consolarla, rincuorarla, pero un’altra parte di me prova soltanto una terribile, disperata gelosia, perche la persona per cui e cosi preoccupata non sono io, bensi William.
«Non ancora, signora Sorrell», risponde McDunn. «Che cosa stava facendo, l’ultima volta che lo ha visto?»
Vedo che deglutisce, vedo il collo che si tende mentre cerca di controllarsi. «Era in garage», mormora. «Voleva portare fuori il piccolo trattore tosaerba Honda, e raccogliere le foglie nel giardino sul retro.»
McDunn annuisce. «Bene. Allora daremo un’occhiata. Va bene?» Guarda i due poliziotti appena arrivati e alza una mano, muovendo le dita. «I guanti, ragazzi.»
I due annuiscono e si avviano verso la porta d’ingresso.
Andiamo in garage, passando per il soggiorno e la cucina. Mi sembra di camminare su una sostanza appiccicosa e mi e tornato quel terribile rombo alle orecchie. Cerco di non mettermi a tossire.
McDunn si ferma nel ripostiglio. Sembra un po’ imbarazzato. «Signora Sorrell», dice, sorridendo, «potrei chiederle di farci un caffe?»
Yvonne lo fissa. Ha un’espressione dura, sospettosa. Poi gira sui tacchi e si avvia verso il bancone dove e posato il bollitore.
McDunn apre la porta che da nel garage. Vedo la Mercedes e penso «La macchina, il baule della macchina!» Poi vedo le casse da imballo. Cristo, anche quelle.
Non mi sento bene. Comincio a tossire. McDunn e gli agenti esaminano le casse e la macchina, ma sembra che non abbiano visto il grosso bidone nero con le ruote. Me ne sto in disparte, appoggiato al muro, li ascolto parlare, li osservo aprire, frugare, curiosare, e quel bidone rimane li, ignorato, una grossa sagoma scura contro la luce che proviene dall’esterno. Si e alzata una leggera brezza che solleva polvere e foglie, spingendone qualcuna sul pavimento del garage verniciato di bianco. McDunn guarda sotto la macchina. Burall e l’altro agente stanno spostando le casse e i bauli ammassati contro il muro per esaminare quelli sottostanti. I due poliziotti della seconda macchina s’infilano i guanti di plastica e risalgono il vialetto.
Quando non resisto piu, mi allontano dal muro, nel preciso momento in cui Yvonne entra in garage. Mi avvicino barcollando al grosso bidone: e alto almeno un metro. Sento gli occhi degli altri su di me, sento Yvonne dietro di me. Tossendo, allungo una mano e la poso sul coperchio di plastica liscia. Lo sollevo.
Ne esce un vago odore di pesce marcio, misto ad altri sentori altrettanto sgradevoli. Ma il bidone e vuoto.
Rimango a fissare l’interno, e provo una sorta di shock perverso: mi sembra di precipitare all’indietro. Lascio andare il coperchio.
Finisco addosso a Yvonne, e lei mi sostiene. Mulinelli di vento s’insinuano nel garage, le porte scricchiolano. Poi si sente uno schiocco dall’alto, e improvvisamente la porta di mezzo si chiude proprio in faccia ai due poliziotti che stanno arrivando dal vialetto. Sussulto, arretro di un passo e, mentre la zona centrale si oscura, la porta si chiude, sbattendo e sollevando una nuvola di polvere, Yvonne lancia un urlo breve e soffocato. E allora vedo William. E assicurato alla struttura interna di rinforzo della porta con nastro adesivo, i polsi e le caviglie sono legati con pezzi di spago, la testa e coperta da un sacchetto della spazzatura nero, stretto intorno alla gola con nastro adesivo nero; il corpo e ormai senza vita.
Mi volto, piegato in due, e comincio a tossire e a tossire. Improvvisamente dalla bocca mi esce un fiotto di sangue che schizza di rosso il pavimento bianco del garage. In quel particolare momento di solitudine, con gli occhi pieni di lacrime, vedo McDunn che si avvicina e mette una mano sulla spalla di Yvonne.
Lei si allontana — da lui, da William, da me — e si copre il volto con le mani.
LA STRADA PER BASSORA
Il piccolo motoscafo gira intorno all’isola bassa, coperta da rocce scure e da rovi, con qualche albero qui e la, soprattutto frassini e betulle. Tra i cespugli e gli alberi s’intravedono muri grigio-neri, costruzioni diroccate senza tetto, monumenti funebri e pietre tombali inclinate, il tutto assediato da un mare di felci tendenti al fulvo e di erba ingiallita coperta dalle foglie marroni cadute dagli alberi. Un cielo grigio piombo incombe su di noi.
