Conscio della presenza dei ranger, Smith allungo un braccio per trattenerlo. Fu poco piu di un gesto, ma funziono.

A Joe, Smith disse con tono minaccioso: — Di’ a Brainard che fara meglio a pagare i debiti. Pagare i debiti e una legge di natura, capito, scarafaggio? Prima o poi tutti pagano i debiti. Tutti.

— Va bene — disse Joe deciso. — Riferiro.

La vecchia Sarah sedeva con gli occhi chiusi, cercando di ricordare. Era solo la sua immaginazione o davvero nella sua mente aleggiava il fantasma di un evanescente ricordo, quello di un giovane uomo stranamente vestito incontrato fuori dalla porta della casa del canyon un caldo pomeriggio d’estate dei primi anni Trenta?

Ma negli anni Trenta le erano capitate tante di quelle strane cose! Quando una viveva con un vampiro, quando una viveva con Edgar Tyrrel, che differenza poteva mai fare un giovane uomo stranamente vestito?

E quel giovane uomo era rimasto fin dopo il tramonto, fino alla comparsa di Edgar, oppure era davvero riuscita a salvargli la vita come le pareva di ricordare?

Gli anni Trenta pero erano andati, erano fuori dalla sua portata e, si auguro, da quella di Edgar. La cosa piu importante adesso era naturalmente la moderna prova fotografica fornita da Bill Burdon che dimostrava oltre ogni dubbio che Cathy era viva e non veniva trattenuta contro la sua volonta.

Nulla che potesse aiutarla con Edgar, comunque. Quali notizie positive potevano mai arrivare da lui? L’unica notizia positiva, in effetti, sarebbe stata sentire che era morto. Poiche tutti, anche un nosferatu, dovevano morire prima o poi. Tuttavia nel caso di Edgar, un uomo che tanto spesso piegava il tempo al suo capriccio (o forse che tanto spesso veniva piegato dal capriccio del tempo), neppure un certificato di morte avrebbe garantito la fine del pericolo da quel momento in poi.

Sarah rabbrividi.

Non aveva in effetti mai compreso il lavoro a cui suo marito dedicava la sua vita: la ricerca, l’arte, qualunque fosse il nome piu appropriato, che tanto lo aveva affascinato e a cui ancora si dedicava per intero oltre i limiti consentiti all’umano interesse.

No, il suo lavoro non l’aveva mai capito; tuttavia, aveva imparato a temerlo piu di ogni cosa.

Rientrando nella sua camera d’albergo, Joe disse a un trepidante Brainard: — Se ne sono andati, per adesso.

— Grazie.

— Por nada. Non credo proprio che si siano spostati di molto.

— Lo so.

— Comunque, anche loro adesso hanno qualcosa a cui pensare. Posso mettermi in contatto con certi amici miei, se vuole, e vedere se quelle due carogne sono ricercati per qualcosa.

— Un espediente temporaneo. Lo apprezzo molto, ma…

— Gia, ha ragione.

Maria Torres sbatte le palpebre stupita, spezzando cosi il filo di un sogno a occhi aperti in cui qualcuno la chiamava per nome. Si trovava sul balcone di casa Tyrrel, un balcone sospeso direttamente sul baratro. D’istinto guardo sotto. Qualcosa di molto seducente l’attendeva laggiu.

Un colpo di sonno sul lavoro, ecco tutto, o un sogno a occhi aperti. Forse era questo l’effetto che il canyon faceva alla gente.

11

Mezz’ora dopo il tramonto del giorno successivo a quello della disastrosa ribellione a Tyrrel, Jake si trovava nella grotta con il suo nuovo padrone parlando con calma di lavoro. Il suo braccio destro faceva ancora male quando lo muoveva in un certo modo, ma a parte quello, era come se la zuffa del giorno prima non fosse mai accaduta.

Edgar stava ispezionando il lavoro svolto quel giorno da Jake. In genere lo commentava in modo favorevole, anche se di quando in quando si dichiarava insoddisfatto di questo o quel particolare.

Jake aveva trascorso l’intera giornata a scavare nel profondo scisto Visnu in fondo alla grotta in cerca dei piccoli noduli bianchi. Edgar voleva averne sempre parecchi a disposizione, di forma e dimensioni variabili. Li teneva in pesanti latte metalliche circolari e, naturalmente, sul banco di lavoro. Per le sculture usava solo i piu belli; gli altri venivano portati sul fondo della grotta, davanti alla fessura che faceva da ingresso alla camera segreta. Come se fossero destinati a finirvi una volta o l’altra.

