«Chi?» chiese stupito Matthew.

«Tu e Bella, la mia segretaria. Che di solito e un botolo ringhioso.»

«Ah, lei. Stavamo parlando di cavalli. Vorrei provare a fare una cavalcata durante il mio soggiorno qui da voi, dato che ho sentito parlare cosi bene del cavallo islandese. Mi stava solamente dando dei consigli.»

«Ma che ne sa lei di cavalli?» chiese Thora meravigliata.

«E molto pratica di equitazione, non lo sapevi?»

«No, non lo sapevo», rispose Thora, compatendo i poveri cavalli costretti a sopportare il peso di Bella. «Che cosa cavalca? Ippopotami?»

Matthew la guardo con la coda dell’occhio. «Sei gelosa?» chiese poi beffardo.

«Sei ubriaco?» fu la pronta risposta di lei.

Passarono silenziosi attraverso la distesa di lava, che per Thora era uno dei paesaggi piu affascinanti dell’intera isola, soprattutto d’estate, quando il muschio era di un verde fresco e lucente; le linee dolci delle distese di muschi creavano un contrasto totale con le taglienti sporgenze della lava. Ora invece la zona, ricoperta da un bianco mantello di neve, era troppo omogenea. Il candore diminuiva anche la maestosita della visione, infondendo invece a Thora una sensazione di serenita. Alla fine ruppe il silenzio: «Bello, vero?»

Matthew si volto verso il finestrino per ammirare quello scenario naturale. Il traffico era pressoche inesistente. «Bellissimo», disse sorridendole come per far pace.

«Noi due non ingraniamo proprio come colleghi, non ti pare?» ammise riferendosi alle loro continue punzecchiature. «Dovremmo forse provare una nuova tattica.»

Matthew le sorrise di nuovo. «Dici? Io sono contentissimo dei nostri rapporti. Tu sei una compagna di lavoro e di viaggio assai piu divertente di quanto sia abituato nel mio lavoro. Le poche donne con le quali intrattengo rapporti nel mio campo sono talmente tese che cadono a pezzi se si toglie loro una vite!»

Ora fu il turno di Thora a ridere. «Anche tu sei piu simpatico di Bella, questo te lo concedo.» Dopo un attimo di silenzio, prosegui: «Dimmi una cosa. Nel dossier c’era il ritaglio di un giornale tedesco riguardante la morte di alcuni studenti alle prese con il sesso da soffocamento. Perche l’hai messo nel fascicolo?»

«Beh…» Matthew si concesse un attimo di riflessione. «All’inferno. Si, una delle persone citate nel giornale era un caro amico di Harald. Si erano conosciuti all’universita ed erano entrambi senza dubbio delle anime in pena, uniti nel vizio e nelle bestialita che avevano intrapreso assieme. Non so chi dei due inizio l’altro a queste perversioni sessuali, comunque Harald giurava che era stato l’amico a incominciare. Harald era stato presente alla morte del giovane e fu sottoposto a una trafila di interrogatori e rogne del genere. Anzi, mi vergogno quasi di dirlo, ma ho il sospetto che per far tacere la stampa abbia dovuto versare delle bustarelle. Ricordi di aver visto delle uscite consistenti dal suo conto corrente nel periodo in questione, cifre che io stesso avevo segnato in rosso?» Thora annui. «Il motivo per cui ho inserito anche l’articolo di giornale nel nostro caso si ricollega al fatto che Harald e morto strangolato. Forse non e stata una semplice coincidenza. Chissa, puo darsi che sia morto nello stesso modo del suo amico, anche se ne dubito molto.»

I due parcheggiarono l’auto nel posteggio sotto la recinzione del penitenziario di Litla-Hraun e si avviarono a piedi verso il cancello riservato agli ospiti. Uno dei secondini di guardia li fece sistemare nella saletta d’aspetto al secondo piano. «Abbiamo ritenuto meglio per voi che l’incontro si svolga qui dentro. Qui avrete piu spazio che dentro la stanza degli interrogatori», spiego la guardia. «Hugi e un tipo tranquillo e non dovrebbe causarvi grossi problemi. Arrivera tra un momento.»

«Grazie mille, qui va benissimo», disse Thora entrando nella saletta, poi si sedette su una poltrona di pelle marrone e Matthew decise di accomodarsi proprio al suo fianco, con evidente sorpresa della donna.

Matthew subito chiari: «Se Hugi si mette di fronte a noi, e meglio che noi sediamo qui. Lo voglio vedere dritto in faccia». Poi, marcando per due volte le sopracciglia, continuo: «Inoltre mi riempie di gioia sedere cosi stretto al tuo fianco!»

