«Questa e appunto una delle domande che ci siamo posti all’inizio della nostra indagine», rispose immediatamente l’ispettore. «Dalle deposizioni degli amici di Harald e venuto alla luce che Harald l’aveva detto a tutti loro!»

Thora lo guardo incredula. «E noi dovremmo crederci? Perche diamine lo avrebbe fatto?»

«Da quello che mi hanno riferito, Harald riteneva il codice a lui riservato una coincidenza beffarda. Pensate un po’, gli avevano assegnato lo 0666, un numero perfetto, vista la sua passione morbosa per il satanismo.»

«Per la verita si trattava di magia nera, non di satanismo», preciso Matthew, il quale pero, cambiando subito argomento, volle prevenire una lunga discussione sulla natura delle arti magiche. «Una cosa invece ci potrebbe dire. Ci siamo imbattuti in una e-mail che Harald aveva inviato a un certo ‘Mal’. Avete poi saputo chi era?»

L’ispettore li guardo perplesso. «Devo confessare che non mi ricordo affatto di questo particolare. Abbiamo dovuto vagliare cosi tanti documenti. Se volete posso dare un’occhiata nel dossier e farvi sapere.»

Thora gli descrisse a grandi linee il contenuto della lettera, pur sapendo che non li avrebbe potuti aiutare molto al riguardo. Helgason avrebbe dovuto ricordarsi della corrispondenza in questione, se le indagini avevano portato a qualcosa. Invece lui minimizzo la questione: «Forse si riferiva semplicemente a qualche ragazza che aveva adocchiato, o qualcos’altro del genere. Ma per passare ad altro, avete per caso intenzione di continuare il vostro lavoro a lungo?»

«Tanto quanto lo riteniamo necessario», rispose Matthew con espressione impenetrabile. «Ancora non sono convinto che il detenuto sia il vero colpevole, nonostante tutte le nuove informazioni che ci ha riferito. Ma naturalmente potrei sbagliarmi.»

Markus sospiro. «Vi saremmo grati se ci teneste al corrente, per favore, dei vostri movimenti, dato che le indagini sono ancora aperte. Non vorremmo che si creassero dei conflitti di interesse tra le parti, e preferiremmo che si trattasse invece di una collaborazione.»

Thora prese la palla al balzo. «Per l’appunto, noi abbiamo ricevuto solamente una frazione dei documenti del caso, e ci manca ancora il resto. La lettera che vi ho spedito al proposito dovrebbe esservi arrivata. Ci sono delle complicazioni?»

L’altro scrollo le spalle. «Di per se nessuna, pero la decisione non sta nelle mie mani. Non siamo abituati a tali richieste da parte dei famigliari, ma non credo ci siano problemi di sorta. Ci vorra ovviamente del tempo per raccogliere il tutto, ma faremo il possibile…» Non pote aggiungere altro perche bussarono alla porta. «Avanti!» La porta si apri e comparve una poliziotta che reggeva tra le braccia uno scatolone dal quale spuntava la sagoma di un PC nero da scrivania.

«Ecco il computer che ci avete richiesto», esordi la giovane agente posando lo scatolone sulla scrivania ed estraendone un dossier protetto da una cartellina di plastica trasparente. «Lo schermo viene direttamente dal deposito, dato che non ci serviva. Anzi, e stata proprio una sciocchezza portarcelo», puntualizzo al collega con aria seccata. «Dovreste dirglielo a quelli delle perquisizioni che anche se i file si leggono sullo schermo, non vuol dire che siano conservati li dentro. Voglio dire, sta tutto nella memoria del computer, che si puo collegare con qualsiasi schermo.»

L’ispettore non sembro affatto gradire la ramanzina proprio davanti a Thora e Matthew e le mando un’occhiataccia. «Grazie per l’informazione.» Presa la cartellina di plastica, la passo ai suoi interlocutori. «Puo firmare qui per confermare l’avvenuto ricevimento del dossier», disse a Matthew. «Qui troverete anche il resto dei documenti sequestrati.»

«Di che documenti sta parlando?» domando Thora. «Perche non erano stati restituiti assieme agli altri?»

«Erano fascicoli che volevamo controllare meglio, comunque non ne e risultato niente di importante. Forse troverete voi qualcosa di utile, ma ne dubito.» Poi si alzo in piedi, dando a intendere che la conversazione era da considerarsi conclusa.

Thora e Matthew si alzarono anch’essi dalle loro sedie e Matthew prese sotto braccio lo scatolone, dopo aver firmato la ricevuta dei documenti.

Thora apri il dossier non appena si fu seduta nell’auto. Mentre Matthew metteva in moto, lei diede una scorsa veloce al contenuto e subito esclamo allibita: «Che diavolo e questo?»

