chiusa.» Halldor abbasso di nuovo gli occhi, costringendola a riafferrarlo per il mento e sollevargli la faccia per farsi guardare prima di riprendere la parola. «Non l’ho ammazzato io, Dori, e non ho alcuna intenzione di sacrificarmi all’altare di un qualche tuo rimorso di coscienza. L’idea di andare dalla polizia e la peggiore che tu abbia avuto. Non appena ti chiederanno della droga e della tossicodipendenza, saremo nella merda fino al collo. Lo capisci?»
Halldor annui. «Ma forse…»
Non ebbe l’occasione di terminare la sua frase perche Marta Mist lo zitti immediatamente. «Niente forse. Ascoltami bene. Tu sei un ragazzo sveglio e intelligente, Dori. Pensi che a Medicina ti accoglieranno a braccia aperte, dopo che sara venuta a galla la questione della droga, senza contare tutto il resto?» Marta scrollo la testa e giro lo sguardo su Briet, che fissava ammaliata la scena, pronta a dirsi d’accordo con l’ultimo oratore, come al solito. Marta si giro di nuovo verso Halldor e gli disse perentoria: «Non fare il bambino. Come ti ho detto, la polizia e interessata soltanto all’omicida di Harald. E a niente altro.» Per sottolineare il concetto, ripete ancora una volta: «E a niente altro».
Halldor era come ipnotizzato. Guardava fisso dentro quegli occhi verdi che non accennavano ad abbassarsi. Non gli resto che annuire, dato che la mano di Marta gli stringeva ancora il mento, impedendogli di muoversi lateralmente. Era appunto questa la ragione per la quale aveva deciso di rivelarle la sua decisione di andare dalla polizia. Sapeva benissimo che la sua amica sarebbe riuscita a fargli cambiare idea. Smise subito di pensare a tutto il resto. «Va bene, hai vinto.»
«Benissimo», mormoro Briet sorridendo ad Halldor. Era chiaramente sollevata e strinse con gioia l’avambraccio di Marta, la quale invece non sembro nemmeno accorgersene. La sua attenzione non si distoglieva da Halldor, e non gli aveva ancora lasciato il mento.
«Che ore sono?» chiese Marta.
Briet si affretto a estrarre il suo cellulare rosa dalla borsetta appesa sullo schienale della sua sedia. «E quasi l’una e mezzo.»
«Cosa fai stasera?» domando Marta ad Halldor. Al contrario della sua occhiata d’intesa, la voce non lasciava trapelare nulla.
«Niente», fu la secca risposta di Halldor.
«Vieni a casa mia. Nemmeno io ho fatto dei piani per la serata», gli propose Marta. «E da un pezzo che non stiamo insieme, e credo che un po’ di compagnia non ti farebbe male», disse trascinando le ultime parole.
Briet non trovava pace sulla sua sedia. «Perche non andiamo al cinema insieme?» intervenne guardando speranzosa Marta, la quale pero non la degno di uno sguardo. Briet si senti invece schiacciare il piede dallo stivale di pelle dell’amica, che copriva del tutto la sua scarpina. Allora arrossi e comprese che la sua presenza per quella sera non era gradita.
«Vuoi andare al cinema?» chiese Marta ad Halldor. «Oppure ti va di fare un salto da me, per una seratina tranquilla?» Reclino il capo maliziosa.
Halldor fece di si con la testa.
Marta si mise a ridere. «Quale delle due? Questa non e una risposta.»
«Da te.» La voce di Halldor era rauca e pesante. Tutti e tre sapevano cosa sarebbe accaduto.
«Non vedo l’ora.» Marta tolse la presa dal mento dell’amico e batte le mani. Poi chiamo con un gesto il cameriere che stava passando dalle loro parti e chiese il conto. Halldor e Briet non dissero mente. Briet c’era rimasta male, mentre Halldor non aveva proprio piu niente da dire. Tiro fuori un biglietto da mille corone, lo poso sul tavolo e si alzo.
«Sto facendo tardi alla mia lezione. Ci vediamo.» Le due amiche lo seguirono mentre si avviava verso l’uscita.
Dopo che se ne fu andato, Marta si volto verso Briet e le disse: «Che bel culetto che ha il ragazzo. Dovrebbe piantarci in asso piu spesso». Poi vide che la sua amica si era offesa e la guardava ferita. «Santi numi! Non ti ci mettere anche tu ora. Lui sta passando un brutto momento e la posta in gioco e molto alta.» Diede un colpetto all’avambraccio di Briet. «Si e preso proprio una bella cotta per te, lo sai? Quello che faremo stasera non cambia niente.»
