l’acqua ha eroso la collinetta, ha trascinato via sabbia, ghiaia e pietre, lasciando una sorta di sporgenza di terreno con le radici degli alberi che spuntano libere, messe a nudo; la chiazza di ghiaia scura sotto la sporgenza irregolare e l’unico punto visibile che non sia coperto dalla neve.

Andy corre e urla; le falde del cappotto svolazzano, le mani sono coperte dai guanti, le braccia sono spalancate, la testa e piegata all’indietro, le orecchie del berretto sbattono come ali. E quasi a meta strada e, all’improvviso, la paura e il dispetto che ho avvertito in precedenza si tramutano in gioia, esaltazione, ebbrezza. Ci avevano detto di non venire in questo posto; potevamo giocare con la slitta, tirarci palle di neve e fare pupazzi di neve fin che volevamo, ma non dovevamo assolutamente avvicinarci al lago e al fiume, perche c’era pericolo che vi cadessimo dentro. Eppure, dopo aver giocato per un po’ con la slitta sul pendio vicino alla fattoria, Andy ha voluto venirci comunque; nonostante le mie proteste, abbiamo attraversato il bosco e siamo arrivati fin qui; allora ho detto: «E va bene, a patto che guardiamo soltanto». Ma Andy ha cacciato un urlo, e saltato giu dall’argine sulla riva innevata e si e messo a correre sulla superficie perfettamente piatta del fiume, diretto verso l’altra riva. Sulle prime ero arrabbiato con lui, avevo paura per lui, ma ora, improvvisamente, provo un gran senso di gioia, vedendolo correre la in mezzo, nella distesa fredda e piatta del fiume immobile, libero, caldo e vivace nel silenzio gelido e ovattato.

Penso che ce l’ha fatta, che e arrivato dall’altra parte del fiume, e avverto dentro di me un trionfale senso di gregaria soddisfazione, quando sento un rumore secco. Andy e caduto. Penso che sia inciampato, che sia caduto in avanti, ma non e sdraiato sulla neve, e affondato fino alla vita in una pozza scura che si sta allargando nel bianco tutto intorno a lui. Andy sta lottando, cerca di uscirne. Non riesco a credere che stia succedendo, non riesco a credere che Andy non riuscira a saltar fuori con un balzo. Ora sto urlando di paura, sto urlando il suo nome.

Andy continua a lottare, girando su se stesso e affondando sempre di piu, mentre pezzi di ghiaccio s’impennano nell’aria creando piccoli spruzzi di neve, e lui cerca disperatamente di trovare un appiglio per tirarsi fuori. Sta urlando, mi sta chiedendo aiuto, eppure quasi non lo sento, perche sto gridando cosi forte da farmela addosso per lo sforzo di lasciar uscire la voce. Allunga le mani verso di me, mi grida qualcosa, pero rimango impietrito, terrorizzato, urlante, e non so cosa fare, non riesco a pensare, anche se lui continua a gridarmi di aiutarlo, di andare da lui, di prendere un ramo; l’idea di mettere piede su quella superficie bianca e insidiosa mi paralizza, e non riesco a immaginare come trovare un ramo, non riesco a pensare a cosa fare: guardo da una parte, verso gli alti alberi che sovrastano la gola nascosta, e dall’altra, lungo la riva del lago, verso la rimessa delle barche, ma non ci sono rami, c’e solo neve, neve dappertutto. Andy smette di lottare e scivola dentro il bianco.

Rimango immobile, ammutolito, intontito. Aspetto che riemerga: non succede. Faccio un passo indietro, mi volto e incomincio a correre; l’umidita appiccicaticcia e tiepida tra le cosce diventa fredda, mentre corro come un matto sotto gli alberi ammantati di neve, verso la casa.

Finisco nelle braccia dei genitori di Andy che stanno passeggiando tra i laghetti insieme ai cani; sembra che passi un’eternita prima che riesca a raccontare quello che e successo, perche la mia voce non vuole saperne di uscire. Vedo la paura nei loro occhi quando mi chiedono: «Dov’e Andrew? Dov’e Andrew?» Finalmente riesco a dirglielo, e la signora Gould lancia uno strano urlo stridulo, il signor Gould le dice di andare a chiamare gli altri in casa e di telefonare all’ambulanza e poi corre via, lungo il sentiero che porta al fiume con i quattro labrador che abbaiano eccitati dietro di lui.

Corro a casa con la signora Gould e facciamo scendere tutti — mamma, papa, e gli altri ospiti — al fiume. Mio padre mi porta in braccio. Giunti sulla riva, vediamo il signor Gould sdraiato a pancia in giu sul ghiaccio, che cerca di allontanarsi dal buco; tutti urlano e corrono di qui e di la. Scendiamo lungo il fiume, verso il punto in cui si restringe prima di precipitare nella gola; mio padre scivola e ci manca poco che mi lasci cadere. Il suo alito sa di whisky e di cibo. Qualcuno urla. Hanno trovato Andy, oltre l’ansa del fiume, nel punto in cui l’acqua riappare da sotto una crosta di ghiaccio e di neve, e gira vorticosa, ma un po’ rallentata intorno alle rocce e ai tronchi incastrati immediatamente prima del bordo della cascata, il cui rumore, oggi, anche cosi da vicino, risulta lontano e ovattato.

