Anton trasse un sospiro di sollievo, si asciugo il sudore dalla fronte e usci dalla camera di azzeramento. Nella cabina di piotaggio tutto era in ordine. Passo davanti al quadro di comando, getto uno sguardo allo schermo visore e giro l’interruttore dell’autopiota subspaziale. Sul quadro di comando davanti allo schermo giaceva ancora il mazzetto di garofani. Anton si fermo. «Peccato», borbotto. Tocco i fiori con un dito e i petali si dissolsero in una polvere verdastra. «Poveracci, — penso Anton. — Non ce l’hanno fatta. Gia, e chi ce la fa?» Si ricordo dei suoi passeggeri e scese nel quadrato.

Li si aprivano le porte di tutte le otto cabine e il portello che dava nel piano inferiore, dove si trovavano le dispense, una cucinasintetizzatore, la doccia e tutto il resto. Anton getto un’occhiata al tavolo, alle poltrone, rimise a posto il coperchio del condotto per le immondizie e si diresse alla cabina di Vadim. Fece scattare la serratura della camera di azzeramento e Vadim casco fuori. Era bianco e bagnato come un topo.

— Ti senti male? — chiese Anton comprensivo.

Vadim intono con voce da basso:

Fischia il vento subspaziale Un sibilo risuona ribelle Perche e uscito tra le stelle Il linguista superstrutturale.

Poi, si slancio verso un divano e si sedette.

— Ecco perche non sono diventato astronauta, — disse con voce un po’ rauca e rovescio la testa all’indietro.

— Lo dici ogni volta, — disse Anton. Vadim tacque. — Vado a liberare Saul, — aggiunse Anton.

— Hai sentito la nostra conversazione? — chiese Vadim, senza aprire gli occhi.

— Si.

— Persona interessante, no?

— Non so, — disse Anton. — Secondo me e una persona nei guai.

— Certo! Se no, non l’avresti preso sulla navicella. Appena ci prepariamo per un viaggio noi due, tu subito ti metti a fare l’altruista. Aspetta, non te ne andare…

Anton si fermo sulla porta.

— Dici delle stupidaggini ed intanto Saul la, probabilmente, si sta sentendo male. Penso che lui sia un trasvolatore interpianetario ancora peggiore di te.

Vadim emise inaspettatamente un tragico sussurro:

— Cieco! Oh, cieco!… No, non te ne andare, anche io mi sento male… Davvero non hai ancora capito che tipo e?

— Che cosa intendi dire?

Vadim finalmente si mise seduto.

— Non capisce niente di linguistica, — disse. — Non te ne sei accorto?

— E tu di storia cosa ne capisci?

— E dice pure di essere un topo di biblioteca. Lo conosciamo tutti un topo di questo tipo. Si chiama Benny Durov. Parla un po’ di lui con i Tagoriani.

Anton sorrise involontariamente.

— Va bene, — disse. — Solo, tu cerca un po’ di controllarti. Io ti sopporto anche a grandi dosi, ma sugli estranei fai, a volte, un’impressione pessima. Un po’ meno ottimismo da puledro e un po’ piu di tatto.

— Agli ordini, capitano, — disse serio Vadim. — Sara fatto, capitano.

Anton usci. Mentre girava intorno al tavolo, sorrise di nuovo; con Vadim non ti annoi mai. Nella cabina numero tre preparo prima di tutto il divano e solo dopo fece scattare la serratura, pronto ad afferrare il corpo che cadeva. Invece, dalla camera di azzeramento usci del fumo azzurro. Anton indietreggio.

— Che c’e, e gia ora? — risuono la voce di Saul da dietro le volute di fumo.

Anton aguzzo lo sguardo. Saul sedeva sulla sua cartella, messa verticalmente, e fumava una lunga pipa nera. Aveva un’aria distratta e bonaria.

— Non si sente male? — chiese Anton, indietreggio e sedette sul divano.

— Niente affatto. Allora, si puo uscire?

— Prego, — disse Anton.

Saul si alzo, prese la cartella e, chinandosi, usci dalla camera.

— Siamo quasi in zona, — disse Anton. — Rimane solo da scegliere il pianeta e decidere dove sbarcare.

Saul sedette accanto a lui.

— Siamo lontani dalla Terra? — chiese.

— Centocinquanta parsec. Quasi al limite, per la nostra navicella.

Vadim bercio dalla sua cabina.

— Saul! Esiga un pianeta simile alla Terra! Non le piacerebbe mettersi lo scafandro e la maschera ad ossigeno. Potrebbe andare…

Anton si alzo e chiuse bene la porta.

— Per me va bene qualsiasi pianeta, — disse piano Saul. — Ma, naturalmente, sarebbe meglio uno dove si possa respirare. — Anton lo guardo attentamente. — Ma la cosa piu importante e che non ci sia nessuno…

— Facciamo cosi, Saul, — disse Anton. — Le troveremo un pianeta. E facilissimo. Abbiamo a bordo una cupola abitabile per sei persone, abbiamo un bioplano, riserve di cibo per iniziare un ciclo e una buona ricetrasmittente. La aiuteremo a sistemarsi e ce ne andremo. Va bene?

Saul sedeva a capo chino.

— Si, — disse rauco. — Cosi andra bene. Sicuro.

— Bene, allora, — Anton spinse la porta, — vado nella cabina di pilotaggio, e lei… se ne ha voglia, venga anche lei.

Nella cabina di pilotaggio, Anton accese il catalogo di bordo e scorse le informazioni relative al sistema EN 7031. Le informazioni erano poco interessanti. Intorno alla nana gialla ruotavano quattro pianeti e due fasce di asteroidi. Quello piu adatto a loro era il secondo pianeta: era simile alla Terra e si trovava alla distanza di un’unita astronomica e mezza dal suo sole. Anton diede l’effemeride al pilota cibernetico.

Dal quadrato giunsero delle voci.

— Come ha sopportato il passaggio, Saul?

— Quale passaggio? Non ho notato nessun passaggio.

— Proprio come pensavo.

— Come?

— Che non se ne sarebbe accorto. Vuole fare una doccia?

— No. C’e ancora molto?

— Probabilmente no. Sente? La navicella oscilla e il pavimento ondeggia sotto i piedi. Si sta mettendo in orbita. Andiamo nella cabina di pilotaggio?

— Ma non daremo fastidio?

— Certo che no. Siamo turisti. Su un’astronave da sbarco o di linea non ci farebbero entrare… Perche porta con se la cartella?

— Mi e cara…

— Allora non la metta sul coperchio del condotto per l’immondizia.

Anton osservava attentamente l’immagine del pianeta sullo schermo di osservazione. Il pianeta era azzurro, come la Terra, coperto da una bianca coltre di nuvole, ma i contorni dei continenti erano diversi. Uno, il piu grande, si stendeva lungo l’equatore; l’altro, un po’ piu piccolo, arrivava fino al polo.

— Ecco il suo pianeta, Saul, — disse Anton e prese il foglio appena uscito dal terminale dell’analizzatore. — Un ottimo pianeta. Non c’e compressione. Le giornate sono di ventotto ore, la massa e pari al 110 % di quella terrestre. Non ci sono gas venefici. Molto ossigeno. Poca anidride carbonica, ma non si deve preoccupare.

Вы читаете Lo scarabeo nel formicaio
Добавить отзыв
ВСЕ ОТЗЫВЫ О КНИГЕ В ИЗБРАННОЕ

0

Вы можете отметить интересные вам фрагменты текста, которые будут доступны по уникальной ссылке в адресной строке браузера.

Отметить Добавить цитату