16

L’avvocatessa teneva fra le mani una cartella di pelle amaranto, chiusa da lacci. La pelle era ancora liscia e morbida al tatto, nonostante non fosse certo nuova di zecca. Pareva fabbricata una sessantina di anni prima, a giudicare dall’iscrizione riportata in basso: NHG 1947. Ma era piuttosto il suo contenuto a suscitare la sua meraviglia. Una volta sciolti i lacci, ne erano spuntate fuori delle lettere palesemente antiche. Dall’aspetto e dalla consistenza si doveva trattare di missive vecchie di secoli, molto piu vecchie della cartella che le conteneva.

Distogliendo un attimo gli occhi dalla retromarcia, Matthew esclamo: «Questa era davvero tra le cose di Harald?»

«Si», rispose Thora sfogliando con i polpastrelli la parte superiore dell’epistolario, tanto per farsi un’idea di quante lettere ci fossero. Le venne quasi un infarto allorche Matthew, gridando un qualcosa di incomprensibile e inchiodando l’auto, gliele strappo di mano violentemente.

«Ma sei diventata matta?» le urlo, richiudendo immediatamente la cartella e riannodandola come poteva, dato l’impaccio del volante e l’angustia del posto di guida.

Thora era sbalordita dall’improvviso cambiamento di umore del suo collega e l’unica cosa che pote fare fu di rimanere a guardarlo in silenzio. Quando Matthew ebbe finito di richiudere la cartella, la depose con delicatezza sul sedile posteriore, poi si tolse il cappotto e ve lo poso sopra per proteggere il contenuto dell’epistolario, gia inumidito dall’aria fredda.

«Perche non spostiamo l’auto?» domando Thora per interrompere l’imbarazzante silenzio tra di loro. L’auto sporgeva pericolosamente sulla strada con la parte posteriore.

Matthew afferro il volante con entrambe le mani e sbuffo rumorosamente. «Perdonami lo scatto di nervi. Non immaginavo proprio di trovare questi documenti buttati in uno scatolone della polizia.» Poi usci del tutto dal parcheggio e i due partirono per la loro strada.

«Vorresti farmi l’onore di spiegarmi di cosa si tratta?» chiese Thora.

«Si tratta di antiche lettere appartenenti alla collezione del nonno di Harald, anzi, ne sono una delle parti piu pregiate. Sono documenti di inestimabile valore e mi risulta del tutto incomprensibile che Harald li abbia portati con se fin quassu in Islanda. Temo inoltre che la compagnia assicuratrice non abbia la minima idea che non si trovino piu in una cassetta di sicurezza della banca, come risulta sulla polizza dell’intero patrimonio.» Matthew sistemo lo specchietto retrovisore per poter tenere sott’occhio quel carico prezioso. «Un nobile di Innsbruck le scrisse nel 1485 per raccontare della crociata antistreghe di Heinrick Kramer in quella citta, prima che la caccia alle streghe divenisse una pratica comune come lo fu nei secoli successivi.»

«Chi era questo Heinrich Kramer?» A Thora quel nome suonava vagamente familiare, ma non riusciva a contestualizzarlo.

«Uno dei due autori del Malleus maleficarum, quella sorta di manuale dei cacciatori di streghe, ricordi? Lui in persona era il giudice supremo del tribunale dell’Inquisizione della regione, che ora appartiene per lo piu al territorio della Germania. Una personalita senza dubbio squilibrata, particolarmente astioso contro le donne in generale. Oltre a perseguitare le streghe, prese anche parte allo sterminio degli ebrei e degli eretici, anzi direi di tutti i gruppi che si prestavano in modo particolare alle vessazioni.»

«Si, ora mi ricordo», e aggiunse sorpresa: «Si parla di lui in queste lettere?»

«Si», rispose Matthew. «Il nostro personaggio venne a Innsbruck. Vide. Ma non concluse assolutamente niente. In verita parti molto bene — nel senso che diede avvio alle inquisizioni innescando una serie interminabile di violenze e torture, senza contare che le sospettate, cinquantasette donne, non ottennero alcuna difesa legale. Ma quando si arrivo ai processi, i suoi metodi poco ortodossi non vennero riconosciuti validi ne dalle autorita ecclesiastiche, ne da quelle secolari del Paese. Kramer aveva superato ogni limite, soprattutto quando descriveva gli atti sessuali delle presunte fattucchiere, al punto che il vescovo, scandalizzato dalle sue esagerazioni, lo fece espellere dalla citta. Le donne imprigionate vennero liberate, ma in condizioni alquanto malconcie in seguito ai

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