autochiamava Yempena. La popolazione degli Yempena era formata da ottocentomila antropoidi primitivi e un serpente.
Il serpente si chiamava Globo Nero, e lui-lei era un fuggiasco dalla giustizia naxiana. Globo Nero era giunto su Porea su una navicella d’esplorazione e aveva deciso che il posto era sufficientemente isolato da renderlo adatto come nascondiglio. Dopo di che si era dato da fare per diventare la rispettata dea serpente di quegli antropoidi semi selvaggi. Le creature indigene chiamavano il Naxiano Yersoth, ovvero dio-dea della vittoria.
I doveri di lui-lei quale dea divertivano Globo Nero, che aveva volato da un mondo all’altro della confederazione naxiana. Lui-lei aveva un’attitudine mentale che troppo spesso causava, a lui-lei, di entrare in collisione coi codici naxiani cosi come con gli accordi commerciali che governavano le Sei Razze. La galassia si era civilizzata nell’interesse della pace fra le varie specie, ma Globo Nero agiva solo per conseguire uno status raro in quella concordia diffusa: lui-lei era un fuorilegge.
Era l’alba, e il sole rosso arancione di Porea, che gli Yempenesi chiamavano Ksul, aveva appena raggiunto gli alti picchi dell’orizzonte settentrionale e stava cominciando a scaldarne l’aria rarefatta. Globo Nero si trovava a suo agio nel clima temperato continentale, benche lui-lei dovesse portare un apparato respiratorio assicurato al di lui-di lei corpo sinuoso. Globo Nero aveva dipinto maschera e respiratore con uno sfrenato disegno a strisce rossonere. Gli Yempeniani erano convinti che quello fosse il suo abito da combattimento.
E c’era davvero una battaglia in atto nella pianura polverosa e senza alberi. Globo Nero aveva organizzato un esercito fra la popolazione adulta di Yempena che poi aveva guidato oltre l’indifeso confine della vicina nazione di Daglawa. Non c’era mai stata una guerra fra Yempena e Daglawa, perche entrambi i paesi avevano sufficiente territorio e risorse bastevoli per soddisfare i bisogni dei loro abitanti.
Globo Nero ci aveva pensato a lungo per trovare qualcosa che potesse portare i di lui-di lei seguaci a una furia marziale. Alla fine lui-lei aveva rivelato che, prima che lui-lei benedicesse Yempena con la sua presenza, Yersoth aveva abitato a Daglawa. I brutali Daglawani avevano goduto della di lui-di lei protezione fino a quando Yersoth era stato violentato-a da Jind, il dio daglawano del mondo sotterraneo. Giurando vendetta, Yersoth era giunto in volo a Yempena, i cui primitivi abitanti erano felici di garantire con le loro la vita di lui-lei. Dopotutto, Yersoth era il dio-dea della vittoria, e quindi erano sicuri che non avrebbero perso.
Globo Nero emerse dalla navicella d’esplorazione, dove lui-lei aveva collocato il suo comando, ben protetto dalle forze yempenite. Non molto lontano da li, i fanti stavano scaldandosi accanto ai tizzoni dei fuochi da campo mentre preparavano le loro misere razioni, e la cavalleria stava preparando le cavalcature ricoperte di un verde chitinoso.
C’erano ventiquattromila fanti e quattromila cavalieri, e ogni soldato aveva gia giurato di difendere l’onore di Yersoth a prezzo della sua stessa vita. Oltre la pianura, verso est, c’era il campo dei Daglawani, composto da una miseria di quindicimila fanti e mille cavalieri, messi assieme alla meno peggio, miseramente armati e peggio addestrati. Le forze di Globo Nero avevano facilmente messo in fuga i difensori ogni volta che li avevano incontrati fino a che un Crotonita dalle ali di pipistrello si era offerto di guidare i Daglawani.
Due maschi yempeniti aspettavano all’esterno della navetta che Globo Nero si mostrasse. Uno era alto, muscoloso, indossava tunica, elmetto e gonnellino di cuoio; l’altro era parecchio piu piccolo e vestiva solo una tunica blu cenciosa legata alla vita.
Il piu basso s’accoccolo nella polvere e guardo in su verso l’altro. -
Generale, sta arrivando il serpente — disse. — Gli piace dormire fino a tardi. Se si fosse svegliato con l’esercito, avremmo investito i Daglawani due ore fa.
Il generale s’aggrotto. — Se tu non fossi il suo cucciolo, Daocan, saresti gia stato scuoiato vivo per aver parlato cosi della dea.
Daocan sorrise, mettendo in mostra i grossi denti storti. — E invece sono il suo cocchino. Il che significa che posso dire quel che penso, e che nemmeno mi debbo preoccupare delle lance e delle frecce dei Daglawani.
— Ti saluto, generale Xinseus — disse Globo Nero attraverso una malconcia apparecchiatura simultraducente di origine erthumiana. L’apparecchio traduceva le parole di lui-lei nel linguaggio rozzo e gutturale degli Yempeniti, pur mantenendo sempre una traccia delle sibilanti naxiane.
Il generale emise una sorta di grugnito mentre s’inginocchiava e premeva la fronte sul terreno. — Ti ringrazio e ti lodo, O Graziosa Sola e Unica.
