ma tutti i particolari relativi alla sua carriera mi uscirono subito di mente, non appena mi imbattei in due dati di scarsa evidenza.
Primo: Kornej Janovic Jasmaa era un figlio postumo.
Secondo: Kornej Janovic Jasmaa era nato il 6 ottobre dell’anno 38.
L’unica differenza con Lev Abalkin consisteva nel fatto che i genitori di Kornej Jasmaa non erano stati membri del gruppo “Jormala”, ma una coppia che era perita tragicamente durante l’esperimento “Lo specchio”.
Non volli credere alla mia memoria e diedi un’occhiata alla cartella. Era tutto uguale. E ovviamente c’era anche l’appunto sull’altro lato del testo arabo: «Si sono incontrati due nostri gemelli. Te lo assicuro, un puro caso…». Un caso. Beh, puo essere, che li su Higanda sia stato un caso: Lev Abalkin, figlio postumo, nato il 6 ottobre dell’anno 38, si e incontrato con Kornej Jasmaa, figlio postumo, nato il 6 ottobre dell’anno 38… Ma anche per me e un caso? «I gemelli». Di genitori diversi. «Se non ci credi, guarda lo 07 e l’11.» Allora, 07 e davanti a me. Dunque, da qualche parte nelle viscere del nostro dipartimento c’e anche l’11. Ed e logico supporre che ci sia anche 01, 02 e cosi via.. A proposito, mi devo dare un meno, perche non ho fatto subito attenzione a questa strana cifra: 07. Di solito le nostre schede (ovviamente non in cartelle ma in registrazioni a cristalli) sono contrassegnate o da parole di fantasia oppure dal nome di oggetti…
A proposito, che cos’e questo esperimento “Lo specchio”?
Mai sentito… Questo pensiero passo come in secondo piano, ed io posi quasi macchinalmente la domanda al GSI. La risposta mi colpi. INFORMAZIONE SOLO PER GLI SPECIALISTI. PER FAVORE, ESIBIRE IL LASCIAPASSARE. Composi il codice del mio lasciapassare e ripetei la domanda. Questa volta il cartellino con la risposta venne fuori con un ritardo di alcuni secondi: INFORMAZIONE SOLO PER GLI SPECIALISTI. PER FAVORE, ESIBIRE IL LASCIAPASSARE. Mi appoggiai alla spalliera della poltrona. Ma guarda un po’, per la prima volta mi capitava che il lasciapassare del COMCON-2 risultasse insufficiente per ottenere informazioni dal GSI.
A questo punto mi accorsi con grande chiarezza che ero uscito dai confini di mia competenza. Capii all’improvviso di avere davanti un enorme e oscuro mistero; che il destino di Abalkin, con tutti i suoi misteri e le sue incongruenze, non si risolveva soltanto nel mistero della personalita di Abalkin, ma era intrecciato al destino di molti altri uomini; che io non potevo immischiarmi in questi destini, non ne avevo il diritto, ne come lavoratore, ne come uomo.
Il problema non consisteva ovviamente nel fatto che il GSI si rifiutasse di darmi informazioni circa l’esperimento “Lo specchio”. Ero assolutamente certo che questo esperimento non avesse niente a che fare con il mistero. Il rifiuto del GSI fu semplicemente la molla che mi costrinse a guardarmi indietro, che mi rischiaro la vista. E subito collegai tutto: lo strano comportamento di Jadwiga Lekanova, l’insolito livello di segretezza, questo inconsueto «contenitore di documenti», la strana cifra, il rifiuto di Sua Eccellenza di mettermi completamente al corrente della situazione, e persino la sua iniziale disposizione di non entrare in contatto con Abalkin… Ed ora ecco anche la fantastica coincidenza di situazioni e di date di nascita fra Lev Abalkin e Kornej Jasmaa.
Era un mistero. Lev Abalkin era solo una parte di questo mistero. E capii perche Sua Eccellenza avesse affidato questo caso proprio a me. Probabilmente c’erano persone che sapevano tutto di questo mistero, ma probabilmente non erano adatte ad un’indagine. C’era un sufficiente numero di persone che avrebbe condotto quest’indagine non peggio, e forse meglio di me, ma Sua Eccellenza aveva indubbiamente capito che l’indagine prima o poi avrebbe condotto al segreto, e quindi era importante che si trattasse di una persona con la delicatezza sufficiente a fermarsi in tempo. Ma anche se nel corso dell’indagine il segreto fosse stato svelato, era importante che si trattasse di una persona in cui Sua Eccellenza avesse fiducia come in se stesso.
