strumento di morte sicura, mi sentii gelare. Poteva significare solo una cosa: Sua Eccellenza era pronto ad uccidere Lev Abalkin. Proprio ad uccidere, perche Sua Eccellenza non si portava mai dietro armi solo per spaventare, minacciare o per fare impressione, ma solo per uccidere.
Ero rimasto cosi colpito che dimenticai ogni altra cosa. Ma, in quel momento, nello studio irruppe una grossa colonna di luce bianca, viva, e dopo aver urtato un’ultima volta contro la porta, comparve il falso Abalkin.
Nel complesso, assomigliava un po’ a Lev Abalkin: forte, robusto, non molto alto, con lunghi capelli neri che gli arrivavano alle spalle. Portava un ampio impermeabile bianco e teneva davanti a se una torcia elettrica da campeggio, e nell’altra mano qualcosa di mezzo fra una valigetta e una grossa cartella. Entrando si fermo, passo il raggio della torcia sugli scaffali e disse:
— Dunque, dovrebbe essere qui.
Aveva la voce gracchiante e un tono ostentatamente baldanzoso. E il tono con cui si parla quando si ha paura, o ci si sente a disagio, o si prova vergogna, in breve, quando ci si sente fuori posto. «Con un piede nella fossa», come dicono gli abitanti di Hontj.
Allora vidi che in realta si trattava di una persona anziana, forse addirittura piu anziana di Sua Eccellenza. Aveva un lungo naso affilato con la gobbetta, un lungo mento appuntito, guance cascanti e la fronte alta e molto bianca. Nel complesso, assomigliava non tanto a Lev Abalkin, quanto a Sherlock Holmes. Al momento potevo dire solo una cosa con assoluta precisione: non avevo mai visto prima quell’uomo.
Dandosi di sfuggita un’occhiata intorno, si avvicino al tavolo, mise sulla sciarpa colorata, proprio accanto alla nostra travicella, la sua valigetta, e comincio ad esaminare gli scaffali, facendosi luce con la torcia, senza fretta e con metodo, ripiano dopo ripiano, sezione dopo sezione. E borbottava continuamente qualcosa fra se e se, ma si riuscivano a capire solo parole isolate: «… Beh, questo lo sanno tutti… hmm-hmm-hmm… Un comunissimo ellisio… hmm-hmmhmm… Cianfrusaglie, ancora cianfrusaglie… Forse non e al suo posto… Chissa dove l’hanno cacciato, l’hanno nascosto… hmmhmm-hmm…
Sua Eccellenza seguiva tutte queste manovre con le braccia incrociate dietro la schiena, ed in viso un’espressione molto insolita per lui e che poco gli si addiceva, un’espressione di infinita stanchezza o, forse, di noia, proprio come se avesse davanti qualcosa che lo aveva fiaccato oltre misura; di cui aveva piene le tasche e che nello stesso tempo non lo lasciava in pace; qualcosa a cui si era rassegnato ormai da tempo, e di cui gia da tempo aveva rinunciato a liberarsi. Devo confessare che all’inizio ero un po’ meravigliato che rinunciasse a quella che era la sua naturale intenzione: prenderlo per il bavero e dargli una bella scrollata.
Tuttavia ora, guardandolo in faccia, capii: non avrebbe avuto senso. Scrollarlo o non scrollano non sarebbe cambiato nulla, tutto sarebbe andato secondo routine: si sarebbe umiliato, avrebbe borbottato qualche scusa, sarebbe stato a disagio, avrebbe fatto cadere tutti i reperti del museo, e avrebbe rovinato un’operazione pensata e preparata con cura…
Quando il vecchio arrivo alla sezione piu lontana, Sua Eccellenza sospiro profondamente, si avvicino ai tavolo, si sedette sul bordo accanto alla cartella e disse con disprezzo:
— Che cosa sta cercando, Bromberg? I detonatori?
Il vecchio Bromberg emise uno strillo sottile e scarto da una parte, facendo cadere una sedia.
— Chi e la? — urlo, agitando febbrilmente la torcia intorno a se. — Chi e la?
— Sono io! — grido in risposta Sua Eccellenza, in tono ancora piu sprezzante. — La smetta di tremare!
— Chi? Lei? Che diavolo! — Il raggio si fermo su Sua Eccellenza. — Ah! Sikorski! Dovevo immaginarlo!…
— Sposti la torcia, — ordino Sua Eccellenza, riparandosi il viso con il palmo della mano.
— Lo sapevo che era un suo scherzetto! — urlo il vecchio Bromberg. — L’avevo capito subito chi c’era dietro questa storia!
— Sposti la torcia, se no gliela rompo! — grido ancora piu forte Sua Eccellenza.