Briet fece un sorriso tirato. «No, probabilmente no. Comunque mi e sembrato contento di poter stare con te.»
«Oh, non farla lunga. Questo non ha niente a che vedere con l’amore. Tu sei il tipo di ragazza che fa innamorare gli uomini. Io invece… come dire… sono brava a letto!» Marta si alzo e guardo la sua amica con sussiego. «E sai perche?» Nessuna risposta. «Io vivo per il piacere temporaneo. Potresti provarci anche tu. Smettila di cercare la salvezza dell’anima. Goditi piuttosto la vita.»
Briet si giro per prendere la sua borsetta. A quelle parole non poteva e non sapeva rispondere. Lei aveva preso parte a tutte le trovate del loro circolo, solamente a pensarci arrossiva. Non era quello un godersi la vita? Aveva in qualche modo dato a intendere che voleva salvarsi l’anima? Prima di uscire dal locale, si consolo del fatto che i ragazzi si innamoravano piuttosto di lei che di Marta. Ma perche lei ora, in quella situazione cosi complicata, aveva voluto umiliarla con quel confronto assurdo? Marta era una sorta di alter ego al femminile di Halldor. Quanto a lui, Briet non voleva affatto andare a finire in galera. No, grazie! Al diavolo Halldor, tanto lo avrebbe potuto riacciuffare piu tardi.
La ragazza raddrizzo la schiena facendo sporgere ancor piu il seno prosperoso. Quando si diressero verso l’uscita provo un senso di beatitudine nel vedere che i tre uomini in giacca e cravatta seduti vicino alla finestra si misero a mangiarsela con gli occhi. Solo lei e non Marta. Beh, spesso le piccole vittorie sono le piu dolci.
15
«Niente», disse Thora guardando amareggiata prima lo schermo, poi Matthew. Dopo la visita a Hugi erano passati dallo studio legale per vedere se le fosse pervenuto qualche messaggio elettronico da parte del misterioso «Mal».
Matthew allargo le braccia. «Chissa? Forse non arrivera mai una risposta.»
L’avvocatessa trovava difficile arrendersi subito come lui. «Forse invece troveremo nuove informazioni su Mal nel computer di Harald.»
L’uomo corrugo la fronte. «Vuoi dirmi che tu conservi informazioni sui tuoi amici nel computer?»
«No, intendevo dire l’elenco dei corrispondenti piu assidui, che di solito si tiene in memoria.»
«So benissimo di che elenco stai parlando. Pensi che Harald ne tenesse uno del genere? Beh, non si sa mai…»
Thora si volto di nuovo verso lo schermo. «Che ne dici di chiamare subito la polizia per chiederle di restituirci il computer di Harald?» Guardando l’orologio dello schermo, prosegui: «Non sono che le due, l’ufficio investigativo dovrebbe essere ancora aperto». La lettera con la richiesta di consegna delle pratiche del caso non c’era sulla scrivania di Bella quella mattina, il che poteva significare che era stata imbucata il giorno prima. Forse era gia arrivata al destinatario, ma la richiesta era probabilmente ancora da sbrigare. La cosa piu opportuna sarebbe stata attendere un paio di giorni e poi telefonare per prendere due piccioni con una fava, cioe il computer e le pratiche del caso. Ma Thora, vinta dall’impazienza, opto per la decisione meno sensata. Anche perche le sembrava necessario farlo, per come stavano le cose. Avevano gia trovato i numeri di cellulare degli amici di Harald e avevano contattato Marta Mist, Briet e Brjann, ma nessuno di loro aveva voluto parlarle (la reazione di Briet aveva avuto un che di isterico), rammentandole che avevano gia reso la loro testimonianza alla polizia. Cosi ora Thora e Matthew erano a un punto morto. «Telefona», insiste lei.
Matthew accondiscese e venne a sapere che potevano andare a prendere il computer quando volevano. Li avrebbe ricevuti l’ispettore Markus Helgason.
Alla stazione di polizia Markus saluto Thora in islandese, poi si rivolse a Matthew in inglese, con un forte accento nordico: «Noi ci siamo gia incontrati due volte, prima durante la perquisizione dell’appartamento di Harald e poi quando venne a incontrare l’ispettore Arni Bjarnason». L’uomo sorrise impacciato. «Siccome non e che voi due vi foste trovati cosi d’accordo, e stato deciso che ora vi riceva io. Spero che non abbiate niente in contrario.»
