Tolstoj?»
Thora strinse i pugni, adirata con se stessa per non aver nominato un Laxness o qualche altro autore islandese che lui sicuramente non conosceva. Ma non era mai stata brava a mentire. «Si, certo, volevo dire Tolstoj. Ma mi avrai chiamato per qualcosa di particolare, non certo per discutere di letteratura.»
«No, per fortuna, perche altrimenti avrei fatto il numero sbagliato», rispose Matthew prontamente. Thora non gli diede corda, cosicche l’uomo prosegui: «No, scusami, ti ho telefonato perche mi ha appena contattato l’avvocato difensore dell’indiziato.»
«Finnur Bogason?» chiese Thora.
«Si, appunto, la tua pronuncia e certo migliore della mia. Mi voleva far sapere che domani possiamo incontrare il ragazzo, se vogliamo.»
«Abbiamo ottenuto il permesso?» domando Thora sbalordita. Di solito era arduo visitare i detenuti in attesa di processo.
«Questo tale Finnur», continuo Matthew pronunciando il nome in modo buffo, «e riuscito a convincere la polizia che noi due lo stiamo assistendo nella difesa dell’indiziato. Che, in un certo senso, e quello che stiamo facendo indirettamente.»
«E che cosa lo avrebbe spinto a farlo?»
«Potremmo dire che ha ricevuto una ‘spintarella’ dal sottoscritto.»
Thora non oso approfondire la questione, dato che non voleva rimanere invischiata in qualcosa di illecito. Dubitava che Matthew avesse usato le minacce per convincere l’avvocato, mentre era dell’idea che gli avesse promesso del denaro in cambio della visita in carcere, cosa che al massimo poteva considerarsi «immorale». Magari si sarebbe sentita meglio pensando che il loro compito era quello di difendere l’indiziato.
Oh, al diavolo la moralita o l’immoralita! Le era indispensabile incontrare questo Hugi. In fondo poteva essere lui il vero colpevole. Non c’era niente di meglio che guardarlo negli occhi mentre parlava e seguire i suoi movimenti e il linguaggio del suo corpo per inquadrarlo. «Va bene, non sottilizziamo. Prima o poi dobbiamo comunque incontrarlo.»
«Certo. Devo solamente avvertire Finnur.»
«Ma perche l’avvocato ti ha chiamato cosi tardi?» chiese Thora. «Non puo essere che il permesso sia arrivato stasera.»
«No, no. Il messaggio era registrato nella segreteria telefonica della mia stanza d’albergo, e l’ho sentito solamente ora, rientrando. Non mi va di far sapere a tutti il mio numero di cellulare.»
Thora dovette ammettere con se stessa che avrebbe voluto sapere dove era stato dopo il loro incontro, anche se con ogni probabilita se n’era andato in citta a cenare in un ristorante.
Decisero che Matthew sarebbe passato a prenderla in ufficio alle nove della mattina seguente e insieme si sarebbero recati in auto al carcere giudiziario di Litla-Hraun. Thora guardo fuori dalla finestra la neve che scendeva pesante e fitta e spero che Matthew sapesse guidare sulle strade ghiacciate. Altrimenti sarebbero stati nei guai.
8 dicembre 2005
13
Thora era seduta al computer quando Matthew arrivo a prenderla alle nove. Aveva appena finito di rispondere alle e-mail che erano arrivate il giorno precedente e le aveva sbrigate passandole quasi tutte a Thor. Bragi l’aveva accolta con un ampio sorriso quella mattina, convinto oramai che il caso del ragazzo tedesco avrebbe aperto loro la strada dell’estero, procacciando allo studio legale numerosissimi altri incarichi. Thora non se la sentiva di scoraggiarlo, dato che era assai felice di potersi concentrare sul mistero del delitto senza doversi occupare al contempo di altri casi minori. Tra l’altro aveva inviato a Mal, l’amico sconosciuto di Harald, una e-mail nella quale lo informava succintamente che Harald era morto e che lei e Matthew Reich stavano investigando sulle cause del decesso per conto della famiglia Guntlieb. Infine lo pregava gentilmente di mettersi in contatto con loro, se fosse stato in possesso di informazioni che avrebbero agevolato la soluzione del caso.