Thora non fece in tempo a rispondere a tono che la porta si riapri e Hugi Thorisson apparve in compagnia del secondino, che gli teneva una mano sulla spalla. Il giovane, lo sguardo abbassato, il morale a terra, aveva le manette e faceva un’impressione talmente misera che Thora gliele avrebbe volute togliere. La guardia carceraria gli disse qualcosa e per la prima volta il ragazzo sollevo il capo, sposto con un gesto di entrambe le mani il ciuffo di capelli lunghi davanti agli occhi e mostro un volto che a Thora parve subito aggraziato, di un’avvenenza assai diversa da come si era immaginata. Le sembro anche dimostrare molto meno dei venticinque anni che aveva, diciassette al massimo. Aveva le sopracciglia brune, gli occhi grandi e gli zigomi pronunciati, dovuti probabilmente alla sua estrema gracilita. Se era stato lui a uccidere Harald, certo che avrebbe dovuto ricorrere a tutte le sue forze, penso Thora. E per giunta non sembrava proprio il tipo da poter trascinare un corpo di ottantacinque chili per quei corridoi.

«Mi prometti di comportarti bene, amico?» gli chiese il secondino gentilmente. Hugi annui, permettendo all’altro di togliergli le manette. La guardia dovette mettergli di nuovo la mano sulla spalla per guidarlo verso la sedia di fronte a Thora e Matthew. Il ragazzo si sedette, o meglio si affloscio, al suo posto, lo sguardo sempre incollato al pavimento.

«Se avete bisogno di noi, siamo nella stanza qui accanto. Ma non dovrebbe crearvi fastidi.» Il secondino si rivolse direttamente a Thora.

«Benissimo», rispose lei. «Lo tratteniamo quel tanto che basta, non un minuto di piu.» E, guardando il suo orologio, aggiunse: «Finiremo sicuramente per mezzogiorno».

La guardia li lascio soli e dopo che ebbe chiuso la porta non si senti piu niente all’infuori del respiro pesante dei tre e del rumore sommesso che Hugi faceva grattandosi, a intervalli regolari, le ginocchia dei pantaloni militari che indossava.

«Hugi», esordi Thora con la voce piu dolce che poteva. Poi gli si rivolse in islandese per familiarizzare con lui. Avrebbe chiarito piu tardi se conosceva l’inglese. «Dubito che tu non sappia chi siamo noi. Comunque, io mi chiamo Thora Gudmundsdottir, e sono un avvocato, mentre questi e Matthew Reich dalla Germania. Ci troviamo qui per l’omicidio di Harald Gunflieb, su cui stiamo investigando indipendentemente dalla polizia.»

Nessuna reazione. Thora prosegui: «Volevamo incontrarti perche non siamo affatto convinti della tua colpevolezza, anzi pensiamo che tu non c’entri per niente in questa faccenda». L’avvocato tiro un respiro profondo per sottolineare l’importanza delle parole successive. «Stiamo cercando di scoprire il vero assassino di Harald, poiche non crediamo che sia tu il vero colpevole, capisci? Se veramente non hai ucciso il tuo amico, hai tutto l’interesse ad aiutarci.» Hugi sollevo lo sguardo e finalmente lo rivolse alla donna, ma non apri bocca. Thora fu costretta a proseguire. «Comprenderai sicuramente che se riusciamo a dimostrare che e stato qualcun altro a uccidere Harald, allora tu sei scagionato dall’intero caso.»

«Non l’ho ammazzato io», sussurro a quel punto Hugi. «Nessuno mi vuole credere, ma non l’ho ammazzato io.»

«Hugi, il signor Reich qui al mio fianco e tedesco. E un esperto di investigazioni, ma purtroppo non conosce l’islandese. Te la sentiresti di parlare con noi in inglese, in modo che capisca anche lui? In caso contrario, non ci saranno problemi. Quello che vogliamo innanzitutto e che tu comprenda le nostre domande e che risponda senza difficolta di sorta dovute alla lingua.»

«L’inglese lo parlo eccome», fu la sua risposta, pronunciata ancora in tono sommesso.

«Perfetto», disse Thora. «Se pero non capissi qualcosa di quello che diciamo o ti trovassi in difficolta a formulare la risposta in inglese diccelo, cosi ripassiamo semplicemente all’islandese.»

Thora si volto verso Matthew per riferirgli che la conversazione poteva proseguire in inglese. Matthew non se lo fece dire due volte, si chino in avanti e comincio perentorio: «Hugi, per prima cosa raddrizza la schiena e guardaci dritto in volto. Piantala con quell’aria da gatta morta e prendi un contegno civile, almeno per quel poco che stiamo qui con te».

Thora ebbe un sussulto. Che razza di discorso machista era quello? Non si sarebbe stupita se il ragazzo fosse scoppiato a piangere o se ne fosse andato in cella, lasciandoli li come due stupidi, anche perche nessuno lo costringeva a parlare con loro. Ma mentre stava per intervenire Matthew riprese a parlare. «Ti trovi in un brutto guaio, non c’e bisogno che te lo rammenti. Davanti a te hai la tua unica speranza di uscirne, per cui ti conviene mettercela tutta per aiutarci e rispondere con sincerita alle nostre domande. Nelle tue condizioni attuali e normale sprofondare nell’autocommiserazione, ma al momento ti conviene comportarti da uomo e non da bambino. Fa’ come ti ho detto, raddrizza la schiena, guardami in faccia e rispondi scrupolosamente a cio che ti chiediamo. Ti sentirai meglio anche solo a riprendere un aspetto umano. Dai, provaci.»

Thora segui con stupore Hugi compiere esattamente i gesti ordinatigli da Matthew. Si tiro su da quella posa

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