cose del genere.

Lo sguardo che rivolse a Harriet aveva in se qualcosa in piu della semplice ansia. — E piu di un’occasione speciale averti fra noi di nuovo. Vuoi salire con noi e vederci partire?

Harriet guardo Wyss’huk. Lui non disse nulla, ma la bramosia che s’accendeva nei suoi occhi era ancora piu accentuata. Si chiese se lui riusciva a vedere la stessa cosa nei suoi. Rispose per entrambi: — Certo. Siamo qui per questo.

Majnoun e Wyss’huk stavano seduti ai lati opposti di Harriet. Lei si mise a gareggiare con i mezzi degli altri, e vinse.

— Voglio mettermi anch’io un supplemento di potenza come il tuo — disse Lilla mentre smontava dal suo mezzo.

— Sempre se lo userai con la testa — disse Harriet — e non per fare qualche bravata.

Lilla scrollo la testa. — La mia non e stata una bravata. Ci ho lavorato a lungo e mi sono esercitata finche non ho capito che potevo farlo a dovere. Se non fossi stata nella posizione esatta per eseguirlo correttamente, avresti dovuto aspettare ancora un po’ prima di vedermelo fare.

Harriet inarco un sopracciglio. Lilla si era certo aspettata quella domanda, perche si lancio speditamente in una marea di descrizioni tecniche.

Quand’ebbe terminato, anche Majnoun stava annuendo. — Ritiro tutto — disse. — Ma Wyss’huk non ritirera certo quello che ha detto. E troppo rischioso per le tue ali. — Strinse un poco le labbra ma non per disapprovare, solo perche era pensieroso. — Forse potremmo tentare di metterci una sorta di pastoia, perche tu possa guidare l’uccello a fare un atterraggio morbido. Lasciamici pensare.

— Lasciami volare mentre tu pensi — disse Lilla. Anche Isobel era arrivata, aveva scaricato il materiale ed era tornata verso la spiaggia. Tomas stava effettuando i controlli che precedono il volo sulla sua ala giallo vivo.

Majnoun rise. — Vai pure, Lilla. Io ho ancora qualcosa cui pensare.

Lilla si strinse nelle spalle, s’avvicino all’orlo del dirupo, allargo il suo delta e si lancio nell’aria, tutto con un unico, fluido movimento.

Il vento afferro Harriet, le scompiglio i capelli. Le torno tutto nel sangue di colpo, come se lei fosse al posto di Lilla in quel momento. Era un giorno perfetto per volare, tutti i suoi muscoli, persino quelli fantasma delle sue gambe, le ricordarono cosa fare. Anelava ad alzarsi, allargare le ali, e lanciarsi da dove stava seduta… Tomas si stacco dal bordo e volo via.

— Cosa ne dici, Wyss’huk? — chiese al Crotonita.

Ci volle un bel po’ prima che lui riuscisse a distogliere gli occhi da Lilla per guardarla. Le sue dita stringevano con tale forza il bracciolo della carrozzella che lei temeva che potesse spezzare qualcosa, magari anche le dita, o il braccio.

— Mi rendo conto che non sara la stessa cosa — continuo Harriet. — Dovra imparare un modo completamente diverso di volare, ma… — Non termino la frase con le parole, ma lascio che fossero i suoi occhi a proseguire, un lungo sguardo verso il mare, la dove Lilla e Tomas disegnavano con brillanti colori sul cielo.

Lui segui quello sguardo. Lilla aveva trovato una corrente ascendente e sali, sali e sali, e il colore del suo delta svaniva per la distanza. Poi anche Tomas trovo la stessa corrente e si lancio al suo inseguimento.

Wyss’huk si volto bruscamente verso Harriet. Questa volta l’espressione del suo viso era pura furia. — Che tu venga fatta passare attraverso spazzole di ferro e che le tue ali si impregnino di colla!

Anche quest’insulto venne riconosciuto da Harriet perche una volta aveva visto un Crotonita cui era stato fatto quello che le era stato augurato. Tre mesi dopo, la sua pelliccia era ancora impregnata di colla. Un Crotonita le aveva confidato che non solo quel trattamento condizionava il volo di una persona, ma che in piu puzzava, almeno per un naso crotoniano.

— Tu pensi che volerei con ali artificiali? — Wyss’huk si stava scaldando al calor bianco, e questa volta parlava in nevelse. — Voi, striscianti Erthumoi, pensate di avere la tecnologia per fare qualsiasi cosa! Io usare un artificio per volare? — E alzo la mano armata di due artigli, che tenne bene estesi.

Involontariamente, Harriet si tiro indietro. Quel movimento le permise un’ampia visuale delle cicatrici che aveva sulla schiena. Dove una volta c’erano le ali.

— Le sue ali — disse. — Gliele hanno tolte coi denti?

