La polizia sta cercando Howie. In ogni caso, quando e successo, tu dormivi, ma e possibile che vogliano parlarti comunque, quindi…»

«Cristo! Io…» Non finisco la frase. Squilla il telefono. Lo afferro e urlo: «Cosa c’e?»

«Cameron, sono Frank.»

«Oh, ciao! Hai trovato qualcosa?»

«Credo di si. Potrebbe trattarsi di un certo Jemayl Azul», dice, e sillaba il nome. Intanto io penso Jemayl… Jemmel… hmm… «Cittadino inglese», prosegue Frank. «Madre inglese, padre turco. Nato il 17.3.1949, ha studiato a Harrow, Oxford e Yale.»

«Ma lavora nella difesa o…?»

«Ha una societa che si occupa di armi. Legami con i sauditi, si, pero ha venduto armi praticamente a tutti, compresi Libia, Iran e Iraq. In passato ha acquistato un sacco di piccole aziende inglesi, il piu delle volte per chiuderle. La cosa e stata oggetto di una interrogazione alla Camera. Gli israeliani lo hanno accusato di aver venduto informazioni di carattere nucleare all’Iraq nel 1985. Avevi ragione sul fatto che il suo nome era comparso sul Private Eye. E non solo una volta. Ho qui i ritagli…» Si sente un altro fruscio di fogli. «Secondo il rapporto, qui, Jemmel era uno dei nomi di copertura che lui ha usato per la scalata a quelle aziende, e anche sui conti bancari. Che te ne pare?» Frank mi sembra compiaciuto.

«Brillante, Frank. Assolutamente brillante», esclamo. «Dove si trova?»

«Mi risultano indirizzi a Londra e Ginevra, e un ufficio a New York… Ma la sua base e a Jersey, nelle Channel Islands.»

«Numero di telefono?»

«Ho gia controllato: non appare sull’elenco. Al recapito della societa risponde una segreteria telefonica. Ma ho chiamato un mio amico a St-Helier che lavora al giornale locale e lui pensa che il tuo uomo sia a casa.»

«Bene. Bene…», dico, riflettendo. «E l’indirizzo?»

«Aspen, Hill Street, Gorey, Jersey.»

«Bene, bene…» Sto ancora riflettendo. «Frank, sei stato brillante, mi hai dato un aiuto incredibile. Potresti passarmi Eddie?»

«Cosa?» sbotta Eddie, quando ho finito.

«Da Inverness a Jersey. Su, Eddie. Ho qualcosa di grosso per le mani. Me lo pagherei io, ma la mia carta di credito e al limite.»

«Sara meglio che sia qualcosa di buono, Cameron.»

«Eddie, potrebbe trattarsi di una cosa veramente grossa, non sto scherzando.»

«Be’, se lo dici tu, Cameron. Ma le tue spedizioni all’estero non sono mai state terribilmente fruttuose…»

«Su, Eddie, costa poco. E, in ogni caso, Jersey non e ‘all’estero’, e io sto rinunciando a un giorno di ferie.»

«E va bene. Ma in classe turistica.»

«Che vita!» borbotta Andy, caricando il mio borsone nel bagagliaio della 205.

«Gia», dico, salendo in macchina. Sento che il mal di testa mi sta ritornando alla grande. «E il bello e che, agli inizi, sembra pure una cosa esotica. Poi non ci si fa piu caso.»

Chiudo la portiera e tiro giu il finestrino. Non sono del tutto certo di essere in grado di guidare, ma devo farlo, se voglio arrivare a Inverness in tempo per il volo.

«Sei sicuro di sapere quello che stai facendo?» mormora Andy con un’espressione dubbiosa.

«Sempre in caccia di notizie», gli spiego, con un gran sorriso. «Ci vediamo presto.»

Arrivo all’aeroporto di Inverness in novanta minuti, sotto scrosci improvvisi di grandine portati da nuvole alte e grigie. Colonna sonora di Count Basie e risposta islamica a Pavarotti fornita dalla mole ancor piu colossale di Nusrat Fateh Ali Khan, la voce di un angelo, drogato perso, udita in sogno; anche se non ho la minima idea di quello che sta cantando, spesso ho il terribile sospetto che dica qualcosa del tipo: «Ehi, facciamo la festa a Salman Rushdie, yeah, yeah, yeah».

Il biglietto e pronto al bancone. Ufficialmente sono ancora in ferie; quindi mi faccio forza e non leggo i giornali. Mi viene in mente di comprare delle sigarette, ma il mal di testa e ancora li, in agguato dietro gli occhi, e ho paura che fumare una sigaretta mi faccia venire da vomitare. Cio di cui ho realmente bisogno e qualcosa di origine chimica, bianco e cristallino, pero non ne ho e non saprei proprio dove andare a cercarlo, qui a Inverness. Sento il bisogno di fare qualcosa, e cosi acquisto uno stupido videogioco tascabile da bambini e mi siedo a giocare, mentre aspetto. Il volo e in ritardo, ma di poco. Cambio a Gatwick sotto un cielo sereno e un venticello fresco; il 146 atterra a Jersey in condizioni climatiche relativamente miti. Riesco persino ad affittare una macchina con la carta di credito, il che sembra gia un miracolo di per se.

