— Non hai nessuna gemma con te? — chiese l’uomo.
— No.
Annuendo con decisione lo sconosciuto si ritrasse e distolse lo sguardo.
— Sono certo che sia cosi — affermo. — Ti ringrazio.
Prima che Rhodry potesse dire una sola parola l’uomo era gia rimontato in sella, allontanandosi. I cani continuarono a ringhiare fino a quando non fu scomparso alla vista.
Sarcyn trovo un’ampia baracca di legno, indubbiamente costruita come rifugio per i numerosi mandriani che girovagavano al seguito delle mandrie; anche se puzzava, la baracca era asciutta ed aveva un piccolo camino da un lato, e dopo aver sistemato il cavallo in un angolo Sarcyn accese il fuoco. Non appena penso ad Alastyr il volto del suo maestro gli apparve davanti: a quanto pareva, Alastyr era rimasto per tutto il tempo accanto al suo fuoco, in attesa di notizie.
— Non ce l’ha — gli trasmise mentalmente Sarcyn.
— E quanto temevo — replico Alastyr, i cui pensieri avevano una connotazione di stanchezza. — Allora dovremo costringere gli spiriti a scovare la gemma. Se dovessero scoprire che ce l’ha la ragazza, mandero Evy in citta.
— No, aspetta, lui non e abbastanza forte…
— Non discutere le mie decisioni.
Con quelle parole l’immagine di Alastyr svani e nonostante i ripetuti tentativi Sarcyn non riusci piu ad evocarla. Sapeva che era inutile cercare di raggiungere Evy, perche senza dubbio il maestro si stava facendo assistere da lui nel rito, quindi si alzo in piedi e si accosto alla porta della capanna, osservando la pioggia che cadeva. Naturalmente, secondo tutti i principi del Sentiero Oscuro, se Evy fosse risultato tanto debole da fallire avrebbe meritato di pagare il prezzo che quel fallimento comportava, senza contare che la presenza di un membro debole nella loro piccola banda costituiva una fonte di pericolo… ma nonostante tutto Sarcyn si trovo a ricordare un giorno piovoso di molti armi prima, quando lui e suo fratello vivevano ancora nelle strade di Cerrmor: Evy aveva la febbre e nel guardarlo tremare per il freddo lui aveva pianto, pensando alla madre.
— Ho cercato di avere cura di lui, mamma — sussurro, rivolto alla pioggia che cadeva nel Cwm Pecl.
Un momento piu tardi impreco sonoramente contro se stesso per essere un simile idiota dal cuore tenero che parlava da solo, e in preda all’ira torno a girarsi verso il fuoco, fissandolo e vedendo soltanto le fiamme che danzavano irregolari. A quanto pareva Evy era ancora accanto ad Alastyr e quindi sotto il suo sigillo astrale, e tutto quello che lui poteva fare era sperare che la Grande Gemma dell’Ovest giacesse nel fango del passo di Cwm Pecl.
Jill e Ogwern rimasero al Drago Rosso per tutto il tempo del pasto serale perche Ogwern doveva ricevere le tasse e i pagamenti dovutigli dagli altri ladri; mentre il suo compagno procedeva a spolpare un intero arrosto d’agnello, Jill giocherello distrattamente con il suo cibo, prendendo in considerazione l’idea di avvertire le guardie cittadine… ma cosa poteva fare? Correre dal gwerbret a raccontargli una storia di gemme maledette e di malvagi uomini del dweomer? Se ci avesse provato Blaen l’avrebbe probabilmente fatta arrestare con l’accusa di ubriachezza molesta.
Ultimata la cena, lei ed Ogwern passarono dalla Volpe in Fuga dove Jill recupero la sua roba e proseguirono alla volta dell’alloggio del ladro, un paio di piccole stanze che si aprivano sopra la bottega di un sarto e che contenevano una un letto e l’altra una cassapanca, un piccolo tavolo e due panche; Ogwern spiego a Jill che le modeste condizioni in cui viveva servivano a dimostrare alle guardie che i suoi unici introiti erano quelli derivanti dalla comproprieta del Drago Rosso. Stese a terra le coperte davanti alla porta, Jill si sedette su di esse, mentre Ogwern prese a passeggiare di qua e di la, accendendo le candele e andando alla finestra per sbirciare fuori attraverso una fessura delle imposte per poi tornare verso il camino con un profondo sospiro.
— Suvvia — disse infine Jill. — Credi forse che il nostro malvagio amico si materializzi dal nulla nel bel mezzo del tuo letto?
— La cosa non mi sorprenderebbe minimamente — ribatte Ogwern, adagiando la propria mole su una panca con un altro sospiro. — Sono davvero molto spaventato. Se mi piacesse questo genere di cose sarei diventato io stesso una daga d’argento.
