L’ispettore era giovane e indossava una camicia celeste chiaro e pantaloni neri. Era abbastanza basso, ma d’altronde ormai da tempo erano stati abbandonati i prerequisiti di altezza minima per poter entrare nelle forze dell’ordine. Markus aveva un viso normalissimo, ne bello ne brutto, i capelli chiari e occhi grigi che non attiravano l’attenzione. Ma il suo aspetto banale si trasformava quando lui sorrideva, mostrando una dentatura perfetta.
Matthew e Thora lo rassicurarono che a loro non importava nulla incontrare Bjarnason, e l’ispettore riprese la parola risollevato. «Vorrei che facessimo un discorsetto insieme, se possibile. Da quello che ci hanno detto, voi state investigando privatamente sulle circostanze dell’omicidio; dato che la nostra indagine non si e ancora conclusa, mi pare giusto che ci teniamo al corrente a vicenda degli sviluppi». Dopo un momento di titubanza, continuo impacciato: «Stanno ancora mettendo il computer in uno scatolone, assieme ad alcuni documenti che ci rimanevano da consegnare. Dovreste comunque attendere un po’. Potremmo accomodarci nel mio ufficio».
Thora guardo Matthew di sottecchi e con un rapido movimento delle spalle gli fece intendere di non avere niente in contrario. Sapeva bene che il computer e lo scatolone non erano altro che un pretesto bell’e buono. Un mutilato avrebbe potuto sbrigare l’inscatolamento in meno di tre minuti. Comunque sorrise per formalita e rispose che per lei andava benissimo. L’ispettore tiro un sospiro di sollievo e li fece accomodare nel suo stanzino.
Li dentro non c’era niente di personale all’infuori di una tazza da latte con lo stemma del Manchester United. L’ispettore invito i due ad accomodarsi e attese che lo facessero per sedersi a sua volta. Nessuno nel frattempo diceva niente e il silenzio stava diventando molto imbarazzante.
«Allora, che mi dite di bello?» disse infine Markus con falso brio. I due sorrisero soltanto, senza rispondere. Thora voleva che fosse lui a dare avvio alla conversazione, e le labbra serrate di Matthew facevano intendere la stessa idea. Il poliziotto arrivo subito al dunque. «Ci hanno comunicato della vostra visita al penitenziario di Litla- Hraun stamattina e dell’incontro con Hugi.»
«Si, e vero», confermo Thora laconica.
«Appunto», riprese l’ispettore. «Che ne avete ricavato? Capirete che si tratta di una trovata stravagante, quella di qualificarsi da una parte come rappresentanti della famiglia della vittima, come fate con noi, e al contempo come assistenti del sospettato numero uno, come mi risulta abbiate fatto questa mattina presentandovi al carcere.»
Thora guardo Matthew, che le fece un gesto con la mano per indicare che poteva rispondere lei. «Diciamo che in una situazione cosi strampalata e poco ortodossa dobbiamo agire con metodi idonei e adeguati. Cio nonostante e chiaro che stiamo lavorando soprattutto e principalmente per la famiglia di Harald e che gli interessi di Hugi si incrociano semplicemente con quelli dei nostri clienti.» Thora fece una breve pausa per permettere all’ispettore di sollevare delle obiezioni, ma lui non lo fece. «Non siamo affatto convinti della sua colpevolezza. E a dire il vero il nostro colloquio di stamattina non ha fatto che consolidare e corroborare la nostra teoria.»
L’ispettore fece un’aria stupita. «Devo ammettere di non comprendere la vostra certezza in questo caso. Tutto cio che la nostra indagine ha portato alla luce fa pensare al contrario.»
«Ci sono, a nostro parere, troppi quesiti senza risposta. Non le sembra un motivo ragionevole per farsi sorgere dei dubbi?» ribatte Thora.
«Lei ha perfettamente ragione, ma, come ho detto, le nostre indagini non sono ancora concluse. Comunque mi meraviglierei se all’improvviso saltasse fuori qualcosa contro la nostra teoria che ad assassinare Harald sia stato Hugi Thorisson.» Alzata la mano sinistra, si mise a contarne le dita. «Primo, si trovava con il morto poco prima dell’omicidio. Secondo, il sangue di Harald e stato rinvenuto sui vestiti che Thorisson indossava la sera in questione. Terzo, abbiamo rinvenuto una maglietta, nascosta nel suo armadio, che era stata usata per pulire una grande quantita di sangue, anch’esso risultato della vittima. Quarto, faceva parte di quella combriccola di maghi da strapazzo e conosceva di conseguenza le rune magiche, come quella incisa sul corpo della vittima. Quinto e ultimo, solamente nello stato in cui si trovava quella sera, imbottito com’era di sostanze allucinogene, avrebbe potuto avere il coraggio di togliere gli occhi al cadavere. Credetemi, nessuno in pieno possesso delle proprie facolta mentali lo farebbe mai. Inoltre era uno spacciatore e stava preparando l’importazione di droga in grande stile. La vittima aveva denaro a sufficienza per finanziare una tale compravendita e guarda caso e scomparsa una grossa somma dai suoi conti in banca proprio pochi giorni prima del delitto. Senza traccia. Questo non avviene quando si tratta di commercio tradizionale. Comunque stiamo facendo il possibile per sapere che fine abbia fatto quel denaro.» L’ispettore si guardo le mani. Con la destra stringeva ora tutte le dita della sinistra. «Posso giurarlo, spesso bastano persino meno indizi per incriminare una persona sospetta. L’unica cosa che ci manca e la confessione dell’indiziato, e ammetto che il piu delle volte, in occasioni come queste, sarebbe gia dovuta essere spuntata da un pezzo.»
