Sul lato delle montagne dove Nevyn si trovava il tempo era sereno e limpido e lui raggiunse Marcmwr parecchio prima di mezzogiorno. Dal momento che conosceva tutti i gioiellieri del regno che servivano le daghe d’argento… e che di solito commerciavano anche con i ladri… sapeva esattamente dove andare, e cioe in una piccola bottega dall’aria decrepita nella zona orientale della citta, sotto il cui tetto di paglia sporca era appesa un’insegna sbiadita su cui figurava un boccale d’argento. Quando il vecchio apri la porta ci fu un tintinnare di campanelli d’argento e Gedryc usci da una camera interna per accogliere il cliente; l’argentiere era un uomo ossuto dalle mani enormi e quasi calvo.

— Bene, ma guarda se non e il vecchio Nevyn! — esclamo con un sorriso. — Cosa ti conduce da me, buon erborista?

— Il problema di una proprieta rubata che e giunta in tuo possesso.

Gedryc impallidi.

— Suvvia, non farmi sprecare tempo — scatto Nevyn. — Non ti consegnero alla legge se mi darai quel rubino.

— Quello quadrato grosso quanto l’unghia di un pollice?

— Proprio quello. Avevo immaginato che sarebbe passato dalle tue mani.

— Hai ragione, ma se avessi saputo che era tuo non lo avrei toccato.

— Non e mio, ma sono dannatamente lieto che lo abbia tu. Lo hai gia tagliato?

— Intendevo farlo questo pomeriggio per renderlo un po’ meno riconoscibile, ma mi doleva il cuore a rovinare una pietra come quella. Sai, mi e costata parecchio.

— Ti restituiro tutta la somma, ma ora spicciati a tirarlo fuori. Il tempo stringe.

Nevyn aveva con se una cifra raccolta dagli uomini del dweomer al fine di ricomprare i gioielli rubati a mano a mano che li avesse trovati. Anche se soltanto l’opale possedeva il dweomer, le altre pietre, sottratte soltanto per rendere piu credibile il crimine di Camdel, erano anch’esse abbastanza preziose da far si che il re avesse promesso un’elevata ricompensa a chiunque le avesse recuperate, e pur non avendo interesse a quella somma Nevyn sperava che la restituzione delle pietre potesse procurargli una certa influenza presso il sovrano, al punto da riuscire magari a piazzare uno dei piu giovani uomini del dweomer presso la sua corte, dove avrebbe potuto sradicare la corruzione che aveva permesso il verificarsi di questo furto. D’altro canto, la sorte delle altre gemme gli interessava relativamente, perche il suo primo e vero intento era quello di proteggere la Grande Gemma dell’Ovest.

Quando Gedryc torno Nevyn gli diede un regale d’oro e prese il rubino nel palmo della mano, individuando subito con la seconda vista il cristallino reticolo di forze che vincolava lo spirito prigioniero al suo interno.

— Ti ringrazio — disse al gioielliere. — Se dovessero capitarti fra le mani altre gemme di pregio conservale per me. Ti garantisco che le paghero bene.

— Ne saro lieto. Uh… non ti e possibile dirmi cosa sta succedendo, vero?

— Hai ragione, non mi e possibile. Buona giornata a te, gioielliere.

Nevyn lascio a grandi passi la bottega tenendo il rubino stretto in una mano; una volta all’esterno, si arresto accanto ai cavalli e si guardo rapidamente intorno per accertarsi che non ci fosse nessuno nelle vicinanze, poi apri la mano e fisso il rubino. Al contrario della materia veramente inanimata, la struttura cristallina delle gemme forniva loro una consapevolezza estremamente tenue e rudimentale che poteva essere influenzata da un maestro del dweomer dotato di un addestramento adeguato. Quell’influenza era una cosa sottile e di solito consisteva soprattutto nell’indurre la gemma a vibrare in risposta ad un determinato sentimento, come quando un uomo del dweomer creava un talismano per il coraggio. Chi pero possedeva un addestramento elevato poteva far vibrare la gemma in perfetta comunione con uno spirito elementare, con il risultato che la gemma lo risucchiava e lo intrappolava. In genere, il processo per liberarlo era difficile, ma per Nevyn fu questione di un secondo persuadere la pietra a lasciar andare il suo involontario occupante. Subito vide le linee di forza all’interno del rubino attenuarsi e spegnersi, e un momento piu tardi lo gnomo grigio gli si aggrappo alle gambe, sollevando verso di lui il volto contorto dalla gioia e dalla gratitudine.

— Ecco fatto, piccolo fratello — sussurro Nevyn, — e bada a non avvicinarti mai piu a quell’uomo malvagio. Ora torna da Jill, che sente la tua mancanza.

