ho sentito il morso delle loro lance. Eppure so che nessuno dei miei compagni rimpiange la propria morte, cosi come io faccio per le mie ferite, perche abbiamo imparato, ora e per sempre, come proteggere le nostre famiglie e le nostre case. Adesso le nostre case sono al sicuro per l’eternita grazie a quello che tu ci hai insegnato. Fra molti secoli tutto cio diventera mito e leggenda, e i nostri discendenti si chiederanno quanto di vero c’e. Io mi sento privilegiato di aver partecipato a questi eventi che ho visto coi miei occhi.

— Possente dea, non pensi che tutto cio sia durato a sufficienza? — disse Daocan in tono acido. Era seduto in un angolo del padiglione, con la gamba sinistra incatenata a un piolo.

— Cosa vuoi dire, cucciolo? — chiese il Naxiano, con una velata minaccia nella voce.

— Voglio dire che molti di questi uomini sono stanchi, o feriti. Le celebrazioni potrebbero continuare domani.

Globo Nero fisso gli occhi gialli su di lui. — Che differenza comporta per te, che non hai mai combattuto?

Daocan si strinse nelle spalle.

Globo Nero si sistemo meglio sul tronetto. — Figli miei — disse lui-lei. — Daocan ha fatto una giusta osservazione. Oggi abbiamo combattuto una grande battaglia, e molti di voi abbisognano di riposo e di cure per le ferite ricevute. Domani mattina ricevero il generale Xinseus al quale daro le mie istruzioni per il futuro. Questa notte la dedichero a pensare alle nostre future azioni. Se dobbiamo dirigerci subito alla capitale daglawana e ridurla in cenere, oppure se dobbiamo mostrare clemenza al loro esercito disfatto e tornare alle nostre case. Dormite bene, con la consapevolezza che vi benedico per il coraggio e la devozione dimostratimi.

— Yersoth! — grido di nuovo l’esercito yempenita, a lungo. Infine gli stanchi guerrieri s’allontanarono dal padiglione del Naxiano e tornarono alle loro povere tende.

— E adesso — disse Globo Nero con voce che veniva dalla sua apparecchiatura con toni bassi e minacciosi — mi occupero di te.

— Occuparti di me, O Graziosa Dea? — disse Daocan con un sorriso forzato. — Ma io non ho fatto nulla…

Globo Nero lo ignoro. Lui-lei si rivolse ai due preti-schiavi. — Toglietegli la catena. Portatelo oltre il piu lontano dei fuochi da campo, in un luogo da cui nessuno possa sentire le sue urla, e battetelo senza pieta. Non fate che muoia. Poi, riportatemelo.

— Si, dea — dissero i preti-schiavi, col volto privo di emozione. Daocan non disse nulla mentre gli toglievano la catena dalla gamba e lo portavano con loro.

Globo Nero si rivolse agli altri preti-schiavi rimasti nel padiglione. — Desidero rimanere solo per un po’ — disse lui-lei. — Questa notte mi aspetto di ricevere notizie dalle altre divinita, e questa non e certo materia per orecchie mortali.

Gli antropoidi s’inchinarono profondamente e s’allontanarono rinculando da Globo Nero.

Passato un po’ di tempo, dopo che Globo Nero era tornato sulla navicella, lui-lei ricevette un messaggio alla radio iperspaziale del mezzo. — Naxiano — disse una voce asprigna — Mi ricevi adesso? Dovro apparire in catene come un qualunque generale sconfitto?

Globo Nero aggrotto la fronte. Oltre alle battaglie, il suo unico reale divertimento che lui-lei aveva in quel dimenticato mondo di Porea erano i suoi segreti contatti col Crotonita. Lui-lei, in realta, aveva sempre odiato oltre che diffidato di quella razza dalle ali di pipistrello; anzi, a dirla tutta, lui-lei aveva sempre odiato tutte le altre razze della galassia. Anzi, a lui— lei, in realta, non piacevano nemmeno gli altri Naxiani.

— Forza, vieni, Katua — disse lui-lei, parlando nel vecchio simultrad erthumiano. — E cerca di non farti vedere. Tutti sono convinti che tu sia Jind, il dio daglawano del mondo sotterraneo. Sarebbe difficile spiegare la tua presenza nel mio tempio segreto.

Katua emise un suono strano; Globo Nero si chiese se per caso non stesse ridendo. — Non sarebbe difficile trovare una storiellina che vada bene per questi antropoidi, Naxiano. Ti preoccupi troppo.

— Tu puoi lasciare questo pianeta quando piu ti aggrada, Katua. Io sono un fuggiasco. E poi, mi piace fare la dea della vittoria. E non voglio che succeda qualcosa che mi renda la vita piu difficile di quanto gia non lo sia.

