Il silenzio turbino cosi intensamente che il Mago credette che si sarebbe spezzato e ritorto incessantemente fino alla fine del tempo. Poi Michelle piangeva sulla spalla di Quasar, e quest’ultima le mormorava parole incomprensibili fra i capelli.
— Non e colpa tua — disse, chiaramente adesso. — Hai fatto bene. So cosa vuol dire nascondersi. Vieni via da tutte quelle luci. Il Mago naviga nei suoi sogni. Forse trascinera anche quello stupido poliziotto nei suoi sogni, forse no. A me non importa: io voglio vedere il suo alieno, e preferisco saltare in aria che venir rapata a zero.
Il
Il Mago e il Professore sobbalzarono. Nebraska, di ritorno con una tazza di caffe, si verso un po’ di liquido sulla mano. Il Mago, con lo sguardo fisso su Michelle e la mente vuota, lotto per un istante con quel brano musicale, poi vi rinuncio e controllo i comandi.
— Che cos’e? — chiese teso il Professore. — Altra compagnia?
Il Mago scosse la testa. La luce gialla che si era accesa trattenne ancora per un attimo la sua attenzione, come se il messaggio che trasmetteva fosse piu critico, piu disastroso della normale segnalazione di mancanza di carburante.
— Abbiamo consumato piu di meta carburante. L’inseguimento ci e costato parecchio. — Con uno sforzo distolse lo sguardo dalla spia luminosa. La luce gli scivolo davanti alla visione: lui ammicco per scacciarla, vide Michelle che sorseggiava il caffe. Le mani le tremavano intensamente, ma adesso vedeva di nuovo. Incrocio il suo sguardo, le rivolse una muta domanda, incalzante, ne ottenne la risposta prima ancora che lei aprisse bocca.
— No — mormoro Michelle. — Non tornare indietro. Ti prego. Magico Capo, ti prego. Hai detto che stava per finire. Lasciala finire.
6
— Aaron? — chiamo il Mago. — Direttore Klyos? Siete ancora vivi?
— Signor Restak — rispose stancamente Jase — vi rendete conto della rotta che state seguendo? Non avete di sicuro il carburante necessario per raggiungere Andromeda.
— Voglio la voce di Terra — disse l’intercom. — Terra?
— Sono qui — rispose la donna, dal pavimento.
— Terra. Mi stai ascoltando?
— Si. — Il tono era distaccato.
— Terra, ascoltami. La prossima volta che hai una visione, voglio che tu parli. Voglio udire la tua voce. L’hai gia fatto al processo e con il dottor Fiori. Voglio che tu mi dica come procedi nella visione. Descrivi esattamente cio che vedi. Io faro la stessa cosa. Forse in questo modo cominceranno a capire che quello che diciamo esiste al di fuori delle nostre due menti. Ti ricorderai…
— Magico Capo — lo interruppe Aaron. Aveva la voce tesa, pericolosamente controllata; i suoi occhi riflettevano il nero dello spazio profondo. — Non costringermi ad ascoltare. Non farlo.
Ci fu un momento di silenzio. — Aaron. — Al suo stesso orecchio la voce suono poco familiare, carica di sfumature ricche di inattese emozioni. — Tu sopporti tutto il peso della giustizia. Quando questa storia sara finita, potrai allontanartene come vorrai. Sto cercando di mostrarti qualcosa. Sto rischiando la vita per mostrartelo. Cosi, se faranno saltare in aria il
Aaron resto in silenzio. Jase gli lancio un’occhiata. Vide che aveva il viso contratto, arrossato fino alla radice dei capelli. La battaglia che si svolgeva dentro di lui, fra il furore, le radicate riserve d’orgoglio e d’angoscia, e il bisogno di sapere, sembrava esplosiva. Jase cambio posizione, a disagio in quel turbine, ma quando alla fine Aaron parlo, aveva gia sepolto ogni sensazione sotto una patina di calma professionale.
— Non perdere tempo a farmi favori. Cerca solo di tornare su Averno, e non salterai in aria.
— Aaron…
— Quanto pensi di poter tirare la corda? Adesso lei mi punta il fucile alla schiena, per causa tua.
