— Isaak, — disse Sua Eccellenza. — Perche le servivano quei detonatori?… Aspetti, non ricominci. Non voglio immischiarmi nei suoi affari personali. Se lei si fosse interessato a quei detonatori una settimana fa oppure la settimana prossima, non le avrei mai fatto questa domanda. Ma le servivano proprio oggi. Proprio la notte in cui doveva venirli a prendere tutt’altra persona. Se si tratta solo di un’incredibile coincidenza, lo dica, e ci saluteremo qui. Mi e venuto il mal di testa…
— E chi e che doveva venirli a prendere? — chiese Bromberg sospettoso.
— Lev Aballdn, — rispose stanco Sua Eccellenza.
— E chi e?
— Non conosce Lev Abalkin?
— Mai sentito nominare, — disse Bromberg.
— Le credo, — fece Sua Eccellenza.
— Vorrei ben vedere! — ribatte Bromberg altezzoso.
— A lei credo, — continuo Sua Eccellenza. — Ma non credo nelle coincidenze… Senta, Isaak, e davvero cosi difficile, con semplicita, senza tante storie, raccontare perche e venuto proprio oggi a cercare i detonatori…
— La parola “storie” non mi piace! — esclamo Bromberg in tono litigioso, ma senza il fervore di prima.
— La ritiro, — disse Sua Eccellenza.
Bromberg riprese ad asciugarsi il sudore.
— Non ho segreti, — annuncio. — Lei sa, Rudolf, quanto io odi i segreti, di qualsiasi tipo. E stato lei a mettermi in condizione di dover fare storie e recitare la commedia. Ma invece e tutto molto semplice. Stamattina e venuta da me una persona… Le occorre sapere il nome?
— No.
— Un giovanotto. Di che cosa abbiamo parlato, secondo me, non ha importanza. Si e trattato di una conversazione piuttosto privata. Ma mentre parlavamo ho notato che proprio qui… — Bromberg indico con il dito la piegatura del gomito del braccio destro — aveva un neo piuttosto strano. Gli ho persino chiesto: «Che cos’e, un tatuaggio?». Lei sa, Rudolf, che i tatuaggi sono il mio hobby… «No, — mi ha risposto. — E un neo». Assomigliava piu di tutto alla lettera «Z» in cirillico oppure al geroglifico giapponese “sandzju”, “trenta”. Non le ricorda niente, Rudolf?
— Mi ricorda, — rispose Sua Eccellenza.
Anche a me ricordava qualcosa, qualcosa di recente, qualcosa che mi era sembrato allo stesso tempo strano e poco importante.
— Lei ha capito subito? — chiese con invidia Bromberg.
— Si, — ammise Sua Eccellenza.
— Invece io non ho capito subito. Il giovanotto se n’era andato da un pezzo e io rimanevo ancora seduto a cercare di ricordare dove avevo potuto vedere quel segno… Non semplicemente uno che gli assomigliasse, ma proprio quello, con precisione. Alla fine riuscii a ricordare. Dovevo pero controllare, capisce? Sotto mano non avevo nemmeno una riproduzione. Mi sono precipitato al museo, ma il museo era chiuso…
— Mak, — disse Sua Eccellenza, — sii gentile, dacci quella cosa che sta sotto la sciarpa.
Ubbidii.
La travicella era pesante e calda al tatto. La misi sul tavolo davanti a Sua Eccellenza che l’avvicino a se. Vidi che era effettivamente un astuccio di un materiale lucido di color ambra chiara con una linea dritta ideale appena visibile, che separava il coperchio sporgente dal corpo massiccio. Sua Eccellenza cerco di sollevare il coperchio, ma gli scivolarono le dita e non ci riusci.
— Qua, — disse impaziente Bromberg. Allontano Sua Eccellenza, afferro il coperchio con entrambe le mani, lo sollevo e lo poso da una parte.
Quelle cose, evidentemente, erano i cosiddetti detonatori: dischetti grigi, dal diametro di settanta millimetri, posti uno accanto all’altro, ordinatamente, nelle nicchie. In tutto i detonatori erano undici; c’erano anche due nicchie vuote, e si vedeva che il fondo era coperto di pelo biancastro, simile a muffa, e i peli si muovevano in modo percettibile, come se fossero vivi, si, e probabilmente erano vivi, in un certo senso.
Tuttavia quello che soprattutto mi colpi furono degli strani geroglifici, raffigurati sulla superficie dei detonatori, uno su ciascuno e tutti diversi. Erano grandi, di un rosa-marrone, si distinguevano appena, come se fossero stati tracciati con dell’inchiostro di china colorato su carta umida. E uno lo riconobbi subito: si trattava di una lettera «Z» stilizzata, oppure del geroglifico giapponese “sandzju”, il piccolo originale della copia ingrandita sull’altro lato del foglio n. 1 nella pratica n. 07. Questo detonatore era il terzo da sinistra, se si partiva dalla mia parte, e Sua Eccellenza, indicandolo con il suo lungo indice, chiese:
— E questo?
