Yvonne e William nella casa dei genitori di quest’ultimo, e l’ho fatto non tanto per mio divertimento — divento geloso quando sto con Yvonne e William e loro non fanno altro che ridere e scherzare — quanto perche e stata la prima proposta che Andy non abbia immediatamente rifiutato. Clare e morta da sei mesi e, a parte il mese passato a Londra tra un nightclub e l’altro (mese che sembra averlo lasciato ancora piu depresso e certamente in peggiori condizioni, sia di salute sia finanziarie), da allora non si e piu allontanato da Strathspeld. Ho tentato almeno una dozzina di volte di portarlo via dalla tenuta dei suoi per qualche giorno, ma questa e l’unica gita che abbia suscitato in lui un minimo d’interesse.
Penso che ad Andy piaccia Yvonne e che sia morbosamente affascinato da William. Quest’ultimo ha passato buona parte del viaggio a descriverci la sua politica d’investimenti «non-etici», la quale consiste nell’investire deliberatamente nel commercio di armi, nelle manifatture di tabacco, nelle industrie minerarie e nelle ditte di legname che depredano le foreste tropicali. La sua teoria e semplice: se gli investimenti validi ma eticamente corretti si stanno estinguendo, allora bisogna impegnarsi in quegli investimenti validi ed eticamente rivoltanti che stanno prendendo il loro posto. Mi pareva scontato che William stesse scherzando; Yvonne, dal canto suo, faceva finta di non ascoltare; Andy invece sembrava prenderlo piuttosto sul serio, e, data la reazione compiaciuta di William, mi e venuto il dubbio che, forse, dopotutto, non stesse affatto scherzando.
Camminiamo tra le sepolture risalenti a epoche diverse; alcune hanno solo un paio d’anni, molte risalgono al secolo scorso, altre al XVI e al XVII secolo; altre ancora sono state completamente erose dagli agenti atmosferici, e il testo inciso non e che un’ombra sulla pietra. Certe lapidi sono soltanto lastre piatte, di forma irregolare; se i poveri (impossibilitati a pagare uno scalpellino) avessero saputo scrivere e avessero quindi inciso il nome dei loro cari e le date, allora lettere e numeri non sarebbero probabilmente stati che semplici graffi sulla pietra. Cosi almeno sembra.
Mi fermo a osservare alcune lastre tombali alte e piatte, piantate verticalmente nel terreno; su di esse sono state incise crude raffigurazioni di scheletri, ma si scorgono anche teschi, falci, clessidre e ossa incrociate. La maggior parte delle tombe e coperta da una triste proliferazione di licheni e di muschi grigi, neri e verdi.
Un paio di lotti familiari, che appartengono ovviamente ai benestanti, sono recintati con muretti bassi: qui ci sono le lapidi piu imponenti, di marmo e di granito: se non sono state gia ricoperte dai rovi, svettano con una certa fierezza. Posati a fianco delle tombe piu recenti scorgo piccoli mazzi di fiori avvolti nel cellophane; di fronte a molte di esse ci sono anche piccoli vasi di granito, riparati da coperchi di metallo forato che li rendono simili a gigantesche saliere; in un paio di vasi s’intravedono alcuni fiori morti e scoloriti.
Le pareti diroccate della cappella arrivano a malapena all’altezza delle spalle. A un’estremita, sotto un muro sormontato da un timpano che ha in cima un’apertura simile a una finestrella (e probabile che un tempo ci fosse appesa una campana), c’e un altare, composto semplicemente da tre lastre di pietra. Posata sull’altare, c’e un’annerita campana di metallo, coperta in vari punti da macchie di ossido verdastro e assicurata con una catena alla parete. Assomiglia molto a un vecchio campanaccio da mucca svizzera.
«Pare che qualcuno, negli anni ’60, abbia spaccato la vecchia campana», ci ha spiegato William ieri sera, mentre giocavamo a carte e bevevamo whisky nel salotto della casa dei suoi. Stavamo progettando di andare con il motoscafo all’isola oscura. «Dovevano essere studenti di Oxford; comunque, a sentire la gente del posto, da allora quei ragazzi non hanno piu dormito, perche continuavano a sentire un suono di campane. Infine, quando non ce l’hanno piu fatta a sopportarlo, sono tornati sull’isola e hanno rimpiazzato la campana rotta; da quel momento, tutto e tornato normale.»
«E soltanto un cumulo di sciocchezze», ha detto Yvonne. «Due.»
«Due», ha ripetuto William. «Probabilmente si.»
«Oh, non saprei», e intervenuto Andy, scuotendo la testa. «Questa storia mi fa venire i brividi. Una, per favore. Grazie.»
«A me sembrano stupidaggini», ho aggiunto. «Tre. Grazie.»
«Il banco ne prende due», ha detto William. «Oh, che schifo di carte…»
Afferro la vecchia campana e la faccio suonare una volta: produce un suono piatto, vuoto, adatto a un funerale. La poso con cautela sull’altare di pietra e mi guardo intorno, osservando la striscia di lago chiusa dalle montagne e, sopra di esse, le nuvole.