— Si si, certo — rispose Globo Nero. Lui-lei si rivolse a Daocan. — Nessun inchino, cucciolotto? Nessuna paura per tutto il dispiacere che rechi a una dea?
— Possente Yersoth — rispose Daocan — e proprio il terrore del tuo dispiacere che mi impedisce di genuflettermi. Tu vedi che gambe ho, storte e magre. Per causa loro, qualsiasi atto di sottomissione diventerebbe una parodia. In qualita di dea, tu ormai sai che hai la mia assoluta adorazione, e io so che tu sei la piu magnanima delle divinita, e che quindi mi farai una volta di piu la grazia di perdonarmi.
Dietro la di lui-di lei maschera respiratoria, Globo Nero sorrise. Lui-lei non si lasciava ingannare dall’elaborata eloquenza di Daocan. Lui-lei sapeva che il piccolo antropoide saggiava continuamente i limiti della propria liberta. Cio significava che, prima o poi, Daocan avrebbe fatto una prova di troppo.
— Dea — disse il generale Xinseus, sempre col viso nella polvere — devo riunirmi coi miei subordinati e indicare loro il piano di battaglia. Vuoi garantirci la vittoria anche per oggi?
— Puoi alzarti, generale — disse distrattamente Globo Nero. — Si, garantisco la vittoria. Le vostre perdite, oggi, saranno minime. Di’ ai tuoi valorosi guerrieri che la definitiva conquista di Daglawa e prossima.
Il generale si alzo dinnanzi alla dea della vittoria, pur tenendo sempre la testa umilmente chinata. — Ti ringrazio per avermi scelto quale strumento della tua vendetta, O Graziosa Sola e Unica.
— Adesso vai, generale. — Il Naxiano guardo Xinseus che s’affrettava alla sua tenda, dove i subordinati attendevano notizie.
— La sua devozione e la sua onesta sono certe e assolute — disse Daocan pensieroso. — Ma non lo trovi anche un po’ troppo stupido?
Globo Nero emise il lungo sibilo che era la di lui-di lei risata. — Per me, cucciolotto, siete tutti stupidi. Morire in questa guerra e stupido, eppure tutte le mattine siete ansiosi di farlo.
— Possente Yersoth, io sono felice di essere il tuo cucciolo perche non ho alcuna bramosia di morire in questa guerra. E poi, non abbiamo mai avuto guerre fino a quando tu sei arrivata su Yempena e ce l’hai insegnato.
Gli occhi a fessura di Globo Nero si spalancarono. Lui-lei si disse che forse Daocan si era spinto troppo lontano, ma poi lui-lei si dimeno un poco e scordo le parole di quella creatura stenta. Si volto invece a guardare verso il campo daglawano dove il loro opponente, il Crotoniano, stava preparando il suo esercito. Presto sarebbe iniziato il divertimento quotidiano.
Xinseus urlo ordini agli ufficiali subordinati mentre attraversava il campo, e Globo Nero seguiva l’eccitazione che si spandeva nell’esercito che s’apprestava a radunarsi in compagnie. Non esisteva una cosa come la guerra fra le Sei Razze stellari, sicche il grande entusiasmo dei Naxiani per quanto lui-lei aveva loro istigato lo si poteva definire una perversione. Ovviamente Globo Nero non era cosi tanto interessato nella guerra da assumere un ruolo attivo che poteva metterlo-la in pericolo, ma lui-lei non si stancava mai di osservare gli antropoidi che si scagliavano l’uno contro l’altro in sanguinosi combattimenti. Globo Nero avvertiva che lui-lei aveva riscoperto un vizio a lungo negletto, uno di quelli deliziosamente intossicanti come mai lo era stato qualche altro.
Xinseus guidava l’esercito yempenita dalla schiena di un nahl, una creatura color verde dalle gambe lunghe e sottili. Si pose alla testa del cuneo della cavalleria e formato da duemila antropoidi a cavallo armati con mazze e lance munite di punte in pietra. Il cuneo di Xinseus si mosse verso destra, mentre sulla sinistra avanzava un’altra formazione uguale. Fra le due c’erano tre ben spaziate falangi di fanti armati di lunghe lance seguiti da arcieri e dalle riserve di fanteria e di cavalleria.
Poche erano le grida che si levavano da quegli uomini che avanzano lenti nella piana, diretti al campo daglawano. Quando un’unita dopo l’altra passavano a fianco della navicella naxiana, si sentiva un urlo che a Globo Nero ricordava qualcosa del genere «Hail, Yersoth!». Lui-lei si volto e vide che anche il nemico si stava muovendo. Il generale daglawano aveva disposto cinquemila fanti sulla fronte come uno schermo, mentre gli altri diecimila li aveva divisi in due, con la piccola massa dei cavalieri sulla destra. Lentamente, molto lentamente, le due armate si andavano avvicinando.
— Guarda, Possente Yersoth — disse Daocan indicando. — Ecco Xinseus, il tuo nobile generale.
— Si — disse lui-lei. — Ha la mia benedizione.
— Rischia la sua vita alla testa del tuo esercito. Invece il generale daglawano si nasconde nelle retrovie, con
