«Non risponde nessuno, signore. Non abbiamo ancora guardato all’interno. Il mio compagno sta facendo il giro della casa, per controllare il giardino.»
«C’e una porta che collega il garage con il resto della casa?» chiede McDunn.
«Pare di si, signore.»
McDunn si gira verso di me. «Tu conosci questa gente, Cameron. Hanno l’abitudine di lasciare la casa incustodita?»
Scuoto la testa. «No, sono piuttosto attenti alla sicurezza.»
McDunn aspira aria tra i denti.
Entriamo, passando sotto il portellone sollevato. Dentro c’e la roba che ci si aspetta di trovare nel garage di uno sporco arricchito: scatole da imballaggio, attrezzatura per il golf, la moto d’acqua sul suo carrello, un banco da lavoro, una griglia con appesi in ordine perfetto attrezzi per l’auto e per il giardinaggio (per la maggior parte mai usati e lucidissimi), un paio di borse per scarponi da sci e custodie per sci appoggiate al muro, un elettrodomestico per la pulizia a vapore, una piccola falciatrice che sembra un trattore in miniatura, un grosso bidone nero con le ruote e due mountain bike. Il garage a tre posti e enorme, ma risulta comunque stipato. Se ci fosse anche la macchina di Yvonne, starebbe proprio a tappo.
McDunn bussa alla porta di comunicazione tra il garage e il resto della casa. Aggrotta la fronte, poi si gira verso Burall. «Abbiamo guanti usa e getta?»
«In macchina», risponde Burall e torna veloce verso la Cavalier.
«Tu sei gia stato qui, non e vero, Cameron?» chiede McDunn.
«Si», rispondo, tossendo.
«Bene. Allora ci farai da guida, d’accordo?»
Annuisco. Burall torna con una manciata di guanti di plastica, tipo quelli che si comprano alle stazioni di servizio per trafficare intorno al motore. Li indossiamo tutti, me compreso. McDunn apre la porta ed entriamo nel ripostiglio. Non c’e niente; idem in cucina.
Ci sparpagliamo per la casa. Rimango con McDunn. Attraversiamo il salone, guardando dietro le tende e i divani, sotto i tavoli, persino sotto la cappa del caminetto posto al centro del salone. Poi andiamo di sopra. Controlliamo una delle camere da letto sul retro. L’agente che ha fatto il giro del giardino sul retro, e che ora sta tornando verso la casa, ci vede e allarga le mani, come a dire che non ha trovato niente.
McDunn ispeziona i cassetti alloggiati nella base del divano letto. Guardo dentro l’armadio a muro, facendo scivolare di lato la mia immagine riflessa nello specchio, con il cuore in gola.
Vestiti. Soltanto vestiti, cappelli e qualche scatola.
Passiamo nella camera da letto padronale. Cerco di non pensare a quello che Yvonne e io abbiamo fatto l’ultima volta che sono stato qui. Avverto di nuovo quel rombo nelle orecchie, ho i sudori freddi e mi sembra di essere sul punto di crollare a terra. Provo una sensazione strana; mi sembra di profanare un luogo sacro mentre, insieme con l’ispettore, frugo nell’opulenta e lussuosa privacy domestica della casa di William e Yvonne, in loro assenza.
Esamino lo spogliatoio; McDunn controlla sotto il letto, e poi fuori, sul balcone. Apro gli armadi dello spogliatoio. Un sacco di vestiti. Li scosto con mani tremanti.
Niente. Richiudo le ante a specchio. Vado verso il bagno. Poso una mano sulla maniglia: mentre apro la porta, dal locale esce una luce pallida, color pastello.
«Cameron?» chiama McDunn dalla camera da letto. Vado verso di lui, senza far rumore, lasciando la porta semiaperta. Sta guardando fuori della finestra, poi si gira verso di me e fa un cenno con la testa. «Sta arrivando una macchina.»
Vado alla finestra. E una BMW 325 rossa. La macchina di Yvonne.
E come se la macchina, una volta giunta davanti al vialetto, esitasse nel vedere l’autopattuglia e la Cavalier parcheggiate davanti al garage.
Poi si ferma all’imboccatura del vialetto, sull’altro lato della strada, bloccando la nostra auto, ma lasciandosi la possibilita di ripartire velocemente. McDunn osserva la scena insospettito; io, pero, mi sento sollevato. Se Andy era qui, ormai se n’e andato da tempo. Questa e una mossa da Yvonne.
E infatti e lei. Buon Dio, e lei, e lei, e lei! Scende dalla macchina con in mano una grossa torcia nera, lunga mezzo metro, e un’espressione corrucciata sul volto. Indossa un paio di jeans e una giacca di pelle sopra una felpa. Si e di nuovo tagliata i capelli. Il volto dai lineamenti fini e aguzzi e perfettamente truccato e ha un’espressione aggressiva e sospettosa. E bellissima.
