Thora rise sarcastica. «No, non ti credo!»
Matthew si alzo in piedi. «Peccato. Io purtroppo da parte mia non posso prendere decisioni importanti su certe informazioni delicate senza prima consultarmi… Voglio dire, se ci fosse qualcos’altro di cui discutere…»
«Ma mettiamo invece che ci sia dell’altro: non sarebbe ora che tu chiedessi di farmene partecipe?»
Matthew la guardo impensierito e usci dallo studiolo. Aveva di nuovo preso in mano il cellulare e l’avvocatessa sperava che si fosse appartato appunto per telefonare a qualcuno. Thora si mise a origliare dall’altra parte del corridoio, ma riusci a percepire solo alcune frasi sconnesse, quindi si rassegno a tornare al computer. Una finestra al centro dello schermo le diceva di introdurre la password. Thora, che ovviamente non la conosceva, tento diverse possibilita: Harald, Malleus, Windows, Hexen e altro del genere. Nessuna funziono. Raddrizzando la schiena, si guardo attorno nella speranza di ricevere ispirazione dagli oggetti che la circondavano. Su uno scaffale sopra la scrivania c’era la fotografia incorniciata di una ragazza handicappata su una sedia a rotelle. Non ci voleva un genio particolare per capire che si trattava della sorella minore di Harald, morta alcuni anni prima. Com’e che si chiamava? Non era stata battezzata come sua madre? E la signora Guntlieb si chiamava… Anna? No, comunque un nome con la A. Non Agata, ne Angela. Amelia! Si chiamava Amelia Guntlieb. Thora tento con quel nome, ma ancora senza successo. Stava perdendosi di coraggio, quando le venne in mente di provare a digitare il nome in minuscolo —
Si! Con suo grande orgoglio, ottenne l’accesso ai programmi. Si chiese quanto tempo ci avesse messo la polizia a indovinare la password, ma poi si disse che loro dovevano sicuramente avere qualche esperto di informatica, che sapeva entrare nei computer dalla porta di servizio, per cosi dire. Certo non se ne stavano seduti alla tastiera per ore e ore a provare tutte le possibili combinazioni.
La figura che comparve come fondo sullo schermo era alquanto strana, e le ci volle un po’ di tempo per rendersi conto di cosa rappresentasse. Non aveva mai visto prima di allora l’interno di una cavita orale su uno schermo di diciassette pollici. Tantomeno una bocca la cui lingua era stretta da due pinze di acciaio che la tenevano aperta in due. Benche Thora non si intendesse affatto di operazioni del genere, era chiaro che si trattava di uno scatto preso durante un intervento chirurgico per separare la lingua in due meta. E Thora avrebbe scommesso con chiunque a chi apparteneva quella lingua, e dovette respirare profondamente per alleviare un conato di vomito.
Nel computer c’erano circa quattrocento file con l’estensione .doc, e l’avvocatessa li catalogo per ordine cronologico. I nomi dei file erano eloquenti, e i piu recenti contenevano la parola
Matthew ancora non tornava e Thora ne approfitto per esaminare quali altri file erano stati archiviati nel computer. Al cagnolino dello schermo chiese di rintracciare tutti i file che terminavano con l’estensione .pdf e ottenne in premio una sessantina di documenti di immagini, che risistemo come gli altri in ordine cronologico, mettendo ancora una volta nella memoria della sua chiave USB quelli piu recenti. Non c’era dubbio che di lavoro da fare quella sera ne avrebbe avuto parecchio. Poi le venne in mente di ispezionare le fotografie, classificate .jpg, e le richiamo sullo schermo. Harald aveva certamente una macchina fotografica digitale, che aveva adoperato con frequenza. Comparvero infatti centinaia di file etichettati con dei numeri. Come fanno quasi tutti, Harald non si era preso la briga di dar loro dei nomi precisi, e aveva lasciato i codici originali. La donna decise quindi di procedere a campione per rendersi conto del contenuto generale senza dover sfogliare le immagini a una a una. Per prima cosa le classifico di nuovo in ordine cronologico, e si accorse subito che le foto piu recenti erano state scattate nell’appartamento di Harald, ed erano stranamente banali. In alcune si vedevano solamente inquadrature della cucina e qualcosa che sembrava la preparazione di un pranzo, ma niente altro. Nelle foto non compariva nessuno, tranne alcune in cui si scorgevano delle mani. Thora copio quelle con le mani nella sua chiave USB, nella remota ipotesi che appartenessero all’assassino. Le altre foto mostravano invece un delizioso piatto di pasta nelle varie fasi di preparazione, che tralascio ovviamente di copiare.