— Lo so. Pero, Aaron, lei e solo…
La calma si spezzo. — Difendila, Magico Capo, e attraversero a piedi il vuoto dello spazio per trasformarti in luce con le mie mani!
Jase si giro, avvertendo il movimento alle sue spalle prima ancora di vederlo. Il fucile attraverso rapidamente il suo campo visivo. Udi il Mago gridare.
— Terra! No!
Ci fu silenzio di tomba. Jase batte le palpebre per il sudore improvviso, vide il fucile puntato fra le scapole di Aaron abbassarsi lentamente. L’attimo dopo Terra indietreggio, torno a sedersi sul pavimento. La sua espressione fra un movimento e l’altro era rimasta uguale. “Non ha sparato”, penso Jase. “Non l’ha fatto neppure adesso.”
Parlo nell’intercom, sentendosi stanchissimo. — Come facevate a saperlo, signor Restak?
— Lo sapevo. Cos’ha fatto?
— Nessun danno per ora. Ha chiarito come la pensa. Non le piace che vi minaccino.
— Aaron?
Jase guardo il poliziotto. Respirava a scatti, ma in silenzio, aveva il viso esangue. Dalla sua fragile immobilita Jase giudico che fosse sul punto di tremare di rabbia.
— Non e ferito. Signor Restak, la situazione e insopportabile.
— Lo so, perdio. Aaron?
— Credo che il signor Fisher sia troppo furibondo per parlare. Sta cercando di non farsi sparare addosso. In nome dell’amicizia, come diavolo lo giustificate, signor Restak? Rischiate di farlo uccidere.
— Non mi ha mai detto niente — disse il Mago. Jase lo udi trarre un respiro profondo. — Lo conoscevo da anni. Mi disse che sua moglie era morta. Me lo disse un’unica volta. Non parlava mai di lei. Questo non me lo sarei mai aspettato — concluse.
“Mi sarei aspettato piuttosto di essere sbranato da coccodrilli sulla Luna”, penso cupamente Jase. Mantenne ferma la voce, cercando a tentoni qualche brandello di buonsenso, persino nel Mago. Disse, rischiando che il suo compagno esplodesse un’altra volta: — Il signor Fisher mi sembra un uomo molto riservato. Vi ha mai detto che negli ultimi sette anni ha continuato a cercare in segreto Michelle Viridian, per vedere se da lei poteva capire le ragioni che avevano spinto Terra ad ammazzargli la moglie? Anche sfruttando i nostri piu completi e sofisticati sistemi di schedatura, non e riuscito a trovarla, tanto bene si era nascosta.
— L’ha trovata — mormoro il Mago.
— L’ho fatto venire quassu per questo motivo. Lei ha usato il suo computer per chiedere informazioni riservate su Averno. E stata lei a trovare lui, signor Restak. Se lei non l’avesse fatto, lui non sarebbe seduto qui con Terra alle spalle.
— Lei…
— Michelle Viridian e passibile di imputazioni molto gravi. Davvero non avete mai saputo il suo nome?
— Non me l’ha mai detto. Non l’ha mai detto a nessuno. Ne era terrorizzata. — Dopo una pausa aggiunse: — Su Averno mi disse che sette anni fa, dopo la condanna di Terra, Michelle Viridian si era dipinta il viso per poter suonare un’ultima volta senza essere riconosciuta. Poi avrebbe… si sarebbe tolta la vita. Quella notte. Per la disperazione. Non e la criminale incallita che dipingete voi, direttore Klyos. Non aveva nessuno, non aveva famiglia, a parte Terra. E Terra era in viaggio per l’Anello Scuro.
— Quella notte — disse Jase interessato — lei non si uccise. Cosa la spinse a cambiare idea?
— Trovo… trovo un ultimo complesso con cui suonare. Il mio.
Aaron sollevo involontariamente la testa. Degluti, abbasso di nuovo lo sguardo, tenne gli occhi fissi, nascosti.
Jase si agito sul sediolo. La minuscola cabina della lancia sembro ancora piu stretta, affollata da eventi che si sovrapponevano, da troppi particolari che si raggruppavano in un complicato poliedro.
— La Regina di Cuori — disse con voce piatta.