Quando Bella telefono per comunicarle l’arrivo di Matthew, Thora le disse di far accomodare l’ospite e di farlo attendere cinque minuti. Le premeva di non lasciare niente in sospeso sulla sua scrivania per non dover tornare in ufficio nel tardo pomeriggio. Si affretto a chiudere le ultime cartelle e spense il computer, soddisfatta dei risultati di quella mattina. Forse avrebbe potuto presentarsi in ufficio sempre cosi presto, anche se cio le avrebbe comportato piu sacrifici a casa. Certo che quelle prime ore del mattino erano utilissime per portare a termine i lavori lasciati indietro, senza l’assillo del telefono in orario di apertura.
Prese con se il miniregistratore che conservava nel cassetto della scrivania per adoperarlo durante l’intervista con Hugi. Mentre controllava che le pile fossero cariche, si mise a pensare a suo figlio, che a colazione aveva un aspetto abbattuto. Qualunque fosse il suo problema, non era certo svanito nel corso della notte. Il ragazzo sedeva distratto, non aveva appetito e non le era riuscito di cavargli fuori nulla tranne qualche mezza parola. Soley invece aveva parlato senza interruzione, come era d’altronde abituata a fare la mattina, impedendole di intavolare un discorso serio con Gylfi. Aveva cosi deciso di rimandare l’occasione alla sera, con calma, dopo che la figlia se ne fosse andata a letto. Ma ora non aveva tempo di ripensare ai suoi problemi famigliari. Infilo il registratore nella borsa e usci dal suo ufficio.
Ebbe un sussulto di sorpresa quando entro nella sala d’attesa. Matthew era seduto sul tavolo di Bella e discorreva con la segretaria, radiosa come il sole. I due neppure si accorsero che Thora era gia entrata e lei dovette schiarirsi la gola per attirare la loro attenzione.
Matthew si volto. «Ahi, speravo proprio che ci mettessi ancora un po’ piu di tempo a finire.» Poi sorrise a Thora e le fece l’occhiolino.
Lei non riusciva a distogliere lo sguardo dal volto di Bella, che ridendo era cosi mutato. Dopotutto, quando era contenta, poteva anche considerarsi una ragazza carina. «Allora, ci mettiamo al lavoro?» disse Thora prendendo il suo cappotto. «Che bello vederti cosi allegra, Bella», aggiunse sorridendo alla sua segretaria.
Ma il sorriso della ragazza scomparve come neve al sole. Il fascino che Matthew aveva esercitato su di lei evidentemente non aveva prodotto effetti duraturi. «Quando torni?» chiese in tono burbero.
Thora cerco di non mostrare la sua delusione di non far parte della squadra dei simpatici. «Non penso proprio che tornero di nuovo questo pomeriggio, ma ti chiamo se le cose dovessero cambiare.»
«Si, si, certo», rispose Bella, dando a intendere, con il tono della voce, che Thora non era affatto abituata a far sapere i suoi movimenti. Il che era assurdo.
«Hai sentito cos’ho detto.» Thora non pote sorvolare sulla questione, pur sapendo che avrebbe fatto meglio a farlo. «Vieni, Matthew.»
«Sissignora!» le rispose lanciando un sorriso d’intesa a Bella. Con grande dispiacere di Thora, il sorriso venne ricambiato.
Quando si furono seduti nell’auto, l’avvocatessa si allaccio la cintura e volto lo sguardo verso Matthew. «Sai guidare sulle strade ghiacciate?»
«Si vedra», rispose Matthew enigmatico mentre usciva dal suo posteggio. Visto il volto preoccupato della sua collega, aggiunse: «Non preoccuparti, sono un guidatore eccellente».
«Non devi assolutamente frenare se la macchina prende a slittare», continuo Thora, per niente convinta delle abilita al volante di Matthew.
«Vuoi guidare tu?»
«No, grazie tante. Io non so proprio usarli i freni sulle strade sdrucciolevoli. La prima cosa che faccio istintivamente quando l’auto comincia a slittare e inchiodare, nonostante conosca la teoria. In materia di guida sono un autentico disastro.»
Presero la via della campagna e arrivati sull’altipiano che separa la capitale dal resto del Paese Thora non pote trattenere la curiosita. «Di cosa stavate parlando?»
