accompagnandosi col vento.

C’era anche un altro suono, un sibilio, uno sputacchiamento, che si sentiva forse anche meglio delle grida di Majnoun. Harriet plano, con l’orecchio teso al sospiro del vento nelle ali e alle istruzioni che le sibilava Wyss’huk. Riusciva a sentire distintamente ogni parola, anche se ne capiva una su dieci. Wyss’huk non stava piu scagliando maledizioni.

Harriet, come in un sogno, solco l’aria, cercando di scendere. La spiaggia era sempre piu vicina. Sul confine della spiaggia, Isobel gridava parole inintelligibili, si agitava, saltava senza posa.

Il sibilo alle sue spalle disse: — Accorcia… scivola verso destra… con cautela, figliola.

Angolo sulla destra, trovo l’ascensionale giusta proprio come Wyss’huk le aveva promesso, e la uso per allungare la sua inclinazione in direzione del mare. Qui trovo il refolo giusto per girare e, come aveva promesso a Majnoun, s’abbasso ancora sulla superficie del mare, alla ricerca di un posto che non fosse troppo lontano dal punto in cui c’era Isobel.

Mentre si metteva parallela al dirupo, vide Majnoun che si stava dirigendo alla sua volta. La sua carrozzella stava scendendo verso la spiaggia. Wyss’huk stava seduto al posto del conducente ma non stava guidando: la guardava e le sibilava le sue istruzioni.

Le ricordavano i versi che sua madre le aveva insegnato a fare strusciando le dita su un palloncino. Ah, si disse, mentre trovava un altro refolo d’aria che la portava ancor piu vicino a Isobel, Wyss’huk mi parla come a un bambino che sta facendo il suo primo volo!

Non poteva farsi guidare da lui nel suo atterraggio, perche troppa era la concentrazione che doveva usare. Perdi aria, rallenta, perdi aria… si trovava a meno di un metro dalla superficie dell’acqua e… ora!

Lascio l’imbracatura e si lascio cadere a piedi in avanti: l’acqua si richiuse sopra il suo capo. Per un lungo attimo, si senti affondare. Ma la sua gioia non si spense. Fu esaltata persino dal freddo pungente dell’acqua. Poi alzo le braccia e si lascio portare fino alla luce.

Riaffioro e subito scrollo la testa per liberare la vista e lanciare un altro involontario strillo di gioia. La prima cosa che vide fu il cielo, immenso e invitante.

La seconda fu Isobel, che stava nuotando furiosamente alla sua volta, poi vide Majnoun toccare terra, liberarsi dal suo equipaggiamento e correre verso il bagnasciuga. Poi scopri la gloria arancione di Falcodifuoco che fluttuava lieve sulle onde, a pochi metri da lei. Harriet comincio a nuotare in quella direzione per assicurarsi che non avesse subito danni. Majnoun aveva ragione, abbisognavano di una qualche pastoia per diminuire i rischi di danni alle ali.

— Direi che va benone — disse Isobel da dietro la sua spalla. — Pero faremmo meglio a dargli un’occhiata sulla spiaggia. Lasciamo prima che si asciughi.

Isobel prese la punta di Falcodifuoco e la assicuro al gonfiabile. Poi allungo le mani verso Harriet. — Qual e il modo migliore per aiutarti?

— Io nuoto con le braccia, tu prendimi le gambe e spingile dietro di me.

Isobel era al suo secondo bagno per quel giorno, e stavano entrambe ridendo cosi tanto che non riuscivano ad avanzare di un centimetro verso la spiaggia dove le aspettava Majnoun, immerso fino alla vita, per aiutare Harriet.

Quando la rimise sulla carrozzella lei stava ancora ridendo. Le mise Falcodifuoco, ancora sgocciolante, sulle ginocchia. — Nessun danno — la rassicuro-pero…

— Ci inventeremo qualcosa — convenne Harriet aggiungendo un cenno verso Wyss’huk, che si era di nuovo installato al posto al suo fianco.

Il vocabolario di Harriet era sufficiente perche potesse porgli una domanda in crotonita: — Che ne dici, figliolo? Vuoi permettere a Majnoun di insegnarti a volare, oppure vuoi trascinarti sul terreno per il resto della tua esistenza?

I suoi occhi arancione incontrarono quelli di lei, e brillavano tanto quanto Falcodifuoco. — Che un umano insegni a volare a un Crotonita… — Sputacchio quelle parole, ma lei capi che non erano lo sprezzante rifiuto che poteva apparire; erano un si, pieno e deciso.

Guardo Majnoun e sorrise. — Ecco fatto. Aiuta questo lumacone a volare. — Poi, rivolta a Wyss’huk, aggiunse: — Oggi e una bellissima giornata per volare.

— Si — rispose lui.

