Perche il Propagatore di Venti deve favorire in tal modo una creatura strisciante?
— Wyss’huk, deve capire che questo e un animale da compagnia. Io non so se da voi si usa fare come da noi; questa e una specie nonsenziente che teniamo con noi. A proposito, gli piace essere grattato dietro le orecchie.
— Non e senziente? Ne siamo sicuri? Dice parolacce come un qualsiasi senziente.
Harriet rise. — Questo e vero.
Ma se consideriamo tutte le risse in cui si lascia coinvolgere, se fosse senziente sarebbe un idiota.
— Come gli umani e i Crotoniti — fece notare Wyss’huk. Stava, molto delicatamente, grattando dietro le orecchie di Sua Altezza con le dita ad artiglio.
— Molto vero — convenne Harriet. Freno davanti all’ambasciata Pssstwhit e batte con la mano sul grembo per farvi tornare Sua Altezza.
Ne Sua Altezza ne Wyss’huk vi fecero caso. Dopo un poco Wyss’huk parlo di nuovo, ma cosi piano che le sue parole si confusero con le fusa del siamese. — Tu parli un po’ della mia lingua, ma capisci molto piu di quanto dici. Capisci la parola pippest?
— No, mi rincresce.
— Tradotta letteralmente in nevelse significa all’incirca «cambiatore». Indica una persona che opera un cambiamento profondo nella vita di un’altra, soprattutto un cambiamento per il meglio. Tu sei il mio pippest.
Harriet inarco le sopracciglia.
— E lei lo e per me. Non avrei mai ripreso a volare se non fosse stato per lei. Lei me l’ha reso possibile, ha agito sulla mia testardaggine per rendermi capace di farlo.
Rimasero in silenzio per un poco. Le fusa di Sua Altezza s’ingigantirono quando l’artiglio di Wyss’huk trovo un punto particolarmente sensibile. Poi disse: — Non avrei mai creduto possibile che un Erthuma e un Crotonita divenissero pippest l’uno per l’altro.
— Non vedo perche no, Wyss’huk. Credo che abbiamo fatto una buona cosa, e adesso dobbiamo proseguire.
Lui emise un suono ticchettante, che lei aveva sempre associato al piacere per un Crotonita. — Sei consapevole che le parole «perche no?» sono intraducibili in crotonita? Voi Erthumoi lasciate aperte delle possibilita, cosa che noi non facciamo. Sto solo adesso cominciando a comprenderne il significato. Con un’alzata di spalle, giusto?
— Esatto. Con un’alzata di spalle, ma anche con un sorriso.
— Allora chissa, potremmo persino diventare amici. — La sua alzata di spalle era esagerata e, per via del becco, il sorriso era improponibile, ma Harriet sapeva che quello era il significato. — Anche se l’amicizia fra un Crotonita e una Erthuma e impensabile, perche no?
— Davvero, perche no — convenne Harriet. — E, se incontreremo qualche problema, metteremo le ali alle nostre parole.
In quel momento capi che quel suono significava davvero piacere. — «Mettere le ali»! Si! Non avevo mai riflettuto sui significati di queste parole. — Per dimostrare che anche a lui la cosa garbava, Sua Altezza colpi Wyss’huk con una testata al petto.
— Mi piacerebbe — disse Wyss’huk — darti qualcosa in cambio di quello che mi hai dato tu.
— Gliel’ho gia detto, Wyss’huk. Anche lei e stato pippest per me. Ma se davvero ne sente la necessita, allora potrebbe soddisfare la mia curiosita.
— Quale curiosita hai? A meno che non sia un soggetto tabu… ma anche in questo caso potrei provare a rispondere.
— Perche mai Pssstwhit apre un’ambasciata in un posto di poco conto come RosePasse? Mi e assolutamente incomprensibile, anche se ci ho pensato a lungo fin da quando ne ho avuto notizia. — Lo fisso negli occhi. — Se si tratta di un qualche segreto di stato, annullo la domanda. Non voglio causarle guai con la sua gente.
C’era sorpresa in quei luminosi occhi arancione. — Oh, ma… ma allora non sai nulla delle nostre fazioni. Vedi, se Pssstwhit non avesse mandato un ambasciatore, l’avrebbe potuto fare Stiss. E Stiss avrebbe potuto dichiarare che parlava per Pssstwhit. E Pssstwhit questo non puo permetterlo. Ha senso tutto cio per te?
