pensavo che tu fossi la persona adatta per questo incarico… ma puo darsi che mi sia sbagliata.

— No, Eminenza! — sbotto Jomo. — Sono pronto a diffondere il grande messaggio! Chiedo scusa per la mia sfrontatezza. La prego, mi perdoni!

— Certo — disse lei, in tono magnanimo. — Capisco come il tuo entusiasmo per la fede possa portarti ad aspettarti qualcosa di meglio. Ma Eksher e tutto cio che abbiamo, e domani salirai a bordo della sua nave e porterai la nostra fede a nuovi mondi.

Jomo piego il capo e al cenno di congedo del vescovo si volto per uscire.

Lei lo osservo allontanarsi, e un’espressione cupa le oscuro il viso.

Eksher era veramente un individuo sgradevole. E Jomo era giovane e idealista. Sua Eminenza si auguro che dallo strano connubio non sorgessero dei problemi.

Il grande messaggio doveva essere diffuso, comunque… i dogmi della fede imponevano la sua diffusione presso tutte le Sei Razze. Finora, sembrava che l’universo intero avesse fatto di tutto per impedirlo… come aveva detto poco prima, il vescovo Terry-deLin pensava che quegli intralci dipendessero dagli dei, desiderosi di mettere alla prova la fede dei loro seguaci, cosa che dovevano fare, secondo la dottrina della Chiesa. E come emissario presso i Naxiani, esseri in grado di leggere le emozioni, la persona piu adatta era sicuramente un giovane idealista, che aveva scritto in viso il profondo attaccamento alle proprie convinzioni religiose.

Peccato che l’unico accompagnatore che la Chiesa della Grande Prova fosse riuscita a trovare per Jomo fosse un trafficante di terz’ordine, che intendeva vendere materiale ricreativo da due soldi ad alieni sprovveduti.

— Bella navicella — commento Arren Eksher, verificando i dati di rotta. — E anche intelligente. Vedrai.

Jomo si limito a bofonchiare.

— E costato parecchio ripararla dopo il mio ultimo viaggio, ma hanno pagato tutto i tuoi amici.

Jomo fece una smorfia pensando a tutti i preziosi fondi della Chiesa sprecati per la nave di quell’uomo.

Eksher sogghigno. — Voi predicatori non ve la passate niente male, immagino.

Jomo si strinse nelle spalle.

— Un buon lavoro. Forse dovrei provarci anch’io, eh?

Jomo non lo degno della benche minima reazione. Eksher gli lancio un’occhiata.

— Non hai molta stima di me, eh? — chiese l’uomo piu anziano, rilassandosi sul seggiolino. Il sedile ronzo sommesso cambiando forma.

— No — rispose Jomo. — Non ho molta stima.

— Forse dovresti essere un po’ piu affabile, comunque — suggeri Eksher, allungando le lunghe braccia ossute sopra la testa e facendo schioccare le nocche. — Dovremo sopportarci per un pezzo; c’e ancora un bel tratto da percorrere in accelerazione prima che possiamo saltare nell’iperspazio, e poi dovremo uscire e avvicinarci a Carter-Carter IV, e poi credo che i serpenti ci terranno assieme una volta arrivati, almeno all’inizio. Ci vedremo spesso. Inutile complicare le cose piu del necessario.

Jomo fece un’altra smorfia. — Ci provero.

— Bravo figliolo — annui Eksher, con un largo sorriso.

Jomo noto, allibito, che i denti di Eksher erano gialli. Non aveva mai visto una cosa del genere in un Erthuma.

— Penso che andro nella mia cabina — disse, alzandosi.

Eksher gli rivolse un sorrisetto furbesco.

— Sogni d’oro — disse.

Per i primi tre giorni a bordo della Cinema Queen, Tomo parlo il meno possibile a Eksher. A volte si ritrovava a fissare l’altro affascinato, e quando si accorgeva di fissarlo distoglieva subito lo sguardo.

Quando ad accorgersene era Eksher, il mercante scoccava al giovane un sorrisone, scoppiava a ridere di fronte al rossore imbarazzato di Jomo.

Eppure, Jomo non poteva fare a meno di fissarlo.

