colpisci con un altro calcio.
Questa volta s’immobilizza di colpo. Non credi di averlo ucciso, ne di avergli spezzato la colonna vertebrale, ma, se anche fosse successo, non puoi farci niente. Ti assicuri che non possa essere visto dalla fessura della cassetta delle lettere, coperta da una scatola sigillata, quindi ispezioni l’ingresso con lo sguardo. Un ombrello da golf. Lo prendi. Non arriva nessuno. Prosegui a passi veloci, vedi la cucina ed entri, poi tiri giu le veneziane. Trovi un coltello da pane, ma tieni anche l’ombrello. In un cassetto della cucina trovi del nastro adesivo e torni nell’ingresso. Sposti l’uomo: adesso ti trovi fra lui e la porta. Gli leghi insieme mani e polsi. Indossa un paio di calzoni sportivi dall’aria molto costosa e una camicia di seta. Mocassini morbidi di coccodrillo e calze con il monogramma. Manicure fresco. Un profumo che non riconosci. I capelli sono leggermente umidi.
Gli togli le scarpe e gli infili entrambi i calzini in bocca; anche questi sono di seta, quindi riesci a farne una palla molto piccola. Gli chiudi la bocca con il nastro adesivo, metti il rotolo di nastro in tasca e lasci li l’uomo per andare a controllare il resto della casa; in ogni stanza in cui entri, tiri giu le veneziane. Una volta tornato in cucina, individui la porta della cantina. Al primo piano senti della musica e un rumore di acqua che corre.
Ti avvicini piano a una porta aperta. E una camera da letto, probabilmente quella padronale. Letto di ottone, enorme, forse persino placcato d’oro. Le coltri sono un po’ in disordine; oltre le finestre, schermate da tende color pastello, si vede un terrazzo, illuminato in pieno dal sole. I rumori provengono dal bagno privato della camera. Entri nella stanza, controllando la posizione degli specchi; da come sono messi, non dovrebbero rivelare la tua presenza alla persona che sta in bagno. Ti avvicini alla porta. La musica e forte. E una canzone degli Eurythmics,
La voce canta insieme alla canzone, poi diventa un borbottio. Ti senti mancare il cuore. Speravi che fosse solo in casa. Sbirci dalla fessura tra la porta e lo stipite. La stanza da bagno e molto grande. In un angolo c’e una Jacuzzi incassata nel pavimento, e dentro vedi una persona giovane, che si muove sinuosa nell’acqua spumeggiante. Di razza bianca, con i capelli corti, neri. Non sapresti dire se e maschio o femmina. Le indagini che hai fatto sul signor Azul non riguardavano la sua vita sessuale.
La grossa radio portatile si trova a meno di un metro dal bordo della Jacuzzi. E ci sono almeno due metri di cavo sul pavimento.
Il giovane, o la giovane, riprende a cantare, seguendo la canzone e gettando la testa all’indietro. Probabilmente e femmina: il collo e molto liscio, senza pomo d’Adamo.
I tuoi occhi si posano di nuovo sul cavo.
Ti si secca la bocca. Che fare? Sarebbe cosi veloce, cosi facile, e semplificherebbe di molto le cose. E quasi come se il fato dicesse: «Guarda, ti sto rendendo le cose piu facili. Falla finita, subito!» Chiunque sia, la persona nella vasca frequenta quest’uomo e se non sa chi e, be’, colpa sua.
Ma non sei convinto. Questo viola il tuo codice, va contro le linee di condotta che ti sei imposto fin dall’inizio. Ci devono essere regole, leggi, per ogni cosa. In fondo, persino in guerra ci sono regole. Magari il fato ti sta proponendo una sfida, ti sta sottoponendo alla prova del fuoco, ti sta offrendo una soluzione apparentemente semplice per risolvere un problema, una soluzione che, pero, decretera la tua fine. Se scegli la via piu comoda, fallirai, e allora niente potra piu salvarti, ne l’abilita ne la determinazione ne la rettitudine che possiedi, e ancora meno la fortuna, perche proprio quella ti si rivoltera contro.
La persona nella vasca sembra abbastanza rilassata. Ti avvicini al letto, posi l’ombrello e cominci a frugare nei cassetti e negli armadi a muro ai lati della testiera. Continui a lanciare occhiate in direzione della porta del bagno. I cassetti si aprono e si richiudono senza far rumore: uno dei vantaggi dell’aver scelto come vittima un ricco anziche un poveraccio.
Trovi una pistola. Una Smith Wesson calibro 38. Carica. E una scatola con cinquanta colpi. Ti concedi un sospiro quasi impercettibile e sorridi.
Appoggi il coltello vicino all’ombrello, soppesi la pistola e la infili sotto il piumino per togliere la sicura senza far rumore. Guardi di nuovo nel cassetto. Niente silenziatore. Sarebbe stato chiedere troppo.