«Quella e la signora Sorrell?» chiede McDunn a bassa voce.
«Si», rispondo con il fiato corto, come se qualcosa dentro di me si fosse calmato. Avrei voglia di piangere. Yvonne si gira verso un’altra macchina della polizia che sta arrivando. Mette via la torcia quando l’auto si ferma e ne scendono due agenti in uniforme. Si avvicina a loro, facendo un cenno con il capo in direzione della casa.
«Andiamo a sentire cos’ha da dirci», annuncia McDunn.
Passiamo davanti alla porta dello spogliatoio. «Un momento», lo richiamo. McDunn si ferma. Attraverso lo spogliatoio e spalanco la porta del bagno. La luce pallida m’investe.
Niente. Guardo dentro la doccia, nella Jacuzzi. Niente, faccio un respiro profondo e torno da McDunn. Insieme ci avviamo verso il pianoterra.
«Cameron!» esclama Yvonne non appena arriviamo in fondo alle scale. Sta posando i giornali e due bottiglie di latte sul tavolino del telefono. I due poliziotti arrivati con la seconda macchina sono dietro di lei. Lei lancia un’occhiata a McDunn, poi viene verso di me e mi abbraccia, stringendomi forte. «Stai bene?»
«Si. E tu?»
«Si», risponde lei. «Che cos’e questa faccenda? Qualcuno al giornale mi ha detto che eri tu l’uomo che la polizia tratteneva per tutti quegli omicidi.» Si stacca da me, ma mi tiene comunque un braccio intorno alla vita. «Perche la polizia e qui?» chiede, scrutando McDunn.
«Ispettore McDunn», fa lui, accennando un saluto con il capo. «Buongiorno, signora Sorrell.»
«Salve.» Yvonne fa un passo indietro e, sempre tenendomi per mano, mi scruta. «Cameron, hai un’aria…» Poi scuote la testa, mordendosi le labbra. Si guarda intorno e dice: «Dov’e William?»
McDunn e io ci scambiamo un’occhiata. In quel mentre, l’ispettore Burall scende le scale annunciando: «Niente al piano di sopra…» e poi si ferma, vedendo Yvonne.
Lei mi lascia andare la mano, fa un passo indietro e ci osserva tutti, a uno a uno. Un agente della prima macchina entra nell’ingresso dallo studio. Lo sguardo di Yvonne cade sulle mie mani guantate e poi su quelle di tutti i presenti.
E improvvisamente capisco il suo stato d’animo: e una giovane donna, circondata da sconosciuti che hanno invaso la sua casa, che ci sono entrati dentro certo non a seguito di un invito; e sono tutti piu grossi di lei, sono tutti estranei tranne uno che, le e stato detto, potrebbe essere un serial killer. D’un tratto, sul suo viso cala un’aria stanca, arrabbiata e provocatoria al contempo. Ho l’impressione che il mio cuore stia per sciogliersi.
«Suo marito era in casa quando lei e uscita, signora Sorrell?» chiede McDunn con un tono di voce molto naturale.
«Si», risponde lei, continuando a guardarsi intorno, soffermandosi su di me, come per studiarmi, per capire, prima di rivolgersi a McDunn. «Era qui. Io sono uscita circa mezz’ora fa.»
«Capisco», dice McDunn. «Bene. Probabilmente avra fatto un salto fuori. Sa, ci hanno avvertiti che poteva esserci qualche problema e ci siamo presi la liberta di…»
«Non e in giardino?» domanda lei.
«Pare di no. No.»
«Be’, non si fa un ‘salto fuori’ da questo residence, ispettore», dice Yvonne. «Il negozio piu vicino e a dieci minuti di macchina, e l’auto di mio marito e ancora in garage.» Si rivolge al poliziotto che e appena sceso dal piano superiore. «Lo avete cercato? Avete perquisito la casa?»
McDunn sfoggia tutto il suo charme. «Si, signora Sorrell, lo abbiamo fatto, e mi scuso per questa invasione della sua privacy. Me ne assumo tutta la responsabilita. L’indagine in cui siamo impegnati e molto seria, e abbiamo avuto una soffiata da una fonte che in passato si era dimostrata del tutto attendibile. Dato che la casa era aperta, ma apparentemente incustodita, e avevamo motivo di credere che potesse essere stato commesso un crimine, ho pensato che fosse giusto entrare, pero…»
«Quindi non l’avete trovato», lo interrompe Yvonne. «Non avete trovato niente?» Improvvisamente sembra piccola e spaventata. Capisco che sta lottando contro la paura, e la amo per questo, e vorrei abbracciarla,