Sapeva molto bene che non era cosi. Conosceva gli strumenti chirurgici crotoniti. Ma Wyss’huk venne costretto a una risposta difensiva: — Stupida lumaca! Hanno usato strumenti chirurgici…

— Esatto — disse Harriet. — Se loro possono usare strumenti — la sua pronuncia fece apparire la parola ancor piu offensiva di quanto non fosse — per toglierla dal cielo, allora lei puo usare un altro strumento per tornare nel luogo a cui appartiene.

— Lumacona — disse ancora lui. — Che tu possa incappare in un vuoto d’aria e venire scagliata contro gli AmmazzaGente. — Si trattava di una punta rocciosa di Pssstwhit, i cui venti capricciosi esigevano ogni anno un alto pedaggio alla popolazione del luogo.

Comunque, Wyss’huk non aveva ancora risposto alla sua domanda. Harriet segui le sue ulteriori imprecazioni con scarsa attenzione. Non aveva intenzione di mollare. C’era solo una cosa su cui aveva abbandonato la lotta.

Ancora una volta, i suoi muscoli ricordarono. Tirati su, prendi la tua roba, e lasciati sollevare dal vento.

E le sue mani stavano gia aprendo il pacco, stavano estraendo le sue ali. — Era mia intenzione — disse al crotoniano, interrompendolo a meta di un’altra accesa metafora su quelli che strisciano — di donarle queste. Ma Majnoun non vuole. — Guardo Majnoun, gli sorrise. — Grazie, amico mio. Puoi chiamare Isobel e chiederle di aspettarmi col suo gonfiabile?

Harriet aveva messo a punto Falcodifuoco la sera precedente, ma ora ripete di nuovo la procedura. La familiarita della cosa elimino poco alla volta il tremito alle dita.

Majnoun alzo gli occhi dalla radiolina, con un lieve cipiglio sul viso. — Harriet, sei sicura di volerlo fare?

Era la domanda giusta. Sapeva cosa rispondere. — Non ne sono mai stata piu sicura in tutta la mia vita. Non posso atterrare sulla spiaggia ma posso usare il metodo di Lilla e scendere in mare.

A un suo fischio, le braccia meccaniche della carrozzella la presero gentilmente per la vita e la misero eretta. Comincio a sistemarsi l’imbracatura.

— Va bene — disse Majnoun. — Ma sei fuori allenamento, cosi voglio che all’inizio tu ci vada piano. Non fare cose difficili, solo una discesa lenta verso l’acqua.

Harriet annui, incapace di togliersi il sorriso dalla faccia anche in quel momento solenne. Majnoun ispeziono di nuovo l’apparecchiatura, controllo che la gonfiatura operata da Isobel fosse stata eseguita nel modo giusto, poi rispose al suo sorriso. — Penso che tu sappia bene come ammarare. Dimmi solo cosa vuoi che faccia per te.

— Una volta che saro in volo, metti i comandi sull’automatico e premi B— 6. Conosce la strada; quando ammarero, sara gia sulla spiaggia ad aspettarmi. E ora — disse spalancando le ali del suo delta in un glorioso scoppio di fiamme — se vuoi tirar via Wyss’huk dal bracciolo della mia carrozzella e farti indietro…

Wyss’huk aveva gia abbandonato il suo posatoio. Harriet attese il vento giusto, rendendosi conto solo in quel momento che era un bel po’ che non sentiva piu Wyss’huk imprecare. — Finita la scorta di insulti? — gli chiese.

— Non ho niente da dire a una lumacona strisciante.

Harriet rise. Eccolo, il suo vento: ne sentiva la forza. Fischio perche le braccia meccaniche la girassero nel modo giusto. Si! Il vento le gonfio le ali, la strattono perche si decidesse a lasciare il suo rifugio.

— Lei resti pure qui a terra, Wyss’huk. Che la passeggiata a piedi la diverta. Ma intanto, guardi questa lumacona che vola!

Fischio per farsi lasciare dalle braccia meccaniche. Per un lungo momento sembro che non dovesse succedere nulla, poi si trovo nel vento, a volare.

La sensazione era quella che aveva gia avvertito migliaia di volte prima: era quella della liberta. Tutto il peso gravava sull’imbracatura, e lei avverti che stava scivolando verso il basso. Sistemo meglio la presa delle mani, indirizzo Falcodifuoco, e lui balzo in avanti, quasi che anche lui avesse il capogiro dall’eccitazione.

Volava. Una trentina di metri piu tardi, si rese conto che l’urlo trionfante che sentiva veniva proprio da lei e che, se avesse continuato su quel tono, sarebbe rimasta senza voce per una settimana. Ma anche cosi dovette fare uno sforzo per smettere.

E, quando tacque, pote sentire dall’orlo del dirupo la voce di Majnoun che gridava: — Vai! Vai! Vai! —

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