— Saresti certo rimasto piu snello.
— Ti prego di non essere scortese. C’e un limite agli insulti che si possono tollerare. Salsicce! Hah! Che sfaccia… — Di colpo il ladro s’interruppe per ascoltare.
Qualcuno stava salendo le scale con passo pesante. Allentata la spada nel fodero, Jill si alzo in piedi proprio mentre lo sconosciuto visitatore bussava con forza alla porta, attendeva un istante e bussava ancora.
— So che sei la dentro — scandi una voce diversa da quella che loro si aspettavano di sentire. — Apri la porta se non vuoi che la stacchi dai cardini.
L’ira che permeava la voce, per quanto effettiva, non ispirava il minimo timore, soltanto irritazione. All’interno, Jill ed Ogwern si scambiarono un’occhiata perplessa.
— Chi sei? — chiese quindi il grasso ladro. — Che cosa vuoi?
— Soltanto parlare con voi… di una questione di affari. — Adesso la voce era mutata, il suo tono era spaventato e supplichevole. — Avete gia parlato con mio fratello.
Scrollando le spalle Ogwern tolse la sbarra dalla porta e apri il battente di una fessura. Un momento piu tardi Jill senti un grugnito di sforzo e il loro visitatore assesto una spallata al battente, spingendo da un lato il grasso ladro per poi sgusciare nella stanza e richiudersi con violenza la porta alle spalle. I suoi lineamenti apparivano cosi familiari da indicare che lui era senza dubbio il fratello dell’uomo venuto in cerca dell’opale, ma i suoi occhi mancavano della spaventosa intensita di quelli dell’altro; lanciandosi intorno occhiate furtive, l’uomo manovro jn modo da mantenere le spalle contro la parete, mentre la piega accasciata delle spalle e le ombre che gli segnavano gli occhi tradivano una stanchezza spaventosa.
— Non si e vista traccia dell’opale — affermo subito Ogwern.
— Non ti credo — replico il visitatore, girandosi poi verso Jill. — Ce l’hai tu. E stato visto nel tuo equipaggiamento.
— Visto? Scommetto che vuoi dire che e stato individuato con il dweomer, ma qualcosa vi e andato storto. Tu possiedi il dweomer in misura sufficiente a sapere che sono sincera nell’affermare che il solo gioiello che ho e una spilla e per di piu di scarso valore.
— Dei, questo non ha senso! Tu devi… il mio maestro…
— Un momento! — stridette Ogwern. — Di cosa state parlando voi due? Io non ci capisco una sola dannata parola.
Ignorandolo, lo straniero mosse un passo verso Jill e la fisso negli occhi, cercando di catturare la sua volonta in maniera tanto goffa che la ragazza scoppio a ridere. Con un ringhio, l’uomo porto la mano alla spada, ma non appena la estrasse Jill fece altrettanto, assumendo una posizione di combattimento.
— Ogwern! Chiama la guardia cittadina! — grido.
Dal momento che la ragazza si trovava fra lui e la porta lo sconosciuto esito, indietreggiando di un passo per avere spazio di manovra, e Ogwern ne approfitto per correre alla finestra e spalancare le imposte. Sentendo quel rumore, l’uomo scatto in avanti con un affondo, ma Jill paro il suo primo attacco con tale facilita da strappargli un sussulto di sorpresa, eseguendo poi una finta che lo spinse contro la parete.
— Aiuto! Assassinio! — prese intanto a gridare Ogwern, con quanto fiato aveva.
Lo sconosciuto si scaglio all’attacco come un animale braccato, dimostrando di non essere un goffo bandito ma uno spadaccino di abilita pari a quella di Jill, che si trovo a combattere per la propria vita fra un tintinnare d’acciaio mentre entrambi si muovevano per la minuscola camera, schivando e attaccando. Un rumore di passi echeggio sulle scale e una voce urlo di aprire la porta nel nome del gwerbret. Per reazione l’uomo tento un colpo disperato ma ebbe un momento di distrazione e Jill ne approfitto per schivare e raggiungerlo con forza alla spalla destra, ritraendosi subito dopo in modo da intercettare la sua lama e da strapparla dalla mano inerte. Con un grido, lo sconosciuto si addosso alla parete proprio mentre sei guardie dalla livrea rossa e oro spalancavano la porta ed entravano nella stanza.
— Ah, per gli dei, buon Cinvan — esclamo Ogwern, — nessun onesto cittadino e mai stato piu contento di me di vederti.
— Davvero? — Il capo delle guardie, un uomo robusto dai capelli scuri e brizzolati, si concesse un sorriso