Andy e li, bloccato fra un tronco coperto di neve e una roccia avvolta dal ghiaccio; il viso e terreo e bluastro, immobile. Suo padre entra in acqua e lo tira fuori.

Comincio a piangere, nascondendo il viso contro la spalla di mio padre.

Il medico del paese e tra gli ospiti; lui e il padre di Andy sollevano il corpo immobile, lasciano che l’acqua gli esca dalla bocca, poi lo stendono su un cappotto sopra la neve. Il medico preme il petto di Andy, mentre sua moglie gli soffia in bocca. Quando il cuore riprende a battere e dalla gola esce un gorgoglio, sembrano loro i piu sorpresi. Andy viene avvolto nel cappotto e portato di corsa alla casa, immerso fino al collo nell’acqua calda e, quando arriva l’ambulanza, gli somministrano l’ossigeno.

Era rimasto sott’acqua, sotto la crosta di ghiaccio, per dieci minuti e anche di piu. Il medico sapeva che alcuni bambini, certi piu piccoli di Andy, erano sopravvissuti senz’aria nell’acqua fredda, ma non aveva mai visto niente di simile.

Andy si riprese in fretta, respirando l’ossigeno, tossendo e sputando nell’acqua calda del bagno; poi lo asciugarono, lo misero in un letto caldo e i suoi genitori rimasero a vegliarlo. Il medico temeva che avesse subito un danno cerebrale, ma Andy sembrava sveglio e intelligente come sempre, i suoi ricordi degli anni passati erano precisi sin nei minimi dettagli e, quando il medico lo aveva sottoposto ai test sulla memoria, i risultati erano stati superiori alla media. Poi, alla riapertura della scuola dopo le vacanze invernali, lui aveva ripreso ad andar bene come prima.

Era un miracolo, diceva sua madre, e il giornale locale era d’accordo. Andy e io non capimmo mai esattamente cosa fosse successo: in seguito, poi, lui non accenno mai a quel giorno in mia presenza, a meno che non fosse proprio necessario. Neppure suo padre amava parlarne, e affrontava l’argomento sminuendone l’importanza e scherzandoci sopra. A poco a poco, anche la signora Gould fini con il parlarne sempre meno.

Alla fine, sembrava che fossi rimasto soltanto io a ritornare con il pensiero a quella mattinata fredda e immobile, ricordando in sogno le urla, la mano tesa in cerca di aiuto — un aiuto che non potevo dare — e il silenzio che era seguito alla scomparsa di Andy sotto la superficie ghiacciata.

Talvolta mi capitava anche di pensare che, dopo l’incidente, lui era cambiato, anche se sapevo che, con il tempo, le persone diventavano diverse, e che tali cambiamenti avvenivano ancora piu in fretta alla nostra eta.

Ma, anche cosi, c’erano volte in cui temevo che un qualche danno ci fosse stato… Un danno non necessariamente imputabile alla mancanza d’ossigeno, bensi al risultato di quella esperienza, allo shock del viaggio nel freddo, dello scivolare sotto il grigio coperchio di ghiaccio (forse — mi sono ripetuto spesso da allora — era andata perduta la sua incoscienza infantile, la sua istintiva follia, e quindi, in fondo, era stato un bene). Da quell’episodio, pero, non riuscii piu a immaginare Andy impegnato a fare qualcosa di cosi folle e spontaneo, a sfidare il destino con aggressivita e disprezzo, scatenato, ridente e a braccia spalancate come in quella corsa sul ghiaccio.

Ti sei gia messo i baffi, la parrucca e gli occhiali, cui hai applicato lenti protettive scure, perche e una giornata molto luminosa. Suoni alla porta, tenendo d’occhio il vialetto per timore che arrivi qualche macchina, e intanto t’infili i guanti di pelle. Stai sudando, sei nervoso; sai che ti trovi in una posizione difficile, che stai per correre grossi rischi, per mettere a repentaglio la tua fortuna, quell’energia che deriva dal sentirsi dalla parte della ragione, a posto, senza dare troppo per scontato, senza irridere o sfidare il destino. Tutto cio e in pericolo, perche stai rischiando oltre il consentito, e forse punti troppo forte sulla possibilita che tutto vada alla perfezione. Anche il semplice fatto di esserti spinto cosi lontano potrebbe aver gia messo a dura prova la tua buona stella… e c’e ancora molto da fare. Comunque, in caso di un insuccesso, affronterai la sconfitta di petto, senza fuggire ne lamentarti. Hai fatto molto piu di quanto pensavi ti fosse concesso e quindi, in un certo senso, quello che verra da ora in poi e tutto di guadagnato: anzi, e cosi gia da un po’, e quindi non puoi davvero lamentarti, e non intendi farlo caso mai la fortuna decidesse di abbandonarti proprio ora.

Viene alla porta come se niente fosse: niente servitu, niente videocitofono, e questo e sufficiente a darti il via. Non hai tempo per le raffinatezze, quindi ti limiti a sferrargli un calcio nelle palle ed entri in casa mentre lui crolla, in posizione fetale, sul pavimento. Chiudi la porta, togli gli occhiali perche distorcono la vista, e gli dai un calcio in testa. Troppo piano. Gliene molli un altro — sempre troppo piano — mentre lui si trascina sul pavimento, una mano all’inguine e l’altra alla testa, e intanto emette una serie di rumori come se sputasse o soffiasse. Lo

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