Thora cerco di non far trapelare il suo sconcerto. Il particolare del sangue sui vestiti di Hugi l’aveva presa alla sprovvista. In nessuna delle cartelle del dossier investigativo e nemmeno nelle deposizioni dei testimoni e nelle altre documentazioni in suo possesso se ne faceva cenno. Si appiglio dunque all’ultima affermazione dell’ispettore per prendere tempo. «Non vi sembra un particolare preoccupante il fatto che ancora non abbia confessato il delitto?»
Il poliziotto la guardo con occhi sinceri. «No, assolutamente. E sa perche?» Dal momento che Thora non pareva intenzionata a rispondere, prosegui: «Perche non se lo ricorda. Lui stesso si aggrappa alla tenue speranza di non aver commesso il delitto. Perche mai dovrebbe confessare un crimine che non si ricorda nemmeno di aver perpetrato, tenendo soprattutto conto delle condizioni in cui e stato rinvenuto il cadavere? Non siete d’accordo?»
«Come si spiega il trasferimento del corpo fino all’universita?» intervenne Matthew. «E come ha fatto un piccolo spacciatore ad accedere cosi facilmente alla sede centrale? Era un fine settimana e sicuramente era tutto chiuso a chiave.»
«Ha rubato la chiave ad Harald. Molto semplice. Abbiamo trovato il suo portachiavi sul cadavere, e nel mazzo c’era quella che disattiva l’allarme. E sul pannello di controllo abbiamo potuto vedere che quella chiave era stata usata poco prima del delitto.»
Matthew si schiari la gola. «Che intende dire con poco prima del delitto? I tempi constatati in questo caso non sono certo precisi.»
«No, e vero, ma non cambia niente», rispose l’ispettore piu perentoriamente di prima.
Matthew prosegui, per niente intenzionato ad arrendersi di fronte a quell’ostacolo. «Supponiamo allora che Hugi abbia sottratto il mazzo di chiavi alla vittima e trasportato il cadavere dalla sua abitazione, che, lo ammetto, si trova la nelle vicinanze, fino alla sede universitaria. Come pensate che sia avvenuto il trasporto? Credete che si sia limitato a chiamare un taxi?»
L’ispettore sorrise. «Il corpo l’ha trasportato con la sua bicicletta, che abbiamo rinvenuto proprio fuori l’Istituto Arni Magnusson, con addirittura il manubrio sporco del sangue di Harald come poi hanno dimostrato gli esami di laboratorio. Per fortuna la bici era stata gettata sotto una pensilina, il che ha evitato che venisse ricoperta dalla neve.»
Matthew non obietto e lascio che Thora riprendesse la parola. «Come fate a sapere che la bicicletta appartiene a Hugi?» e aggiunse immediatamente: «E se anche lo fosse, come potete dimostrare che sia stata abbandonata li proprio quella notte?»
L’ispettore ora sorrise ancor piu apertamente. «La bicicletta era stata gettata davanti alla porta del deposito dei cassonetti dell’immondizia. I netturbini avevano svuotato i cassonetti il venerdi precedente e tutti quanti erano d’accordo di non aver visto nessuna bicicletta in quel frangente. Hugi ha poi riconosciuto la bici di persona e ha ammesso che era rimasta chiusa nel deposito delle biciclette del suo palazzo per tutta la giornata di sabato. Abbiamo anche la testimonianza di un’inquilina del condominio, che ci ha confermato che la bici si trovava al suo posto quando lei era scesa in cantina, verso l’ora di cena, per andare a prendere la sua carrozzina e uscire a passeggio con il bambino.»
«Come diavolo fa un testimone a ricordarsi dove si trovava una bicicletta e dove no? Io ho abitato in un condominio per anni e non penso che avrei mai potuto fornire una testimonianza del genere», obietto Thora.
«La bicicletta di Hugi si notava molto e veniva usata in ogni stagione. Dato che il ragazzo non aveva la patente, non aveva altre alternative. Pero non era certo la persona piu riguardosa nei confronti degli altri inquilini, e cosi anche quel sabato aveva messo la sua bici proprio davanti alla carrozzina. La teste si ricorda appunto di aver dovuto spostarla per poter far uscire la sua carrozzina.»
Matthew si rischiaro di nuovo la gola. «Ma se Hugi ha rubato una chiave e se la chiave era quella del sistema di allarme, presumo comunque che all’allarme fosse abbinato un codice segreto da digitare, no? Come faceva Hugi a conoscerlo?»
