cosa l’ha colpita in un punto delicato.» L’uomo tacque un momento e guardo pensieroso Thora prima di continuare. «La signora Guntlieb ha chiesto di poter parlare direttamente con te. Da madre a madre.»
«Con me?» Thora rimase a bocca aperta. «Che cosa vuole da me? Che io le perdoni il suo bizzarro comportamento nei riguardi di suo figlio?»
«Mi ha solo detto di volerti parlare, ma non subito. Prima voleva riprendersi un po’.»
Thora non sapeva che cosa rispondere. Naturalmente avrebbe sentito la donna, se lei l’aveva esplicitamente richiesto, ma certo non si sarebbe messa a consolare una persona che aveva trattato male il suo stesso figlio. «Ancora non capisco il significato di quella lettera», disse allora per cambiare argomento.
«Neppure io», rispose immediatamente Matthew. «Ma era una vera e propria pazzia far finta che Harald avesse inviato la lettera di persona. Chi ha commesso il delitto deve essere uno psicopatico o qualcosa del genere.»
Thora si rimise a studiare il foglio. «E probabile che l’autore volesse sottolineare il fatto che Harald era stato ucciso e che avrebbe perseguitato sua madre dopo la sua morte?»
«Per che ragione? Chi ci guadagnava a torturare cosi una povera donna?»
«Harald, ovviamente, ma lui era gia morto», rispose Thora. «Forse sua sorella, se sua madre si era comportata male anche con lei.»
«No, niente affatto, te lo posso giurare. Era la pupilla dei suoi genitori.»
«Ma chi altro puo essere stato il mittente, allora?» domando Thora con aria perplessa.
«Perlomeno non Hugi. A meno che non avesse un complice fuori della prigione.»
«E un vero peccato non aver saputo del sangue sui vestiti quando gli abbiamo parlato questa mattina.» Thora guardo l’orologio. «Forse potrei ottenere il permesso di sentirlo al telefono.» Thora fece il numero delle informazioni e quello del penitenziario. Il soprintendente di turno le concesse il permesso di parlare con Hugi, a condizione che si trattasse di una telefonata breve. Thora attese impaziente in linea per qualche minuto, ascoltando la versione digitale di
«Pronto?»
«Si, salve Hugi. Sono Thora Gudmundsdottir, l’avvocato di stamattina. Non ti posso trattenere a lungo, ma il fatto e che ci siamo dimenticati di chiederti del sangue che hanno trovato sui tuoi abiti. Come lo spiegheresti?»
«Quel maledetto sangue!» sospiro il detenuto. «Anche la polizia l’ha voluto sapere. Non so se parlavano di quello ma gli ho riferito qualcosa.»
«Puoi essere piu preciso?»
«Quella sera io e Harald andammo in bagno per sniffare un po’ di coca durante il party. Solo che Harald ebbe una violenta emorragia dal naso, e il suo sangue mi schizzo addosso dappertutto. Eravamo in un bagno strettissimo.»
«E non avevi testimoni?» chiese Thora. «Nessuno degli altri ospiti si ricorda che eri uscito dal bagno tutto insanguinato?»
«Beh, non e che fossi tutto insanguinato. Comunque eravamo talmente ubriachi e fuori di testa, che nessuno me lo fece notare. Anzi, penso che non se ne fosse accorto proprio nessuno.»
Che diamine, penso Thora. «E cosa puoi dirmi sul fatto che la maglietta insanguinata si trovasse nel tuo armadio? Sai per caso come c’era arrivata fin la?»
«Non ne ho idea.» Dopo un attimo di silenzio, Hugi aggiunse: «Credo che ce l’abbia messa la polizia. Harald non l’ho ammazzato io e non ho asciugato nessun sangue con la mia maglietta. Non so nemmeno se fosse davvero la mia maglietta o quella di qualcun’altro. Non me l’hanno mai fatta vedere.»
«Stai facendo delle gravi accuse, Hugi, e io non credo proprio che la polizia islandese sia cosi scorretta. Ci deve essere una qualche spiegazione piu plausibile, se quello che dici e la verita.» Infine, accomiatatasi dal ragazzo, Thora ripete a Matthew il succo della telefonata.
«Ebbene, ora abbiamo almeno meta delle spiegazioni», commento lui. «Non ci resta che interrogare gli altri ospiti della festa per vedere se qualcuno si ricorda del sangue dal naso.»
«Certo», disse Thora, poco convinta. «Ma anche se ci aiutassero, ci mancherebbe sempre da spiegare la presenza della maglietta dentro l’armadio.»
«
La lettera si apri. Era stata inviata da Mal.
19
Ciao, Harald morto,
Che diavolo succede? Sto ricevendo dei messaggi da qualcuno che dice di far parte della polizia islandese e da un avvocatuccolo da strapazzo. A detta di questi bastardi tu saresti morto. Come se fosse vero. Mandami per lo meno una riga, perche mi hanno fatto incazzare.
Saluti
Nonostante si fosse gia guadagnata epiteti peggiori nella sua carriera di avvocato, Thora si innervosi.
«Presto, presto», disse Matthew. «Rispondigli mentre e ancora seduto davanti al computer.»
La donna si affretto a premere il tasto «rispondi». «Che cosa gli devo scrivere?» chiese mentre batteva il classico:
«Quello che ti pare, ma fai in fretta», rispose Matthew.
Thora decise di scrivere il seguente testo:
Purtroppo la notizia della morte di Harald non e un’invenzione. Lui e stato assassinato e non puo piu rispondere alle e-mail che gli mandi. Io sono l’avvocatuccolo da strapazzo che ti ha contattato alcuni giorni fa. Il computer di Harald si trova sotto la mia custodia perche sto lavorando per la famiglia Guntlieb, che fa di tutto per scoprire il colpevole. Al momento e stato arrestato un ragazzo che probabilmente e innocente, e noi abbiamo il sospetto che tu sia a conoscenza di particolari che potrebbero permetterci di far luce su questo terribile delitto. Sai che cos’era quella cosa che Harald ti disse di aver trovato e chi era quel «deficiente» di cui Harald parlava nell’ultima e-mail che ti aveva mandato? Ci farebbe piacere se ci lasciassi il tuo numero di telefono per contattarti.
Saluti
Matthew lesse cio che Thora aveva scritto a tempo di record e le fece cenno, con gesti impazienti, di spedire l’e-mail immediatamente: «Invia, subito!»
Thora spedi la posta ed entrambi attesero un paio di minuti con il cuore in gola. Alla fine comparve il messaggio che annunciava l’arrivo di una nuova e-mail. I due si guardarono in faccia emozionati prima di aprire la posta. La delusione non fu minore della precedente.
Avvocato dei miei stivali, va’ all’inferno. E porta con te anche la famiglia Guntlieb. Siete una massa di idioti. Non vi aiutero nemmeno se mi ammazzate.
Vi odio