In questo punto — tra le colline basse e spoglie in prossimita del mare — il Loch Bruc si restringe fino a un centinaio di metri di larghezza e la piccola isola-cimitero occupa quasi per intero questo restringimento del lago.
William avvia il motore, e il motoscafo parte, impennandosi verso la piccola rampa che scende nell’acqua calma e scura. Le pietre della gettata sembrano molto vecchie. Sono di misura irregolare, quasi tutte molto grandi; alla superficie estremamente liscia e levigata sono attaccati anelli di ferro consumati dal tempo, sistemati in piccole cavita circolari. Sulla spiaggia alle nostre spalle c’e una rampa identica, proprio in fondo a un sentiero che passa tra gli alberi e i prati infestati da erbacce.
«Eilean Dubh, l’isola oscura», annuncia William, lasciando che la barca, trascinata dalla corrente, si avvicini alla rampa. «L’antico luogo di sepoltura della mia famiglia… da parte di madre.» Si volta verso le colline che digradano dolcemente verso il lago e le montagne, piu alte e piu ripide, a nord. «Questo posto apparteneva quasi interamente a loro.»
«Prima o dopo la cacciata dei contadini?» chiedo.
«Prima e dopo», risponde lui, ridendo.
Andy beve un sorso di whisky dalla fiaschetta. Me ne offre un po’; accetto. Andy fa schioccare le labbra e si guarda intorno, da l’impressione che stia assaporando il silenzio. «Bel posto.»
«Per un cimitero», completa Yvonne. Ha l’aria corrucciata e infreddolita, sebbene abbia indosso il piumino e i guanti di Goretex.
«Ma si», intervengo, imitando l’accento americano. «E piuttosto malinconico come cimitero, non ti pare, Bill, vecchio mio? Non potresti cercare di ravvivarlo un po’? Qualche bel neon sulle tombe, ologrammi parlanti dei defunti e, perche no?, una bella bancarella di fiori, con mazzi molto chic ma rigorosamente di plastica. Un ‘trenino degli spiriti’ per i piu piccoli, ‘necroburger’ fatti con vera carne di morto e serviti in vassoietti di polistirolo a forma di bara, e poi giri dell’isola sulla zattera funebre usata in quel film
«Che combinazione!» esclama William, gettando indietro i capelli biondi e sporgendosi per allontanare la barca dalle pareti di pietra del molo. «Quando ero giovane, organizzavo gite in barca dall’albergo a qui.» Getta un paio di parabordi di plastica oltre il parapetto per proteggere l’imbarcazione, poi sale sul molo, reggendo la cima da ormeggio.
«E i locali la prendevano bene?» chiede Andy, alzandosi per avvicinare la poppa del motoscafo all’attracco.
William si da una grattatina in testa. «Veramente no.» Assicura la cima a uno degli anelli di ferro. «Un giorno e arrivato un funerale mentre noi stavamo facendo un barbecue. C’e stata un po’ di maretta.»
«Vuoi dire che questo posto e ancora in uso?» chiede Yvonne, accettando la mano che William le porge e facendosi issare sul molo. Poi scuote la testa con aria di disapprovazione e si guarda intorno.
«Be’, si», ammette William, mentre Andy e io scendiamo dalla barca, un po’ malfermi sulle gambe. Gia al nostro risveglio (avvenuto intorno a mezzogiorno, in casa dei genitori di William, che sorge a un’estremita del lago) non eravamo del tutto sobri; durante i venti chilometri sul lago, poi, non abbiamo fatto altro che bere whisky, prima dalla mia fiaschetta, poi dalla sua. «Voglio dire», prosegue, sbattendo le braccia come fossero ali, «ecco il motivo per cui volevo che voi vedeste questo posto. Desidero essere sepolto qui», conclude, rivolgendo un sorriso beato a sua moglie. «E anche tu, Occhioni Blu, se vuoi.»
Yvonne lo fissa a bocca aperta.
«Potremmo farci seppellire insieme», annuncia William, tutto allegro.
Yvonne aggrotta la fronte, assumendo un’espressione severa, e ci passa davanti, diretta verso l’isola. «Vorresti stare sopra tu, come al solito.»
William scoppia in una risata fragorosa, poi diventa serio di colpo; seguiamo Yvonne che si e diretta verso la cappella diroccata. «Volevo dire a fianco a fianco», spiega poi con voce lamentosa.
Andy, intento a riavvitare il tappo della fiaschetta, ridacchia. Ha un’aria patita e sembra ingobbito. Questa gita sulla costa occidentale e stata una mia idea. Mi sono autoinvitato, insieme ad Andy, per un weekend lungo con