Arren Eksher era l’Erthuma piu alto che Jomo avesse mai visto — almeno duecentodieci centimetri — e anche il piu magro. Perfino attraverso la tuta di volo blu, Jomo riusciva a contargli le costole. I gomiti e le ginocchia di Eksher erano protuberanze ossute, e la pelle marrone scuro tesa sul cranio lo faceva sembrare piu vecchio di quanto non fosse realmente nel suo ciclo attuale. La testa era calva in modo irregolare: i capelli che gli rimanevano non formavano un semplice cerchio o una curva armoniosa, bensi delle chiazze irregolari sopra le orecchie. Eksher, chissa come, riusciva sempre ad avere quella che sembrava una barba di cinque giorni; Jomo alla fine concluse che probabilmente quella peluria incolta era tutta la barba che cresceva a Eksher, e che il mercante non si prendeva la briga di radersi.

Era pure un tipo antigienico. Aveva l’alito cattivo, e anche con la bocca chiusa emanava un odore molto forte.

Jomo stentava a credere che una creatura intelligente potesse trascurare a tal punto la propria persona.

Forse, penso il giovane missionario, Eksher non aveva semplicemente un buon motivo per aver cura di se. Forse, se avesse conosciuto il vero scopo della sua vita…

Durante il pasto successivo, esordi: — Non hai mai pensato al motivo per cui siamo qui?

Eksher alzo lo sguardo dalla ciotola, e un ampio sorriso gli spunto sul volto, conferendogli decisamente l’aspetto di un teschio.

— Ragazzo — disse — non cercare di raccontarmi le tue tavolette. Ho sentito tutta la storia da quel vostro vescovo, e non la bevo proprio per niente. Risparmiala per i Naxiani di Carter-Carter IV.

Jomo insiste. — Ma sicuramente ti renderai conto che le Sei Razze devono avere uno scopo, devono essere state scelte per qualcosa… altrimenti, con le centinaia di specie intelligenti che esistono, perche solo sei specie disporrebbero del volo interstella?

— Questo lo dici tu. Per me non e affatto cosi, ragazzo — ribatte brusco Eksher. — Puo darsi benissimo che sia solo un’altra coincidenza in un universo pieno di coincidenze.

— Ma…

Eksher lo interruppe. — Senti, Jomo, sei libero di rifilare quel che vuoi ai Naxiani, ma non cercare di rifilarlo a me. La tua merce non m’interessa.

— Non sto cercando di rifilarti nulla — protesto Jomo.

— Non essere sciocco — replico Eksher. — Ci stai provando, eccome. Ora, piantala.

— Ma e la verita, e il destino degli Erthumoi…

— Ascolta, ragazzo, io non ho cercato di venderti la mia merce, vero?

Quindi fammi un favore e lascia perdere anche tu!

— Tu vendi solo spettacoli di qualita scadente. Io sto cercando di offrirti la verita!

Eksher rinuncio a discutere oltre; prese la ciotola, si giro e ando nella propria cabina, mentre Jomo continuava a mangiare in solitudine nella sala comune.

Erano rientrati nello spazio normale da poco piu di sei ore quando la nave annuncio: — Ho un messaggio proveniente a quanto pare dalle autorita planetarie di Carter-Carter IV. Cosi si sostiene nel messaggio. Pero non ho modo di verificare l’autenticita di tale fonte non trattandosi di un governo erthuma.

I due uomini stavano oziando nella sala comune, silenziosi. Eksher stava facendo qualcosa col proprio personal computer; Jomo pensava e basta. Ora, alzarono entrambi lo sguardo.

— Va bene, va bene — disse Eksher, posando il computer sulle ginocchia. — Passamelo sullo schermo.

La nave obbedi; sulla paratia di sinistra apparve l’immagine ingrandita di un Naxiano.

Fino a quel momento, Jomo non sapeva dove fosse esattamente lo schermo della cabina principale. Ora fisso affascinato l’alieno.

La creatura era simile a un serpente, ma Jomo non riusciva ad avere un’idea precisa delle sue dimensioni dall’immagine sullo schermo. Sapeva che i Naxiani adulti in genere erano lunghi dai due ai quattro metri, ma era impossibile valutare la lunghezza di quel Naxiano. Lo sfondo, composto interamente di macchinari incomprensibili dai colori vivaci, non forniva alcun indizio utile.

Anche il Naxiano aveva una coloritura vistosa; la faccia era nera con striature dorate, il corpo sinuoso era perlopiu rosso cupo, con strisce diagonali gialle sui fianchi. Le appendici di manipolazione non erano visibili.

— Sono Ovoide Infrarosso — esordi (Jomo non sapeva quale fosse il suo quasi-sesso in quel momento, cosi pensando a un «Naxiano» lo considero un maschio). — Sono l’Ispettore delle Navi in Arrivo dello Scopo Comune di

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