sfreccio davanti a loro, come un tamburo maggiore, battendo il piatto di latta tolto dallo zaino con il cucchiaio di peltro, e cantando antiche, venerabili parole:
(Sono sopravvissuti altri versi, che neppure Frankie conosceva.) Garth fischiettava e cantava un po’ anche lui. Angus soffiava su di un filo d’erba tenuto sui pollici. Bosco si batteva i pugni sul petto e si schiaffeggiava le cosce, di tanto in tanto faceva
La strada del Tempo Antico era svanita; tra gli alberi si scorgeva una strada moderna di terra battuta, molto migliore, coperta di tracce di zoccoli, di piedi calzati di sandali, di ruote di carro. Quando la raggiunsero, al canto di
Trottersville, come tutti sanno, fu fondata moltissimo tempo fa da una famiglia Trotter (o Trotters); ma l’unica statua nei giardini e quella di un maiale, eseguita in uno degli stili del tardo Ventesimo Secolo, che sembrava un frullauova da tutte le parti, tranne che dal sud. L’iscrizione sul piedestallo dice COSA MIA, ma e stata riempita con lo stucco e dipinta, e forse non sarebbe il caso di parlarne, ma si vede lo stesso. Visto da sud, il Porcellino sembra piu che altro un paio di forbici rovesciate. Tutte le banderuole segnavento della cittadina sono galli dorati.
La Compagnia si avvio verso la locanda: Angus aveva fiducia nel valore del suo danaro di Katskil. La locanda aveva per insegna una testa di cinghiale, e spingeva la tradizione medievale al punto di esporre una frasca sopra la porta, per annunciare agli analfabeti che li c’era da bere. Il danaro di Angus era buono davvero, e c’era a disposizione il piano di sopra, con spazio sufficiente per tutti, compreso Brand, e le bevande erano bevibili.
E meglio ancora, in citta c’era il Circo Sawyer Finn.
CAPITOLO 12
E IL NOSTRO PATTO CON LA NATURA
Il taverniere della Testa di Cinghiale, antico ed esperto, che era sicuramente un superstite del Tempo Antico, pensava di aver sentito parlare dei Nomadi di Gammo qualche anno prima… non ricordava bene. — Potrebbero saperne qualcosa al Circo… quei vecchi matti sono qui. Jason Smallways gli ha prestato il prato per accamparsi. Gli spettacoli cominciano domani… niente tenda, solo i carozzoni e i fenomeni viventi e non so che altro.
— Andro a domandarglielo, — disse Bosco. — Qualcuno vuol venire con me?
— Io, — disse Demetrios. — Sawyer Finn, hai detto?
Il locandiere confermo. — T.S. e H.F., dicono di chiamarsi. Vecchi un po’ tocchi… forse credono di essere davvero quei due. Ma non dovrei parlare, signore… altrimenti mi vengono delle idee.
Frankie e il Professore si accodarono; gli altri erano stanchi, o tristi, o indaffarati. Passarono per la cittadina assonnata — tutta la Penn e sonnolenta, in parte per il clima — e giunsero sul prato di Smallways, in un trambusto pieno d’odori animali. I carrozzoni tirati dai muli erano disposti in un ampio cerchio, quasi come i carri Conestoga dei pionieri, circondati dalle grida di guerra degli indiani. Un acrobata stava provando la resistenza della calzamaglia da poco rattoppata dietro. Un ragazzo stava facendo esercitare due eleganti cavalli. Un vecchio gentiluomo dalla mascella quadrata provava una frusta da domatore, facendola schioccare a terra, e un uomo sparuto dai baffi neri coccolava due puma in gabbia. Una donna grassa sedeva al sole, afflitta e immobile.
Il vecchio gentiluomo li guardo a disagio, mentre Bosco andava a parlare con il ragazzo dei cavalli. — Un altro comitato con l’intenzione di civilizzarci! Non ho mai visto tanti comitati. — Ma non sembrava ostile.
— Io non ho mai civilizzato nessuno, — disse Demetrios.
— Adesso che ti guardo, penso proprio di si. Chi e il ragazzo?
— Io sono Frankie, e questo e il Professore. Non parla, ma Miz Solitaire mi insegna a dire quello che lui pensa.
Il vecchio annui. — Qualcuno di voi cerca lavoro?
— Dipende, — disse Demetrios. — Siamo diretti all’ovest.
— Tu sei il capo?
— No, Frankie. Io sono il vicepresidente. Solo H.F. — Grido, rivolto a uno dei carrozzoni: — O T.S.! Signor vicepresidente! Compagnia! — Il liuto del Professore formulo una domanda. — Oh, lui e
Apparvero due nanetti, un uomo e una donna, e un’altra donna piu vicina alla statura normale, circa quattro piedi e dieci. I nani avevano proporzioni impeccabili, e l’uomo dai capelli scuri era alto tre piedi. Le donne dai capelli rossi e dagli occhi azzurri avevano una rassomiglianza di lineamenti che le indicava come sorelle. L’uomo parlo con voce di contralto: — T.S. non dorme. Gli da fastidio il piede, ma dice che adesso arriva. — Si inchino teatralmente, non per beffa, ma come se gli facesse piacere: — Io sono Nod, la Minuscola Meraviglia del Circo Moderno. Ho l’onore di presentarvi mia moglie Wynken e mia moglie Blynken.
— Io sono Blynken, — disse la donna piu alta. Sorrise, facendo le fossette, stringendo le mani agli ospiti. — Il matrimonio e una gran comodita, di tanto in tanto!
— Io sono Wynken. — Gli occhi di Wynken erano piu verdeneri che azzurri.
— Eravamo le sorelle Cabot di Lowelltown, prima di sposarci… in origine Kabotski, naturalmente. Forse non siete del Massachusetts…
— Piantala, Blynk, — disse Wynken. — Questi sono amici.
Finalmente comparve l’altro vicepresidente, anch’egli in marsina. Portava anche un elegante cappello di feltro, forse solo per il gusto di sollevarlo con gesti espressivi. Era tutto cortesia, e a Demetrios non ricordava affatto il Ventesimo Secolo. — Non so perche mai H.F. vi tenga qui fuori al sole. Entrate nel carrozzone.