Malgrado tutte le imprecazioni di Wyss’huk, Majnoun lo fece partire dal basso, come tutti, per poi salire piano piano. Fu su una lunga, bassa inclinazione che il Crotonita apprese a volare con le mani anziche con le sue ali mancanti, fu sempre li che Majnoun risistemo entrambe le ali e l’imbracatura perche s’adattassero meglio al fisico dell’alieno.

Ma il Crotonita conosceva bene il vento e, una volta che ebbe appreso i principi da cui dipendeva il controllo delle ali artificiali, divenne il piu bravo fra tutti gli allievi cresciuti da Majnoun.

— Se il tempo tiene anche domani, Wyss’huk, credo che sarai in grado di volare da lassu fino a Fallaway Point.

— Non oggi?

La bellicosita era stata rimpiazzata da una tranquilla ansieta che Harriet riusciva a vedere anche attraverso le ostruzioni create dalla maschera respiratoria e dalla mancanza di toni nella versione nevelse di Wyss’huk.

— Oggi no — intervenne Harriet, prima che Majnoun potesse rispondere. — L’oscurita s’avvicina, e io voglio attraversare il bosco prima che faccia buio. E poi, la sua maschera respiratoria ha bisogno di essere rinnovata. Tutta questa eccitazione l’ha sottoposta a un superlavoro piu di quanto lei avesse pianificato e…

Wyss’huk le strizzo l’occhio, poi fece una specie di controllo, toccando l’equipaggiamento con le sole dita. I suoi occhi si spalancarono. — Hai ragione, Ha’rit — disse in nevelse. — Dobbiamo tornare alla svelta all’ambasciata.

Dedico un’ultima, rabbiosa occhiata al cielo, poi aggiunse: — Che domani sia una giornata felice per il Suscitatore di Venti.

— Mi hai rubato le parole di bocca — disse Majnoun.

In un coro di saluti, Harriet parti diretta alla citta, questa volta con Wyss’huk seduto sulla sella da amazzone. Stava avvertendo la stanchezza di quella giornata, e sapeva che anche Wyss’huk l’avvertiva, soprattutto per lo sforzo di volare in quel modo inusuale.

Era troppo felicemente stanca per fare qualche tentativo di conversazione. Anche Wyss’huk rimase silenzioso per tutto il tragitto. Lei gli getto un paio d’occhiate, ma non riusci a capire nulla dalla sua espressione. Che dipendesse dalla luce calante o dalla sua ignoranza, era una cosa che non sapeva dire.

A pochi metri dal Campo di St. Elsie, Sua Altezza balzo fuori da un folto d’erba e miagolo il suo saluto. Harriet rallento la marcia e gli rispose nello stesso tono. Un attimo dopo Sua Altezza era seduto sul grembo di Harriet, soffiando con furia.

— Si — disse Harriet. — Ho volato.

Ma non si trattava di Harriet, ne del profumo dell’aria o dell’odore del mare quello che interessava Sua Altezza. Allungo il collo e soffio con forza in direzione di Wyss’huk, con le labbra aperte nel tipico sogghigno gattesco.

Wyss’huk lo guardo a sua volta, affascinato.

Dopo un poco Sua Altezza disse a Wyss’huk dove poteva andare, dove doveva sedersi, e perche valeva meno di un topo in decomposizione. In gattese, Harriet gli disse che, se non chiudeva quella boccaccia, l’avrebbe infilato nel riciclatore di rifiuti della prima casa che avrebbero incontrato. Sua Altezza giro un orecchio nella sua direzione, stabili che mentiva, e disse a Wyss’huk qual era l’orifizio in cui doveva mettere cosa.

Wyss’huk rispose: — Che la putredine abbia inizio dalla tua zampa sinistra e che si smangi il tuo corpo un centimetro alla volta. Che le tue orecchie e la coda siano le ultime a soccombere e che possano caderti dalle ossa col putrido puzzo di un’ameba in dissoluzione. E che tutti i tuoi parenti siano presenti, per apprezzare la cosa fino all’ultimo.

Harriet lo guardo ammirata. Sua Altezza ronfo e poi, delicatamente, trasmigro dal grembo di lei a quello di Wyss’huk. — Questa me la devo ricordare — disse Harriet. — E proprio buona! — Sua Altezza si sfrego con delicatezza contro la spalla del Crotonita.

Wyss’huk si limito a gratificarlo di un’occhiata. In quella luce fioca, i suoi occhi erano di un dorato sinistro. Sua Altezza lo fisso, ma continuo a fare le fusa.

— Non m’e mai capitato di vedere occhi color del cielo — disse Wyss’huk al gatto, parlando in nevelse. —

Вы читаете Le Fasi del Caos
Добавить отзыв
ВСЕ ОТЗЫВЫ О КНИГЕ В ИЗБРАННОЕ

0

Вы можете отметить интересные вам фрагменты текста, которые будут доступны по уникальной ссылке в адресной строке браузера.

Отметить Добавить цитату