Comunque avevo sufficiente autocontrollo. Capii in tempo che, se quel cane sapiens veramente non avesse voluto avere a che fare con me, avrebbe semplicemente rifiutato di incontrarmi.
— So che Lev Abalkin e un tuo amico, — dissi. — Avete vissuto e lavorato insieme. Moltissimi terrestri vorrebbero sapere che cosa pensa di Abalkin il suo amico e collaboratore Testone.
— Perche?
— E un’esperienza.
— Un’esperienza inutile.
— Non esistono esperienze inutili.
Ora si dedico all’altra zampa e dopo qualche secondo bofonchio in modo poco chiaro:
— Fa’ delle domande concrete.
Ci pensai su.
— So che l’ultima volta hai lavorato con Abalkin quindici anni fa. Dopo di allora ti e capitato di lavorare con altri terrestri?
— Mi e capitato. Molte volte.
— Hai sentito una differenza?
Facendo questa domanda, non avevo in mente niente di particolare. Ma Scekn all’improvviso resto immobile, poi abbasso lentamente la zampa e sollevo la testa dall’ampia fronte. Per un attimo gli occhi si. illuminarono di una fosca luce rossa. Tuttavia, non era passato un secondo, che di nuovo si accingeva a rosicchiarsi le unghie.
— E difficile dirlo, — bofonchio. — I lavori erano diversi, le persone pure erano diverse. E difficile.
Era stato evasivo. Perche? La mia innocente domanda lo aveva costretto quasi a fare un passo falso. Si era smarrito per un secondo intero. Oppure era di nuovo un problema di linguistica? La linguistica in genere non e una cattiva cosa. All’attacco. Direttamente in fronte.
— Ti sei incontrato con lui, — annunciai. — Lui ti ha chiamato di nuovo a lavorare. Hai accettato?
Poteva significare: «Se ti fossi incontrato con lui, e lui ti avesse di nuovo invitato ad andare a lavorare con lui, tu avresti accettato?». Oppure: «Ti sei incontrato con lui, e lui (come mi e noto) ti ha invitato ad andare a lavorare con lui. Hai dato il tuo assenso?». Linguistica. Non discuto, era una manovra piuttosto misera, ma che cosa mi restava da fare?
E la linguistica mi diede una mano.
— Non mi ha invitato a lavorare con lui, — ribatte Scekn.
— Allora di che cosa avete parlato? — mi meravigliai, coltivando il mio successo.
— Del passato, — brontolo. — Non interessa a nessuno.
— Come ti e sembrato, — chiesi, asciugandomi mentalmente il sudore sulla fronte, — e cambiato molto in quindici anni?
— Anche questo non interessa nessuno.
— Ma no. E molto interessante. L’ho visto anch’io da poco e ho visto che e molto cambiato. Ma io sono un terrestre, vorrei conoscere il tuo parere.
— Il mio parere e: si.
— Ecco, vedi! — mi meravigliai con sincerita. — E con me ha parlato solo dei Testoni…
Gli occhi gli si illuminarono di nuovo di rosso. Capii che le mie parole di nuovo lo colpivano.
— Che cosa ti ha detto?
— Abbiamo discusso su chi fra i terrestri abbia fatto di piu per i contatti con il popolo dei Testoni.
— E poi?
— E poi basta. Solo di questo.
— Quando e stato?
— L’altro ieri. E tu perche hai deciso che non ha piu niente a che fare con il popolo dei Testoni?
Annuncio all’improvviso:
— Stiamo perdendo tempo. Non fare domande inutili. Fa’ le domande giuste.
— Va bene. Faccio una domanda giusta: dove si trova ora?
— Non lo so.
— Che cosa si proponeva di fare?
— Non so.
— Che cosa ti ha detto? Mi interessa ogni sua parola.
Ed a questo punto Scekn assunse una posizione strana, direi innaturale: si accoccolo sulle zampe in tensione, allungo il collo e mi fisso dal basso in alto. Poi, facendo lentamente oscillare la pesante testa a destra e a sinistra, disse, spiccicando chiaramente le parole:
— Ascolta con attenzione, cerca di capire bene, e non dimenticarlo. Il popolo della Terra non si immischia negli affari del popolo dei Testoni. Il popolo dei Testoni non si immischia negli affari del popolo della Terra. Cosi e sempre stato, cosi e e cosi sara. L’affare Lev Abalkin riguarda il popolo della Terra. E stato deciso. Percio: non cercare quello che non c’e. Il popolo dei Testoni non dara asilo a Lev Abalkin.
Ma guarda un po’! Mi sfuggi:
— Ha chiesto asilo? Da voi?
— Ho detto solo quello che ho detto: il popolo dei Testoni non dara mai asilo a Lev Abalkin. Niente altro. Hai capito?
— Ho capito. Ma non mi interessa. Ripeto la domanda: che cosa ti ha detto?
— Rispondero. Ma prima ripeti quello che ti ho detto.
— Va bene, ripeto. Il popolo dei Testoni non si immischia nell’affare Abalkin e rifiuta di concedergli asilo. Va bene?
— Va bene. Questa e la cosa principale.
— Ora rispondi alla mia domanda.
— Rispondo. Mi ha chiesto se c’e differenza fra lui e gli altri uomini con cui ho lavorato. Proprio la stessa domanda che mi hai fatto anche tu.
Appena finito di parlare, si giro e scivolo nella boscaglia. Non si senti frusciare nemmeno un ramo, nemmeno una foglia, e non c’era piu. Era sparito.
Che tipo questo Scekn! «…Gli ho insegnato la nostra lingua e ad utilizzare la linea di approvvigionamento. Non l’ho mai lasciato quando era ammalato di quelle sue strane malattie… Ho sopportato le sue cattive maniere, le sue espressioni brusche, gli ho perdonato cose che non ho mai perdonato a nessuno… Se occorresse, mi batterei per lui, come per un terrestre, come per me stesso. E lui? Non so…» Che tipo questo Scekn-Itrc!
3 giugno dell’anno 78. Sua Eccellenza e contento
— Molto interessante! — disse Sua Eccellenza, quando finii il mio rapporto. — Hai fatto bene, Mak, ad insistere ad andare in quel serraglio.
— Non capisco, — risposi, cercando di levarmi le lappe spinose dai pantaloni bagnati. — Lei ci vede un senso?
— Si.
Lo fissai.
— Lei pensa seriamente che Lev Abalkin abbia potuto chiedere asilo?
— No, non lo penso.
— Allora di che cosa si tratta? Oppure e di nuovo polvere negli occhi?
— Forse. Ma il punto non e questo. Non ha importanza cosa si proponesse Lev Abalkin. La reazione dei Testoni, ecco quello che e importante. Comunque, non starti a scervellare. Hai portato informazioni importanti. Grazie. Sono contento. Sii contento anche tu.
Ricominciai a levarmi le lappole. Che dire, indubbiamente era contento. Le pupille verdi brillavano tanto che si vedevano anche nella penombra dello studio. Allo stesso modo avevo guardato anche io, quando giovane, allegro,