Verso il fondo della pagina la musica cambiava nettamente. Sempre piu rossa per l’imbarazzo, Thora vide una serie di ragazzi alle prese con svariate pratiche orgiastiche e sessuali, alcune delle quali particolarmente perverse. Avrebbe dovuto ingrandire le immagini per vedere meglio le facce dei protagonisti, ma temeva che Matthew entrasse e la cogliesse in flagrante in quell’operazione cosi imbarazzante. Un’altra cartella conteneva numerose immagini dell’operazione alla lingua, tra cui quella che Harald aveva scelto come fondo per lo schermo. Delle varie persone presenti all’intervento chirurgico si scorgevano, sfortunatamente, solamente il busto. Comunque Thora copio alcune foto per poterle osservare meglio in seguito.
Altre fotografie ancora erano state scattate in una serie interminabile di party, feste e divertimenti di ogni tipo, ma ogni tanto sbucavano inaspettatamente delle panoramiche della natura islandese, nonche altre foto di viaggio. Una raffigurazione delle grigie pareti in penombra, su una delle quali a Thora parve di scorgere una croce scolpita nel tufo, che risulto piu evidente dopo che l’ebbe ingrandita sullo schermo. Una miriade di foto ritraevano poi un paesino sconosciuto e l’interno di una specie di museo folcloristico che a prima vista doveva esporre antichi manoscritti e una pietra di basalto grigio racchiusa dentro una bacheca di vetro. In una delle foto si intravedeva un cartello che Thora ingrandi per poterlo decifrare. Quale fu il suo disappunto quando la scritta le apparve in lettere leggibili: VIETATO FOTOGRAFARE!
Quando infine cominciarono a comparire vecchie foto che sicuramente non avevano alcun nesso con il loro caso, Thora decise di interrompere la sua consultazione. Apri invece il programma di posta elettronica con la speranza di trovare qualche informazione confidenziale. Nella casella della posta in arrivo c’erano sette lettere che attendevano ancora di essere aperte. Probabilmente erano molte di piu quelle arrivate ad Harald dal giorno della sua uccisione, ma la polizia doveva gia averle aperte e lette.
In quel momento Matthew rientro nello studio e Thora distolse lo sguardo dallo schermo. L’uomo si sedette di nuovo sulla sua sedia e invio un sorriso impacciato alla sua socia.
«Allora?» lo pungolo Thora in tono ansioso.
«Allora…» inizio Matthew sporgendosi in avanti, posando i gomiti sulle ginocchia e congiungendo le mani come se volesse pregare. «Prima di dirti cio che tu ritieni indispensabile sapere», annuncio ponendo l’accento sulla parola
«Che cosa?» chiese Thora pur immaginandosi gia la risposta.
«Cio che sto per rivelarti e una questione molto delicata, che deve assolutamente rimanere segreta. Prima quindi devi assicurarmi la tua completa discrezione. Capisci?»
«Come faccio a sapere se posso mantenere il segreto quando non ho la minima idea di che segreto sia?»
Matthew scosse la testa. «Devi correre il rischio. In tutta sincerita, devo confessare che ti verra voglia di riferirlo a qualcuno. Lo premetto perche non pensi che ti stia mettendo in trappola.»
«E a chi dovrei voler rivelare questo segreto? Mi sembra un particolare determinante.»
«Alla polizia», rispose Matthew senza indugi.
«Vuoi dire che tu e la famiglia di Harald avete nascosto delle informazioni che potrebbero far cambiare il corso delle indagini? Ho capito bene?»
«Piu o meno.»
«Roba da non crederci», borbotto Thora. Da un lato, c’erano delle leggi che proibivano di occultare agli inquirenti prove o informazioni che riguardassero un’indagine ufficiale, quindi avrebbe dovuto comunicare agli investigatori la reticenza di Matthew. Dall’altro lato, invece, sapeva benissimo che lui e la famiglia Guntlieb avrebbero negato tutto e poi l’avrebbero scaricata. E non ci avrebbe guadagnato nessuno. Percio, dando un’interpretazione piu elastica al senso etico del dilemma, si poteva trarre la conclusione che la cosa giusta da fare fosse impegnarsi a non rivelare a nessuno il segreto e dare il meglio di se per risolvere il caso, armata delle nuove e scottanti informazioni. Con soddisfazione di tutti.
Thora pondero le due alternative in silenzio. La seconda, pur con tutti i suoi difetti, le parve la meno dannosa. Le norme etiche dovevano pur tenere conto delle circostanze attenuanti, se il fine giustifica i mezzi. Se invece non lo facevano, ebbene, era venuto il momento di cambiarle.
«D’accordo», accetto infine. «Ti prometto che non diro niente a nessuno, nemmeno alla polizia, qualunque siano le informazioni che stai per fornirmi.» Matthew sorrise contento, ma lei puntualizzo: «In cambio devi
