graduale evaporare del suo se nell’orribile mondo.
Rabbrividi. Fu sopraffatto dal desiderio di uscire nella notte e di andarsene. Sui monti innevati voleva andare, senza fermarsi, a cento miglia di distanza, nell’Auvergne, e la strisciare nella sua vecchia caverna e dormire fino alla morte. Ma non lo fece. Rimase dov’era e non cedette al desiderio, sebbene fosse forte. Non gli cedette perche era un suo vecchio desiderio andarsene e rinchiudersi in una caverna. Lo conosceva gia. Quello che non conosceva era il possesso di un profumo umano, un profumo stupendo come quello della fanciulla dietro il muro. E anche se sapeva che avrebbe dovuto pagare un prezzo terribilmente alto per il possesso di questo profumo e la sua perdita, tuttavia il possesso
A poco a poco i dubbi svanirono e con essi anche i brividi di freddo. Senti che il sangue caldo lo rianimava, e la volonta di fare cio che si era proposto riprendeva possesso di lui. Ed era una volonta ancora piu forte di prima, poiche adesso non derivava piu da un puro desiderio, bensi anche da una decisione ponderata. La zecca Grenouille, messa di fronte alla scelta se disseccarsi o lasciarsi cadere, si decise per la seconda ipotesi, ben sapendo che questa caduta sarebbe stata l’ultima. Si stese di nuovo sul giaciglio, piacevolmente nella paglia, piacevolmente sotto la coperta, e si senti molto eroico.
Ma Grenouille non sarebbe stato Grenouille se si fosse accontentato a lungo di un sentimento di eroico fatalismo. Era dotato di una volonta d’autoaffermazione troppo tenace, di una natura troppo scaltra e di uno spirito troppo raffinato per farlo. Bene: aveva deciso di possedere quel profumo della fanciulla dietro il muro. E se l’avesse perso dopo qualche settimana e fosse morto per la perdita, bene anche cosi. Ma sarebbe stato meglio non morire e tuttavia possedere il profumo, o comunque differire la sua perdita per quanto possibile. Bisognava conservarlo. Bisognava eliminare la sua fugacita senza privarlo del suo carattere: un problema da profumiere.
Esistono profumi che durano decenni. Un armadio strofinato con muschio, un pezzo di cuoio imbevuto d’olio di cannella, uno gnocco d’ambra, una cassettina di legno di cedro mantengono l’odore quasi in eterno. Altri invece — olio di limoncello, bergamotto, estratti di narciso e di tuberosa — si dileguano gia dopo qualche ora, se sono esposti all’aria puri e liberi. Il profumiere affronta questa fatale circostanza quando vincola i profumi troppo volatili con quelli duraturi, cioe impone a essi per cosi dire delle catene che ne regolino l’impulso di liberta, e in tal caso l’arte consiste nell’allentare le catene quel tanto che basta perche il profumo vincolato mantenga in apparenza la sua liberta, e nello stringerle quel tanto che basta perche il profumo non possa svanire. Una volta Grenouille era riuscito a eseguire alla perfezione questo pezzo di bravura con l’olio di tuberosa, incatenando il suo profumo effimero con l’aggiunta di piccole quantita di zibetto, di vaniglia, di laudano e di cipresso, e solo in tal modo era riuscito a renderlo veramente efficace. Perche non doveva essere possibile qualcosa di simile anche con il profumo della fanciulla? Perche avrebbe dovuto usare e sprecare questo profumo, il piu prezioso e delicato di tutti, allo stato puro? Che sistema grossolano! Straordinariamente rozzo! I diamanti si lasciavano forse grezzi? L’oro si portava forse a pezzi attorno al collo? E lui, Grenouille, era forse un primitivo rapinatore di sostanze aromatiche come Druot e come gli altri maceratori, distillatori e torchiatori di fiori? O non era invece il piu grande profumiere del mondo?
Si batte in testa inorridito per non esserci arrivato prima: naturalmente questo profumo unico non si doveva usare allo stato grezzo. L’avrebbe incastonato, come la piu preziosa delle gemme. Avrebbe forgiato un diadema profumato, in cui il
Naturalmente come coadiuvanti, come nota di base, di centro e di testa, come aroma di punta e come fissatore non erano adatti ne il muschio ne lo zibetto, ne l’olio di rose ne quello di neroli. Per un profumo simile, per un profumo umano, gli occorrevano altri ingredienti.
40
Nel maggio dello stesso anno, in un roseto a mezza strada tra Grasse e il borgo di Opio a est, fu rinvenuto il cadavere nudo di una fanciulla quindicenne. Era stata uccisa con una randellata alla nuca. Il contadino che l’aveva trovata era cosi turbato dall’atroce scoperta da rendersi quasi sospetto, mentre riferiva con voce tremante al tenente di polizia che non aveva mai visto una simile bellezza… quando in realta avrebbe voluto dire che non aveva mai visto un simile orrore.
