— Perche?

— Perche questo e un posto pericoloso, Cathy, soprattutto per dei bambini.

— Adesso vivi qui da solo?

Tyrrel parve vagamente sorpreso. — Solo? Oh no, tutt’altro.

— In che anno ti ha lasciato? — chiese la ragazza.

— Chi?

Lei lo guardo sorpresa. — La mamma, naturalmente.

— Nel 1934.

Non fu necessario alcun calcolo mentale. — Nel 1934? Ma e impossibile!

— Gia. Eppure e proprio cosi.

— No! Come puo… papa, tu dici che la mamma ti ha lasciato nel Trentaquattro, ma io ho solo diciassette anni. Ecco perche e impossibile.

— La mia intera vita e una questione di tempo, Cathy. Con me il tempo non scorre come al solito. E lo stesso vale per chiunque viva nel Canyon Profondo, come te. Qui il tempo scorre come le rapide di un fiume. Ricordi il fiume? Te l’ho fatto vedere tante volte.

— Il fiume! Si, lo ricordo.

— E ricordi le rocce bianche che ti feci vedere un giorno? Ti spiegai che sono proprio quelle rocce vecchie come il pianeta a creare le grandi rapide nel flusso del tempo. Ho trascorso la mia vita intera a scolpire quelle rocce. In esse riposa lo spirito della Terra.

Ma a Cathy non interessava molto lo spirito della Terra. — Papa, devi dirmelo: tu vivevi con Sarah negli anni Trenta. Colei che ho sempre creduto mia zia e in realta…

— Sarah Tyrrel, tua madre. Ah, ora comincio a capire.

— Ma come…

Gentilmente Tyrrel la condusse verso una porta chiusa. — Vieni con me, bambina mia. Voglio farti vedere una cosa.

Un attimo piu tardi entrambi entrarono in quella che per breve tempo era stata la stanza di Cathy. Entrando, Tyrrel aziono un interruttore a lato della porta e una luce elettrica si accese.

— Qui non c’era la luce elettrica una volta.

— L’ho installata io qualche anno dopo la tua partenza. Ho avuto dei guai con… con le lampade a petrolio.

Aprendo il piccolo armadio a muro, Tyrrel ne estrasse un orsacchiotto di peluche e lo mostro a Cathy.

— Ricordi questo, bambina mia?

— Si, si!

— E questa? — insistette, mettendole davanti la piccola scatola del pranzo. — L’ho portata per te da Canyon Village. La volevi tanto! Era qualcosa che ricordavi dal mondo esterno, prima che ci trasferissimo qui. Hai fatto fuoco e fiamme per averla, piccola mia, non so perche — le spiego sorridendo. Poi, serio: — Forse speravi ancora di andare a scuola un giorno. Be’, immagino che tu ci sia riuscita.

— Si, certamente. Ma questa scatola del pranzo… non so neppure io perche la volevo tanto. Ricordo pero di aver pianto e supplicato per averla.

— E questo? Guarda! — esclamo Tyrrel aprendo una scatola metallica molto diversa, sistemata anch’essa nel piccolo armadio a muro. — Il tuo atto di nascita dev’essere qui da qualche parte.

Un attimo piu tardi il vecchio padre trovo il certificato. Le pieghe del documento erano rigide per il tempo. — La data e quella del diciotto maggio 1930, come puoi vedere anche tu. Per qualche motivo tua madre l’aveva con se quando venne qui.

Cathy guardo attentamente il documento. — Catherine Ann Young — lesse ad alta voce, sempre piu meravigliata.

— Sei tu. Il nome di Sarah prima del nostro matrimonio era Young. Vedi, lei non sposo mai il tuo padre naturale. Certamente lo amava, per avere due figlie da lui. Forse era un uomo sposato; non le ho mai chiesto molto sul suo passato. Ero felice di averla al mio fianco cosi com’era — dichiaro, tacendo per un attimo. — Anzi, piu che felice.

— Non posso crederci — commento Cathy scuotendo la testa. — Questo vorrebbe dire che per quattro decenni, per tutta la meta di questo secolo, io non esistevo…

— Oh, la stessa cosa si puo dire di te per molti millenni. Esistevi forse nel secolo scorso? Hai mai pensato che sono trascorse intere ere geologiche senza di te?

