— Sia resa grazie a tutti gli dei!

Non appena lei spalanco le braccia lo gnomo le corse incontro, balzando in alto per stringerle il collo con le braccia magre, e Jill lo tenne stretto, cullandolo come un bambino mentre le lacrime le scorrevano lungo le guance.

— Piccola peste, ho avuto tanta paura! Temevo che ti fosse successo qualcosa di male! — esclamo.

Lo gnomo si ritrasse e la fisso annuendo con aria solenne.

— Allora e davvero accaduto qualcosa di terribile?

La creatura le si serro ancora contro, tremando per il terrore.

— Mio povero piccolo amico! Grazie agli dei adesso sei salvo! Dimmi, come sei sfuggito al pericolo che ti minacciava?

L’essere assunse un’espressione estremamente concentrata e distolse lo sguardo, cercando ovviamente un modo per mimarle la risposta.

Lo ha salvato Nevyn, idiota, scandi la voce nella mente di Jill. Chi altri, se no?

— Senti, dannata gemma, non mi insultare! Se non fosse per te, adesso non mi troverei immersa nei guai fino al collo.

Lo so, ma ne valgo la pena.

— Bastarda!

Se intendi comportarti cosi, che io sia dannata se ti diro soltanto un’altra parola.

Troppo contenta di riavere il suo gnomo per curarsi se la gemma le parlava o meno, Jill rimase a lungo seduta sul pavimento con la creatura in grembo, ricoprendola di attenzioni; quando infine scomparve lo gnomo lo fece lentamente, quasi detestasse doversene andare ma ci fosse costretto, e svani un po’ per volta, diventando trasparente per poi trasformarsi in una tenue macchia che si dissolse nel nulla.

Sorridendo fra se, Jill scese nella sala comune e ordino una ciotola di porridge che risulto grumoso in modo sospetto. Lo stava mangiando con cautela, rigirandolo alla ricerca di eventuali insetti quando l’Airone entro nella taverna e passo con noncuranza accanto al suo tavolo, scoccandole un’occhiata come se non l’avesse mai vista prima.

— Al Drago Rosso — le sussurro pero sottovoce.

Preso il mantello nella sua camera, Jill usci sotto la pioggia sottile e raggiunse la locanda, dove trovo Ogwern seduto al suo solito tavolo, pallido, sudato e con le grosse mani che tremavano a tal punto che dovette usarle entrambe per portarsi il boccale alle labbra.

— Cosa succede? — gli chiese.

— Ricordi quel tizio che e venuto la scorsa notte? Ebbene, e tornato. E entrato qui meno di un’ora fa, sfacciato e tangibile, e si e seduto accanto a me senza neppure chiedere il permesso. Ha detto che se non trovo quell’opale che lui vuole mi trasformera in salsicce! Che sfacciataggine!

— Davvero! Deve volere quel dannato oggetto a tutti i costi se ha corso il rischio di venire qui in pieno giorno.

— Oh, dubito che abbia corso il minimo rischio — replico Ogwern, soffermandosi a bere un confortante sorso di birra. — Questa e la parte piu maledettamente strana. So che sembra pazzesco, Jill, ma ti giuro sulla mia grassa e preziosa persona che e vero. Quando se ne e andato, ho deciso di seguirlo ed e stato abbastanza facile, perche la strada era affollata e lui camminava senza lanciarsi neppure un’occhiata alle spalle. Cosi gli sono andato dietro tenendomi ad una buona distanza e lui ha puntato dritto verso il pascolo comune, lungo il fiume. Conosci quella macchia di betulle, vicino al ponte?

— Si.

— Ebbene, si e infilato fra gli alberi ed e scomparso. Voglio dire, e letteralmente svanito! Vedi, dopo che e entrato fra gli alberi io ho atteso, e atteso, ma non l’ho piu visto uscire, e le betulle non sono fitte come se fossero noccioli o qualcosa del genere. Alla fine mi sono deciso ad andare a mia volta nel boschetto, e lui non c’era piu.

— Suvvia! Stai perdendo il controllo dei nervi! Deve essere andato via senza che tu lo vedessi.

— Occuperei forse la posizione che ho se non potessi neppure vedere un uomo in pieno giorno? E non mi dire che sto diventando vecchio, perche sarebbe dannatamente scortese.