— La prego di non strillare con me! — urlo Bromberg, ma sposto il raggio di luce. — E non osi di avvicinarsi alla mia cartella!
Sua Eccellenza si alzo e gli si avvicino.
— Non si avvicini! — bercio Bromberg. — Non sono un ragazzo. Si vergogni! E anziano anche lei!
Sua Eccellenza gli si avvicino, gli levo di mano la torcia e la poggio sul tavolo piu vicino, con il riflettore rivolto verso l’alto.
— Si segga, Bromberg, — disse. — Dobbiamo parlare.
— Queste sue conversazioni… — bofonchio Bromberg, ma si sedette.
Stranamente, ora era assolutamente calmo. Un vecchietto arzillo e rispettabile. Secondo me, addirittura allegro.
4 giugno dell’anno 78. Isaak Bromberg. Lotta fra i due vecchi di ferro
— Proviamo a parlare con calma, — propose Sua Eccellenza.
— Proviamo, proviamo! — rispose vivacemente Bromberg. — Ma chi e quel giovanotto che puntella la parete accanto alla porta? Si e munito di guardia del corpo?
Sua Eccellenza non rispose subito. Forse, aveva intenzione di mandarmi via: «Maksim, sei libero» e, ovviamente, me ne sarei andato. Ma mi sarei offeso, e Sua Eccellenza questo lo capiva. Del resto, penso che facesse anche altre considerazioni. In ogni caso, mosse leggermente il braccio nella mia direzione e disse:
— E Maksim Kammerer, collaboratore del COMCON. Maksim, questo e il dottor Isaak Bromberg, storico della scienza.
Mi inchinai e Bromberg annuncio subito:
— Lo sapevo. Ovviamente, aveva paura di non farcela con me da solo, Sikorski… Si sieda, si sieda, giovanotto, si metta a suo agio. Per quanto conosco il suo capo, la nostra conversazione sara lunga…
— Siediti, Mak, — disse Sua Eccellenza.
Mi sedetti sulla ben nota poltrona per i visitatori.
— Allora, sto aspettando le sue spiegazioni, Sikorski. Che cosa significa quest’imboscata?
— Vedo che si e spaventato molto.
— Che assurdita! — si infiammo subito Bromberg. — Che sciocchezza! Grazie a Dio, non sono un pauroso! E se c’e chi mi puo far paura, Sikorski…
— Ma si e messo a strillare come un’aquila e ha fatto cadere talmente tanti mobili…
— Senta un po’, se di notte in un edificio assolutamente vuoto…
— Non c’e ragione di andare di notte in edifici assolutamente vuoti…
— In primo luogo, non e affar suo, Sikorski, dove vado e quando ci vado! In secondo luogo, quando ci potrei andare? Di giorno non mi fanno entrare. Di giorno qui fanno degli strani lavori, organizzano stupidi cambi degli oggetti esposti… Senta, Sikorski, lo ammetta: e opera sua, chiudere l’accesso al museo! Avevo assolutamente bisogno di rinfrescarmi la memoria su certi fatti. Vengo qui. Non mi fanno entrare. Non fanno entrare me! Un membro del comitato scientifico del museo! Telefono al direttore: di che si tratta? Il direttore, il carissimo Grant Chocikjan, e in un certo senso un mio allievo… Ma lui non puo farci nulla, l’ha promesso! Gliel’hanno chiesto persone stimabilissime, e lui ha promesso! Sarebbe troppo sapere chi e che gliel’ha chiesto? Forse, un certo Rudolf Sikorski? No! No! Nessuno ha mai nemmeno Sentito il nome di Rudolf Sikorski! No, a me non la si da a bere! Ho capito subito chi c’e dietro le quinte! Pero vorrei proprio sapere, Sikorski, perche ormai da un’ora buona se ne sta zitto e non risponde alle mie domande? Perche ha combinato tutto questo, le chiedo? La chiusura del museo! Un infame tentativo di sottrarre al museo pezzi che gli appartengono! Imboscate notturne! E chi e stato, se lo porti il diavolo, ad interrompere l’elettricita? Non so cosa avrei fatto, se non avessi avuto la torcia sul bioplano. Mi sono fatto un bernoccolo proprio qui, vi portasse il diavolo! E ho fatto anche cadere qualcosa! Spero di tutto cuore — voglio sperare! — che si tratti solo di un plastico… E preghi Iddio, Sikorski, che sia solo un plastico, perche se si trattasse di un originale, allora me lo dovra rimettere a posto lei! Fino all’ultimo pezzettino. E se man casse un pezzettino, allora dovrebbe andare a cercarlo fin su Tagora…
Gli manco la voce, e comincio a rantolare dolorosamente, battendosi il petto con i pugni.