Be’, un po’ ce l’aveva. Si mise a ridacchiare. — Si. Temo proprio di si. Per lo meno, ricorda molto le cose che fanno anche gli Erthumoi. Lei e qui per «stabilire una presenza». Lo stesso fa Sua Altezza quando si sdraia al centro del mio letto per dire che quel territorio e suo, non mio.
— Sei sicura che Sua Altezza non sia intelligente?
— Non del tutto — disse lei con un sorriso. — Grazie, Wyss’huk. Per sciocchi che possano essere i motivi che l’hanno portata qui, sono grata a Pssstwhit per averlo fatto.
— Anch’io.
Prese Sua Altezza e lo poso sulle ginocchia di Harriet, poi s’avvio verso la sede dell’ambasciata. Ma non entro. Sua Altezza, che era stato spostato contro ogni suo desiderio, miagolo a Wyss’huk parecchie impubblicabili e impossibili e irriferibili cose che poteva fare con se stesso e con oggetti d’uso comune rintracciabili in qualsiasi casa.
Harriet disse a Sua Altezza qual era, fra i suoi rivali notturni, quello con cui avrebbe voluto fare un ballo di mezzanotte. Il che lo fece sdraiare con viva soddisfazione sul suo grembo.
— E questo il limite della tua curiosita, Ha’rit?
— Oh no, Wyss’huk. E solo l’inizio. Domani cominceremo le lezioni su come parlare la tua lingua senza infarcirla di parolacce. Se dobbiamo essere amici, ho bisogno di sapere.
— Bene — rispose lui. — Domani cominceremo coi nomi dei venti. Perche no?
Il cielo s’era fatto grigio. Meglio cosi, si disse Harriet, mentre caricava l’aereo con le derrate per le persone che abitavano nell’entroterra. Aveva sempre odiato farsi i voli commerciali quando sapeva che tutti stavano volando senza di lei. Era un pensiero egoista ma ne era compiaciuta, anche se aveva perso cosi tanti anni di volo.
E poi, i suoi amici avevano promesso a Wyss’huk di portarlo in cerca di minerali di rosepasse «il primo giorno di brutto tempo», e lui probabilmente si sarebbe fatto qualche idea di come si viveva su RosePasse. Nel prossimo viaggio l’avrebbe portato con se, perche dividesse con lei quell’esperienza.
Questa volta, lui aveva declinato l’offerta con grande dispiacere. Qualche problema connesso con l’ambasciata, non le aveva spiegato molto. Aveva cominciato a farla funzionare, e lei sapeva che quando avrebbe avuto tempo si sarebbe fatto sentire.
L’ultima cosa che aveva fatto era stato lanciare un fischio a Sua Altezza e portarlo a stare da Sylvaine, come era solita fare. Come al solito, Sua Altezza non era d’accordo e aveva detto a lei — e a Sylvaine — cosa ne pensava di loro due. Harriet gli aveva grattato le orecchie dicendogli che sarebbe tornata di li a due settimane.
Aveva appena terminato il controllo pre-volo e stava caricando se stessa e la carrozzella quando una figura attraverso di corsa il campo diretta verso di lei, agitando le braccia e gridando: — Harriet, aspetta!
Era Wanwadee Li, con la fronte dipinta a grosse righe scure. S’appese al portello del volatore, senza piu fiato. — Sono contento d’averti trovata. Ho bisogno di te.
— No, non e vero. Te l’ho gia detto, Wanwadee. Ho del lavoro da fare.
— Ma non capisci! Sta arrivando un altro ambasciatore crotonita, e questa volta viene da un pianeta che si chiama Stiss!
Questo avrebbe dato da pensare a Wyss’huk. Scoppio a ridere. — Ho delle derrate da consegnare. Insegna tu all’ambasciatore di Stiss a volare. — E, sempre ridendo, chiuse il portello, evitando d’un soffio di tranciargli le dita, e s’involo.
George Alec Effinger
REINVENTARE LA GUERRA
Sul poco noto pianeta Porea, su uno dei continenti dell’emisfero boreale, sorgeva una civilta che si
