— Avro prima o poi delle risposte alle mie domande? — sibilo irato, cercando di riprender fiato.
Sedevo come a teatro, e tutto mi sembrava piu che altro comico, ma quando guardai Sua Eccellenza rimasi di stucco.
Sua Eccellenza, il Nomade, Rudolf Sikorski, quel blocco di ghiaccio, quel monumento di granito ricoperto di brina al Sangue freddo e all’Autocontrollo, quel meccanismo dal funzionamento impeccabile per carpire informazioni, era paonazzo fino al cocuzzolo, respirava pesantemente, serrava e disserrava convulsamente i pugni ossuti e coperti di lentiggini, e le sue famose orecchie erano in fiamme e si contraevano spaventosamente. E ancora si controllava ma, probabilmente, sapeva lui solo quanto gli costasse.
— Vorrei sapere, Bromberg, — disse con voce soffocata, — perche le servivano proprio i detonatori.
— Ah, lei vorrebbe saperlo! — sibilo velenoso il dottor Bromberg e si chino avanti, fissando Sua Eccellenza cosi da vicino che per poco il suo lungo naso non si trovo fra i denti del mio capo. — E che cosa vorrebbe ancora sapere? Forse le interessa la mia sedia? Oppure di cosa ho parlato poco tempo fa con Pilguj?
Sentire nominare Pilguj in questo contesto non mi piacque. Pilguj si occupava di biogeneratori, e il mio reparto ormai da due mesi si occupava di lui. Comunque, a Sua Eccellenza il nome di Pilguj entro da un orecchio e usci dall’altro. Anche lui si fece avanti, e con tanto impeto che Bromberg fece appena in tempo a scostarsi.
— Della sua sedia se ne occupi lei! — grido. — Io invece vorrei sapere perche si permette di introdursi nel museo e perche allunga le zampe sui detonatori, sebbene le sia stato detto con chiarezza che per i prossimi giorni…
— Lei si permette di criticare il mio comportamento? Ah! Sikorski! Accusare me di scasso! Vorrei sapere come ha fatto lei ad entrare in questo museo! Beh? Risponda!
— Non e pertinente, Bromberg!
— Lei e uno scassinatore, Sikorski! — annuncio Bromberg, puntando verso Sua Eccellenza il lungo dito. — Lei si e spinto fino allo scasso!
— E lei che si e spinto fino allo scasso, Bromberg! — sbotto Sua Eccellenza. — Lei! Le e stato detto con assoluta chiarezza e inequivocabilmente: l’ingresso al museo e vietato! Qualsiasi persona normale al suo posto…
— Se una persona normale si scontra con la solita attivita segreta, e suo dovere…
— E suo dovere far funzionare il cervello, Bromberg! E suo dovere capire che non vive nel Medioevo. Se si imbatte in un mistero, in un segreto, non e certo per il capriccio di qualcuno e nemmeno per cattiva volonta…
— Si, non e un capriccio e non e Cattiva volonta, ma la sua sbalorditiva disinvoltura, Sikorski, la sua ridicola, veramente medioevale, idiotamente fantastica convinzione che stia proprio a lei decidere che cosa deve essere segreto e che cosa no! Lei e ormai vecchio, Sikorski, ma cio nonostante non ha ancora capito che fare cosi e profondamente amorale!…
— E ridicolo parlare di morale con una persona che pur di soddisfare il suo puerile senso di protesta arriva allo scasso! Lei non e solo vecchio, Bromberg, lei e un misero vegliardo, nella seconda infanzia!…
— Magnifico! — disse Bromberg, ritornando improvvisamente calmo. Si infilo una mano nella tasca dell’impermeabile bianco e ne tiro fuori un oggetto luccicante che poggio rumorosamente sul tavolo, davanti a Sua Eccellenza. — Ecco la mia chiave. Anche io, come tutti gli altri collaboratori di questo museo, ho la chiave dell’ingresso di servizio e l’ho utilizzata per entrare.
— Nel mezzo della notte e nonostante i divieti del direttore? — Sua Eccellenza non aveva la chiave, aveva un grimaldello magnetico, percio gli restava solo una cosa da fare: attaccare.
— Nel mezzo della notte, ma con la chiave! Ma dov’e la sua di chiave, Sikorski? Mi faccia vedere, per favore, la sua chiave!
— Non ho la chiave! Non mi serve! Mi trovo qui per servizio, e non perche mi e saltato il ticchio, vecchio scemo isterico!
E che cosa si scateno a questo punto! Sono sicuro che mai, prima, le pareti di quel modesto studio avevano sentito un tale scoppio di ira frammisto a grida rauche. E che epiteti. E che baccanale di sentimenti. Che assurde argomentazioni e che contro-argomentazioni ancora piu assurde, Si, e che c’entravano le pareti! In fin dei conti erano solo le pareti di una tranquilla istituzione accademica, lontana dalle passioni quotidiane. Ma io, persona non piu giovanissima, che ne aveva viste di tutti i colori, persino io non avevo mai sentito niente del genere, in ogni caso non da Sua Eccellenza.
