sto assolutamente cercando di minimizzare gli eventi in Iraq, ma le foto che abbiamo visto in televisione erano come la cerimonia di apertura delle Olimpiadi, paragonate con le sofferenze subite dal poveretto quella notte. Al cambio della guardia, la mattina dopo, Harald aveva naturalmente ottenuto tutte le informazioni che voleva, anzi, sicuramente anche qualcuna in piu! Ma invece di ricevere i ringraziamenti che si aspettava e che credeva di meritare, fu congedato su due piedi non appena i suoi superiori videro il relitto di carne e sangue che giaceva sul pavimento della cella. Il fatto venne poi fatto passare sotto silenzio, come e logico, e in tutti i documenti ufficiali venne scritto che il congedo era avvenuto per motivi di salute.»
«E come fai tu a saperlo, allora?» chiese Thora, felice di poter finalmente fare una domanda relativamente normale.
«Io conosco delle persone», rispose Matthew con sussiego. «Ho anche parlato personalmente con Harald al suo ritorno dal Kosovo. Era tutto un altro individuo quello che mi trovai davanti, te lo posso assicurare. Che fosse stata l’esperienza militare o il gusto del sangue, non saprei dirlo. Era comunque diventato molto piu strano di quanto gia non fosse in precedenza».
«In che senso?»
«Cosi, piu strano del solito. Sia nell’aspetto, sia nei modi di fare. Anzi, subito dopo queste vicende si iscrisse all’universita e ando a vivere da solo, cosicche non ebbi piu altrettante occasioni per parlargli. Le poche volte che poi ci incontrammo mi risulto comunque evidente che era entrato in una spirale senza fondo. E la morte di suo nonno, pochi mesi dopo, non fece che peggiorare la situazione. I due erano molto attaccati l’uno all’altro.»
Thora non sapeva che dire. Harald Guntlieb era indubbiamente un individuo molto particolare. Decise cosi di rimettersi a leggere la sua lista e arrivo all’articolo sulla vittima del sesso da soffocamento. A quel punto, pero, di queste storie ne aveva gia piene le tasche. Guardo il suo telefonino e vide che si era fatto molto tardi. «Matthew, ora devo proprio andare. La mia lista non e esaurita, ma per il momento ho ancora diverse cose da digerire prima di continuare.»
Si misero entrambi a risistemare quanto esaminato nello studio. Fecero soprattutto attenzione a non mescolare le pile del materiale che avevano gia catalogato. Il solo pensiero di dover ripetere quell’operazione nauseava Thora.
Quando ebbe finito di riordinare con cura l’ultima catasta di documenti, la donna si volse verso Matthew e gli domando: «Harald aveva per caso fatto testamento, dati i suoi ingenti patrimoni?»
«Si, in effetti un testamento redatto da lui esiste, ed e anche un atto piuttosto recente», rispose Matthew. «Portava sempre con se una copia, e l’ultima in suo possesso risaliva al settembre scorso, dopo l’ennesimo emendamento. Aveva addirittura fatto una scappata in Germania per incontrarsi con il legale di famiglia e fargliene stendere una nuova versione. Ma ancora nessuno ne conosce il contenuto.»
«Come?» chiese Thora sbalordita. «Perche no?»
«Era un atto diviso in due parti, con precise istruzioni di aprire unicamente la prima alla sua morte, mentre la seconda verra letta solo dopo il funerale, che ancora non si e potuto svolgere date le circostanze.»
«Cosa c’era scritto nella prima sezione?» domando Thora prontamente.
«Solo direttive riguardanti il luogo della sepoltura.»
«E dove voleva essere seppellito?»
«In Islanda. Cosa strana, se si pensa che non aveva soggiornato qui se non per pochi mesi. Ma questa terra lo ha in un certo qual senso stregato. Poi voleva che i suoi genitori presenziassero al funerale, e che rimanessero almeno per dieci minuti in piedi sopra la bara dopo la sua deposizione nella tomba. Se non rispetteranno tali condizioni, tutte le sue fortune passeranno a una piccola bottega di tatuaggi di Monaco.»
Thora rimase a bocca aperta. «Come, pensava forse che non si sarebbero nemmeno presentati al suo funerale?»
«Sembra evidente», commento Matthew. «Con questa clausola, in ogni modo, se lo e garantito. I suoi genitori non sono certo disposti ad andare a finire sui giornali perche il loro figlio ha donato una fortuna a una qualche bottega di tatuaggi.»