E poi il segreto di Lev Abalkin era per di piu il segreto di una personalita! Molto male. Il segreto piu vago fra tutti quelli immaginabili, di cui l’interessato non deve sapere niente… L’esempio piu semplice: la notizia di una malattia incurabile. Un esempio piu complesso: un atto compiuto senza sapere e che ha portato con se conseguenze irreversibili, come e avvenuto, in tempi dimenticati, con Edipo…
Va bene, Sua Eccellenza ha fatto la scelta giusta. Non amo i misteri. Ammetto che molti sono sensazionali e capaci di colpire l’immaginazione, ma a me personalmente non e mai piaciuto venirne a conoscenza, e ancora meno farne partecipi persone che non c’entrano per niente. Da noi nel COMCON-2 la maggior parte dei collaboratori la pensa cosi, ed e per questo, probabilmente, che molto raramente si verificano fughe di notizie. Ma il mio disgusto per i misteri e, cio nonostante, al di sopra della norma. Cerco persino di non utilizzare mai il termine «svelare un segreto», dico di solito «far venire alla luce un segreto», e mi sembra di essere in questo caso un vuotacessi nel significato letterale della parola.
Ecco, ora, per esempio.
Dal rapporto di Lev Abalkin (operazione “Mondo morto”)
Nell’oscurita la citta sembrava piatta, come un’antica stampa. La muffa luccicava opaca nel profondo dei neri antri delle finestre, e nei rari giardinetti e sulle aiuole balenavano piccoli e smorti arcobaleni: si sono dischiusi nella notte boccioli di fiori sconosciuti. Si e colpiti da aromi lievi ma irritanti. Da sotto i tetti scivola fuori e si libra sul viale la prima luna, un’enorme falce coperta di tacche, che diffonde sulla citta una sgradevole luce arancione.
In Scekn questa luminosita suscita un disgusto inspiegabile. Gli getta ogni momento sguardi di disapprovazione e ogni volta apre e chiude convulsamente le fauci, proprio come se avesse voglia di ululare e si trattenesse. Questo e ancora piu strano, perche nel suo pianeta natale, Saraks, non si puo vedere la luna per via della rifrazione atmosferica, e con la luna terrestre ha sempre avuto un rapporto di completa indifferenza, almeno per quanto ne so io.
Poi notiamo i bambini.
Sono due. Tenendosi per mano, vagano silenziosi per il marciapiede, come se cercassero di nascondersi nell’ombra. Vanno nella stessa direzione in cui andiamo io e Scekn. A giudicare dai vestiti sono dei maschietti. Uno e piu alto, sugli otto anni, l’altro e molto piccolo, avra quattro o cinque anni. Evidentemente hanno appena svoltato, provenienti da una stradina laterale, altrimenti li avrei gia visti da lontano. E gia parecchio che camminano, sono molto stanchi e muovono a stento le gambe… Il piu piccolo non cammina piu, si trascina soltanto, appoggiandosi alla mano del piu grande. Il piu grande porta a tracolla una borsa, e la sistema continuamente, perche gli sbatte sulle ginocchia.
Il traduttore traduce con una voce secca e indifferente:
«… Sono stanco, mi fanno male i piedi… Cammina, ti ho detto… Cammina… Non sei buono… Pure tu non sei buono, scemo… Serpente con le orecchie… Tu sei una coda di topo velenoso…». Cosi. Si sono fermati. Il piu piccolo leva la mano da quella del piu grande e si siede. Il piu grande lo solleva per il bavero, ma il piccolo si siede di nuovo, e allora il grande gli da uno schiaffo. Dal traduttore arrivano di nuovo parole come «topo», «serpente», «animale puzzolente» e cosi via. Poi il piu piccolo si mette a singhiozzare forte, ed il traduttore tace incerto. E ora di farsi avanti.
— Salve, ragazzi, — dico con le sole labbra.
Mi ero avvicinato molto, ma solo ora loro si accorgono di me. Il piu piccolo smette all’istante di piangere, mi fissa con la bocca spalancata. Il piu grande mi fissa pure lui, ma di sottecchi, con ostilita, e tiene le labbra strette. Mi accoccolo davanti a loro e dico:
— Non abbiate paura. Sono buono. Non vi faro niente di male.
So che i canali di traduzione non ridanno l’intonazione, e percio cerco di scegliere parole semplici, che li tranquilllizzino.
— Mi chiamo Lev, — dico. — Vedo che siete stanchi. Volete che vi aiuti?
Il piu grande non risponde. Continua a guardarmi di sottecchi, con molta diffidenza e accortezza, mentre il piu piccolo si interessa subito di Scekn e non gli leva gli occhi di dosso. Evidentemente lo trova strano e al tempo stesso interessante. Scekn, con l’aria piu mite del mondo siede un po’ in disparte, con la grande testa girata.
— Siete stanchi, — dico. — Volete bere e mangiare. Ora vi do qualcosa di buono…
Ed a questo punto il piu grande sbotta. Loro non sono affatto stanchi, e non hanno bisogno di niente di buono. Ora sistema quel serpente dalle orecchie di topo, e poi proseguiranno. E chi li disturbera, si prendera una pallottola
