«Si, eccome. Siamo amici d’infanzia», rispose Halldor guardando verso il basso, i capelli lunghi davanti al viso per evitare ulteriori contatti visivi.

«Allora dovrebbe importarti chiarire tutta questa faccenda. Uno dei tuoi amici e stato ucciso, un altro e in prigione sospettato dell’omicidio. Si dovrebbe supporre che tu faresti di tutto per offrirci il tuo apporto, non ti pare?» Matthew rivolse al ragazzo un sorriso freddo. Poi guardo gli altri giovani. «E voi? Non siete d’accordo anche voi?»

Tutti risposero affermativamente con un cenno del capo o mugugnando un «si» a testa bassa.

«Benissimo», continuo Matthew dandosi un colpo alla coscia. «Allora non ci resta che cominciare. Anche se in effetti non saprei proprio da dove partire.» Guardando Thora, le disse: «Forse vuoi iniziare tu?»

Thora sorrise e si rivolse agli studenti. «Che ne dite di raccontarci dove vi siete conosciuti, voi e Harald, e di come funzionava questa societa di magia nera? Ci sembrano entrambe delle circostanze alquanto curiose.»

I ragazzi del gruppo rivolsero i loro sguardi a Marta Mist, nella speranza che rispondesse ancora una volta lei. Lei invece passo la palla ad Halldor con una gomitata che a Thora parve inspiegabilmente brutale. Il ragazzo fece una smorfia ma rispose: «Come ci siamo conosciuti? Io ho incontrato Harald per la prima volta l’anno scorso, assieme a Hugi. Loro due si erano gia conosciuti in un bar del centro. Mi era da subito sembrato un tipo interessante e diverso dagli altri, opinione condivisa anche da Hugi e, da cosa nasce cosa, abbiamo cominciato a vederci tutti e tre insieme. Andavamo a mangiare fuori, in birreria, ai concerti e altre cose del genere. Harald ci chiese una volta se eravamo interessati a entrare in una societa che aveva in mente di formare, e noi rispondemmo semplicemente di si. E cosi che e iniziato tutto.»

Marta Mist a quel punto intervenne. «Io sono entrata a far parte dell’associazione attraverso Briet, che aveva conosciuto Harald all’universita e voleva portarmi con se per curiosare insieme su quell’attivita.» Briet confermo quello che aveva appena detto la sua amica con ampi cenni di assenso.

«E voi?» Thora si rivolse ora ad Andri e Brjann, che sedevano l’uno accanto all’altro con la sigaretta accesa.

«Noi?» chiese Andri smarrito, soffocandosi con il fumo che aveva dimenticato di sbuffare.

«Si, voi due», insiste Thora indicandoli entrambi in modo che non ci fossero dubbi. Brjann rispose per primo. «Io sono uno studente di Storia e ho conosciuto l’associazione allo stesso modo di Briet. Avevo gia parlato qualche volta con Harald e lui mi aveva invitato a farne parte. Andri l’ho portato tanto per scherzare.» L’Andri in questione rise in modo sguaiato.

«Ma che cosa facevate in questa societa, tanto per sapere? Da quello che abbiamo capito interrogando Hugi, si trattava per lo piu di orge mascherate da pratiche magiche», disse Matthew.

I tre ragazzi sogghignarono, mentre Marta Mist storse la bocca e disse scandalizzata: «Orge? No, non lo erano affatto. Eravamo interessati alla cultura della magia, e alle pratiche magiche del passato. Studiati a fondo, si tratta di argomenti per niente ridicoli, anzi, veramente interessanti. Il fatto che queste riunioni terminassero spesso con innocui divertimenti da persone adulte non c’entra niente, e Hugi sta solamente dicendo scemenze, come d’altronde ha sempre fatto. Lui della nostra associazione non ci aveva mai capito un bel niente.» Marta Mist si appoggio di nuovo allo schienale del divano e mise le braccia conserte. La smorfia di malumore era ancora al suo posto, cosi come lo sguardo adirato. «Anche voi, ovviamente, non capite un bel niente del vero contenuto degli atti di stregoneria, come d’altronde tutti gli altri. Sicuramente crederete che passassimo il tempo a sgozzare galline e infilzare spilloni nelle bambole!»

«Perche allora non ci metti al corrente una volta per tutte di cosa sia la magia?» la provoco Matthew.

Marta Mist emise un sospiro profondo. «Non ho proprio nessuna voglia di tenere una lezioncina qui dentro. Vi basti capire che la magia altro non e che il tentativo di esercitare un’influenza sulla vita delle persone ricorrendo a mezzi non ortodossi, perlomeno agli occhi dell’uomo moderno. Nelle epoche passate erano delle pratiche assai diffuse, che consistevano nel compiere atti che cambiassero il corso degli eventi in proprio favore. Talvolta a discapito di qualcun altro, talaltra no. Secondo il mio modesto parere, nel momento in cui una persona si addossa lo sforzo e l’affanno necessari per praticare un incantesimo, compie un passo avanti verso un fine ben preciso, e la sua concentrazione si acuisce a tal punto da renderlo vincente.»

«Mi potresti fornire qualche esempio?» domando Thora.