— Si, si, — rispose impaziente Bromberg, scostandogli la mano. — Non disturbi. Lei non capisce niente…
Infilo le unghie lungo i bordi del detonatore e cerco, con dei movimenti cauti, di tirarlo fuori dalla sua nicchia, borbottando nel frattempo: «Non si tratta affatto di questo… Non pensera mica che sia stato capace di scambiare… Che sciocchezza…». Alla fine riusci a tirar fuori il detonatore dalla nicchia e comincio a sollevarlo cautamente al di sopra dell’astuccio, sempre piu in alto, e si potevano vedere i fili sottili e biancastri allungarsi verso il dischetto grigio, diventare via via piu sottili, e spezzarsi uno dopo l’altro. E quando l’ultimo si ruppe, Bromberg giro il disco con il lato inferiore verso l’alto, e vidi fra i peli che si muovevano in trasparenza quello stesso geroglifico, ma nero, piccolo e molto chiaro, come se l’avessero inciso su del materiale grigio.
— Si! — disse Bromberg trionfante. — Proprio questo. Lo sapevo che non potevo essermi sbagliato.
— In che cosa, precisamente? — chiese Sua Eccellenza.
— La misura! — rispose Bromberg. — La misura, i particolari, le proporzioni. Capisce, non aveva semplicemente un neo somigliante a questo segno; era esattamente questo… — Guardo fisso Sua Eccellenza. — Senta, Rudolf, favore per favore. Ma lei li ha segnati tutti?
— No, naturalmente.
— Allora, vuol dire che ce li avevano fin dall’inizio? — chiese Bromberg, battendosi col dito sulla piegatura del braccio destro.
— No. Questi segni compaiono all’eta di dieci-dodici anni.
Bromberg depose di nuovo il detonatore con cura nella sua nicchia e si sprofondo soddisfatto in poltrona.
— Eh si, — borbotto, — proprio cosi avevo capito… Allora, signor capo della polizia, a che serve tutta questa sua segretezza? Ho il mio canale, e non appena Febo dalle dita d’oro illuminera la cima di questi suoi mostri architettonici, mi mettero immediatamente in contatto con lui, e parleremo a sazieta… E non cerchi di farmi cambiare idea, Sikorski! — grido, agitando il dito sotto il naso di Sua Eccellenza. — E venuto lui da me, e io, da solo, capisce? Da solo, con questa mia vecchia testa, ho capito chi avevo davanti, ed ora e mio! Non mi sono intrufolato nei suoi luridi segreti! Un po’ di fortuna, un po’ di intelligenza…
— Va bene, va bene, — disse Sua Eccellenza. — Per l’amor di Dio. Niente obiezioni. E suo, incontratevi, parlate. Ma solo con lui, per favore, e con nessun altro.
— Guarda, guarda… — fece Bromberg con ironica perplessita.
— E per il resto, come vuole lei, — disse all’improvviso Sua Eccellenza, — Tutto questo ora non ha importanza… Dica, Isaak, di che cosa avete parlato?
Bromberg incrocio le mani sullo stomaco e giro le grosse dita. La vittoria che aveva riportato su Sua Eccellenza era talmente grande ed evidente, che lui, senza dubbio, si poteva permettere di essere generoso.
— La nostra conversazione, devo confessare, e stata piuttosto confusa, — disse. — Ora, certo, capisco che quel Cro-Magnon mi ha preso per il naso, mi voleva solo far scervellare…
Stamane o, piu esattamente, ieri mattina, era andato da lui un uomo dell’eta di circa quaranta~quarantacinque anni e si era presentato come Aleksandr Dymok, configuratore di automi per l’agricoltura. Altezza media, faccia molto pallida, lunghi capelli neri, lisci come quelli di un indiano. Si era lamentato perche gia da molti mesi cercava di chiarire, senza riuscirci, le circostanze in cui erano scomparsi i suoi genitori Aveva raccontato a Bromberg una storia molto misteriosa, e percio dannatamente interessante, che era riuscito a mettere insieme a poco a poco, senza tralasciare nemmeno le voci piu inverosimili. Bromberg si era scritto tutti i particolari, ma ora raccontarla tutta non aveva senso. In breve, la visita di Aleksandr Dymok aveva un unico scopo: per caso non poteva Bromberg, il piu importante conoscitore al mondo di segreti scientifici, gettare una luce sulla sua storia?
Il grande esperto Bromberg aveva controllato il suo archivio, ma non aveva trovato nulla sui coniugi Dymok. Il