Jill rabbrividi in preda ad un gelido timore, pensando che quell’uomo doveva possedere il dweomer. Aveva gia avuto modo di sperimentare quanto il dweomer potesse essere pericoloso nelle mani di un folle, e adesso aveva di fronte qualcuno che lo usava con freddezza per scopi malvagi.

— Voglio offrirti un ingaggio — prosegui Ogwern, — e cioe quello di proteggermi. Una daga non servirebbe a molto contro un uomo del genere, e se si tratta di usare una spada e meglio che si trovi nelle mani di qualcun altro, se voglio che mi serva a qualcosa. Ti offro una moneta d’argento per notte, daga d’argento.

— Affare fatto. Quell’uomo puo anche avere occhi degni del Signore dell’Inferno, ma scommetto che sanguina come qualsiasi altro uomo.

— Allora speriamo proprio di non dovergli far sporcare di sangue tutto il mio pavimento. Dannazione, quanto detesto queste minacce!

Un piovoso tramonto colse Rhodry ancora ad una trentina di chilometri da Dun Hiraedd. Ricordando l’avvertimento di Nevyn di non viaggiare di notte, il giovane offri ad un contadino un paio di monete di rame perche gli permettesse di dormire nel suo granaio, e per altre due monete la moglie del contadino gli diede per cena una ciotola di stufato e un pezzo di pane. Rhodry accetto il cibo con gratitudine e ceno insieme alla famiglia ad un lungo tavolo di legno vicino al camino; la paglia stesa per terra puzzava di maiali e i contadini mangiarono con le mani sporche, senza scambiare una sola parola ne fra loro ne con l’ospite fino ad aver raccolto fino all’ultima briciola accompagnata da un sorso di birra acquosa, ma anche cosi Rhodry fu comunque lieto della loro compagnia. Quando ebbe finito la cena indugio ancora un po’ con loro, ascoltando senza eccessivo interesse la conversazione relativa al lavoro dell’indomani e fissando il fuoco nella speranza mista a timore di ottenere un altro messaggio di Nevyn, che pero non venne.

Improvvisamente i cani si alzarono di scatto dalla paglia e si scagliarono oltre la porta aperta, ringhiando e abbaiando.

— A quanto pare sei il benvenuto piu di quanto credessi, daga d’argento — commento il contadino, lanciando un’occhiata alla spada di Rhodry. — Vuoi venire fuori con me?

— Con piacere.

Afferrata una torcia, il contadino la infilo per un momento nel fuoco per accenderla e si affretto ad uscire seguito da Rhodry che teneva la spada in pugno. Vicino alla porta che si apriva nel muro di terra battuta i cani stavano ringhiando furiosamente contro un uomo fermo all’esterno, che teneva il cavallo per la cavezza e portava la spada al fianco.

Un’imprecazione del contadino indusse i cani a smettere di abbaiare, ma essi continuarono comunque a ringhiare contro lo straniero senza che ci fosse modo di farli quietare.

— Cosa significa tutto questo? — domando infine il contadino.

— Nulla che ti riguardi, buon uomo — replico lo sconosciuto, con uno sgradevole sorriso. — Voglio soltanto scambiare qualche parola con questa daga d’argento.

Rhodry avverti un lieve senso di gelo allo stomaco. Come aveva fatto quell’uomo a sapere dove lui si trovava? Accorgendosi che lo sconosciuto lo stava fissando con una strana intensita, Rhodry si rese di colpo conto che l’uomo lo trovava interessante e che il sorriso che gli stava indirizzando era di quel genere che lui stesso aveva rivolto a piu di una graziosa ragazza. L’idea gli causo un tale disgusto da indurlo a ritrarsi.

— Sto cercando una gemma rubata — affermo infine lo sconosciuto. — A Marcmwr qualcuno mi ha detto che forse potresti averla tu.

— Non sono un ladro.

— E ovvio che non lo sei, ma devo avere questo opale e sono disposto a pagarlo una moneta d’oro, piu di quanto potresti mai ottenere da qualsiasi ricettatore.

— Non ho con me gemme di sorta.

Lo sconosciuto si protese leggermente in avanti, fissandolo negli occhi, e per un momento Rhodry si senti completamente stordito, come se avesse bevuto troppo sidro.

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