Lo gnomo l’abbraccio un’ultima volta e scomparve. Riposto il rubino nella sacca che portava intorno al collo, Nevyn monto in sella, prese la cavezza del cavallo di scorta e si affretto a lasciare la citta perche anche se era a corto di provviste conosceva un posto dove avrebbe potuto acquistarne a prezzi migliori di quelli offerti da Marcmwr.

Non appena fu uscito dall’abitato abbandono la strada principale e si diresse a nord, puntando verso le colline. Per parecchie ore prosegui il viaggio lungo stretti sentieri che si snodavano fra i pini mentre tutt’intorno le alture si facevano piu erte e rocciose, poi arrivo finalmente ad una sporgenza di roccia grigia che torreggiava su di lui sotto la forma di una parete verticale e liscia alta alcune decine di metri. Smontato di sella, Nevyn condusse a mano i cavalli fra i grandi massi sparsi intorno ad essa come ciottoli gettati da una mano gigantesca e infine si venne a trovare alla base della parete. Dal momento che erano trascorsi molti anni dall’ultima volta che era passato da quella parte, studio per qualche tempo con attenzione le pieghe e le rientranze della roccia finche non trovo il disegno giusto, premendolo energicamente con il palmo della mano; anche se non udi nulla, non ebbe difficolta a immaginare il suono dell’enorme campana che stava ora rintoccando all’interno. Segui un periodo di attesa durante il quale lui si agito con impazienza, e infine senti in alto un rumore frusciante: sollevando lo sguardo, vide un battente di pietra che si spalancava e una faccia barbuta che guardava verso il basso con espressione sospettosa.

— Tarko! — chiamo Nevyn. — Ho bisogno di usare la vostra strada, se il tuo popolo me lo permettera.

— Quando mai abbiamo negato qualcosa al Maestro dell’Aethyr? Spostati leggermente all’indietro, mio signore, e apriro la porta.

Nevyn trasse in disparte i cavalli e Tarko scomparve all’interno della roccia; entro pochi minuti una pioggia di ciottoli comincio a rotolare verso il basso mentre una nube di polvere si levava densa come fumo lungo la parete di roccia, e un’enorme porta si spalanco stridendo nel fianco della montagna. Tarko apparve sulla soglia con una lanterna in mano e segnalo a Nevyn di entrare; il nano, che misurava circa un metro e mezzo, era piu alto e muscoloso della media della sua gente, ed aveva il volto incorniciato da una barba brizzolata e tagliata con cura.

— Non ti vedevamo da anni, mio signore — osservo, mentre Nevyn induceva i cavalli nervosi ad entrare nella galleria. — A dire il vero, non usiamo piu molto questa porta ora che la tua gente vive tanto vicino a noi e sei davvero fortunato, perche un gruppo dei nostri ragazzi e uscito a caccia ed io ero qui per permettere loro di rientrare.

— Non hai idea di quanto sia grato della cosa. Ho bisogno di raggiungere Dun Hiraedd al piu presto ed ho una fretta degna del Signore dell’Inferno.

— La grande strada e ampia e diritta.

Infatti era cosi: percorrendo soltanto una quarantina di chilometri Nevyn avrebbe attraversato le montagne, sbucandone ad appena altri quaranta dalla citta.

— I cavalli saranno sfiniti quando arrivero dall’altra parte — osservo il vecchio.

— Lasciali qui e prendine un paio dei nostri.

— Ti ringrazio. In questo modo potro viaggiare anche per tutta la notte.

Montato in sella, Nevyn rivolse un cenno di saluto a Tarko e si rimise in cammino, con il rumore degli zoccoli che echeggiava intenso sotto l’alta volta arcuata della galleria, rivestita da blocchi di pietra tagliati alla perfezione e rischiarata da funghi e muschi fosforescenti coltivati con cura. Presto avrebbe raggiunto le grandi caverne dove c’erano aperture che lasciavano entrare la luce del sole, e la avrebbe potuto comprare i viveri che gli servivano per il viaggio.

Cullata dal rumore della pioggia che batteva sul tetto, quella mattina Jill dormi fino a tardi. Quando si sveglio rimase distesa ancora per un po’, chiedendosi se fosse il caso di scendere nella sala comune. Sapeva di avere davanti a se una giornata terribile, da trascorrere in una noia densa di minacce anziche in mezzo agli evidenti pericoli della battaglia, perche nella mente le pareva di vedere ancora lo sguardo duro e intenso dello sconosciuto che la minacciava. Alla fine si alzo e si vesti; stava affibbiandosi la spada quando lo gnomo grigio le apparve davanti.

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