«Conquistare l’amore di qualcuno o fare carriera; guarire da una malattia; provocare danni ai nemici. In realta non ci sono limiti alle possibilita della magia. La maggior parte delle antiche formule si collegano, ovviamente, ai bisogni materiali, dato che allora la vita non era cosi varia e complicata come oggi.»

Thora non poteva condividere quest’ultima affermazione, dopo aver letto il Malleus maleficarum. Secondo la sua opinione professionale, doveva essere piu complicato doversi difendere in un sistema giudiziario che favoriva le eccezioni e cambiava le regole del gioco ogniqualvolta serviva agli interessi del pubblico ministero. «E che cosa viene utilizzato per compiere l’atto magico?» le chiese, e aggiunse per innervosire Marta: «All’infuori di galline e bambole cucite a mano».

«Molto divertente», disse Marta Mist senza pero farsi scappare sorrisi di sorta. «In Islanda si trattava principalmente di rune magiche, che non erano semplicemente incise o disegnate, ma erano seguite da altre cerimonie speciali. E lo stesso succedeva anche in alcune zone d’Europa.»

«Che tipo di cerimonie speciali?» domando Matthew.

«Tipo recitare una nenia, raccogliere ossa di animali o di uomini, oppure i capelli di una vergine. Roba del genere», rispose Marta con tono di voce glaciale.

«Si, e anche parti del corpo di cadaveri», intervenne Briet. Il gruppo piombo nel silenzio piu assoluto e la ragazza arrossi e tacque immediatamente.

«Davvero?» rispose Matthew fingendosi meravigliato. «Che cosa, per esempio? Mani? Capelli?» e dopo aver fatto una pausa d’effetto aggiunse: «O forse anche gli occhi?»

Nessuno disse niente finche Marta Mist ruppe il silenzio. «Io personalmente non ho mai letto di sortilegi che richiedessero l’uso di occhi umani, semmai di animali.»

«E voi altri? Lo conoscete voi un incantesimo del genere?» chiese Matthew.

Nessuno di loro rispose, ma tutti scrollarono il capo all’unisono.

«E le dita?» si affretto a chiedere Thora. «Avete letto da qualche parte, o forse attuato voi stessi, una magia dove si richiedeva l’impiego di un dito?»

«No!» esclamo Halldor con voce decisa, togliendosi i capelli dagli occhi per poter guardare in volto Thora e Matthew e dimostrarsi piu convincente. «E meglio chiarire che noi non abbiamo mai eseguito nessun sortilegio che richiedesse pezzi di corpi umani. Le vostre insinuazioni sono assurde. Noi non abbiamo ammazzato Harald, potete escluderlo da subito. La polizia ha gia controllato tutti i nostri alibi, e li ha confermati.» Halldor si allungo in avanti per prendere un’altra sigaretta da un pacchetto che si trovava sul tavolino davanti a lui, l’accese e tiro una lunga boccata di fumo, che poi soffio fuori con estrema lentezza.

«Allora e stato Hugi a ucciderlo?» domando Thora. «E questo che vuoi dire?»

«No, io non ho detto proprio un bel niente. Tu non segui con molta attenzione quello che ti stiamo spiegando», rispose Halldor con un pizzico di tensione nella voce. Avrebbe voluto continuare a rispondere, ma venne interrotto da Marta Mist, che lo sgomito di nuovo.

Lei era molto piu tranquilla dell’amico. «La tua logica fa acqua: il fatto che Harald non l’abbiamo ucciso noi, non deve significare per forza che l’abbia ammazzato Hugi. Non siamo stati noi, punto e basta.» Ora era arrivato il suo turno di prendersi una sigaretta: la strappo via dalle dita di Halldor, ne fumo una boccata e la rimise al suo posto. Sul volto di Briet si accese una vampata di gelosia. Era chiaramente esasperata dalla loro intimita.

«Hugi non l’ha ucciso. Non e il tipo», borbotto Halldor scuro in volto, sciolse con forza il suo braccio dalla stretta dell’amica e si chino verso il tavolo per scrollare via la cenere.

«E tu? Sei il tipo da compiere una cosa del genere, tu? Se ben ricordo, il tuo alibi non era proprio di ferro, contrariamente a quelli dei tuoi amici.» Matthew lo fisso negli occhi in attesa della sua risposta.

La reazione di Halldor fu immediata. Abbasso di tono la voce e si sporse verso Matthew con un’espressione furibonda: «Harald era mio amico. Un ottimo amico. Per me aveva fatto molto, e io per lui. Non l’avrei mai potuto uccidere. Mai. Siete entrambi su una pista cosi balorda che nemmeno la polizia… Tu non sai proprio un bel niente, e non fai altro che parlare a vanvera». Per accentuare la forza delle sue parole, Halldor puntava su Matthew il dito con la sigaretta accesa.

«Ma cos’e che avresti fatto per lui? Cioe, oltre a tradurgli qualche documento?» intervenne Thora.

Halldor distolse lo sguardo da Matthew e fisso negli occhi la donna con altrettanta durezza. Poi apri le labbra come per dire qualcosa, ma ci ripenso. Dopo aver tirato un’altra boccata di fumo, spense la sigaretta e si

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