— Ai tuoi ordini… dea! — E fece sentire di nuovo quello strano, indecifrabile suono.

Globo Nero si rilasso, compiaciuto per gli avvenimenti di quella giornata. L’invasione di Daglawa stava procedendo senza intralci particolari. Malgrado quanto aveva appena detto agli Yempeniti, lui-lei non aveva alcuna intenzione di lasciare in pace gli antropoidi confinanti. Globo Nero si divertiva in sogni a occhi aperti in cui lui-lei guidava una terribile armata in una grande crociata di conquista che, partita da una nazione poco civile, arretrata, avrebbe poco alla volta soggiogato l’intero pianeta di Porea sotto il di lui-di lei comando. Con la sua estesamente superiore conoscenza della scienza e della tattica militare, lui-lei avrebbe potuto, nel giro di pochi anni, diventare il dittatore unico di quel mondo promettente. L’unico che si poteva opporre, come Globo Nero ben sapeva, era il Crotonita, Katua.

Ma era anche sicuro-a che Katua non aveva piani su Porea. C’erano molti altri mondi che si sarebbero potuti meglio adattare alle esigenze di un Crotonita.

Un pungente odore avverti Globo Nero che qualcuno stava tentando di entrare nella sua navicella. Lui-lei controllo i monitor di sicurezza e vide Katua, praticamente invisibile entro la sua sinistra tuta nera come la notte. Il Naxiano sblocco il portello e rimase in ascolto dei rumori metallici prodotti dall’altro sulle passerelle di metallo che portavano al di lui-di lei pozzetto di comando.

— Naxiano, sei veramente un avversario potente — disse la creatura alata. La sua voce era distorta prima dal suo microfono incorporato nella tuta, e poi dal simultrad.

— Mettiti a tuo agio, Crotonita — disse Globo Nero, ben consapevole che comunque non c’era nulla che s’adattasse alla forma e alla statura di Katua.

Era impossibile vedere la faccia di Katua dietro il casco che portava, ma anche Globo Nero condivideva con l’altro l’invidiabile abilita di stimare lo stato mentale ed emotivo di tutte le creature senzienti. E lui-lei adesso sapeva che il Crotonita era in uno stato di grande piacere, era quasi esuberante, malgrado le terribili perdite subite dal suo esercito.

— Non ho permesso che i miei guerrieri inseguissero i tuoi — disse Globo Nero. — Sto sperimentando la galanteria e la misericordia.

Katua annui. — Ci ho provato anch’io una volta. Immagino che i miei te ne siano grati. I miei soldati si stanno raggruppando e medicando le ferite. Piu tardi m’incontrero coi miei generali e discutero con loro i piani per domani.

Globo Nero era perplesso. — Domani? — disse lui-lei. — Ma le tue forze devono essere completamente distrutte. Mi aspettavo che tu venissi qui a discutere le condizioni della resa delle tue citta.

Il Crotonita fece sentire di nuovo quel suono-risata. — Si — disse — ci sara una nuova battaglia domani. Ho due armi segrete che, ne sono sicuro, volgeranno le cose a favore di Daglawa.

— Ma noi siamo molto piu numerosi…

— Questo e vero. Ma, Naxiano, le nostre rispettive razze hanno messo in disparte la guerra per cosi tanti secoli che molte delle piu importanti lezioni sono andate perse. Una cosa, per esempio: non sempre l’esercito piu numeroso vince.

Globo Nero si stava irritando di nuovo. — Si, questo lo capisco. Quindi tu pensi di avere delle armi segrete che ti ripagheranno delle perdite disastrose subite oggi.

— Si.

— E allora perche non le hai usate oggi prevenendo in tal modo la distrazione de! tuo esercito?

Katua non rispose, ma minuscoli cambiamenti nel modo in cui teneva la testa e il corpo gli-le dissero che il Crotonita non aveva usato quelle armi di proposito. Si era divertito a guardare il macello della sua armata cosi come aveva fatto lui.

— Sono solo degli scava-fango — disse il Crotonita, ben conscio dell’abilita empatica del Naxiano.

— Io sono il dio dei Daglawani, ma loro non significano nulla per me, cosi come gli Yempeniti non significano niente per te. Sono solo selvaggi che strisciano nel fango, e la loro vita e un affronto per la mia sensibilita. L’unica cosa che posso dire di loro e che il modo in cui muoiono e, talvolta, divertente.

Rimasero a fissarsi per un lungo periodo, poi Globo Nero sibilo e fece un tentativo per onorare il ristabilimento dell’etichetta interspecie. — Purtroppo non ho cibo appropriato da offrirti — disse lui-lei.

— Ne ho portato con me — disse Katua. Globo Nero sapeva che i Crotoniti preferivano cibarsi solo di altre

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