In effetti la fanciulla era di una bellezza squisita. Apparteneva a quel tipo di donne malinconiche che sembrano fatte di miele scuro, liscio e dolce e incredibilmente appiccicoso, che con un gesto vischioso, una scossa di capelli, una sola lenta sferzata del loro sguardo dominano l’ambiente, e tuttavia restano imperturbabili come al centro di un uragano, apparentemente inconsapevoli della propria forza gravitazionale, con cui attraggono irresistibilmente a se i desideri e l’anima sia degli uomini sia delle donne. Ed era giovane, giovanissima, il fascino tipico della sua specie non era ancora trascorso in mollezza. Le sue membra robuste erano ancora compatte e sode, i suoi seni simili a uova sode appena sbucciate, e il suo volto liscio, incorniciato da capelli neri e forti, aveva ancora contorni estremamente delicati e zone di mistero. Ma i capelli non c’erano piu. L’assassino li aveva tagliati e portati via, come aveva portato via i vestiti.
I sospetti caddero sugli zingari. Gli zingari erano capaci di tutto. Era noto che gli zingari tessevano tappeti con abiti vecchi e imbottivano i loro cuscini di capelli umani e fabbricavano piccole bambole con la pelle e con i denti degli impiccati. Un delitto cosi perverso poteva solo essere opera degli zingari. Tuttavia in quel periodo non c’erano zingari, da nessuna parte, gli zingari erano passati di li per l’ultima volta in dicembre.
In mancanza di zingari passarono a sospettare i lavoratori stagionali italiani. Ma non c’erano neppure italiani, per loro era troppo presto, sarebbero arrivati in paese soltanto a giugno, per la raccolta dei gelsomini, dunque non potevano essere stati loro. Infine furono sospettati i fabbricanti di parrucche, presso i quali cercarono i capelli della fanciulla assassinata. Inutilmente. Allora si penso che fossero stati gli ebrei, poi i monaci, presunti lussuriosi, del convento dei benedettini — che naturalmente erano tutti gia oltre i sessanta — poi i cistercensi, poi i massoni, poi i malati di mente della Charite, poi i carbonai, poi i mendicanti, e buon’ultima la nobilta dissoluta, in particolare il marchese di Cabris: infatti, si era sposato gia per la terza volta, allestiva, dicevano, messe orgiastiche nelle sue cantine e in tali occasioni beveva sangue di vergine per aumentare la propria potenza sessuale. Ovviamente non si riusci a provare nulla in concreto. Nessuno aveva assistito al delitto, abiti e capelli della morta non furono trovati. Dopo qualche settimana il tenente di polizia sospese le indagini.
A meta giugno arrivarono gli italiani, molti con le loro famiglie, per andare a servizio come raccoglitori. I contadini li assunsero, ma, memori del delitto, proibirono alle mogli e alle figlie di frequentarli. La prudenza non era mai troppa. Infatti, sebbene in realta i lavoratori stagionali non fossero responsabili del delitto accaduto, in linea di principio avrebbero ben potuto esserlo, e quindi era meglio guardarsi da loro.
Poco dopo l’inizio della raccolta dei gelsomini ci furono altri due delitti. Di nuovo le vittime erano fanciulle bellissime, di nuovo appartenevano a quel tipo malinconico dai capelli neri, di nuovo furono trovate in campi di fiori nude e coi capelli tagliati, con una ferita da botta alla nuca. Di nuovo non c’era traccia del colpevole. La notizia si diffuse con la rapidita di un incendio, e quando si seppe che entrambe le vittime erano italiane, figlie di un bracciante genovese, ci fu il rischio che scoppiassero ostilita contro gli immigrati.
Ora la paura gravava sul paese. La gente non sapeva piu su chi dirigere la sua rabbia impotente. C’era si ancora qualcuno che sospettava i pazzi o l’ambiguo marchese, ma nessuno ci credeva fino in fondo, perche i pazzi erano sorvegliati giorno e notte, e il marchese era partito da tempo per Parigi. Quindi gli uomini si appressarono l’uno all’altro. I contadini aprirono i loro granai agli immigrati, che fino allora si erano accampati all’aperto. I cittadini allestirono in ogni quartiere un servizio di pattuglie notturne. Il tenente di polizia rafforzo le guardie alle porte della citta. Ma tutti i provvedimenti non servirono a nulla. Pochi giorni dopo il duplice omicidio, si trovo ancora il cadavere di una fanciulla, conciato come i precedenti. Questa volta si trattava di una lavandaia sarda del palazzo vescovile, che era stata uccisa vicino al grande bacino d’acqua alla Fontaine de la Foux, dunque proprio davanti alle porte della citta. E sebbene le autorita, spinte dalla cittadinanza eccitata, avessero intrapreso nuove misure — controlli piu rigidi alle porte della citta, rinforzo della guardia notturna, divieto di uscire per tutte le persone di sesso femminile dopo il calar delle tenebre — quell’estate non passo piu settimana senza che si