In effetti, il campo di battaglia si era completamente velato di fumo e non si poteva piu distinguere l’oggetto della contesa. Solo, come dardi infuocati, sfrecciavano da una parte e dall’altra vari «ciarlatani privi di senso della responsabilita», «cavalieri di cappa e spada», «provocatori della societa», «agenti spelacchiati dei servizi segreti», «demagoghi sclerotici», «vecchi asini», «omiciattoli velenosi» e «vecchi in preda a marasma senile»; granate del genere piovevano a bizzeffe…
Tuttavia il fumo finalmente si dissolse, e davanti al mio sguardo sorpreso e affascinato apparve un quadro impressionante. Capii allora che la battaglia di cui ero stato casuale testimone era stata solo una delle innumerevoli scaramucce, invisibili al mondo, di una guerra tacita, iniziata quando i miei genitori andavano ancora a scuola.
Ricordai abbastanza in fretta chi era Isaak Bromberg. Ovviamente avevo sentito gia parlare di lui, forse addirittura quando ero un moccioso, e lavoravo nel Gruppo di Libera Ricerca. Uno dei suoi libri —
In particolari ambienti, comunque, il nome di Bromberg era noto e godeva di una certa stima. Si sarebbe potuto definirlo “dell’estrema sinistra” del noto movimento di Giuisti, fondato da Lamondais e che sosteneva il diritto della scienza a svilupparsi senza limiti.
Gli estremisti di questo movimento professano dei principi che, a prima vista, sembrano assolutamente naturali, ma nella pratica si rivelano molto spesso irrealizzabili a qualsiasi livello di sviluppo della civilta umana (ricordo l’enorme shock che provai quando appresi la storia della civilta di Tagora, dove questi principi erano stati rigorosamente seguiti fin dai tempi immemorabili della Prima Rivoluzione Industriale).
Ogni scoperta della societa che puo essere realizzata sara sicuramente realizzata. Con questo principio e difficile trovarsi in disaccordo, sebbene anche qui nasca tutta una serie di riserve. Come comportarsi con una scoperta che sia gia realizzata? Risposta: tenerne le conseguenze sotto controllo. Molto bene. Ma se non riusciamo a prevederne tutte le conseguenze? E se sopravvalutiamo una conseguenza e ne sottovalutiamo altre? Se, infine, tutto e chiaro, ma noi semplicemente non siamo in grado di tenere sotto controllo le conseguenze piu evidenti e sgradevoli? Se per questo sono necessarie risorse energetiche assolutamente impensabili e tensione morale? (Come, fra l’altro, e successo con la macchina del Massachusetts, quando davanti agli occhi degli attoniti studiosi nacque e comincio a prender forza una nuova civilta non umana della Terra.)
— Interrompere le ricerche! — ordina di solito in questi casi il Consiglio Mondiale.
— Niente affatto! — ribattono gli estremisti. — Rafforzare i controlli? Si. Ridurre le prestazioni della misura necessaria? Si. Rischiare? Si! In fin dei conti, «chi non fuma e non beve, muore in buona salute» (dall’intervento del patriarca degli estremisti J.G. Prenson). Ma niente divieti! I divieti etico-morali nella scienza sono piu terribili di qualsiasi sconvolgimento etico che sia o possa essere provocato dalle piu rischiose sterzate impresse al progresso scientifico. E un punto di vista che, indubbiamente, si impone per la sua dinamicita, che trova accaniti apologeti fra i giovani scienziati, ma tutto diventa maledettamente pericoloso, quando principi del genere li professa un famoso e valente specialista, che esercita la sua influenza su un collettivo dinamico e dotato di importanti forze ed energie.
Proprio questi estremisti-pratici erano i clienti principali del nostro COMCON-2. Il vegliardo Bromberg era un estremistateorico, e per questa ragione, forse, non era subito caduto nel nostro campo visivo. Invece a Sua Eccellenza, come ora potevo costatare, era tutta la vita che gli stava sullo stomaco, sui reni e sul fegato.
Per quanto riguarda il tipo di attivita, noi del COMCON-2 non vietavamo mai niente a nessuno: non conosciamo a sufficienza la scienza contemporanea per poter far questo. I divieti li pone il Consiglio Mondiale. Il nostro compito, invece, consiste nel far rispettare questi divieti e nello sbarrare il cammino a fughe di informazioni, perche e proprio la fuga di informazioni, in questi casi, che porta alle piu terribili conseguenze.
Evidentemente, Bromberg non voleva o non poteva capirlo. La lotta per l’abbattimento di tutte le barriere, di qualsiasi tipo, sulla strada della diffusione delle informazioni scientifiche era diventata proprio la sua idea fissa.