«Credi che saranno loro a ereditare i suoi beni?» domando Thora. «Voglio dire, nel caso che presenzino al funerale…»
«No», rispose Matthew. «Anzi, non gliene potrebbe interessare meno. Semplicemente non vogliono andare a finire su qualche rivista scandalistica. No, credo proprio che sua sorella Elisa erediti una gran parte dei suoi averi. Un’altra bella quantita di denaro pero e sicuramente intestata a qualcuno qui del luogo, a sentire le vaghe ma attendibili risposte dell’avvocato, messo sotto torchio dalle nostre pressanti domande. La seconda parte del testamento deve venire aperta proprio in Islanda, secondo le disposizioni di Harald.»
«Chi pensi che sia?» chiese Thora, assai incuriosita.
«Non ne ho idea», rispose Matthew. «Colui o colei che ha ucciso Harald avrebbe in ogni caso avuto un motivo eccellente per vederlo morto, se era al corrente del testamento, voglio dire.»
Thora si senti risollevata quando uscirono da quella tetra dimora. Era stanca e aveva voglia di tornare a casa dai suoi figli. Eppure sentiva un’ansia indefinibile. Aveva l’impressione che le fosse sfuggito qualcosa. Ma per quanto tentasse di richiamare alla mente quel particolare mancante, una volta rimasta sola nella sua auto di riserva, non approdo a nulla. Quando poi ebbe lasciato il catorcio nel parcheggio di casa sua, se ne era ormai completamente dimenticata.
12
Il suo divorzio non aveva avuto soltanto pregi, come Thora ormai da tempo si era resa conto. Prima la famiglia veniva gestita da due persone, mentre ora lei doveva farsi bastare un solo stipendio. Il passaggio dalla poverta degli anni di studi all’agiatezza del matrimonio era stato facile, mentre tornare a stringere la cinghia era risultato alquanto complicato. Il suo ex marito, Hannes, era specializzato in medicina degli infortuni, aveva un lavoro sicuro come perito e un’ottima retribuzione. In seguito al loro divorzio, Thora aveva dovuto rinunciare all’agiatezza che ormai considerava scontata e smettere di andare a cena fuori, fare le vacanze all’estero, comprarsi abiti costosi o qualsiasi altra cosa non strettamente necessaria. Oltre alle carenze economiche (per non parlare di quelle sessuali), quella che piu la faceva penare al momento era la mancanza della donna di servizio che prima si recava da loro due volte la settimana per sistemare e pulire l’appartamento. La signora era quindi stata una vittima indiretta del loro divorzio. Ora percio Thora si trovava nel tinello, intenta a combattere con il tubo dell’aspirapolvere, che continuava a scivolare verso di lei, impedendole di richiudere l’armadietto delle scope. Alla fine sconfisse il nemico e tiro un sospiro di sollievo. Aveva appena terminato di passare l’aspirapolvere sui duecento e rotti metri quadri della sua abitazione ed era alquanto soddisfatta di se.
«E tutta un’altra cosa adesso, vero?» chiese a Soley, che sedeva in cucina, concentrata sui suoi disegni.
La bambina sollevo lo sguardo. «Che cosa?» domando curiosa.
«I pavimenti», le rispose sua madre. «Ho passato l’aspirapolvere. Sono puliti, vero?»
Soley abbasso gli occhi sotto di se e li rivolse di nuovo verso sua madre. «Ti sei dimenticata qui», disse indicando con il pastello a cera verde dei residui di polvere che si erano appiccicati alla gamba della sua sedia.
«Oh, mi scusi tanto,
«Questi siamo io, tu e Gylfi», rispose Soley indicando tre figure di diversa grandezza nel foglio. «Tu hai un vestito elegante come me, mentre Gylfi porta i pantaloncini.» E, preciso: «Nel disegno e estate».
«Quanto sono bella ed elegante», esclamo Thora. «Ho proprio l’intenzione di comprarmi un completino cosi per la prossima estate.» Guardo l’orologio. «Vieni adesso a lavarti i denti. E ora di andare a letto.»
Mentre Soley sistemava i suoi colori, Thora ando in camera del figlio. Busso piano alla porta prima di aprire. «Non e tutta un’altra vita?» gli chiese riferendosi al pavimento pulito della sua stanza.
Gylfi era disteso sul letto a parlare al telefono. Non appena si accorse che sua madre era entrata, interruppe la conversazione promettendo al suo interlocutore, a bassa voce, di richiamarlo piu tardi. Aveva il viso sciupato, le parve. «Che cos’hai? Sei cosi pallido.»