Silenzio. Non un uccello, niente vento, nessuno che parla. Mi volto lentamente, facendo un giro completo su me stesso, osservando le nuvole. Penso che questo sia il posto piu tranquillo in cui sia mai stato.
Mi avvio tra le piccole lapidi, fredde e graffiate, e trovo Yvonne che sta fissando a occhi spalancati un’alta pietra tombale. Euphemia McTeish, 1803-1822, e i suoi cinque bambini. Morta di parto. Suo marito e morto vent’anni dopo.
Andy si avvicina a noi, bevendo dalla sua fiaschetta; sorride e scuote la testa. Fa un cenno verso il punto in cui si trova William; e salito sul muro della cappella e sta scrutando il lago con un piccolo binocolo. «Voleva costruire una casa qui», dice Andy. E scuote ancora la testa.
«
«Qui?» ripeto. «In un cimitero? E pazzo? Non ha letto Stephen King?»
Yvonne, gelida, osserva il marito. «Parlava di costruire una casa quassu, ma non sapevo che intendesse… proprio qui.» Distoglie lo sguardo.
«Ha cercato di convincere le autorita locali proponendo loro una fornitura di computer… Un vero affare», spiega Andy, ridacchiando. «Ma non ci sono stati. Per il momento, si e dovuto accontentare del permesso di essere sepolto qui.»
Yvonne si scuote. «Il che potrebbe accadere molto prima di quanto si aspetti», dice, avviandosi a passi decisi verso la cappella. William sta guardando giu, verso l’interno dell’edificio, e scuote la testa.
E una giornata mite, ma piove forte; la pioggia cade fitta dal cielo color piombo, continua e penetrante, picchiettando forte sull’erba, sui cespugli e sugli alberi intorno a noi.
La salma di William riposa nel terreno grasso e torboso dell’isola oscura. Secondo il rapporto del coroner, William e stato colpito alla nuca, ha perso i sensi ed e morto per soffocamento.
Yvonne, pallida e bellissima in un abito nero e con il viso velato, ringrazia con brevi cenni della testa i presenti per le loro affettuose parole, e mormora qualcosa. La pioggia batte sul mio ombrello. Lei mi rivolge un’occhiata, incontrando il mio sguardo per la prima volta da quando sono qui. Ho fatto appena in tempo: avevo un appuntamento all’ospedale per questa mattina — altri esami — e ho dovuto attraversare tutto il Paese, prima fino a Rannoch, e poi verso la costa occidentale. Ma ci sono arrivato, sono arrivato a casa dei Sorrell, ho salutato il padre e il fratello di William, ho visto Yvonne per un attimo, pero non ho avuto occasione di parlarle; quindi e arrivato il momento di mettersi in marcia, lungo la strada che gira intorno alle montagne, scende verso la punta estrema del lago e verso l’albergo, s’inerpica per il sentiero fino all’approdo, posto esattamente di fronte a Eilean Dubh, dove due piccole barche ci hanno traghettati. La seconda portava la bara.
Per via della pioggia, la cerimonia officiata dal sacerdote e breve; quando il reverendo ha finito, c’incolonniamo verso il molo, in attesa che la barchetta a remi ci riporti a quattro per volta sulla terraferma; Yvonne rimane immobile sulle vecchie pietre del molo rese lisce dal tempo e riceve le condoglianze degli altri ospiti. Mi fermo a guardarla. Siamo tutti un po’ ridicoli perche, oltre agli abiti neri molto formali, indossiamo stivali di gomma — qualche paio e nero, ma i piu sono verdi — per affrontare l’erba infangata dell’isola. Yvonne riesce a sembrare sexy e dignitosa anche con quelli. Ma, forse, sono soltanto io a pensarlo.
Sono state giornate strane: tornare al lavoro, cercare di riprendere il filo, affrontare un lungo e commovente colloquio con un Eddie molto comprensivo, ricevere le pacche imbarazzate e i «facevamo tutti il tifo per te» dei colleghi e scoprire che Frank mi aveva preparato una divertente raccolta di variazioni del controllo ortografico su alcune localita scozzesi. Mi sono trasferito momentaneamente a Leith, a casa di Al e della moglie, perche la polizia tiene sotto controllo il mio appartamento. Di Andy, pero, nessuna traccia.
Nel frattempo sono andato dal medico, che mi ha mandato a fare diversi esami al Royal Infirmary. Nessuno ha ancora pronunciato la parola impronunciabile, ma all’improvviso mi sono sentito vulnerabile e mortale, e persino vecchio. Ho smesso di fumare. (Be’, Al e io ci siamo fumati un po’ di roba l’altra sera, in onore dei vecchi tempi, ma non si trattava di tabacco.)
Tossisco ancora molto e, ogni tanto, mi viene la nausea; da quel pomeriggio in cui abbiamo trovato il corpo di William, pero, non ho piu tossito sangue.
