ecco, erano gia a Hesterville… Tutti scendono a Hestervi-i-il-le!
Non si poteva scendere se non nell’acqua verde e piatta, giu e giu, poiche la stazione era la sotto. Il treno sbuffava su una banchina, i passeggeri uscivano e scendevano come Demetrios, giu dalla carrozza aperta dai sedili di vimini — aria aperta, aria fumosa, aria perduta — nell’acqua verde, profonda e lenta. Sagome bianche stavano ritte, tranquille, nell’aria-acqua verde; sagome piu scure salivano, vagando, con intenzioni ignote — tutti viviamo nelle tenebre, non e vero? —
— Demetrios. — Solitaire parlo dolcemente. — Demetrios borbotta. — Gli massaggio adagio la fronte, come aveva fatto altre volte, quando l’incubo lo calpestava. La confusione svani. Il sogno sciocco era una faccia scomparsa tra la folla. Una luce ambigua entrava nella casa infestata: non sapeva se era l’alba o la luna calante. Non riusci a trovare il volto di Angus. La dove era prima, adesso appariva una cicatrice sul muro: l’intonaco era caduto, lasciando una chiazza che aveva la forma dell’America del Nord, davanti alla quale penzolava un ragno, un buon cittadino grigio che covava la sua goccia di veleno e la sua torcia di vita. Frankie era sdraiato, con la testa sul grembo di Solitaire, e nel sonno dimostrava nove anni, non dodici. — Angus e Bosco sono fuori, di guardia.
— E il chiaro di luna?
— No, sta per spuntare ? giorno. Ha cantato un uccello. Parla piano, cosi il tesoro puo dormire.
— Era un pettirosso, — disse Babette, con voce sommessa come Solitaire, per rispetto al sonno di Frankie. — Fra poco potro vederci a tornare a casa, nonostante la nebbia.
— Non puoi venire con noi?… No, lo so. La Madam ha bisogno di te.
— Non ce la farebbe neanche un giorno, senza di me. Devo dirle che tornerete?… Oh, si, certo che glielo diro, ma voglio dire, sara vero?
— Come posso saperlo? I vecchi tornano mai?
— Vergognati, Dimmy! — disse Babette, scuotendolo. — Vergogna, essere cosi pessimista! Su, esci dai brutti sogni!
Demetrios si levo a sedere, accettando il freddo del mattino. — Si… si… dobbiamo trovare un posto dove non ci voglia la licenza per raccontare storie. — La luce gli mostrava la forma dell’antico edificio: forse un giorno quella era stata una sala da ricevimento per gente in parrucca e calzoni al ginocchio. La curva d’una scalinata si spezzava nell’oscurita quasi all’altezza del primo piano; il ballatoio era caduto, probabilmente putrefatto dall’acqua sgocciolata dal tetto, per anni. Sotto la frattura stava un mucchio d’intonaco e di legno marcio. — Dobbiamo cercare un posto dove si possano migliorare le cose senza peggiorarle.
Le punte delle dita di Solitaire parlavano d’amore ai riccioli di Frankie, senza svegliarlo. Egli si mosse, una vaga spinta dell’anca sotto la coperta, poi resto immobile; la sua bocca socchiusa era un poema di Eros. — Solitaire ha una cosa da dire… Solitaire e gravida.
— Oh…
— Di Demetrios, — disse lei, sorridendogli nella luce crescente. — Lei ha fatto apposta. Lei conosce il suo calendario. — Il liuto ridacchio da un angolo in ombra. — Per un mese Solitaire e il Professore hanno giocato solo giochi fuori dalla porta. Il paisa dice che era d’accordo con lei. Quindi e il seme di Demetrios.
Elizabeth di Hartford, la sua sofferenza sprecata, l’orrore della nascita e delle due morti… eppure c’era quella mezza possibilita, quell’esangue incoraggiamento statistico: potevano essere stati i geni di Elizabeth, i portatori della dannazione del Ventesimo Secolo.
— Quasi tre, — disse Solitaire, con orgoglio.
— Usciremo da Katskil, ci sistemeremo in un posto sicuro, ad aspettare il momento del parto. —
— Lascia fare a me. Non
Angus entro, cinto di luce, svegliando Garth; si inginocchio accanto a Frankie e a Solitaire, chiedendo in silenzio:
Solitaire accese un focherello nel camino, e Babette tosto pane e pancetta. Aveva portato altri viveri piu pratici per cominciare il viaggio: granturco e frutta secca, carne affumicata, biscotti, una fiasca di vino. Angus aveva con se del danaro; Garth e Bosco e Frankie si dicevano abili nella caccia e nella pesca. Comunque Babette pianse un po’, nel vederli andar via, nella nebbia del mattino che confondeva e riparava, per quella via che poteva svoltare in qualunque direzione, forse verso il nulla. Babette li guardo andar via, Garth dagli occhi acuti e Frankie, il suo vecchio Demetrios, la dolce e pazza Solitaire con il suo ramo di quercia che imitava gaiamente il bastone del vecchio (proprio lei, che forse aveva da perdere piu di tutti, sembrava la piu contenta di andare… ma quanti anni aveva Solitaire, in effetti? Babette non ne era mai stata sicura) e Angus dalle sopracciglia nere e dal cane grigio che era una parte di lui, piu che un servitore, e il massiccio Bosco, il forestiero che camminava senza far rumore e che Babette considerava furbo: la sua faccia vigile non diceva niente della sua vita interiore. Babette li guardo andar via, si asciugo un’ultima volta il naso sul braccio, e torno sconsolatamente indietro, a riprendere la sua parte nell’attivita del mondo.