La Nova e completa di cartina della zona; guido per stradine tortuose e ordinate e, anche in quelle poche miglia, ho la sensazione che l’isola, in confronto alla Highlands occidentali, sia dannatamente pulita, meglio curata e di certo piu affollata. Gorey e facile da trovare: e situata sulla costa orientale, direttamente sulla spiaggia; la cittadina e cresciuta intorno al promontorio su cui si trova quel castello che ho sempre creduto si trovasse a St- Helier. Per rintracciare Hill Street ci vuole un po’ di piu, ma Aspen non puo passare inosservata: una villa lunga e bianca, subito sotto la cresta di una collina bassa e coperta di alberi, circondata da muri bianchi e da ringhiere ornamentali nere, con piccoli arbusti sistemati in grossi contenitori di legno. Tetto di tegole. Notevole. Anche il suo prezzo deve essere notevole.

Ci sono alti cancelli di ferro brunito, ma sono aperti e cosi entro nel vialetto di mattoni rosati che porta fin davanti alla casa.

Scendo dalla macchina, suono il campanello e aspetto. Nel vialetto non ci sono altre macchine, pero, attaccato alla casa, c’e un garage a due porte. Il sole si sta tuffando dietro gli alberi e si e alzata una lieve brezza che fa frusciare le foglie degli arbusti e mi spedisce un po’ di polvere nell’occhio sinistro, il quale comincia di nuovo a lacrimare. Suono ancora una volta. Guardo attraverso la buca delle lettere, ma non riesco a vedere nulla. Infilo una mano e, dall’altra parte del massiccio portone, palpo una scatola.

Dopo qualche minuto di attesa, faccio un giro intorno alla casa, sotto archi moreschi e muri bassi e bianchi, passo davanti a un campo da tennis in astroturf e a una piscina grande quasi quanto il campo da tennis, scoperta e immobile. M’inginocchio per sentire l’acqua. Tiepida.

Cerco di esaminare l’interno della casa attraverso le finestre, ma sono coperte con quelle tapparelle esterne di plastica che usano in Francia oppure schermate dall’interno con veneziane.

Torno alla macchina, pensando che forse il signor Azul e uscito un attimo e ritornera. Naturalmente e anche possibile che lo abbia mancato del tutto e che sia gia partito per il suo viaggio. Gli daro tempo mezz’ora, magari un’ora, poi chiamero il giornale locale e chiedero di parlare con il contatto di Frank. Prendo in considerazione l’idea d’ingannare l’attesa con il giochino che ho comprato a Inverness, ma i casi sono due: o non mi ha ancora preso a sufficienza, oppure il mio palato sofisticato me lo ha gia fatto venire a noia.

Mi viene il dubbio che ci sia qualcosa che non va nel mio piano d’attesa, e chiudo gli occhi per farli riposare un poco, ma, mentre sbadiglio e m’infilo le mani sotto le ascelle, penso che un riposino non e poi una brutta idea, purche non mi addormenti.

Andy corre sul ghiaccio. Io ho cinque anni; lui, sette. Strathspeld e tutta coperta di neve, il cielo e immobile e splendente, il sole e nascosto da una foschia abbagliante, radiosa, e la luce pare trattenuta dagli strati di nuvole alte che dominano la gelida distesa bianca. Le cime delle montagne sembrano arrotondate, gli spuntoni di roccia paiono sfregi violenti tracciati contro il bianco. Anche le colline e i boschi sono imbiancati, gli alberi sono coperti di ghiaccio, e il lago e duro e soffice al contempo: infatti e completamente ghiacciato, ma sotto uno strato di neve fresca. Qui, oltre il giardino della grande casa, il bosco e i laghetti ornamentali, il lago si restringe e diventa nuovamente un fiume, s’incanala serpeggiante e tumultuoso verso le rocce e le cascate, oltre la gola poco profonda piu a valle. Da qui, di solito, si sente in lontananza il fragore delle cascate, ma oggi c’e solo silenzio.

Osservo Andy che corre. Gli grido qualcosa, pero non lo seguo. Su questo lato l’argine e basso, solo mezzo metro al di sopra della bianca distesa del fiume coperto di neve. L’erba e le canne intorno a me sono schiacciate dall’inattesa nevicata notturna. Sull’altro lato, nel punto verso cui Andy si sta dirigendo, l’argine e alto e ripido;

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