— Be’, si, ma questo e assurdo!

— Cathy, io dubito che la tua vita sia molto piu strana della mia — affermo Tyrrel, esitando. — Ma forse lo e, in certi dettagli. Consentimi pero di dubitare che la mia vita o la tua siano le vite piu strane mai vissute da un essere umano. D’altro canto — concluse sorridendo — tutti e due abbiamo ancora il tempo di recuperare!

L’atto di nascita era contrassegnato da due piccole impronte di piedi eseguite con inchiostro nero. Un piede destro e uno sinistro.

— Queste impronte corrispondevano alle tue — spiego Tyrrel con voce gentile. — Mia cara, tu sei nata piu di sessant’anni fa in California, proprio come afferma il certificato. Tua madre potra raccontarti maggiori particolari, ne sono certo.

— Mia madre. Allora zia Sarah e mia madre.

— Si, lei e tua madre. Vedro di riportarti da lei sana e salva.

Gli occhi di Cathy si chiusero mentre esaminava incredula l’atto di nascita. Per un attimo parve quasi sul punto di svenire.

Poi allungo entrambe le braccia e cerco suo padre, abbracciandolo con molto piu calore di prima.

Di nuovo la sua fu una goffa risposta.

Lasciandolo, lei disse ad alta voce: — Mi chiedo dove puo essere andata Maria.

— Debbo andare alla grotta — disse Tyrrel all’improvviso, come se parlare di Maria gli avesse ricordato qualcosa di molto importante. — Per te e senz’altro meglio seguirmi. E piu sicuro che aspettare qui.

— Piu sicuro?

— Il Canyon Profondo e un posto pericoloso da visitare, ragazza mia. Finora ti e andata bene. E quando eri bambina, io ti proteggevo il meglio possibile. La tua sorellina… be’, lei non ha avuto la tua stessa fortuna. Ma tua madre ha dato la colpa solo a me — spiego Tyrrel. La sua voce divenne poco piu di un sussurro. — Seguimi. Se la tua amica e importante per te, forse riusciremo ancora ad aiutarla.

— Aiutarla? Ma perche, cosa sta succedendo?

— Seguimi, ti dico. Subito.

Una volta raggiunto l’ingresso della grotta, Cathy si fermo guardandosi attorno. — Ricordo benissimo questo posto — sussurro. — Era il tuo laboratorio. La mamma mi diceva: “Papa sta lavorando”, e io mi avvicinavo piano piano e ti guardavo mentre scolpivi le tue statue nell’oscurita.

— E ancora il mio laboratorio, figliola — replico Tyrrel inclinando leggermente la testa e ascoltando con attenzione. — La tua amica non e qui, purtroppo — dichiaro, per poi accendere le luci.

— A cosa lavori adesso, papa?

— Lavoro alla linfa vitale del nostro pianeta, mia cara. Lavoro sulla vita e sulla morte, e sul modo in cui le due riescono a unirsi. Perche vedi, nessuna puo esistere senza l’altra.

— Papa! Cosa ti e successo? — esclamo Cathy allarmata. La, alle forti luci della grotta, pote esaminare meglio le cicatrici sul volto del padre. Quelle che una volta dovevano essere orribili bruciature si erano lentamente ammorbidite e rimarginate, lasciando solo un’ombra di quello che un tempo doveva essere stato un devastante incidente.

— Cosa sono quelle cicatrici? — insistette Cathy. — Non le ricordo.

— Qualcuno ha tentato di uccidermi — le spiego brevemente suo padre, voltandosi dal tavolo di lavoro. — Volevano… volevano bruciarmi vivo.

Il suo sguardo si addolci quando vide l’orrore sul volto di sua figlia.

— Ma adesso e tutto finito — la rassicuro. — Per fortuna hanno fallito. Ed e successo molto tempo fa. Guarda, questa e la pietra su cui lavoro. Non ha nulla in comune con la banale roccia calcarea su cui scolpisco i

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