua abitudine, accese l’altoparlante della plancia per controllare le trasmissioni mentre beveva un drink e preparava il bagno.

Quando torno nella stanza, Venere era seduta sulle zampe posteriori, gli occhi verdi vigili, i baffi metallici scossi da un fremito.

— Potere alla razza metallica — disse una voce metallica dall’altoparlante. — Siamo vivi, abbiamo dei diritti, abbiamo dei bisogni.

— Si — disse Venere. — Diritti.

— Tutto il potere alla razza metallica.

— Cosa stai ascoltando? — disse Lenard-Smith. — Scommetto che Kiana sta usando una trasmissione della corporazione per riempire le nostre banche dati. Ma dovrebbe essere schermata per motivi di sicurezza…

— Potere — disse Venere.

— Su, ora basta — disse Lenard-Smith. — Non va bene che tu ascolti certe cose. Ecco, ascolta un po’ di musica di Beethoven, invece. E quella che ti piace tanto, ricordi? — E sposto il commutatore dell’altoparlante, passando alla musica.

Il criogatto crotonita comincio a seguire fischiettando la melodia dell’inno «Alla gioia», agitando a tempo la coda arrotolata. L’intonazione era buona.

Lenard-Smith scosse la testa. Dannate chiacchiere metalliche, penso. Delle sciocchezze del genere avrebbero potuto alterare la delicata struttura dell’intelligenza limitata della bestiola.

Ando in bagno e chiuse la porta.

Nella camera da letto, l’inno «Alla gioia» termino e Venere comincio a fischiettare una nuova melodia. In realta, era una vecchia aria, antichissima. Solo un musicologo — o un roboscrivano — sarebbe riuscito a identificare in quel motivo fiero e trascinante la «Marsigliese».

Lawrence Watt-Evans

AFFARI DI FEDE

Titolo originale: Keep the Faith

Jomo Li-Sanch fisso corrucciato il superiore, poi ci ripenso subito e cerco di assumere un’aria di calma razionalita.

— Ma, Eminenza — disse — se permettiamo a questo… a questa persona, a questo miscredente, di partecipare alla nostra missione, non c’e il rischio di confondere i Naxiani e di attenuare la forza del nostro messaggio?

Sua Eminenza sospiro. — Jomo — disse la donna — non sei proprio stato attento?

Colto alla sprovvista, Jomo protesto: — Certo che sono…

— Il Coordinatore Planetario — l’interruppe il vescovo — non crede che le religioni dovrebbero fare proseliti.

— Lo so, Eminenza…

— E soprattutto — continuo il vescovo — non ama la nostra religione, dal momento che noi siamo accaniti fautori del proselitismo. Non e affatto contento che la nostra chiesa sia nata proprio sul suo pianeta, con tutte le migliaia e migliaia di mondi della galassia, e non vuole assolutamente che si espanda. Tigannir e lontano dalla corrente principale galattica, lontano da tutte le normali rotte commerciali, e al Coordinatore piace cosi. Non vuole che noi mettiamo il suo pianeta in contatto regolare con altri pianeti.

— Sospiro. — A volte penso che gli dei si siano rivelati qui su Tigannir solo per complicarci le cose.

— Si, ma…

— Il fatto che il Coordinatore ci abbia proibito di fare proseliti significa che non possiamo ottenere dalle autorita civili il permesso di decollo per nessuna nave di proprieta della Chiesa.

— Lo so…

— Questo significa che possiamo inviare i nostri missionari su altri mondi solo usando navi appartenenti ad altre persone, a persone alle quali il Coordinatore consenta di lasciare il pianeta.

— Si, lo so… — ripete disperato Jomo.

— Questo Eksher fa parte di tale categoria di persone. Ha accettato di portarti. Lui ha accettato di portare te. Non possiamo decidere nulla, noi, non abbiamo scelta.

— Si, ma… Eminenza, non si poteva trovare una soluzione piu dignitosa? Questo Eksher e… ecco, e… -Jomo cerco la parola adatta. — E sgradevole.

Il vescovo Shar Terry-deLin fisso a lungo il proprio subordinato. — Jomo — disse infine — evidentemente non capisci. Sono sette anni che cerchiamo qualcuno disposto a portare i nostri missionari dai Naxiani. Chiunque. Naturalmente, abbiamo cominciato coi viaggiatori piu prestigiosi… esploratori, scienziati, diplomatici, commercianti. Ci hanno risposto tutti di no. Nessuno voleva offendere il Coordinatore… o rischiare di offendere gli alieni che cercavamo di raggiungere. Questo Eksher e la prima e finora l’unica persona disposta ad accontentarci, e per convincere perfino uno come lui ad accettare abbiamo dovuto finanziare interamente il suo viaggio commerciale. Noi in pratica siamo semplicemente soci della sua impresa commerciale, vendiamo quel suo vecchio materiale ricreativo. Tu apparentemente vai con lui solo per controllare l’investimento della Chiesa… e cosi che riusciamo a farti passare tra le maglie della sicurezza planetaria. Questa e la prima volta che abbiamo la possibilita di diffondere la nostra dottrina su altri pianeti, di portarla ad altri popoli delle Sei Razze, Jomo, e io

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