Quel giorno il lavoro, il duro lavoro da minatore svolto solo con mazza e piccone, procedeva davvero lentamente. Per fortuna sembrava proprio che a Edgar non interessasse la rapidita, ma solo che la ricerca dei bianchi noduli fosse completa e che lo tenesse occupato per la maggior parte delle ore del giorno. Ogni volta che trovava un grumo della candida pietra, Jake doveva scavare sotto di esso con la massima attenzione per estrarlo intero. Poi lo portava sul banco di lavoro dove i noduli venivano divisi per forma e dimensioni.

Il tavolo da lavoro era un lungo e rozzo tavolo di legno bene illuminato sistemato lungo una parete in prossimita dell’ingresso. Qui erano sparsi una dozzina o poco piu di bianchi noduli di modeste dimensioni, mentre un paio erano fissati al tavolo con delle morse, pronti evidentemente per venire lavorati e assumere le fattezze di cose vive. Il candido materiale era pietra, o almeno Jake non avrebbe saputo come altro classificarlo, ma alla vista e al tatto appariva diverso da qualsiasi materiale avesse mai maneggiato.

Edgar rivelo a Jake di essersi procurato alcuni dei noduli che vedeva sul tavolo da lavoro direttamente dalle rapide del Colorado, avvisandolo che lui e Camilla non potevano utilizzare i suoi metodi di raccolta e aspettarsi di sopravvivere.

Sembrava esservi una grande abbondanza di noduli nella grotta in quel momento, come Jake poteva vedere da se. Si chiese se davvero Edgar ne avesse bisogno o se non lo facesse lavorare solo per tenerlo occupato e lontano dai guai. Le parole di Camilla riguardo quel qualcosa in piu che Edgar voleva da loro gli tornavano ogni tanto in mente, drammatiche e inquietanti.

La maggior parte delle volte Jake lavorava a torso nudo, sudando come un matto. La dentro era decisamente piu fresco che fuori, dell’aria del roccioso anfiteatro che cuoceva giorno dopo giorno sotto il sole, ma vi faceva comunque caldo. Doveva dunque fermarsi abbastanza spesso, e nelle ore piu calde del giorno, Camilla gli portava limonata fresca. Teneva la luce elettrica sempre accesa: ne aveva bisogno, se voleva vedere bene quello che faceva, e la spegneva solo quando un raggio di sole entrava con l’angolazione giusta nella caverna. In quel momento per esempio erano accese. Edgar pero non ne aveva bisogno quanto lui: la vista del vecchio uomo era estremamente acuta e gli consentiva di notare in quella penombra particolari minimi anche alla distanza.

Sul lavoro Jake usava picconi, mazze e martelli, scalpelli, piedi di porco e ceselli. Edgar aveva degli esplosivi a portata di mano, chiusi in una baracca appena fuori dalla caverna, ma evidentemente non li gradiva molto.

E proprio quella sera ne parlarono. — Ho provato la dinamite — disse Edgar. — Ma questo e un posto insidioso per usare gli esplosivi. Molto meglio estrarre a mano cio che serve. Ecco perche sei qui.

Jake annui. Quel giorno il vecchio uomo dava mostra di un’attitudine tanto pacata e confidenziale che lui non poteva evitare di pensare che, nonostante quanto fosse accaduto, quello si sarebbe dimostrato un lavoro decente e accettabile. Era una speranza folle, si diceva ogni tanto, ma in qualche maniera quando Tyrrel parlava in modo tanto ragionevole sembrava solo naturale.

— Cosa c’e la dietro? — si decise a domandare Jake, accennando verso la cavita quasi completamente bloccata in fondo alla caverna. Era tale l’atmosfera in quel momento che sperava di ottenere una risposta.

Edgar lo guardo. — Il mio lavoro — replico seccamente, ponendo l’accento sulla seconda parola.

— Ehi! — esclamo Jake mezz’ora dopo essere tornato nella piccola casa, un’ora circa dopo il tramonto. Era praticamente la prima sillaba che pronunciava da quando Edgar gli aveva detto che poteva tornare a casa per la sera.

Si trovava in piedi davanti al frigorifero, tenendo la porta aperta e guardando dentro. Qualcosa di strano

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