Pero, in un altro cassetto, trovi qualcosa di ancora piu utile. Resti a fissare l’armamentario che hai davanti, e un senso di euforia ti cresce dentro. Hai fatto la scelta giusta e sei stato premiato. Lanci un’occhiata in direzione dei massicci elementi tubolari che compongono la testiera dell’enorme letto e sorridi.
Prendi il cappuccio
Provi il cappuccio, lo togli di nuovo, e allarghi i buchi appena fatti. Lo rimetti, tiri su la cerniera fino a meta. Odora di sudore e di quel profumo che piace al signor Azul. Afferri un paio di manette dal cassetto e vai in bagno, puntando la pistola contro la persona immersa nella vasca.
«Jem», chiama lei, «cosa stai…?»
Decidi di usare la voce alla Michael Caine. Non sembra proprio quella di Michael Caine, ma neanche la tua, ed e questo che conta.
«Non sono il tuo bello, tesoro, e ora esci da quella vasca del cazzo, fa’ come ti dico e non ti faro del male.» Soddisfacente, e poi anche la maschera contribuisce ad alterare la voce.
Lei ti fissa a bocca aperta. Non e proprio il momento adatto perche il campanello si metta a suonare, pero e quello che succede. Lei guarda oltre le tue spalle.
«Fai solo un rumore, tesoro», le mormori, «e sei storia passata. Capito?»
Il campanello d’ingresso squilla di nuovo. La canzone degli Eurythmics finisce. Metti un piede sul cavo della radio e lo trascini abilmente sulle piastrelle del bagno, staccandolo dal retro dell’apparecchio. Quasi quasi ti aspetti che la canzone seguente parta comunque, grazie alle batterie; invece la radio resta silenziosa.
La ragazza ti fissa.
La osservi. Pare tutto stranamente astratto, come se non t’interessasse davvero quello che avverra dopo. Anche se la ragazza fara rumore, probabilmente non le sparerai, e comunque e improbabile che possa fare un rumore tale da essere udita dall’esterno; la casa e grande e, sebbene ci siano molte superfici dure e lucide sulle quali il suono potrebbe riverberare, non sei convinto che un urlo sarebbe in grado di raggiungere qualcuno che si trovasse al portone, e forse neppure in fondo alle scale o fuori delle finestre a doppi vetri che danno sul terrazzo. Senza contare, ovviamente, che potresti anche avere il tempo di colpirla, stordendola, prima che lei riesca a prendere fiato. Ma e pericoloso, potrebbe anche non funzionare, e preferiresti non dover pensare anche a questa eventualita.
Il campanello non suona una terza volta.
Prendi un accappatoio di spugna appeso dietro la porta e glielo getti. Finisce sul bordo della Jacuzzi; lei lo afferra. «Bene. Ora infilati questo.»
Ti aspetti che la ragazza si rannicchi e cerchi d’infilarsi l’accappatoio prima di uscire completamente dall’acqua, oppure che ti volti la schiena; invece lei si alza in piedi di fronte a te e indossa l’accappatoio con gesti lenti, fissandoti con un’espressione quasi provocante. Ha un bel corpo, e il tipico ciuffetto verticale di peli pubici che hanno le modelle o le ragazze che portano costumi da bagno molto sgambati.
Quando le punti la pistola alla testa, lei la piega all’indietro con un sospiro rassegnato e un po’ nervoso, ma non tenta di reagire, neppure quando la ammanetti dietro la schiena. Le metti una striscia di nastro adesivo sulla bocca, la conduci in cucina e, da li, in cantina. Quando attraversi l’ingresso, vedi che il signor Azul si trova esattamente dove l’hai lasciato.
In cantina trovi molta corda. Le giri un pezzo di nastro intorno alle dita, bloccandogliele; poi fai sedere la ragazza sul pavimento e la leghi a un banco da lavoro di legno massiccio. Togli gli oggetti appuntiti o taglienti che si trovano sul banco, e controlli che non ci sia nulla a portata delle gambe della ragazza. Quindi te ne vai, portandoti appresso un bel po’ di corda.
Torni dal signor Azul, e lui non c’e piu.
Per un istante ti senti invadere dallo sconcerto, mentre la tua fortuna vacilla e minaccia di abbandonarti; rimani li a fissare il punto in cui lui giaceva, legato e in posizione fetale, davanti alla porta, osservi ammutolito la distesa di moquette vuota, come se fissarla servisse a qualcosa.
Poi ti volti e corri nel salone.
E infatti eccolo, sempre rannicchiato e con le mani bloccate dal nastro adesivo: ha arrancato fin li mentre tu eri giu in cantina. Ha rovesciato un tavolino su cui era posato il telefono e, nel momento in cui entri e lo vedi, sta cercando di raddrizzare l’apparecchio.
